In fatto di precocità non c’è dubbio che a scrivere un libro a 13 anni e a pubblicarlo a 15 rappresenti un po’ un record. E’ ovvio che però sorga spontaneo il dubbio sulla valenza di quest’opera, dal genere non facilmente determinabile.
Francesco Giubilei ha avuto la fortuna di avere un nonno che l’ha assecondato in questo lavoro, strutturato come un’intervista; infatti il signor Italo Giubilei è stato testimone, come tanti italiani dell’epoca, di un particolare periodo storico: il ventennio fascista.
E il nipote, avido di conoscere come tutti i ragazzini, ha posto all’avo delle domande, a cui sono state fornite risposte di opinione, ma che presentano un livello di equilibrio sicuramente encomiabile.
Resta comunque il tentativo di spiegare un fenomeno che ha visto il nostro paese sostanzialmente in accordo con il regime fascista fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, circostanza da non sottovalutare, perché denota certe caratteristiche di noi italiani, caratteristiche presenti anche in Benito Mussolini che le seppe sfruttare per un certo tempo nel migliore dei modi.
Questo l’essere il tutto e il contrario di tutto ci accomuna in maggior o minor misura ed emerge nel corso dell’intervista, con la popolazione contenta per un certo piccolo benessere, ma che mal sopporta il pre-militare del sabato fascista, o che apprezza la puntualità dei treni, ma condivide le iniziative politiche del suo duce solo fino a un certo punto.
Come ho scritto prima, però, le risposte formulate dal nonno sono frutto di un’opinione individuale e come tale finiscono con l’avere una valenza limitata, se pure in linea generale è possibile concordare con le stesse, sulla base di esperienze analoghe avute da parenti che hanno vissuto lo stesso periodo.
Comunque, è piacevolmente scritto e, credetemi, considerando la giovane età, è già stato realizzato molto.
Chissà che un giorno non ci sia possibile leggere un bel saggio storico di Francesco Giubilei, ma è inevitabile che dovrà passare del tempo, dovranno essere completati gli studi con il successivo inevitabile tirocinio di chi cerca di affrontare questo difficile compito di ricerca di una verità che non sarà mai quella definitiva.
Edizione esaminata e brevi note
Francesco Giubilei, “Giovinezza Partitura per mandolino e canto”, Società Editrice Il Ponte Vecchio, Cesena, 2006. Collana Juvenilia - scrittori dell’infanzia e dell’adolescenza
Montagnoli, Settembre 2007
Commenti
Ed ecco anche il nostro giovane Francesco nell'arena.
L'interesse verso il passato recente, verso i racconti di un nonno così lontano per età ed esperienze eppure fonte di resoconti, aneddoti, ricordi impressi che Francesco non solo ascolta ma decide di trasferire su carta, uno sforzo non da poco considerando come diceva Renzo l'età dell'autore. Penso che questo piccolo libri sia più che altro la spia lampeggiante che ci segnala una mentalità controcorrente, la voglia di capire e sapere, di ascoltare le parole di chi ha vissuto e farsi delle domande. Francesco Giubilei ci prova, c'è molta strada, tante cadute in agguato e pazieza, sudore, discussioni, lavoro di penna... però l'intento e l'entusiasmo sono lì, tra le pagine di questo primo saggio. Francesco Giubilei ha tante potenzialità e per questo va tutelato. Leggere il saggio presuppone a mio avviso capire 'questi' retroscena che entrano nel tessuto narrativi implicitamente e possono trarre in inganno il lettore.
e vai francesco! ;-)
ndr
Francesco promette bene e spero veramente di rileggerlo più avanti con altre opere. Ora deve fare un po' di esperienza, ma l'impostazione giusta c'è e chissà che un giorno non possiamo avere in famiglia un grande storico. E' un augurio per Francesco, ma anche per noi e per tutti, perchè il lavoro dello storico è difficile, ma è importante per sapere, per capire e perchè anche il presente e il futuro hanno sempre origini nel passato.
Renzo, begli auspici.
Ma andiamoci cauti, è un libro scritto da un tredicenne. E dal nonno, che merita - considerando la struttura del libro: intervista, non saggio - altrettanta considerazione.
Peraltro: considerarlo "saggio" storico condanna il libro al dilettantismo. Niente bibliografia...
Preferisco la quarta: "Una narrazione semplice e curiosa per comprendere particolari di un periodo della storia italiana non ancora completamente rivelato".
Meno pretese, più umiltà, niente rivendicazione da "libro di storia" o da saggio. Non scherziamo. Il mestiere dello Storico non è pubblicare un'intervista.
