Crimea di guerra
Sono molti gli olocausti del Novecento che ancora non hanno ottenuto giustizia e soprattutto visibilità da parte di una storiografia distratta e parziale. Tra questi ci sono anche i crimini del comunismo, sui quali non è stata fatta ancora luce completa. Forse pochi sanno che durante il periodo stalinista furono deportati e sterminati in Crimea migliaia di italiani.
Non è mai troppo tardi per la verità. Giulia Giacchetti Boico e Giulio Vignoli dedicano un libro intero a questa pagina di storia completamente ignorata. L’olocausto sconosciuto. Lo sterminio degli italiani in Crimea (Edizioni Settimo Sigillo, pagine 90, 13 euro) racconta attraverso le testimonianze dei sopravvissuti il dramma vissuto dai nostri connazionali in Crimea.
Nel 1830 e nel 1870 giungono in Crimea, precisamente nel territorio di Kerc, allettati dalle promesse di buoni guadagni e dal miraggio di fertili terre vergini, due flussi migratori dall’Italia.
La storia di questa piccola comunità viene a intrecciarsi con la complessa tragedia del comunismo e svolge un ruolo nei variegati rapporti politici e diplomatici fra Italia fascista e Unione Sovietica.
Gli italiani di Crimea, loro malgrado, vengono a costituire un tassello, una tessera dl sanguinoso mosaico comunista, recitano una parte nel dramma dei popoli perseguitati e sterminati dalla follia criminale dello stalinismo.
Durante le purghe e le repressioni del periodo 1933-37 molti italiani , accusati di essere spie, furono arrestati, torturati e poi fucilati, altri mandati nei lager dove morirono di stenti. Sorte che capitò a molti membri della minoranza italiana in Crimea.
Quattro fratelli della nonna di Giulia Borico – uno degli autori di questo libro - furono arrestati, due furono fucilati e uno scomparve nei gulag della Siberia.
Tutti gli italiani, giunti nei luoghi di deportazione, furono sempre sotto la sorveglianza speciale del NKVD. Il racconto è arricchito da importantissimi documenti inediti e testimonianze sulla deportazione. Le parole agghiaccianti dei testimoni giungono lontano da un passato disumano e chiedono ancora oggi giustizia. Giungono da lontano le voci, le implorazioni strazianti dei superstiti al genocidio.
Bartolomeo Evangelista, nel suo ricordo, parla della disperazione dei deportati e della crudeltà dei loro aguzzini. "Nei primi giorni del marzo 1944, capitai in un gruppo di deportati che veniva inviato a tappe al Nord. Lungo la strada ci davano 130 grammi di pesce salato 100 grammi di fette di pane secco al giorno. Al posto dell’acqua davano tre secchi di neve per vagone. Successe che per tre giorni non dettero nulla ai detenuti. Nel vagone c’erano settanta persone. Nella disperazione, la gente si gettò sulle inferriate che la separavano dalla scorta, ed iniziò a scuotere il vagone".
Anche i ricordi di Angela Casinelli, un’altra sopravvissuta, gelano il sangue. Nell’universo concentrazionario si moriva di tifo, malattie, e per le offese subite. Agli italiani erano state tolte le case, gli averi la dignità. In seguito caricati su vagoni bestiame erano stati mandati a morire. Sul loro documento d’ identità la polizia di Stalin scrisse che erano deportati speciali.
Nel Terzo Millennio, che celebra gli olocausti e il terrore ideologico del secolo breve, la deportazione e lo sterminio comunista della minoranza italiana in Crimea è ancora per molti un crimine sconosciuto. Il governo di Ucraina e il governo della Repubblica autonoma di Crimea non riconoscono la deportazione degli italiani, affermando che manca la documentazione.
Gli autori denunciano che è inammissibile che ci si trinceri ancora dietro pretesti e sofismi . Esistono le testimonianze dei superstiti che non possono essere considerati tutti bugiardi.
Boico e Vignoli chiedono un intervento tempestivo del governo italiano presso quello ucraino sul riconoscimento della deportazione degli italiani. È riconosciuta la deportazione dei Tartari, dei Tedeschi,dei Bulgari, degli Armeni.Quella degli Italiani giace nell’oblio.
Il comunismo è morto e sepolto, ma a esso sopravvivono i suoi uomini e i suoi metodi.
BREVI NOTE
Giulia Giacchetti Boico e Giulio Vignoli, Lo sterminio degli italiani in Crimea (Edizioni Settimo Sigillo, pagine 90, 13 euro) 978-88-6148-049-0
Nicola Vacca
(articolo pubblicato il 9 aprile 2009 su Linea quotidiano)
Commenti
http://www.monarchia.it/libreria_crimea.html per altra lettura.
NEO NICK!
(grazie ancora per il pezzo, caro Nicola)
"Forse pochi sanno che durante il periodo stalinista furono deportati e sterminati in Crimea migliaia di italiani"
> Direi che è la prima notizia enorme sul tema, per quanto mi riguarda. Deportazione e sterminio?
"Durante le purghe e le repressioni del periodo 1933-37 molti italiani , accusati di essere spie, furono arrestati, torturati e poi fucilati, altri mandati nei lager dove morirono di stenti. Sorte che capitò a molti membri della minoranza italiana in Crimea.
Quattro fratelli della nonna di Giulia Borico ? uno degli autori di questo libro - furono arrestati, due furono fucilati e uno scomparve nei gulag della Siberia."
> Non ne sapevo niente, caro Nicola. Ottimo contributo. Continuo a leggere.
"Il governo di Ucraina e il governo della Repubblica autonoma di Crimea non riconoscono la deportazione degli italiani, affermando che manca la documentazione."
> Atroce.
"Boico e Vignoli chiedono un intervento tempestivo del governo italiano presso quello ucraino sul riconoscimento della deportazione degli italiani. È riconosciuta la deportazione dei Tartari, dei Tedeschi,dei Bulgari, degli Armeni."
> Mi unisco alla tua richiesta - e a quella degli autori - di chiarezza, giustizia e coraggio. Il comunismo è morto, è ora che vengano a galla tutte le malefatte degli assassini rossi. Più sono nascoste, meglio è. Che parlino alla coscienza dei loro ultimi alfieri.
copertina!
copertina!