“Che mi importa dei fagiani? Nulla. Ho solo bisogno di parlare con uno di loro, tutto qui. Magari in dieci minuti ce la caviamo e dopo ognuno di noi ritorna alle sue cose... Che tipo di persona sono io? Un fagiano” (M.G.)
Mi piace il modo scelto da Mario Giorgi per verbalizzare l'inconscio del protagonista. E quindi di renderlo letterario. Perché il suo non è il tentativo di analizzare la psiche del protagonista, bensì di raccontarla. E ci riesce benissimo. Quello che accade in Alter e (un fagiano) è l'affiorare, il venire a galla nella mente del protagonista di pezzi, di sassi, di blocchi congelati di inconscio e sofferenza diventata conscia attraverso la creazione e il finale annientamento di “mp”, “la mia persona”, il suo doppio. Non importa che il tema sia vecchio come il cucco, vecchio come l'essere umano in quanto tale. Conscio e inconscio, doppia personalità... Nel protagonista prendono vita e interagiscono, si parlano, litigano, l'uno a volte ha il sopravvento sull'altro. Il protagonista, come tutti noi in fondo, sente di non agire ma di essere agito. “Siamo in tanti a beneficiare di mp, lei offre i suoi servigi a chiunque ne faccia richiesta” (pag. 27).
Il protagonista, Alberto, è un uomo di trent'anni che da dieci è posseduto da un alter ego che lui chiama “la mia persona” (mp) e con cui interloquisce continuamente. Il romanzo è un lungo monologo del protagonista con mp e su mp. Mp è “nata”, si è manifestata nella mente del protagonista una sera di dieci anni prima quando in compagnia di Franca, la sua ragazza di allora, e di un'altra coppia di amici va in un parco cittadino dove si proietta un film. L'attenzione del protagonista durante la visione del film è catturata da un fagiano che lui nota nel prato confinante con lo spazio dove siedono gli spettatori. Ne rimane incantato e non vuole perderlo di vista, ma in un attimo di distrazione il fagiano se ne va. Nello stesso momento Alberto, preso da un impulso irrefrenabile, si alza dalla propria sedia, si pone davanti all'amico Antonio che è al cinema con lui e lo colpisce violentemente nel petto. L'amico si riprende subito, non lo denuncia, ma da quella sera non si frequentano più. Per il protagonista comincia da quel momento un isolamento totale dal mondo esterno; scopre infatti dentro di sé la presenza di mp e decide di delegare a lei la gestione delle relazione con gli altri.
Passano dieci anni e Alberto si accorge che mp sta prendendo troppo spazio nella sua mente. “Da qualche mese la necessità ha intrapreso un'inversione a u e ora ci troviamo proprio a metà della base, si torna indietro: quel che non potrà più cessare è la parte originaria, cioè io. Desolato, tra poco non ci sarà più letteralmente spazio per tutti e due” (pag. 24). Il protagonista quindi si qualifica come “la parte originaria”, nel testo sinonimo di “io”.
La necessità di mettere al bando o addirittura di distruggere (“far brillare” si dice nel testo) mp nasce dal ricordo di quella serata al cinema, ma è un ricordo sfocato, senza le emozioni legate agli avvenimenti. “Con sicurezza posso dire che non ricordo quel che provai...ricordo quella sera come il racconto di qualcuno, e non come un'esperienza personale” (p. 26).
Quello che il protagonista sente con certezza è che che mp sta avendo il sopravvento sul suo io: “Una volta entrati in relazione con lei fuoriuscirne è piuttosto complicato. Motivo di ciò è la forte dipendenza che si instaura” (p. 29). Ma non può chiedere aiuto a nessun altro essere umano, perché mp appartiene agli altri come a lui. Gli unici in grado di non produrre mp sono gli animali. “ per il momento non ho notizia di mp sviluppatesi da un canguro o un coccodrillo” (p. 30).
A questo punto il protagonista incontra una ragazza di cui si innamora. Dove lei lavora vengono avvistati sempre dei fagiani. Un mattino Alberto si reca sul posto per vederli, ce ne sono quindici e lui ne rimane impressionato. Quello dei fagiani diventa un terreno comune di conversazione e rapporto di Alberto con la ragazza. Lui le parla della sua curiosità e interesse verso di loro. Lei lo incoraggia. Ma una sera lei gli dice a bruciapelo: perché vuoi essere un altro? E lui non sa risponderle, e neanche a se stesso sa rispondere. Così decide di vederci chiaro con mp: di accettare, se sarà necessario, di estrometterla dalla propria mente a favore della parte autentica, quella originaria. “Sono arrivato a pensare - dice a se stesso - che lei (la ragazza) mi preferirebbe così, fagiano ma autentico” (p. 50). E' l'amore, in Alberto, la molla del cambiamento, del viaggio verso la vita autentica, anche dovesse essere qualcosa di simile a quella del fagiano. E infatti nell'ultima parte del romanzo avviene questa manovra di avvicinamento alla parte fagianesca di Alberto.
