Giunta Claudio

L'assedio del presente. Sulla rivoluzione culturale in corso

Autore: 
Giunta Claudio

Il titolo del libro di Giunta (docente universitario di letteratura italiana, non sociologo né mass-mediologo di professione) rivela già di per sé lo spirito ‘militante’ e poco accademico con cui è stato scritto: il presente cui si allude è quello dello strapotere pressoché incontrastabile della sottocultura mediatica (televisiva anzitutto); tanto pervasivo da configurare ormai una vera e propria ‘rivoluzione culturale’ nel senso più sinistro e minaccioso che questa espressione ha assunto a partire dall’esperienza cinese – cui vagamente si allude- di quaranta anni fa.

Questa sottocultura trionfante dei media sta erodendo sempre più spazi e influenza alla cultura autenticamente intesa, l’unica che, secondo Giunta, resta in grado di promuovere lo spirito critico e il senso etico e civico degli individui e che egli identifica tout court con la formazione umanistico-letteraria tradizionale.

Il conflitto tra il compito autenticamente educativo della scuola da un lato e, dall’altro, la omologazione acritica dell’uomo-massa perseguita dai media costituisce, secondo Giunta, il nodo drammatico del problema. Le agenzie normalmente deputate a impartire questa educazione (la scuola e l’università) appaiono sempre più isolate e accerchiate dalla concorrenza della sottocultura mediatica e sviluppano per lo più, rispetto a quella, strategie compromissorie o controproducenti: la scuola rincorre spesso i media abbassando il livello dell’istruzione e volgarizzandone o banalizzandone i contenuti; l’università, per parte sua, si chiude in un inaccessibile iperspecialismo che le impedisce ormai di svolgere il suo ruolo di guida e di esempio culturale.

L’unica strada percorribile sembra all’autore quella di una coraggiosa e sistematica reazione delle istituzioni educative tradizionali, una loro resistenza attiva e combattiva su larga scala all’assedio della barbarie subculturale imposta dai media e dal mercato globale; tutto ciò nella consapevolezza che la soluzione possa darsi solo ristabilendo una gerarchia dei valori e dei fenomeni culturali e non appiattendoli nel flusso indistinto di una effimera e superficiale fruizione consumistica.

Scritto con densità di linguaggio e lucidità di argomentazione, il saggio di Giunta tradisce di continuo, senza esplicitarla, una accorata partecipazione dell’autore alla problematiche che tratta ed alle tesi che avanza; non avrebbe potuto d’altro canto accadere diversamente di fronte a una crisi culturale epocale che richiede nette prese di posizione e chiari giudizi di valore e non può essere affrontata attraverso asettiche analisi accademiche.

Resta tuttavia il dubbio, leggendo le conclusioni, su chi debba, secondo l’autore, assumersi per primo l’onere concreto di dichiarare questa controffensiva: di promuovere, cioè, la tutela e la diffusione della cultura alta quale unico antidoto alla mercificazione e alla massificazione mediatica e quale insostituibile veicolo non solo di formazione dell’individuo, ma anche e soprattutto di educazione del cittadino. Chi legge crede di capire (perché l’autore non lo esplicita) che debbano essere in primis i nostri politici, coloro cioè che governano la scuola e l’università; ma se così fosse – viste le riforme scolastiche e universitarie degli ultimi anni, tutte immancabilmente indirizzate a cavalcare, anziché a combattere, la marea della subcultura di massa e a vezzeggiare bassamente il principio mercantilistico della customer satisfaction – l’auspicio dell’autore sarebbe, oggi come oggi, soltanto un’utopia.

 BREVI NOTE

Claudio Giunta, L’assedio del presente. Sulla rivoluzione culturale in corso, Il Mulino, Bologna 2008

Paolo Mazzocchini

 

ISBN/EAN: 
9788815124050

Commenti

Nuovo articolo del professor Mazzocchini!

Avevo letto da qualche parte del libro e l'argomento merita di essere preso molto seriamente.
Ovviamente condivisibile l'analisi di Giunta anche se mi pare si tratti di un grido di allarme da riserva indiana, a uso e consumo cioè dei pochi chierici ormai interessati e in grado di cogliere il messaggio.
Il fatto è che viviamo nel mezzo di una rivoluzione mediatica, e ogni fenomeno di questo tipo comporta sensibili cambiamenti non solo nel significante ma anche nel significato. Una trasformazione nella modalità di espressione e trasmissione dei segni provoca alla lunga una trasformazione nel modo di interpretarli, e cioè nel pensiero.

Obiettivamente credo ci sia ben poco da fare oltre ad assistere agli sviluppi con quel poco o tanto di senso critico che ci resta.

"Questa sottocultura trionfante dei media sta erodendo sempre più spazi e influenza alla cultura autenticamente intesa, l?unica che, secondo Giunta, resta in grado di promuovere lo spirito critico e il senso etico e civico degli individui e che egli identifica tout court con la formazione umanistico-letteraria tradizionale."

> Sì. C'è solo un rimedio. Combattiamo.
Battiamoci. All'ultimo sangue.

2. Sai io non credo che i sia poco da fare. Io intanto ho spento da diversi anni il televisore e la sera leggo, ascolto la musica o vado a teatro. Tanto per dirne una.
E poi non compro libri nelle librerie Feltrinelli, né frequento i centro commerciali.
Inoltre se siamo qui a dicutere, come osserva Gianfranco, stiamo già combattendo....

Gian Paolo