In generale: ti invito alla cautela nella definizione dei generi. Ieri mi hai definito "horror" e "gotico" il libro di Zafon Ruiz, che invece è una federazione di diversi generi; oggi "saggio storico" un libro-intervista di un giovane e del suo ottimo nonno, senza bibliografia e con qualche allegato.
Cautela. Cautela davvero. Qui si fa selezione e si scrive con consapevolezza, preparazione e misura. La passione è importante, ma urgono studio ed equilibrio. E le definizioni si spendono con criteri adeguati: altrimenti corriamo il rischio di dare una mano a chi affonda il web, per via del dilettantismo.
Gianfranco, non ha proprio dell'intervista e quanto a un saggio storico potrebbe invece anche esserlo, perchè in effetti qui si tratta di alcuni aspetti del ventennio. Che poi normalmente un saggio preveda degli approfondimenti specifici che nel caso particolare non troviamo è un'altra cosa, ma è certo che se ci fossero ci sarerebbe da pensare che il nostro Francesco potrebbe essere il Mozart della storia.
Scusa eh, ma ho il libro qui di fronte.
Hai notato che è composto da domande e risposte?
Insomma, accidenti. Così lo bruci.
Le domande non riguardano l'intervistato, ma un periodo storico, cioè c'è una traslazione di informazioni da uno che era presente a un altro che non lo era.
Per il resto convengo che è un'amena lettura, quasi un Bignami del ventennio.
Se noti non ho detto che ci troviamo di fronte a un Taylor, ma ho parlato di due aspetti positivi, quali l'equidistanza e il parlare di storia dal basso, cioè a livello del popolo, che dimentichiamo troppo spesso e che sempre con le sue caratteristiche può spiegare il perchè ci siano poi certi capi invece di altri. Lì è stato veramente oculato.
Massì, ho capito: ma è l'intervistato che parla e scrive, non è la "vox populi" che s'incarna, è assurdo pretendere una cosa del genere. Questa va salutata come testimonianza individuale, come passaggio di memorie generazionali e famigliari, senza pretese universali.
Perché non ha altra documentazione diversa dagli allegati...
"popolo" non vuol dire NIENTE.
E' un termine ideologico.
"popolo" è il nome che dà chi governa a chi non governa.
Dall'alto verso il basso. E' un concetto che serve a imporre leggi e tasse. E' un concetto necessario per la comunicazione di massa: per il marketing, per la sociologia, per la propaganda.
Per capirci:
nella categoria "saggistica trattatistica", alla voce "fascismo" e "storia" va lo studio monumentale del De Felice. Se tu a quello studio abbini un libro-intervista sfregi la Storia.
Hai mai letto, che so, Carr sulle fonti?
"Sei lezioni sulla storia", Einaudi.
Allora facciamo una cosa: cancella tutto eio resto delle mie idee. Ho casa piena di libri di storia dove, non poche volte, ci sono scritte delle vaccate.
Assieme, urgerebbe almeno sfogliare il fondamentale "Apologia della storia o Mestiere di storico", di Marc Bloch.
La Storia non è Letteratura.
15. Renzo, io non cancello. Ma ti invito a scrivere con adeguata preparazione. Il dilettantismo e la passione non giustificano certi errori macroscopici. Serve seria preparazione per parlare di Storia, non è un gioco e non è scrittura come le altre.
Se il giovane ha scritto un libro-intervista rivendicato come "narrazione semplice e curiosa" tu non puoi parlarne come di un saggio di storia: è assurdo.
Innanzitutto ringrazio Renzo (cosa che ho già fatto in privato) per la recensione.
Vari commenti, prima di tutto rispondendo a Gianfranco.
Non ho mai definito Giovinezza come un saggio ne mai avrò la presunzione di farlo.
Diverso è se un lettore lo definisce in questo modo, evidentemente avrà trovato il motivo per definirlo in tale modo.
Per quanto riguarda la biobliografia c'era ed era anche bella lunga.
Mi sono documentato a lungo prima di pubblicare il libro.
Non è stata però pubblicata e non a casa ma per scelta.
Proprio per non farlo sembrare un saggio.
Lungi da me, inoltre, definirmi storico, io mi definisco appassionato di storia ed è ben diverso.
Come dice Gianfranco lo storico è un mestiere serio e complesso, occorre essere laureati e studiosi e io (per forza di cose) non sono nè l'uno e nè (forse) l'altro.
