Franchi Gianfranco

Pagano

Autore: 
Franchi Gianfranco

Troverai sulla sinistra della casa di Ade una fonte/ e accanto ad essa un cipresso bianco che si drizza / a questa fonte non avvicinarti troppo. / Ne troverai un'altra, dalla palude di Mnemosine, / fredda acqua dalla fonte corrente; dinnanzi stanno i custodi. / Dì loro:”Della terra sono figlio e di Urano stellato. / la mia stirpe è dunque celeste; ma questo sapete anche voi. / Io sono ardente di sete, e muoio; ma datemi, presto, / la fredda acqua che scorre impetuosa dalla palude di Mnemosine” / Essi te la daranno a bere dalla fonte divina, / e allora insieme ad altri eroi tu salirai in alto”.
 
Si tratta di un’iscrizione funebre ritrovata in lamine auree nelle tombe orfiche a Roma a Creta e nella Magna Grecia, (IV-III sec. a. C.), scoperte resistite appese a quel che rimaneva del collo dei defunti.
Franchi ce ne centellina i residui frammenti – di un’altra appena differente versione (sua?) – fino alla pagina idealmente spartiacque tra due parti (solamente? Poliromanzo? Romanzo-rizoma?) della sua opera. Su questo reperto testuale sappiamo che si trattava delle indicazioni dei vivi per i morti, quel che avrebbero dovuto percorrere per l’iniziazione alla vita in morte.
Riflettendo ci si accorge che nel primo complesso di capitoli-racconti (fino a pag. 63), l’autore ci parla del decesso, dell’ostacolo ferreo alla manifestazione dell’intellettuale come intelligenza che sia azione e senso vivo.
Successivamente si prospetta il nuovo inizio, la discesa nell’arena della contemporaneità con in pugno partita IVA e integrità, eroicamente. E questa eroicità va riconosciuta, rivendicata e condivisa, per non dimenticarsi di non essere nati Schiavi Moderni.
Quindi il mondo del lavoro, che è indivisibile per il narratore da quello della letteratura, perché egli incarna momento per momento la sua medesima arte. Il conflitto irrisolto tra un io genuino e votato alla correttezza, che si scontra sempre e comunque con l’esterno fatto di disillusione e tremenda rassegnazione. Il nostro non cede terreno, continua a combattere fuori dal limite della pagine, sconfinando nelle nostre coscienze.
 
Colpisce immediatamente la dedica: “A mio Padre / A Patrizia / A Patrick”, che insieme alla P di Pagano seguono uno stilema tipicissimo del classico latino: l’uso dell’allitterazione.
La carica non assiduamente lirica dello stile è luminosa, leggera e sempre elegante, in una eccellente commistione tra ritmicità elevata e respiro profondo e giovanile. Lessico sobrio e mirabilmente controllato, senza sbavature o disarmonie. Controllo di un linguaggio faticosamente limato e appuntito negli anni, temperato e mai spiacevole, che scansa la possibilità della noia del lettore con periodi secchi, profusi di polisemia evocativa, quali fuochi che costruiscono un reticolo di luce palpitante. Anche qui tracce della sperimentazione come nel predecessore Disorder, frasi spezzate del complemento - che sono messaggi diretti a chi già sa, a chi condivide, oppure che sono come verbi all’infinito di volta in volta aderibili e coniugabili universalmente -, e in particolar modo alcuni passi dove un flusso di pensiero privo di punteggiature che richiama ancora una volta il Tondelli, di Pao Pao (pag. 84-86).
Si percepisce, nella lingua, la palestra di critica militante e dis-accademica praticata in centinai di recensioni librarie e non solo nei siti Lankelot.com poi Lankelot.eu: precisione, lucidità, sensatezza puntigliosa, forza degli argomenti. Ma in quanto lettore titanico, Franchi racchiude innumerevoli fonti e nessun maestro.
 
