Dopo aver letto Disorder mi sono venute in mente 750 premesse, e nessuna apologia. Dopo aver letto Disorder, opera di un amico - uno strano e singolarissimo amico – prima che di un giovane letterato, ho ripercorso in un tempo nemmeno troppo breve l’evoluzione del mio rapporto con Gianfranco Franchi. Una sera d’inizio Aprile del 2005, a Trastevere (e dove altro avremmo potuto…), prima con altra compagnia (ma ricordo solo lui, anche se era l’unico che non avevo mai visto prima), e poi da soli fino a notte inoltrata, ci trovammo a parlare. Io sono sempre un fiume in piena quando incontro degli affini: in due soli incontri Franchi seppe tutto di me, o quasi. Io dovrei odiarlo, Franchi. Odiarlo perché mi ha – progressivamente - inondato col suo mondo virtuale; ho sempre odiato internet e il pc, ed ora sto scrivendo qui per lui – per me, soprattutto. Dovrei odiare questo Disorder, perché tocca corde del mio intimo che mi insinuano contraddizioni infinite. Dovrei odiare sia Franchi che la sua creatura, perché configgono con il mio ego smisurato. Eppure, magia dell’amicizia (e del talento) – ma non è semplice amicizia, c’è qualcosa che attiene a un che di metafisico, di immateriale, ma anche di “umano troppo umano” e doloroso che annichilisce l’ego –, il contatto con Franchi e la sua opera demolisce (da sempre) le mie difese. Ma l’apologia no, non è nelle mie corde e non sarebbe giusta; credo nemmeno apprezzata dal mio caro amico e compagno di avventura nel mondo dell’utopia.
Disorder è un viaggio senza meta lineare - percorsi autobiografici divisi in storie brevi che cercano unità - , se non intima, personale, destrutturante, empatica; condivisibile e comprensibile dalle anime inquiete – dagli spiriti solitari. Parte lieve e composto, brucia piano piano e si fa fuoco, incendio, rivoluzione. Rivoluzione dei canoni del classico narrare e del linguaggio: odiai assai (si, sempre odio, non conosco vie di mezzo) quello che adesso ho imparato ad amare: “Ho: ma. Niente, no. E: se solo tu, una volta almeno; allora. Ma.” Decontestualizzo, e non faccio certo un buon servizio all’autore; questo è uno dei tanti concetti a frasi mozze che caratterizzano la singolarità dell’opera di Franchi. Non spaventatevi, non abbiate paura, in tutto ciò c’è armonia. E senso di. Imparerete ad amare anche voi questo incedere sincopato e disorientante, frutto di un’anima letteraria che si libera senza briglia alcuna sul foglio bianco. Non è uno stile pensato o ragionato, è libero realmente: anarchico.
Ma Franchi non è solo un esteta in-volontario (predestinato), nelle sue parole c’è parecchia vita vissuta, forte autocoscienza e nessuna paura degli specchi. Franchi si può guardare senza timore e sputarsi in faccia con dignità, quando serve; sa riconoscere il baratro in cui è sprofondato più volte: ammette la sua sconfitta. E non è cosa da poco. Non è cosa da poco, signori, perché egli non si piange addosso, non cerca appigli se non nell’arte, nella letteratura, nella poesia, nel verso, nel suono. Nella musica tanto amata, nei suoi eterni Joy Division e nello spirito del suo leader Ian Curtis; ma c’è di tutto e di più su questo fronte, da De Gregori ai Verve, fino agli amicissimi Zoa è facile riscontrare come la musica sia veramente la colonna sonora della sua letteratura – della sua esistenza. E poi c’è la Roma – “Come chi? Quante squadre ce stanno qui a Roma?” – che è, come egli stesso ci svela, l’amore paterno: difficile, mai rinnegato (e ancora vivissimo, intimamente); sublimato compiutamente dall’amore (la fede) per la maglia giallorossa. Queste parole sono dirompenti, di una lucidità impressionante, di un’empatia profondissima, dolcemente commoventi. Sono consapevolezza della propria identità: “ E ti ricordi, papà, di quando a natale eravamo in venti, e aveva senso che ci chiamassimo Orsini? E di quando morivo di gelosia, bambino, perché parlavi con un collega, tornato dal lavoro, e non guardavi me? E di quando smaniavo per la domenica, che significava stadio e quindi tifare Roma insieme a te? Ma cosa pensi che sia la Roma? Sei tu”. (p.63)
E poi, su tutto, c’è l’amore – donato e ricevuto: (L.)iliana. E quello vagheggiato e presentito, nell’auspicio e nei (S.)uoi insoliti e illuminanti versi – “La poesia è un incidente / una crepa sul muro / una puntina che salta / un vaffanculo” – è, e resterà sempre: “Poesia è quel che non m’attendo” (p.71). Franchi non nasconde le sue emozioni, a volte le ibrida, ma se impari a interiorizzarlo è di una chiarezza disarmante, cosi restituendo l’ auto-consapevolezza di fondo cui sopra s’accennava: “Queste mie mani che servono solo a scrivere, e non carezzano e non stringono più niente – sono fronde dell’uomoalbero, sempreverdi”.(p.57).