Durante la lettura ho trovato stupefacente il modo nuovo e potente di Giorgi di affrontare il tema del doppio e il monologo interiore. Entrambi sono frutto di un modo personalissimo di intenderli. Credo abbiano a che fare con la necessità e forse l'urgenza di raccontare la ricerca del vero sé da parte di un essere umano,” quel che c'è di autentico, di permanente”.
Gli ingredienti della storia, il fagiano, mp, il mondo esterno, Alberto, la ragazza di cui si innamora, sono affrontati, mescolati insieme in modo, a mio parere, geniale. Come se si leggesse un giallo e si avesse la curiosità impellente di sapere chi è il colpevole. Il fagiano?, l'io di Alberto?, mp?, la ragazza?
Come dicevo all'inizio, il protagonista ha delegato il compito di tenere i contatti con l'esterno a mp. Allo scopo di “tenere pulita la mia fedina”, allo scopo quindi di tenere la parte autentica e originaria al riparo dalle contaminazioni, influenze, condizionamenti del mondo esterno. L'esistenza e la persistenza di mp sono figlie, in buona parte, di una precisa aspirazione di Alberto: non corrispondere ad alcuna “lista di attributi”.
Alberto ha inventato dentro di sé l'alter ego mp con il compito di vestire ed esercitare un ruolo sociale al posto suo, nella convinzione però che esista un io interiore pulito, autentico, incorrotto e incorruttibile. Che non corrisponde a nessuna categoria o tipo. Ma il problema per Alberto è che mp sta avendo il sopravvento. “Il gioco ha una durata limitata, come dimostra il fatto che mp si è infine trasformata in un peso, un gigantesco ingombro, da cui è assai difficile liberarsi” (pag. 61). Ma la soluzione è più complicata della sola eliminazione di mp, e meno consolante. Infatti Alberto arriva alla consapevolezza che essere un non-tipo è impossibile, nel nostro contesto: “Chi non vuole corrispondere a un tipo, non sarà mai un non-tipo bensì il tipo di chi non vuole corrispondere ad un tipo. Che poi è un tipo provvisorio, dopo di che o si confluisce abbastanza in fretta in un tipo definitivo oppure si evanesce” (pag.61). Dato che secondo Alberto le cose stanno così arriva a farsi una domanda: “Che tipo di persona sono io? Un fagiano. Negli ultimi tempi sono andato persuadendomi che la figura cui meglio corrispondo è proprio il fagiano. Una volta eliminata mp, tolto lo scudo o lo schermo o quel che è, la mia vera natura si avvicina fortemente alla tipologia del fagiano” (pag. 62). E aggiunge: “E in più sento come una vocazione, una chiamata, a cui ho resistito finché ho potuto ma che, a dispetto di ciò, è divenuta più chiara che mai, inequivocabile. Ora finalmente sono pronto a rispondere e, certo, non ho ancora tutti i dati, mi mancano i riferimenti, mi manca anzi il profilo di base; eppure avverto da subito un leggero sollievo, come chi ha smarrito il suo destino e infine lo ritrova” (pag. 63).
L'ultima parte del romanzo sarà dunque dedicata a questa ricerca, all'avvicinamento alla tipologia del fagiano. La parola “evanesce” usata da Mario Giorgi mi ha fatto riflettere. Davvero non è possibile eludere il fatto di appartenere ad una tipologia definitiva? Davvero bisogna anche deciderlo in fretta altrimenti accade che si si svanisca? E se svanire fosse proprio la cosa giusta da fare? Son discorsi difficili e anche un po' paurosi, da manipolare con cautela. Svanire può anche intendersi come impazzire. Non riconoscersi. Non essere più qualcosa. E allora forse ha ragione Alberto nel dire nel romanzo che “o si confluisce abbastanza in fretta in un tipo definitivo oppure si evanesce”.