Insieme alle parti indefinitamente autobiografiche, uno degli argomenti princeps è quello più strettamente politico.
Georges Sorel sosteneva il concetto, senza dubbio controverso, delle idee-forza, pensieri che, nell’immobilità di una apparente non-azione, un particolare individuo – un soggetto politico, dominatore -, imponesse alla psicologia delle masse un potere dall’alto, invisibile o quasi, che decidesse in indipendenza propria del persuasore, quel che il popolo dovesse, non blandamente pensare, si badi, ma fare.
Ci sono stati tempi nei quali questo presupposto potere era nelle mani di capi-clan, condottieri, imperatori. Politici, magari giornali, e forse, potrebbe essere capitato, intellettuali. Oggi: i grandi media: televisione come effetto. Gruppi oligarchici indegni quali causa.
Concetti già cardine di una delle più lineari fonti di approvvigionamento del circuito di valori dell’io narrante, il tremebondo, ostracizzato, incompreso e strumentalizzato intellettuale filosofo Julius Evola. Fu Franchi stesso a consigliarmi la lettura di un certo Imperialismo Pagano, pamplhet micidiale e polemico uscito nel 1928, in Italia. Il libro si inseriva nel dibattito interno al fascismo antecedente ai Patti lateranensi. Serrata accusa contro un fascismo che scendeva a patti con la Chiesa, che invece, presentandosi come erede di un Impero Romano, sarebbe dovuto idealmente rimanere fedele al concetto pagano, di religione - iniziatico e sapienziale -, e, soprattutto, di ogni campo dell’esistenza. Questa elaborazione, in Evola, era una realtà di meritocrazie, e perciò gerarchica. Ma non una piramide di violenze verso il basso, una costruzione di organismo del popolo che centra nelle sfere più alte i più capaci, semplicemente, ma anche i più spiritualmente retti e perciò generosi e colmi di umanità. Questo è il senso della frase: “Non mi riconosco nel sistema partitico e non mi riconosco nel principio dell’uguaglianza, da nessun punto di vista.” (pag. 104).
 
Il nemico però stavolta non è sola la Chiesa cattolica, ma lo Stato in primo piano. Perché l’Ade della letteratura nazionale non è effetto minimo in un contesto irrelato, assolutamente è il risultato ultimo di una definizione di Stato indegna, povera, ingiustificabile. Stato che non riconduce unione, non contempla identità e tanto meno necessità. Questo tutti lo intuiamo, Franchi nomina e ufficializza.
Una cultura di destra che riprende il suo corso, in un senso di vera, autentica e idealistica prospettiva, lontana dal valore unico dell’organizzazione sociale caratterizzata esclusivamente da criteri economici, come tipicamente massimalista negli ultimi secoli da ogni fronte. Una filosofia di destra che punta all’emersione del più dotato, non migliore o del superiore – qui sta l’emblematica pericolosità di questo indirizzo – ma del più meritevole, nell’accezione esemplare del termine. Quindi Franchi attacca il nemico e ottuso materialismo marxista, con le sue misere e desolanti filiazioni italiote, attacca la violenza, la grossolanità, l’intolleranza nel fascismo, riprendendone però in dibattito l’intero disegno, suggerendo che la storia fatta dai vincitori non deve essere interiorizzata come oro colato, così come invece si è fatto dall’Italia del dopoguerra in avanti.
E il blocco statunitense, vincitore della guerra, è il dittatore economico che impone la sua libertà, la sua cultura, la sua totale mancanza di spiritualità e inesistente cifra trascendente della vita. Individua nella carestia delle arti letterarie il più vicino responsabile nel modello mercificante delle grandi marche editoriali, ne condanna gli scempi e la progressiva opera di desertificazione di qualsiasi speranza di rinascenza. Tangibilità naturale maturazione dell’intera filosofia immanente degli ultimi secoli. Ai tempi di Roma i valori erano altri. Non era il denaro che dava valore all’uomo ma l’uomo di valore a conquistare anche denaro. E non si trattava degli stessi valori di adesso.
 