FUORI ARGOMENTO MA NEANCHE TANTO
Gianfranco scrive
"nella categoria ?saggistica trattatistica?, alla voce ?fascismo? e ?storia? va lo studio monumentale del De Felice".
Ho a casa tutti i volumi di De Felice che lavoro.
Lo sapevate che l'Unità quando apparse il primo volume stroncò l'opera di De Felice ma il giorno dopo fu costretta a fare dietro front?
"Per quanto riguarda la biobliografia c?era ed era anche bella lunga.
Mi sono documentato a lungo prima di pubblicare il libro.
Non è stata però pubblicata e non a casa ma per scelta.
Proprio per non farlo sembrare un saggio".
> Bene, allora ti chiediamo di condividerla adesso.
Vediamo quali sono i titoli e dove ti sei documentato, forza.
"Ho a casa tutti i volumi di De Felice che lavoro."
> Questa è una bella notizia. Hai letto tutti i volumi?
Ecco la definizione giusta del libro per evitare tutte le polemiche.
INTERVISTA "SUI GENERIS" come l'ha definita un recensore del libro.
Per la bibliografia riesco a condiverla domani o sta sera perchè devo cercare il foglio in cui è scritta.
Era salvata nel vecchio pc che si è rotto ed è rimasta solo in formato cartaceo appena trovo il foglio lo trascrivo e posto.
Non ho letto i volumi sono più da consultazione che da lettura.
Non farti - non fatevi - mandare al macello.
Dico a te e a Italo.
23. Una ragione in più per difendere il genere: "libro-intervista". Letteratura della memoria individuale e famigliare. Così diventi inattaccabile.
Allora: il mio approccio con la storia parte dalle caratteristiche dei componenti una nazione in un determinato periodo. Chi comanda è una emanazione diretta di quei componenti che trovano in lui comuni modi di sentire e di vedere. E' tanto più vero per l'Italia che possiamo constatarlo ogni giorno. Con la storia non si perviene alla realta assoluta, ma ci si può al massimo avvicinare.
Premetto che ho più esperienza di storia militare della prima guerra mondiale per motivi del tutto particolari e anche perchè in quel ramo della storia è possibile arrivare più vicini alla verità.
Le origini, il percorso e le conclusioni di quel conflitto portano dentro il perchè della nascita del fascismo.
Se uno scrive qualche cosa in base alle proprie possibilità, ciò non toglie che abbia elementi condivisibili di validità in quello che ho tratteggiato nella recensione. E non mi pareva ovvio considerarla un'intervista, perchè allora anche le Bucoliche di Virgilio sono solo un dialogo.
Ma lo capisci che Italo Giubilei non è uno pseudonimo, ma è il nonno che ha accompagnato il giovane nella scrittura?
Renzo: ma tu hai studi letterari alle spalle o ti sei formato da solo? Fammi capire. Perché scrivere critica senza preparazione e difenderla con tanta spocchia è grave.
"Non farti - non fatevi - mandare al macello."
In che senso?
Ho trovato il foglio, ora devo uscire lo trascrivo sta sera.
ciao a tutti
Nel senso che se chiamano questo libro "libro di storia" vi bollano come curiosi dilettanti. Al limite atipici.
Non deve capitare.
Ho capito.
Il libro non è solo un'intervista bensì una testimonianza di una persona che ha realmente vissuto la storia.
Sovente chi scrive saggi lo fa senza poter interpellare chi ha vissuto la storia, io ho avuto questa fortuna.
Giovinezza è difficile da catalogare nelle categorie letterarie "canoniche" è appunto un "sui generis".
Francesco: "Non ho letto i volumi sono più da consultazione che da lettura."
> E' normale, sei giovanissimo. Non avere fretta.
Per la Storia serve metodo, disciplina, preparazione; decenni di studi. E' un campo minato. Consulta, leggi, studia: scrivi letteratura, se credi, ma vai sempre cauto con la Storia. Sempre.
Leggi Bloch, ti prego. "Apologia della storia". E rileggilo negli anni.
-Intervista sul fascismo Renzo De Felice
-Gli ultimi cinque secondi di Mussolini Pisanò
-Io fascista Pisanò
-Giuseppe Giubilei nel XXX anniversario
-Foibe Gianni Oliva
-Guerra civile Pasquale Chessa
-I danni del fascismo Alessandro Mezzano
-Storia illustrata del fascimo
-Tutti i volumi di De Felice
-Voce fascismo Enciclopedia Tre Cani
-Innumerevoli articoloi
Acquisterò Bloch il più presto possibile.