C’è forte coscienza di sé e d’un presente parzialmente immobilizzante, inadeguato per tutti i suoi coetanei e per gli spiriti liberi. Da qui la perenne inquietudine del suo alter ego, Guido Orsini: “ Sono un bambino che non invecchia e non trova pace”. Ma cantare la sua generazione attraverso il suo inusuale percorso di letterato devoto – e uomo a tratti pentito di questa prosciugante devozione – è sempre un modo per ricondurci al suo dilatato universo che spazia in ricerca del bambino, dell’adolescente e dell’uomo che adesso è diventato. Per trovare unità, umane corrispondenze, per proporre un confronto impossibile nel reale, quanto possibile nella letteratura, nel sogno rievocante - si, a dispetto dei rovesci della sorte e della consapevolezza del presente, sempre nel sogno - che cerca comprensione e redenzione. Ed un ritmo meno ossessivo: “ Sai di cosa ho nostalgia? Di quando potevo ancora restare nei binari placido borghesi degli studi, e non curarmi d’un futuro diverso dal sogno più vivido che sia stato mai sognato. Vorrei tornare indietro fino all’estate del 1996, parlare col marmocchio arrogante e paraculetto post-maturità e rubargli dieci minuti. Per ripetere solo una parola: piano. E poi sbottare: vai piano”.
E anche la conclusione, pur di un’opera affatto lineare, non inganni. Nell’ultimo viaggio col suo alter ego, Franchi razionalizza, fa bilanci, si pone le ultime domande: Ha avuto senso il sogno? L’amore per la letteratura? I tanti vissuti e i tanti ricordi? Tutto ciò ha senso? Sembra stanco il nostro, sembra persuaso del fatto di essere un granello di sabbia che, come tanti, giunta la sua ora, verrà spazzato via dal vento. Il sentiero non presenta più ostacoli o ondeggiamenti: “Da qui in avanti è tutto rettilineo. Le curve sono finite.” Resta una consapevolezza (di Guido ma, come ripeto, non lasciatevi ingannare: sono due facce della stessa medaglia) – “ l’ombra che sempre guida: pretende giustizia, e domanda fede... il traffico ha senso e scrivere non è peccato: soltanto, è un vizio che ammazza”. (p.115) Ma sta pur tranquillo, Franchi. Noi, restituendoti il favore di averci donato queste pagine cosi vive e lucenti, non lo diremo a nessuno.
Ed io conservo - e tu conserva - il segreto e il sogno di.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Gianfranco Franchi (Trieste 1978), ha pubblicato due “laboratori” di poesia: “L’imperfezione-opera III” (2002) e “Ombra della fontana.” (2003). È stato coordinatore di due riviste letterarie indipendenti, “Ouverture” e “Der Wunderwagen”, tra il 1997 e il 2003. Tra il 2003 e il 2006 è stato responsabile del portale di comunicazione e critica letteraria e dello spettacolo “Lankelot.com”, dove ha scritto recensioni di libri, film e dischi e pubblicato racconti. Quindi ha rifondato il sito collettivizzato “Lankelot.eu”. Ha cambiato spesso lavoro. Dal 2005 è redattore di “Vetrine”. Vive a Roma. “Disorder” è la sua prima raccolta di racconti.
Franchi, “Disorder. Unknown pleasures”. Il Foglio Letterario, Piombino 2006. Pref. di Paolo Mascheri.
Commenti
Ecco il mio breve e personale omaggio. Non ho idea se ti ho letto sempre bene, ma spero tu apprezzi. Dove ho preso fischi per fiaschi dimmelo. Mi raccomando.
Anarcosaluti ;)
Fede
Articolo molto personalizzato, ma anche assai ispirato, direi.
Un bell'omaggio.
"Franchi non nasconde le sue emozioni, a volte le ibrida, ma se impari a interiorizzarlo è di una chiarezza disarmante": appunto, Gf ti si può "squadernare" dinnanzi attraverso i suoi scritti. E ti sorprenderà sempre.
Adesso me la godo con calma, finalmente:).
"l?apologia no, non è nelle mie corde e non sarebbe giusta; credo nemmeno apprezzata dal mio caro amico e compagno di avventura nel mondo dell?utopia" > - l'apologia del franchismo è sostanzialmente uno dei reati prossimi venturi ;).