Nucleo rovente della rabbia appassionata del libro è il non arrendersi, mai, al compromesso che significa impurità, magari finendo schiacciati, ma cadendo paganamente in battaglia, in vece di qualcosa di più grande, magari di inesistente ma sicuramente immaginabile, ricercabile e desiderabile. E si immagina una realtà secessionista di Comuni, di affiliazioni mondate di artificiosità peninsulare, nell’epifania dell’unico concetto che sopravvive al marcio e al buio: l’appartenenza. Che significa amicizia, ideale, battaglia comune e solidarietà totale con i propri simili.
Ci spiega che è ora di riprendere l’abitudine di pensare con coraggio, senza timore di capire verità troppo lontane dalla consuetudine accettata. Lo stato è parassita nominale e senz’anima: bene, lo rinneghiamo, gettiamo tutto e si ricomincia da capo. Certo, magari noi tutti non siamo personaggi di un romanzo, la politica d’oggi ha ragione e si deve sottostare al di là del bene e del male, nella giustificazione dei mezzi, ma questa è un’altra idea che si dimostra combattendola, e magari snaturandola per poi storicamente superarla. Un esempio lontano c’è stato, sembra, ed è quello Pagano e Romano.  Franchi contro tutti e insieme a pochi, che si sforza di elevarsi dalla logica del possesso, pretendendo senza concessioni dignità, lealtà, intelligenza.
Che sia tutta illusione, sogno imprigionato nell’adolescenza? Questo ha importanza solo a seconda dell’appartenenza del lettore. Questo è un Romanzo, Letteratura disperata e generosa, inarresa, quindi guerriera.
 
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
Gianfranco Franchi (Trieste 1978), ha pubblicato due “laboratori” di poesia,
L’imperfezione-opera III (2002) e Ombra della fontana (2003) e una raccolta di racconti dal titolo Disorder (2006). È stato coordinatore di due riviste letterarie indipendenti, Ouverture e Der Wunderwagen, tra il 1997 e il 2003. Tra il 2003 e il 2006 è stato responsabile del portale di comunicazione e critica letteraria e dello spettacolo Lankelot.com, dove ha scritto recensioni di libri, film e dischi e pubblicato racconti. Quindi ha rifondato il sito collettivizzato Lankelot.eu. Ha cambiato spesso lavoro.
Vive a Monteverde Vecchio, Roma.
 
Gianluigi Pala.

ISBN/EAN: 
9788876061585

Commenti

Impaginato da Luca, lode e merito. Pagano si diffonde...

Non vedo l'ora di leggerla e di potermi confrontare con la tua scrittura, Arpa:). Sbrigo tre commissioni al volo, e arrivo.
Intanto: grazie, grazie, grazie.

Ma de che? Il tuo libro ha suscitato tali sentimenti che era impossibile non parlarne. Questo è quel che s'è potuto.

la cosa bella di queste prime letture, è la non-ripetitività. ognuna mette in luce aspetti diversi, o gli stessi aspetti sotto diversa luce. come dire. cosa che va a merito dell'autore del libro, e di chi lo ha letto. si spera in una lunga figliolanza, qui e altrove;-)
e bel pezzo anche questo!

Grazie, il libro è godibilmente complesso, una specie di lega durissima e leggera, qualcosa di nuovo, ed è per noi.

"Su questo reperto testuale sappiamo che si trattava delle indicazioni dei vivi per i morti, quel che avrebbero dovuto percorrere per l?iniziazione alla vita in morte."

> L'edizione Adelphi a nostra disposizione merita menzione:
"Le lamine d'oro orfiche. Istruzioni per il viaggio oltremondano degli iniziati greci", a cura di Pugliese Carratelli G.; Adelphi, Milano 2001. Ean: 9788845916632

Ottimo rilievo:)

"E questa eroicità va riconosciuta, rivendicata e condivisa, per non dimenticarsi di non essere nati Schiavi Moderni.
Quindi il mondo del lavoro, che è indivisibile per il narratore da quello della letteratura, perché egli incarna momento per momento la sua medesima arte."

> Ecco, grande. Questo è un autentico esempio di coscienza generazionale. Questa è la strada per cambiare le cose. Notevole e giusto il link al libro di Beppe Grillo.

"?A mio Padre / A Patrizia / A Patrick?, che insieme alla P di Pagano seguono uno stilema tipicissimo del classico latino: l?uso dell?allitterazione."

> Sì. Per gridare: Patria!

