Orwell George

La fattoria degli animali

Autore: 
Orwell George

 “La viltà intellettuale è il peggior nemico che uno scrittore o un giornalista debba affrontare”, così dichiarava George Orwell nella sua “Libertà di stampa” stesa come prefazione a “La Fattoria degli Animali”, opera scritta nel 1945 con l’intento di svegliare l’intellighénzia inglese dal torpore di quegli anni e di affermare la propria libertà intesa anche come “diritto di dire alla gente ciò che essa non vuol sentire”. In quest’ottica di denuncia si inserisce, dunque, la dura condanna dello stalinismo da parte dello scrittore inglese che, in barba all’alleanza anglo-russa, non rinuncia a sottolineare la propria avversione nei confronti dei regimi totalitari sovietici, senza conformarsi all’ammirazione incondizionata per l’URSS richiesta dall’ortodossia prevalente, in grado di annullare il senso critico degli intellettuali e rendendoli capaci di una cieca lealtà verso la Russia difesa da un’assurda quanto paradossale autocensura.

In linea con la tradizione libellistica inglese, che aveva raggiunto il suo apice con Swift, quindi, la prosa di Orwell, felice connubio tra reportage giornalistico, documentario autobiografico e polemica politica, tocca, all’interno di quest’opera, un’armonia particolarmente evidente che si palesa mediante l’uso di un linguaggio immediato e preciso.
Condotta nello stile di una favola esopica, infatti, “La Fattoria degli Animali”, risponde pienamente alla visione del rapporto società/scrittore inteso dall’autore e riesce, al tempo stesso, a catturare il lettore attraverso il ritmo incalzante e l’acuta identificazione degli animali con i personaggi politici del tempo. Identificazione per effetto della quale il crudele padrone, il signor Jones, diventa simbolo del capitalismo, Clarinetto impersona la propaganda di partito, Palla di Neve e Napoleon richiamano le figure di Trotzkij e di Stalin, mentre gli animali rappresentano la classe operaia, massa inconsapevole ed alienata dalla propria dimensione reale, alla mercé di una minoranza intellettuale (i maiali) capace di strumentalizzarla servendosi dell’ideologia.
In maniera semplice, ma quanto mai efficace, quindi, Orwell riesce a dare un preciso quadro della Russia di quegli anni, palesando mediante una metafora come, quando una rivoluzione nasca solamente da una minoranza, prima cioè che il popolo abbia raggiunto un livello di conoscenza e di cultura tale da potersi autogestire, non ci possa essere una vera libertà, ma ancora un rapporto di dipendenza. Dimostrando, per giunta, anche quanto la libertà sia in strettissima relazione con lo sviluppo intellettuale, illustrato, quest’ultimo, nei suoi più svariati livelli all’interno della fattoria, attraverso i comportamenti emblematici degli animali protagonisti.
Si va dalla completa ottusità delle pecore pronte a ripetere meccanicamente gli slogan di Clarinetto e continuamente capaci di irrompere nel loro “quattro zampe buono, due zampe cattivo” (poi trasformatosi in “quattro zampe buono, due zampe meglio”), per passare al fedelissimo cavallo Gondrano, simbolo del sacrificio di sé in nome della collettività, sino ad arrivare a Benjamin, l’asino che non ride mai, osservatore distaccato e disincantato degli eventi, dietro il quale non è difficile scorgere il volto dello stesso autore.
Tutto a testimonianza del fatto che “cambiare un’ortodossia non costituisce necessariamente un progresso” e così gli animali, prima sottomessi a Jones, si trovano a subire la guida despota dei maiali, che finiscono col trasformare i sette comandamenti, perno della rivoluzione, in un’unica legge dal sapore amaro: TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI, MA ALCUNI ANIMALI SONO PIÙ UGUALI DEGLI ALTRI.
Emblematica in tal senso, quindi, risulta l’ultima immagine del romanzo che vede gli animali della fattoria osservare i maiali intenti a banchettare con gli uomini, incapaci di scorgere alcuna differenza tra gli uni e gli altri….
In definitiva, Orwell ci consegna un vero e proprio piccolo capolavoro, un libro coraggioso in cui non è difficile riconoscere il suo amore per la libertà e la giustizia, unito ad una profonda etica che non conobbe mai compromessi e che lo spinse a portare a termine quella che lui stesso definisce “l’opera in cui tentò, con piena consapevolezza di quello che stava facendo, di fondere fini politici e fini artistici in un unico complesso”, senza cedere alla preannunciata stroncatura da parte della censura che ne permise la pubblicazione solo nel 1947.      