Fatta la scoperta di essere il tipo del fagiano Alberto comincia a recarsi ogni giorno fuori città, in campagna. Su un muretto antistante un grande campo incolto aspetta l'arrivo di un fagiano. “Che mi importa dei fagiani? Nulla. Ho solo bisogno d parlare con uno di loro, tutto qui. Magari in dieci minuti ce la caviamo, e dopo ognuno ritorna alle sue cose” (pag.58).
La sua, lì seduto su quel muretto di fronte al grande campo, diventa una specie di meditazione. Un giorno riesce a raggiungere una completa immobilità sia fisica che mentale. Riesce cioè a fare il vuoto dentro di sé. “Sono rimasto immobile, seduto sul muretto, per alcune ore. Non mi è costata fatica, avevo trovato il punto di equilibrio. Ho messo in atto, istintivamente, un processo di autoannullamento, che sulle prime mi preoccupava un po' ma che poi ho perseguito con tenacia per giungere infine a una mancanza di tensione, trasformatasi quasi subito in una sensazione di pienezza. I sensi interni erano quasi spenti, i sensi esterni quasi decuplicati” (p. 67). Ma di fagiani neanche l'ombra; si fa scuro e Alberto sta per andarsene, quando sente un fruscio. Che posso dirgli?, si domanda Alberto. E smette di stare lì immobile e rigido; è quello che ha sempre fatto per tutta la sua vita, rimanere fermo per tenere tutto, anche se stesso, sotto controllo. Decide di muoversi e di essere finalmente presente a quel che accade fuori di sé. I benefici sono immediati. Qualcosa dentro di lui si scioglie. “D'accordo, ho chiesto aiuto a un fagiano, a un animale, ma comunque ho chiesto aiuto” (pag. 75). E' il fagiano per primo ad andarsene. Ma il contatto c'è stato, il blocco di ghiaccio che teneva Alberto prigioniero si è sciolto, mp è scomparsa. La vita interiore di Alberto comincia finalmente a fluire, a scorrere in armonia con la vita esterna: "Ho capito finalmente - dice a sé stesso - come funziona il gioco, devo concorrere, non ci sono altre fermate, devo concorrere. Comunque vada” (pag. 78). Che aggiungere se non "Viva la vita?"
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Giorgi Mario (1956), scrittore italiano.
Giorgi Mario, Alter e (un fagiano),:duepunti edizioni Palermo, 2010
Collana Zoo-Scritture animali.
Approfondimento in rete
Commenti
[alter e. un fagiano] nuovo
[alter e. un fagiano] nuovo articolo di dianella. buona lettura, amices.
Al termine, non dimenticate che se volete sapere quanto c'è da sapere a proposito di un gran numero di pubblicazioni duepunti, questa:
http://www.lankelot.eu/Duepunti è la vostra strada maestra.
[alter e] articolo che gronda
[alter e] articolo che gronda entusiasmo. Cosa sempre piacevole. :)
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[zoo - scritture animali] tre nuove uscite nella collana diretta da Vasta e Voltolini: una a firma Mozzi, una Lagioia, e una non ricordo. Scopritelo qui: http://www.duepuntiedizioni.it/zoo-scritture-animali/
[alter e] assieme ad altre
[alter e] assieme ad altre schede sulla duepunti, la tua è stata ripresa qui: http://www.editoriasiciliana.it/k2/due-punti-edizioni
[Due punti] Ho appena finito
[Due punti] Ho appena finito di leggere uno dei libri più toccanti che mi sia capitato di avere fra le mani negli ultimi tempi, uscito proprio per duepunti: "I ministri dal cielo - i contadini del Belice raccontano" di Lorenzo Barbera, sul terremoto che sconvolse quel territorio e i successivi eventi. Non conoscevo quei fatti ma sono usciti dalla pagina con una violenza e una passione che sono rimasto senza parole. Si prova orrore per quanto accaduto al nostro paese e per quanto continua ad accadere. Cercherò di recensirlo al meglio, cercando di far emergere uno dei punti su cui la retorica nordista ha marciato e continua a marciare da anni. Alla faccia di tutti quelli che continuano a dire che i nostri fratelli che abitano nel meridione d'italia si meritano quello che hanno perchè non hanno fatto nulla per opporsi, basterebbe leggere queste pagine per capire che la realtà è un'altra o quantomeno molto più complessa, ricca di sfumature, insegnamenti e ammonimenti per il futuro...come L'Aquila insegna.
[belice, andrea] aspetto di
[belice, andrea] aspetto di leggerti, naturalmente mi sto già pregustando un pezzo memorabile. Grazie per l'anticipazione...