"periodi secchi, profusi di polisemia evocativa, quali fuochi che costruiscono un reticolo di luce palpitante. Anche qui tracce della sperimentazione come nel predecessore Disorder, frasi spezzate del complemento - che sono messaggi diretti a chi già sa, a chi condivide, oppure che sono come verbi all?infinito di volta in volta aderibili e coniugabili universalmente -"

> dna di una scrittura. Da vero letterato. Mi ingentilisci, ma l'analisi è linguisticamente ricca e fertile di interpretazioni nuove. Hai pizzicato la rotta e l'hai mostrata...

"richiama ancora una volta il Tondelli, di Pao Pao (pag. 84-86)."

> Baol sarà felice, ma anche Andrea Pietropaoli.
Tondelli si omaggia anche così, senza sbandierare come altrove avviene, mostrando lettura e interiorizzazione. Adesione, e rinnovamento. Ottimo:)

"(Imperialismo Pagano di Evola) Serrata accusa contro un fascismo che scendeva a patti con la Chiesa, che invece, presentandosi come erede di un Impero Romano, sarebbe dovuto idealmente rimanere fedele al concetto pagano, di religione - iniziatico e sapienziale -, e, soprattutto, di ogni campo dell?esistenza. Questa elaborazione, in Evola, era una realtà di meritocrazie, e perciò gerarchica. Ma non una piramide di violenze verso il basso, una costruzione di organismo del popolo che centra nelle sfere più alte i più capaci, semplicemente, ma anche i più spiritualmente retti e perciò generosi e colmi di umanità. Questo è il senso della frase: ?Non mi riconosco nel sistema partitico e non mi riconosco nel principio dell?uguaglianza, da nessun punto di vista.? "

> CHAPEAU.

"Quindi Franchi attacca il nemico e ottuso materialismo marxista, con le sue misere e desolanti filiazioni italiote, attacca la violenza, la grossolanità, l?intolleranza nel fascismo, riprendendone però in dibattito l?intero disegno, suggerendo che la storia fatta dai vincitori non deve essere interiorizzata come oro colato, così come invece si è fatto dall?Italia del dopoguerra in avanti."

> esemplare anche qui:).

"E si immagina una realtà secessionista di Comuni, di affiliazioni mondate di artificiosità peninsulare, nell?epifania dell?unico concetto che sopravvive al marcio e al buio: l?appartenenza. Che significa amicizia, ideale, battaglia comune e solidarietà totale con i propri simili."

> Mi inchino. Eccellente.

"Franchi contro tutti e insieme a pochi, che si sforza di elevarsi dalla logica del possesso, pretendendo senza concessioni dignità, lealtà, intelligenza.
Che sia tutta illusione, sogno imprigionato nell?adolescenza? Questo ha importanza solo a seconda dell?appartenenza del lettore. Questo è un Romanzo, Letteratura disperata e generosa, inarresa, quindi guerriera."

> e quanto ne avevamo bisogno, di tornare a combattere per idee nuove. E' un articolo straordinario, come straordinaria - in senso etimologico - è e dovrà essere sempre la tua attività artistica e intellettuale. Ti saluto, ti omaggio, ti ringrazio, ti abbraccio.
Grande.

I ringraziamenti vanno all'artista Franchi. E so che continuerai, e spero proprio che il popolo degli amanti dell'arte meriti i tuoi sforzi e il tuo talento, spero che il mondo che interessa sarà all'altezza di questa bellezza, fantasia.

Mi contento di un po' d'ombra, e di questo confronto che non conosce notte, né intervallo. Un privilegio.

Una recensione da tecnico della letteratura! Molto colta e raffinata. Io sono per le cose più semplici, però. Pagano mi ha entusiasmato sin dall'inizio proprio perchè romanzo complesso, ma espresso in forma semplice. Dice molte cose importanti senza farle pesare. Questo è il mio stile.

Gordiano

Lo so, ho letto "Quasi Quasi..." :) Io adoro la complessità, in varie forme, non per forza facili. Ma l'intelligenza non ha decisamente mai lo stesso abito. La bellezza trascende i gusti soggettivi, soprattutto letteraria, ne sono convinto. Grazie per la lettura.

è una lettura di raffinata, di alto livello, si sente che adori la complessità, tanto di cappello. Devo dire che però sono del parere di Lupi, mi ritrovo di più nelle cose semplici.