"Imparerete ad amare anche voi questo incedere sincopato e disorientante, frutto di un?anima letteraria che si libera senza briglia alcuna sul foglio bianco. Non è uno stile pensato o ragionato, è libero realmente: anarchico". > splendida osservazione. Mi ingentilisce e mi onora. Grazie davvero. Le osservazioni sulla scrittura sono sempre eccezionalmente complesse e coraggiose. Queste sono molto empatiche. Merci.
"(...) da De Gregori ai Verve, fino agli amicissimi Zoa, è facile riscontrare come la musica sia veramente la colonna sonora della sua letteratura ? della sua esistenza" > vero. E plaudo alla prima segnalazione del nome dei vecchi Zoa, che vengono citati direttamente e indirettamente in ben due casi;). Piccolo omaggio a Fabione e agli altri, che più volte ci siamo goduti dal vivo.
"Sono un bambino che non invecchia e non trova pace?. > altro passo che avresti capito più degli altri. Come è avvenuto. Splendido.
Il segreto e il sogno di vivono e scintillano in eterno.
Ave amice.
"Il segreto e il sogno di vivono e scintillano in eterno".
Mai avuto dubbi. grazie a te del dono della tua prima creatura. E di aver apprezzato il mio personale modo di leggerti. Cercherò di diffonderla solo dove avranno animo e sensibilita per capirla.
Spirito e fedeltà della tua amicizia mi onorano.
Cura ut valeas.
Onorato io, dal primo giorno, come ho segnalato anche qui.
Bella lettura, Léon. Mi piace questo passo: "Disorder è un viaggio senza meta lineare - percorsi autobiografici divisi in storie brevi che cercano unità - , se non intima, personale, destrutturate, empatica; condivisibile e comprensibile dalle anime inquiete ? dagli spiriti solitari". Ah. Adesso ho capito perché mi è piaciuto :)!
Grazie, Ilde. Davvero. E grazie anche a Marina. Credo che Disorder contenga parecchi registri narrativi capaci di fornire molteplici appigli per scriverci su. Ispirando ognuno secondo la propria sensibilità. Non tutte le opere danno questa opportunità a chi ci scrive su. E non lo dico perchè e scritta da un amico. Lo confermano le recensioni di chi Franco non lo conosce affatto.
?Ha avuto senso il sogno? L?amore per la letteratura? I tanti vissuti e i tanti ricordi? Tutto ciò ha senso? Sembra stanco il nostro, sembra persuaso del fatto di essere un granello di sabbia che, come tanti, giunta la sua ora, verrà spazzato via dal vento?.
Mi piace molto, Federico, questo tuo domandarti se?, perché tu, e tutti noi, sappiamo che il suo sogno è sempre vivo, che l'amore per la letteratura, insieme a quello per la musica, sarà una delle costanti della sua vita.
?Ma sta pur tranquillo, Franchi. Noi, restituendoti il favore di averci donato queste pagine cosi vive e lucenti, non lo diremo a nessuno?.
Splendida rec. Grazie, Raffaella
Grazie a te Raffaella, mi fa particolarmente piacere il fatto che tu apprezzi. Le domande che si pone Gianfranco ce le poniamo un po'tutti qui dentro, ed è anche per questo che abbiamo accolto queste storie brevi - al di là dell'amicizia e del giusto tributo al suo talento - come se ci riguardassero da vicino.
Romani bastardi. Voi e le vostre (s)fortune. (Non c'è bisogno di non dirlo, anche se lo dici in pochi t'ascolteranno). Sto Franchi qua hanno tutti avuto il desiderio di odiarlo, chi più o meno inconsciamente. Non dovremmo mica chiamarlo Babbo?
Babbo Franchi? Naaaa, mi sa di Babbo natale. E poi non ho mai avuto complessi edidipici;)
Edipici!
Mai mai? :)
Non mi pare... mo me stai a mette dubbi. Seppure fosse niente che assomigli al trauma del piccolo Hans :)
Io ho avuto il complesso di Hansel e Gretel. Infatti ho gettato mia nonna giù da una rupe. Ma questa è un'altra storia.
Eh, si. Decisamente diversa dalla storia del piccolo Hans. Per certi versi, ancora più inquietante (un complesso edipico che cerca nella generazione dei nonni e non dei padri!) :)
Ai posteri l'ardua sentenza. Vedi che succede a fidarsi dei giovani? (non a caso i figli l'hanno spellato vivo). Ora basta, petto in fuori, mento in alto e occhi socchiusi alla Gianfranco che in foto guarda sempre altrove: si torni al libro. :)
:). Insegna mastro Milan Kundera: "La vita è altrove".
