In perfetta sintonia con quanto scriveva Calvino, secondo il quale “le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure”, “L’ombra del Duomo” racchiude i segreti, le ambizioni, gli spettri e i simboli di una Modena in bilico tra realtà e fantasia e tuttavia unica, indiscussa protagonista di quest’antologia nata col preciso intento di celebrare la città emiliana, per mostrarcela in una veste nuova capace di fondere tradizione e invenzione.
Ed è tributo a quella lei che Sofo sa descrivere con parole suadenti rendendone appieno l’atmosfera. Quella lei dai “fianchi larghi quando la sfiori, dalle curve infinite. Delicate ma col sapore grasso della cucina casalinga. Quella Modena che non ride mai, ma sorride sempre e risuona di una quiete più silenziosa di ciò che normalmente definiamo silenzio. Qualcosa che non è solo mancanza di suono, ma che viene forse ancora prima della sua creazione”.
Gli elementi fantastici sono, infatti, mero pretesto per poter raccontare le piazze, le storie, i portici, gli uomini e i miti, con la scrittura a guidarci per le “strade gialle della notte modenese. Quel giallo che trovi solo nelle notti emiliane… che non riesci a spiegare…”
Marco Giorgini dà vita ad una raccolta in cui si intrecciano undici diverse voci per altrettanti racconti: polifonia ben calibrata capace di prodursi in un vero e proprio omaggio all’antica capitale estense mediante pagine che al contempo, risultano a pieno titolo inscrivibili nel filone della letteratura fantasy. Gli autori spaziano dal fantastico visionario al fantastico mentale, nel pieno rispetto della divisione del genere operata da Calvino, con conseguente varietà di temi.
Ad aprire la narrazione è il breve giallo di Roberto Barbolini dal titolo Dum domini cancer che vede come protagonista un sagace sacerdote irlandese il cui nome rappresenta un evidente rimando al Padre Brown protagonista dei numerosi romanzi di Gilbert Keith Chesterton.
Il secondo racconto, ad opera di Cecilia Randazzo, costituisce, invece, un perfetto esempio del fantastico mentale, “dove il soprannaturale si realizza tutto nella dimensione interiore”, con Ellen, giovane ricercatrice dalle doti sensitive, a rivivere attraverso il pensiero, il dramma racchiuso nella storia dei due leoni custodi della porta del duomo.
Segue Ossa di Raffaele Gambigliani Zoccoli, storia scandita da movimenti musicali il cui tempo cresce di pari passo all’angoscia del protagonista Antonio Monti-Berardi, al centro di una vicenda dal sapore quasi kafkiano.
ll testo successivo è a firma Giuseppe Sofo, che omaggia Bob Dylan sin dal titolo: Baby blue. Sue le pagine più intense dell’intera antologia, per effetto di uno scrivere che fa dell’eleganza la propria caratteristica fondante. L’incipit è un’ode a Modena, “bella che ti pugnala”.
Il quinto racconto, Fantasia dopo il disastro, è del gallese Dorian Reavers che, pur servendosi di strutture narrative proprie del fantasy, riesce in poche pagine a portare l’attenzione su un tema di grandissimo interesse quale il rapporto tra cultura e potere. Qui la bugia della letteratura consente di riflettere su verità altrove colpevolmente taciute: “voi ostinati lettori, convinti ancora delle antiche libertà, gli eventi non potete che considerarli. Noi, invece, uomini di potere, gli eventi li produciamo (…) Permettere letture diverse rispetto a quelle ufficiali, sarebbe come far riprendere le ostilità senza possibilità di portare a termine il processo d’Indottrinamento. Tutto vogliamo, tranne questo”.
Totalmente differente il tema del pezzo successivo che, invece, ci riporta alle atmosfere del noir in chiave paranormale. Ne Il cuore nero della città, Gabriele Sorrentino con maestria, mescola elementi simbolici di grande fascino: dalla cripta allo sparagmòs, dalla coppa di Dionisio all’ermafrodito, passando infine per la cabalistica ebraica.
Seguono le belle pagine di Gabriela Guidetti che, con Il ritorno del Drake, descrive lo scenario fantastico di una visione collettiva. Attraverso la magia del sogno rivive l’autodromo di Modena dello storico 7 maggio 1950, rivivono il mito di Enzo Ferrari e del pilota Alberto Ascari.
Stefania Gentile con La città sommersa, ci regala una storia di densa malinconia, un nodo tra passato e futuro che è memoria e sofferenza generata dalla trappola del tempo: “Nostalgia e amore insano che ancora alla propria città che non è più”.
La nona voce è quella di Marco Giorgini, curatore della raccolta e autore egli stesso di un ottimo racconto in tinta onirica, Strutture, in cui alla splendida scorrevolezza della narrazione, risponde la complessità disorientante di una trama che si sviluppa simile ad un labirinto infernale.
Unica nota stonata Derive, il pezzo pulp di Christian Del Monte con Jasmine e la fu Marta che somigliano tanto alle varie Misty, Demon e Devil della Santacroce, per linguaggio, frequentazioni e non-stile di vita.