Esperienza mi dice che quasi sempre le essenze semplici sono complessità celata. Al di là dell'arbitrarietà di giudizio.
E poi la complessità è divertente, è sorpresa in divenire.

La semplicità accende, la complessità riscalda.

Davvero un'ottima analisi, Arpa. Non solo letteraria come emerge dalla maggior parte dei commenti, ma anche politica. Lieto del richiamo a Imperialismo Pagano, all'Evola degli anni della ricerca. Come giustamente dici il fascismo, coi Patti lateranensi, consegnò gran parte della sua autonomia di ricerca spirituale alla Chiesa. E qui apro una parentesi. Nonostante l'influenza della Chiesa cattolica, il periodo fascista in Italia, grazie a Evola ma non soltanto a lui, fu uno dei più liberi e fiorenti dal punto di vista spirituale. In realtà già dal 1910 (quindi prima del fascismo) e fino al 1930, molti furono i ricercatori dello spirito in Italia. Fiorirono scuole e gruppi, tra i quali è giusto ricordare quello di UR, un vero e proprio laboratorio in questo senso, colmo di liberi pensatori tra i quali lo stesso Evola, Scaligero e Righini. Per dire dei più noti. Ma ci fu anche lo steineriano Collazza. Ci si apriva alla scoperta della metafisica orientale, dei principi alchemici, del sufismo, delle filosofie della Tradizione (lo stesso Mussolini si interessò ai risultati crescenti di questi studi). Tutto ciò, in seguito (dopo i Patti lateranensi), non fu più possibile. E lo fu ancor meno nell'italia repubblicana.

Ti ringrazio davvero di cuore Federico, considerata la tua conoscenza del tema, speravo davvero di non aver equivocato troppo il messaggio evoliano, il tuo consenso mi toglie dalla paura di qualche imbarazzante svarione, che non era poca :)

Immagino tu ti riferisca anche a tutta la vasta corrente di pensieri filosofici che attraversò l'intero popolo occidentale all'alba del secolo, in risposta al positivismo e a certo scientismo, materialismo. Mi riferisco all'esistenzialismo, che conosco abbastanza, alla fenomenologia e alle molte personalità di spicco più o meno classificabili. E penso nelle scienze fisiche alla quantistica e al dilemma dell'indeterminabilità di certi fenomeni, alla messa in discussione del determinismo e del razionalismo. Una reazione all'uomo come macchina e insieme di atomi che non poteva che giovare e riempire di speranza tutta l'umanità. Credo che anche questi siano, più che mai, tempi fertili per queste ricerche; pensi che avrebbe senso riproporre per vecchie vie o serve una nuova geminale intuizione?

Tra l'altro correggo "Patti Lateranensi" col più sobrio "Patti lateranensi". In internet si trova in tutte e due le forme ma wiki lo contempla come tu stesso scrivi, mi fido (non ho con me il mio fedele manuale di storia d'esame...).

(E aspetto anch'io con ruvido appetito le tue pagine importanti su de Benoist :)

22-23-24. Si, si periodo fiorente in tutta Europa, Gianluigi. Come ben dici in risposta al postivismo e tutti i materialismi derivanti dall'illuminismo. Come sai ho fatto la tesi su Steiner, e attraverso quegli studi mi imbattei, al tempo, in letture varie sugli spiritualismi fioriti tra la fine del'Ottocento e l'inizio del Novecento. Anche esistenzialismo e fenomenologia, dici bene (io ho approfondito sopratutto Heidegger e Kierkegaard: in Heidegerr ho trovato fortissima - ancorché complessa - la ricerca di una "dimensione oltre"). Questi sono, in teoria, tempi molto fertili, perchè oggi si può aver accesso a forme di conoscenza un secolo fa impensabili, perchè siamo tutti (in Occidente) - più o meno - alfabetizzati. Il problema è che oggi è più facile fare confusione, e poi esiste poco metodo e diversa capacità d'approccio a tali tematiche. C'è il rischio di pericolosi sincretismi, di neo-spiritualismi figli di un pensiero quanto mai debole: la new age (che è tutto e niente), per capirci. L'Europa dei primi dell'Ottocento, grazie agli inglesi (che avevano colonie in oriente), o per meglio dire a studiosi e ricercatori inglesi, scoprì i testi sapienziali estremo orientali (la Baghavadgita, ad esempio). Questo favori lo studio della metafisica indù e di altre dottrine sapienziali che furono la base degli spiritualismi che sorsero di li a qualche decennio (Teosofia ed Antroposofia, ad esempio). l'Ottocento, in questo senso, fu un secolo di ri-scoperta, di possibilità di leggere la storia classica alla luce delle tradizioni arcaiche (considerate fasulle o, nel migliore dei casi superate), di confrontare e trovare punti di contatto tra il mondo pagano, della Grecia, dell'antica Roma, della Mesopotamia, e il politeismo della tradizione nord europea e estremo orientale. Si trovarono punti di contatto che fecero pensare ad una grande tradizione comune (leggi Rivolta di Evola e scoprirai un'altra storia e un altro mondo rispetto a quello che ci ha raccontato la storia cristiano-giudaico-occidentale). Evola la chiama tradizione indo-aria. Ma non ti svelo di più se hai curiosità per il tema. Oltre all'Evola di Rivola, ti consiglio Crisi del mondo moderno di Guénon. Sono letture molto complesse. Adatte a te, quindi;)