Sopra la bibliografia ora vado è tardissimo.
ciao
Gianni Oliva è un buon compilatore, per dire. Capisci che con una bibliografia così limitata - e solo consultata - non puoi pretendere di aver fatto un lavoro scientifico? Difendi la tua letteratura, e quella di tuo nonno: la Letteratura della Memoria. Individuale, Famigliare.
Strutturata come intervista. E così avrà valore.
Arrivo adesso perchè sono stata fuori.
E volevo scusarmi subito perchè dalla fretta stamattina ho usato un termine nel mio intervento iniziale che in effetti non è quello corretto. Saggio. Trasferire in una narrazione i ricordi di chi ha vissuto un certo periodo storico è un'operazione che può essere più o meno complessa a seconda di alcune variabili come età dello scrivente e preparazione, obbiettivi, approfondimenti, domande poste... Quello che volevo dire era che a Francesco andrebbe attribuito il coraggio di averci provato a tredici anni senza tanti strumenti tra le mani che si acquisiscono con il duro lavoro, l'impegno, la dedizione e l'esperienza in sostanza. Però va tutelato. E in questo si è espresso molto bene Gianfranco nel senso che un testo catalogato in un certo modo porta il lettore a una proporzionata aspettativa. Riconosco in Francesco intenti ed entusiasmo verso la storia e la letteratura che non sono comuni negli adolescenti. Allo stesso modo è importante davvero 'non avere fretta', maturare coi tempi necessari, cadere e rialzarsi, studiare, leggere e leggere e leggere, scrivere se lo si vuole fare e confrontarsi.
Mi scuso ancora per la leggerezza.
Grande Barbara. Grazie.
Non devi scusarti, è che Renzo era in vena di giocare, mi sa.
Non può aver scritto certe cose, si direbbe una provocazione fondata su non so che:).
Il nonno "congegno della narrazione" è il passo che preferisco, come se fosse stato inventato. Bah:)
No, no come e solo consultata!?
Ho letto tutti quei libri fuorchè l'enciclopedia monumentale di De Felice.
Non so se Giovinezza sia un saggio o meno, dico solo che serve una certa duttilità nel valutare i libri e non mi sembra giusto nè dire che non è un saggio nè asserire che lo è.
Francesco, parole tue:
"?Non ho letto i volumi sono più da consultazione che da lettura.?
Parlando del De Felice. Dai, non complicarti la vita.
Se ti sembra lecito chiamare "saggio" questo libro, buon per te; ma non pretendere condivisione. Non è la Corrida, questa, il buon Corrado Mantoni ci ha lasciato qualche anno fa.
Gradirei che questo equivoco, Renzo, terminasse.
Grazie.
Ce stato un malinteso (cosa che purtroppo accade su internet).
Io con quella frase intendevo dire i volumi di De Felice non gli altri libri della bibliografia.
ERRATA CORRIGE: c'è al posto di ce ovviamente
Francesco, peggio mi sento.
Perchè?
Tu ti stai proponendo come autore di un saggio sul fascismo, grazie a un'intervista rilasciata da tuo nonno, con allegati 4 provenienti dal suo archivio. Renzo voleva si parlasse del tuo libro, ha scritto delle cose totalmente fuori posto.
Da queste parti ci sono anche degli Storici. Per rispetto nei loro confronti, ti pregherei - e pregherei Montagnoli di evitare in assoluto "provocazioni" di questo genere, e sante virgolette che regalano eufemismi - di evitare di continuare questo discorso.
Come perché? Puoi scrivere sul Fascismo e sostenere di aver scritto un saggio senza aver letto l'opera di De Felice?
"Non ho mai definito Giovinezza come un saggio ne mai avrò la presunzione di farlo."
in un commento precedente scrivevo e resto su questa posizione.
Bene.
Poi però:
"Non so se Giovinezza sia un saggio o meno, dico solo che serve una certa duttilità nel valutare i libri e non mi sembra giusto nè dire che non è un saggio nè asserire che lo è."
Allora scegli...
(Montagnoli INTERVIENI E CHIARISCI LA TUA POSIZIONE)
Dico solo che definirlo un'intervista è riduttivo e definirlo saggio è eccessivo.
Francesco. Hai 15 anni. Cerca di immaginare cosa penserai in futuro di cosa stai scrivendo adesso. Ti prego prendi fiato e ragiona.
Libro-Intervista è riduttivo?
Intervistare un cittadino, proprio famigliare, e aggiungere quattro allegati che cos'è?