Mi sono trovato a rileggere queste mie riflessioni su Disorder, a quasi un anno di distanza. E ammetto che ho molta voglia di leggere "Pagano", volutamente atteso in copia cartacea per trovare la magia totale e intima che la lettura - come solo poche altre cose - riesce a donare. Ne ho sincera voglia perchè presento qualcosa di realmente "nuovo", in cui specchiarsi e trovare identificazione. Ma non solo, immagino di trovare, come in Disorder, qualche motivo di conflitto con il mio spirito, con il mio ego, con il mio pensiero. Spero - uscendo dagli auspici di carattere personale - e credo che Pagano, molto più di Disorder, riesca ad essere fonte di dibattito acceso non solo nel nostro bel sito ma in larga parte del web. Una sfida, si, una sfida, a tutto ciò che non ci piace e che va combattuto. Una sfida che ti vedrà alfiere non solo di questa comunità, ma di tanti altri che ancora non ti conoscono. Insomma, un libro importante: un'arma, questo è ciò che spero diventerà.
Pertanto, sono in attesa...
Mi unisco a questi splendidi auspici. E credo tu abbia indovinato dove andremo. Pagano è a tutti gli effetti un'arma:). Servirà, e servirà essere pronti a combattere; perché probabilmente sarà un libro aggredito, particolarmente sulla sponda veteromarxista. Le ragioni si chiariranno sfogliandolo:). Intanto grazie di cuore. Davvero.
26 - Del resto, sappi che ti fai portavoce di tanti. é un onere, ma anche un onore. Grazie di cuore a te, per ciò che qui hai creato e che andrai, son sicuro - nel tempo - a fortificare.
Onore mio, e onore averti tra noi, da anni, in prima linea, con intelligenza e determinazione, pazienza e apertura mentale.
Avanti così. Molte cose potranno essere create durante questo nuovo anno. Molto è stato seminato. Qualcosa germoglierà. Grazie a te.
Ah, a proposito, complimenti per il titolo scelto: è una dichiarazione di battaglia già quello. Ok, basta coi reciproci attestati di stima, o come disse una volta Epic nel vecchio forum, si rischia di sembrare personaggi tarantiniani;)
;).
Guarda, Federico, dopo aver letto Pagano (me lo sono fatto inviare in file e me l'ha stampato mio marito in ufficio, pure io preferisco il cartaceo alla lettura su video per i testi lunghi) ho giusto scritto a Gf, tra le altre osservazioni, che tu mi sembravi una delle persone più adatte a recensirlo. Io non so se sarò in grado, stavolta. Ti piacerà di sicuro.
Caro Gianfranco,
sto partendo da Hatyai e non faccio in tempo a scriverti con questo apparecchio scassatino e di esasperante lentezza perche' desidero intervenire sulla Resistenza e ho solo 20 minuti. Ma intanto i miei complimenti e a prestissimo, con piu' calma sul tuo Disorder che mi e' parso fin dal momento che l'ho ricevuto di grande interesse e novita'.
Un abbraccio
Luciano
Grazie carissimo:).
Sulla Resistenza attendo volentieri ogni tuo intervento; peraltro ti anticipo che "Pagano", il nuovo libro, non è estraneo a oneste polemiche nei confronti del periodo 43-45. Ancora un mesetto e poi lo avremo a disposizione, spero e credo.
un abbraccio e buon viaggio
31 - Grazie della fiducia, Marina. Questo fatto aumenta la mia curiosità. Sicuramente ne scriverò dopo la lettura, ne sono certo;)
ripartendo da lontano.
sorridendo.
cercando immagini per riempire cornici vuote, è saltata fuori l'idea, oltre confine, di inserire una foto di Gianfranco.
non certo quella della Roma.
all'ingresso.
(anche per coloro che magari vogliono giocare a freccette)
ahah:))).
Grazie caro. Finalmente ho espatriato!
scrivo qui, perchè è uno spunto: hai notato come il mondo letterario si stia scannando riguardo al saggio (??????) di Wu Ming sul New Italian Epic?
tutto questo mi fa sorridere.
Sai cosa... era un saggio ludico, indegno di dibattito culturale; un'operazione di marketing alternativo, un giocattolo di una corrente di ex (?) comunisti, artisti e intellettuali, che pubblicano per Berlusconi. Così fanno il loro gioco, ne parlano.
Lasciamoli giocare da soli, dico io, l'alternativo rimane il loro papà...
e soprattutto hanno un tono sempre polemico-aggressivo nelle risposte. Avevo posto delle criticità tempo fa sul libro di Wu Ming 1 su Lawrence d'Arabia e le risposte tendevano sempre a darmi del coglione.
Classico quando parli di un dogma a un dogmatico.
E' gente con cui non intendo mescolarmi, e spero manchino del tutto anche le occasioni di dibattito, in futuro. C'è una glaciale freddezza nelle loro azioni politiche ed estetiche, e una costante percezione di artificiosità e di "roba studiata a tavolino".
Non per me.:)