De Benoist e Evola: mi impegno entro dicembre. Lo so, sono tempi lunghi, ma io non scrivo nulla di approssimativo su tali autori. Quindi devo avere intere giornate libere. Capiterà.

Illuminante digressione. "Rivolta" è l'altro Evola che non voglio perdermi. La new age non mi è mai piaciuta.

Amici!

Segnalo:
LETTERATITUDINE:
nota di MAUGERI, estratto dello scritto della MAZZUCATO, prefazione di LUPI

CON DIBATTITO IN PROGRESS in questi giorni!
http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2007/09/12/pagano-di-gianfranco-f...

http://it.youtube.com/watch?v=tsm2hSKkH7E

Do what I want cause I can and if I don't - because I wanna be ignored by the stiff and the bored - because I'm Gonna.
Spit and retrieve cause I give and recieve - because I wanna gonna get through your head what the mystery man said - bcause I'm gonna.
Hate to say I told you so.
I do believe I told you so.
Now it's all out and you knew cause I wanted to.
Turn my back on the rot that's been planning the plot - because Im gonna.
No need for me to wait bcause I wanna.
No need two, three and too late - because I'm gonna.
Hate to say I told you so.
I do believe I told you so.
Do what I please gonna spread the disease - because I wanna gonna call all the shots for the "No's" and the "Not's" - because I wanna.
Ask me once I'll answer twice cause what I know I'll tell - because I wanna.
Sound device and lots of ice I'll spell my name out loud - because I wanna Oh yeah
*
The Hives - Hate To Say I Told You So

No, no, go not to Lethe, neither twist
Wolf's-bane, tight-rooted, for its poisonous wine;
Nor suffer thy pale forehead to be kiss'd
By nightshade, ruby grape of Proserpine;
Make not your rosary of yew-berries,
Nor let the beetle, nor the death-moth be
Your mournful Psyche, nor the downy owl
A partner in your sorrow's mysteries;
For shade to shade will come too drowsily,
And drown the wakeful anguish of the soul.

But when the melancholy fit shall fall
Sudden from heaven like a weeping cloud,
That fosters the droop-headed flowers all,
And hides the green hill in an April shroud;
Then glut thy sorrow on a morning rose,
Or on the rainbow of the salt sand-wave,
Or on the wealth of globed peonies;
Or if thy mistress some rich anger shows,
Emprison her soft hand, and let her rave,
And feed deep, deep upon her peerless eyes.

She dwells with Beauty - Beauty that must die;
And Joy, whose hand is ever at his lips
Bidding adieu; and aching Pleasure nigh,
Turning to poison while the bee-mouth sips:
Ay, in the very temple of Delight
Veil'd Melancholy has her sovran shrine,
Though seen of none save him whose strenuous tongue
Can burst Joy's grape against his palate fine;
His soul shall taste the sadness of her might,
And be among her cloudy trophies hung.

Ode on Melancholy, J. Keats.

No, no, go not to Lethe.

Si aspetta osservando soltanto. Nessun oblio.