 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
George Orwell, “La fattoria degli animali”, Mondadori, Milano, 2001. Traduzione di Bruno Tasso. 
 
George Orwell, nato con il nome di Eric Arthur Blair a Motihari (Bengala) nel 1903, studiò con una borsa di studio ad Eton, circondato dallo snobismo dei compagni. Decise di non proseguire gli studi e nel 1921 si recò a Burma, dove per cinque anni si mise al servizio della polizia imperiale indiana. Questa presa di contatto diretto con l'imperialismo lo riempì di indignazione e lasciò la Birmania per Parigi prima e Londra poi (1927). Il suo idealismo politico lo portò verso il socialismo che lo condusse in Spagna (1936) a combattere nelle file lealiste contro Franco. Morì nel 1950, per tubercolosi, in un ospedale di Londra.
 
Approfondimento in rete:


 
Angela Migliore 
Originariamente apparso su Lankelot.com
ISBN/EAN: 
9788804492528

Commenti

"in barba all?alleanza anglo-russa, non rinuncia a sottolineare la propria avversione nei confronti dei regimi totalitari sovietici, senza conformarsi all?ammirazione incondizionata per l?URSS richiesta dall?ortodossia prevalente, in grado di annullare il senso critico degli intellettuali e rendendoli capaci di una cieca lealtà verso la Russia difesa da un?assurda quanto paradossale autocensura".

E andiamo. Molto chiaro, molto condivisibile. Applaudo.

"Grondano" > ocio: Gondrano

"senza cedere alla preannunciata stroncatura da parte della censura che ne permise la pubblicazione solo nel 1947".

> e questo è un elemento che non smette di farmi pensare. Da anni.

A me fa pensare anche la spietata traduzione. Perché il cavallo Boxer è diventato Gondrano? Perde tutto il suo significato storico.

3 > Correzione al volo. Stasera son distrutta causa 

tamponamento con auto, ammaccature varie, colpo di frusta ecc ecc.  Torno poi a leggere meglio e a rispondere ai commenti. Intanto grazie.

 

(che è successo? come stai?)

Angela, attenta! Diffidare dei tamponamenti. L'anno scorso sono stata quasi due mesi ingessata al torace e braccio destro per una cosa del genere, forse più violenta, naturalmente. Sono guarita perfettamente e ho ripreso a guidare da subito.
Per il 'colpo di frusta' consigliano la fisoterapia...
Ti abbraccio

Raffaella

Sto bene, un po' strapazzata, ma sto bene. Un' imbecille, non s'è accorta che ero ferma in coda dietro un'auto che aveva appena frenato e mi ha tamponata. Un sandwich in pratica. Cinque giorni di prognosi. Vabbè... Grazie per il pensiero.

5 > In lingua originale il cavallo aveva altro nome?

" libertà intesa anche come ?diritto di dire alla gente ciò che essa non vuol sentire?."
Grandissima lezione.
Quanto all'incidente, con Raffaella confermo, non minimizzare e allunga pure il periodo di riposo se ritieni. Io purtroppo da un tamponamento sciocco subito ormai 4 anni fa non sono più guarita...
Courage!

intanto auguri (per l'incidente). Poi direi la pagina è inccepibile anche se. Il libro in questione è spesso "schematico" e quindi rischia il didascalico. Lo salva e lo rende appetibile l'ironia misurata e sagace che trapela dd ogni pagina seppur il tema è scottante.

D'accordissimo con te quando scrivi: "Lo salva e lo rende appetibile l?ironia misurata e sagace che trapela dd ogni pagina seppur il tema è scottante".
(grazie per gli auguri, ora sto decisamente meglio)

mi rallegro per la salute ritornante :-)