Giordano Alessandra

Cadorna non è una fermata

Autore: 
Giordano Alessandra

“Si spostano a migliaia/ di mattina verso il centro/ oppure verso zone/ periferiche industriali, gambe,/ sguardi, indifferenze e passi. Se anche solo/ uno di loro muovesse in senso/ contrario, risulterebbe indifeso, sgraziato, da poco. Nell’opera/ dei decenni che hanno creato le masse/ sembrerebbe fuori posto, alienato/ unico”.

Alla fotografia poetica dei bellissimi versi di Stefano Lorefice che liricizzano gambe, passi, scarpe in un’inquadratura alla Louis Malle, si contrappone l’autrice nel suo riuscitissimo esordio in narrativa nella tenacia di restituire alla massa dei corpi, costretti ad una momentanea convivenza, parole e volti e storie. Diventano anime e segnano percorsi nel ventre di Milano replicando l’inutile vacuità del vivere insieme ad immagini ed incontri di tipologia quasi surrealista: “Invece hai visto quella lì sotto, in prima fila? È la madre di Alessia, la down…sai quelli sono molto affettuosi…è vero, spesso danno anche carezze e baci…c’è anche la bambina cinese…come si è buttato?…Franci…Franci, dove sei amore? Vieni, andiamo subito a casa”.

All’ovvietà di crudeli stereotipi, al chiassoso rimandare a mente la giornata di scuola appena trascorsa, tra zaini e magliette corte, il volto del clown che sorride bonariamente all’uomo tradito: il vecchio parla d’amore e l’amore si sfoglia piano, delicatamente nell’attesa del prossimo fiore, è trepidazione, emozione, sussulto e, l’attimo di un gesto, diventa eternità di memoria ed ingentilisce l’animo “Forse, forse lei ama me, una mattina, si una mattina mi ha amato. Mi ha portato un mazzo di margherite”… il dolore che ha segnato l’uomo tradito lo spinge ad infierire per allontanare lo strazio: “ti regala i fiori per pietà, e poi…” ma il vecchio nel suo cristallino sentire gli offre un petalo dei cinque rimasti ai suoi fiori per portarlo alla moglie.

Intenso e alterno questo fotografare anime, volti e storie. Il poeta in cima al convoglio sotterraneo annota pensieri; è un poeta o un’anima o un volto attento o l’autrice stessa che si muove in un’ipotesi di ricerca?
“Ripensò alla ragazza in rosso, poco più giovane di lui, e si chiese se non fosse stato solo il caso a mettere su questo mondo lui, lì in piedi e coi soldi in tasca e lei seduta, a mangiare chissà quando”.
Una storia di giorni, di dubbi, attese, ricerche, una storia d’incontro… perché Cadorna non è una fermata. Ma nessuna fermata è fine a se stessa rimanda pensieri, storie, introiezioni, nostalgie e fissità di dolore che resta nella nostra e altrui maschera tanto da confondere verità e menzogna in un altalenando di rimozioni e tentativi di nuova verginità. È spontaneo il rimando alle “Maschere nude” di Pirandello e al desiderio impotente di strapparle dalla pelle e riconoscersi in processi diversi. Ma capita come in “gita al faro”; quando il male sembra rimosso e l’occasione giunta, quello che è impresso a fuoco torna con un nuovo affanno: “soffia un vento così forte/ da far crollare gli alberi di nostalgia” (Tahar Ben Jalloun, “Doppio esilio”).
 
“Lo saluto, ma sto parlando ancora una volta a quella maschera senza espressione”: profonde le interviste che costituiscono parte integrante del testo che non nasce dal soggettivo interpretare volti e storia; altri aspetti di Milano, appaiono amati, cercati, raccontati in rapporto con il proprio io relazionale e interiore e mi fermo affascinata alle righe di Ferruccio Parazzoli: “… perché se lei si alza da qui, piglia il metro e scende a Porta Venezia la vede. È un volto di Cristo ed è in uno spiazzo dove c’è un’edicola di giornali, due bancarelle di libri usati e, in fondo, prima di proseguire per viale Vittorio Veneto, nel nicchione di una tettoia in ferro qualcuno ha dipinto il Cristo-città che soffre, il Cristo incoronato di spine che perde sangue… Il Cristo degli ultimi”.

L’ho cercato anch’io, l’ho visto e fotografato. È un’immagine forte, il sangue sembra uscire ed essere raccolto dalla pietà del nicchione. Mi sono staccata a fatica per entrare nel ventre della stazione.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Alessandra Giordano (Milano, 1965), giornalista, ufficio stampa e scrittrice italiana. Questo è il suo esordio in narrativa.

Alessandra Giordano, “Cadorna non è una fermata”, Viennepierre, Milano 2009.
 
Patrizia Garofalo, 2010

ISBN/EAN: 
9788876010590

Commenti

Alessandra Giordano (Milano,

Alessandra Giordano (Milano, 1965), giornalista, ufficio stampa e scrittrice italiana. Questo è il suo esordio in narrativa.

il bel libro di Alessandra

il bel libro di Alessandra alterna  storie  del ventre metropolitano di Milano  ad interviste  sul " fuori e dentro di noi ". Lo stile varia a seconda delle vicende  che l'autrice veste di plurime possibilità interpretative ed il romanzo conosce miserie e splendori, disincanti e toni alti, surrealismi e e nude verità che  denotano forti capacità di ascolto e rielaborazione.


Ad Alessandra ancora i miei complimenti !

[alessandra giordano] e a te

[alessandra giordano] e a te il nostro ringraziamento, Patrizia, per questa nuova condivisione. Ottimo lavoro.

Parole dello scrittore

Parole dello scrittore Palazzolo " da tempo dico che se la narrativa non ha anche la dimensione verticale rimane piatta, vede solo un aspetto della realtà. Per linea verticale non intendo solo quella che sale al sublime ma anche quella che scende all'inferno, all'abisso e niente di meglio del metro per scendere nell'abisso. La gente comune non se ne rende conto, ma in qual momento subisce l'abisso"


 


Alessandra mi ha scritto, è commossa e ringrazia, spero lo faccia direttamente

Patrizia. Cara Patrizia. Le

Patrizia. Cara
Patrizia.
Le mie righe in mano e
negli occhi a una poetessa come te… 
Ti sono davvero grata.  I miei ringraziamenti anche a Gianfranco Franchi e a tutti di Lankelot. Mi complimento per il vostro lavoro, la fantasia, il rigore, la libertà. Alessandra, con
affetto.

[al. giordano] benvenuta su

[al. giordano] benvenuta su Lankelot, Alessandra! Grazie per ciò che dici del nostro caotico libertario e libero sito:). Se vuoi unirti a noi siamo pronti a spiegarti tutto...

Oh, sì, grazie, spiegatemi

Oh, sì, grazie, spiegatemi tutto! Lo spazio informazioni/istruzioni in realtà spiega eccome, ma approfitto della proposta di un discorso dedicato... davvero gentile da parte tua.

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le istruzioni per caricare gli articoli immagino le avrai già trovate:).

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Grazie mille, tutto molto

Grazie mille, tutto molto chiaro. Adesso curioserò ancora, leggerò, mangerò più Lankelot e magari mi balzerà alla mente qualche ideuzza per "Letteratura". Si sta bene, qui dentro...

[alessandra] bene:). Ottimo,

[alessandra] bene:). Ottimo, allora. E buona permanenza!