Chiude L’osso del Drago, di Eliselle che ci riporta alla dimensione fantastica, con santi, cavalieri, malefici, draghi, tentazioni e imprese in un brano capace di attingere sapientemente alle tradizioni agiografiche e alle leggende medievali, senza rinunciare all’originalità.
Undici racconti, dunque. Undici storie e stili diversi, che si fondono in un libro di sorprendente qualità. Perché un’antologia che valga la pena d’essere letta, non può consistere in un collage improvvisato e casuale, non può servire da mero contenitore di scritture individuali e, questo, Giorgini lo sa bene. Il suo, infatti, è un progetto realizzato con intelligenza e devozione, di cui Modena rappresenta il filo conduttore e la stessa ragione d’essere. Lei, che “ti addormenta tra le tue lenzuola e poi va. Via. Piano. Con eleganza. Quella che Bologna ha perso e che Milano non ha mai avuto”.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
A.A.V.V., “L’Ombra del Duomo”, Larcher, Brescia, 2006
Approfondimento in rete: Marco Giorgini / L’ombra del Duomo / Mazzuccato / Lupi
Angela Migliore, marzo 2007
Commenti
Con colpevole ritardo. (E' paradossale che sia io a scrivere di Modena)
Pagina di spunti sempre interessanti com'è nel tuo stile Angela.
Paradossale che tu scrive di Modena? Non direi!
Una città può essere molto più di chi la vede con occhi estranei, captandone particolari ormai parte dell'abitudine (e dunque invisibili) di chi ci è nato o ci vive da sempre...
"Perché un?antologia che valga la pena d?essere letta, non può consistere in un collage improvvisato e casuale, non può servire da mero contenitore di scritture individuali e, questo, Giorgini lo sa bene. Il suo, infatti, è un progetto realizzato con intelligenza e devozione, di cui Modena rappresenta il filo conduttore e la stessa ragione d?essere. Lei, che ?ti addormenta tra le tue lenzuola e poi va. Via. Piano. Con eleganza. Quella che Bologna ha perso e che Milano non ha mai avuto?."
Bellissima chiusa. Complimenti come sempre.
Una preghiera per tutti, non solo per te.
Abolire gli AAVV, per favore: bibliograficamente sono un orrore e non servono a nessuno per la ricerca. In mancanza di un autore principale (cioè quando ve ne siano più di tre), recita la buona regola della catalogazione, si usa come primo ingresso (o intestazione principale) il titolo.
Direi che qui su Lankelot potremmo prendere le buone abitudini che poi servono per le ricerche in tutti i cataloghi del mondo :)
La città è interessante, una di quelle che mi sono riproposta di vedere prima o poi e l'antologia ha l'aria interessante, del resto Giorgini mi ha fatto una buona impressione attraverso i suoi siti.
Ottima presentazione.
Angela, secondo me non è paradossale che sia tu a scrivere di Modena, perché no?
E' qui, sugli scaffali, che mi aspetta.
Grandissima scheda, ottimo viatico all'incontro con questa raccolta curata dal sempre caro e ispirato Giorgini, che è un autore e un editore che merita tanto davvero.
Curioso in particolare dei racconti firmati Gentile e Giorgini. Ottimo lavoro Angela, complimenti. Non è mai facile recensire un'antologia.
2-3 > Ilde, la chiusa non è mia, sono righe tratte dal racconto di Sofo. La penna più interessante dell'antologia, a mio parere. Se aggiungi poi, che è dell'ottantaquattro converrai con me che ci sono ottime speranza di leggere qualcosa di suo, capace di lasciare il segno.
Accolto in toto l'appello a bandire gli A.A.V.V.
E' che non sapevo come regolarmi e ho messo sia quelli che il curatore. Poi hanno gentilmente provveduto a modificare il titolo :)
4 > Perchè non basta vivere in una città per conoscerla, Marina.
Io non conosco Modena ed è stato stranissimo leggerne.
Giorgini è persona gentilissima, io, Franco, lo sono stata molto meno. Se consideri che il libro è uscito a dicembre mentre il pezzo porta la data di un paio di giorni fa...
Non è facile recensire un'antologia, vero, verissimo. Specie poi se il fantasy è un genere che senti distante, come nel mio caso.
E' un buon libro e credo che di alcuni autori torneremo a sentir parlare presto, Sofo in primis.
In effetti, a me sembra di non conoscere Mestre, e Venezia è una città sfuggente e dai mille volti...alle volte mi sento straniera ovunque.
Uhmm, è difficile da spiegare, ma non mi dilungo per non finire fuori argomento. Diciamo solo che la città di nascita puoi non conoscerla in tutti i suoi angoli, ma la senti addosso e dentro. Con le città d'adozione è differente.
Migliore risposta qui: http://blog.libero.it/Nugae/2120749.html (autoreferenziale per onore di chiarezza)
Grazie, letto tutto, un testo bellissimo! :-)
(sottoscrivo)
:)