Il saggio di Gentile propone un’interpretazione poco consueta del fascismo visto come esperimento totalitario messo in atto da un partito milizia, il quale, per imporre il primato della politica su ogni altro aspetto della vita individuale e collettiva, tese ad estirpare, sin dalle radici, la democrazia liberale dalle istituzioni e dalla cultura del nostro paese.
Frutto di ricerche sull’ideologia e strutture organizzative del fascismo, il libro si compone di due parti complementari: lo scopo è offrire al lettore un possibile equilibrio fra la discussione storiografica e l’indagine storica.
La prima parte presenta una rassegna delle interpretazioni in merito alla natura e alla storia del partito fascista a partire dai contemporanei (a mio avviso le pagine meno interessanti); nella seconda viene ricostruita la fisionomia peculiare del totalitarismo fascista nel suo sviluppo storico, con una analisi puntuale degli statuti del PNF, a partire dal 1927 e dalla famosa circolare, 7 gennaio Ministero degli Interni, sul ruolo dei Prefetti nei confronti dei gerarchi.
Un dilemma rimase insoluto per tutto il ventennio: doveva prevalere lo Stato nei confronti del partito o viceversa?
L’obiettivo del volume è chiaro: dare un contributo innovativo alla storiografia sul partito e sul regime fascista.
Da notare che gli stessi studi di De Felice si sono rivolti, più che sul fascismo in quanto tale, su Mussolini e hanno affrontato solo parzialmente i temi che vengono trattati ne “La via italiana al totalitarismo”: il rapporto fra partito e Stato, il “partito milizia”, il “cesarismo totalitario”, con un continuo oscillare, durante il ventennio, fra la posizione appunto totalitaria di uno Starace e la posizione conservatrice ed autoritaria di un Federzoni, con Mussolini nelle vesti di eterno mediatore.
Esperimento totalitario che – evidentemente - non raggiunse affatto la compiutezza vista nella Germania nazista e nella Russia staliniana.
Un regime perciò perennemente in bilico fra autoritarismo conservatore ed aspirazioni totalitarie volte alla completa fascistizzazione delle masse.
Entrando più nel dettaglio, credo che questa sia stata la prima ricerca, basata su carte inedite dell’ufficio Studi e legislazione e carte dall’archivio personale, che abbia approfondito il tentativo totalitario di Adelchi Serena, segretario del PNF dal 1940, seguito alla fallimentare gestione di Ettore Muti.
Quelli che vengono analizzati sono appunto gli obiettivi che Serena si prefigurava, prima delle brusche dimissioni giunte a seguito dell’alterco con Tassinari, il ministro dell’Agricoltura.
Non viene presa in considerazione invece la vicenda umana dell’ex segretario che pure è di grande interesse e semi-sconosciuta: il suo rifiuto aderire alla Repubblica Sociale, la sua probabile attività partigiana antitedesca sotto il nome di Alberto Scerni.
A fronte di una storiografia che in merito al Partito Nazional-socialista e al Partito Bolscevico è piuttosto ricca di titoli, “La via italiana al totalitarismo” si inserisce invece in un settore di studi, quello sul PNF, estremamente debole, scarso, con una bibliografia pressoché limitata alla letteratura di regime e alla storiografia marxista, condizionata oltretutto dalla sua visione classista.
Senza entrare nel merito di questa interpretazione, a fronte di evidenti tentativi di revisionismo da parte dei nuovi cantori della destra targata Arcore, possiamo però rilevare come non pochi storici di estrazione marxiana abbiano fatto parziale rettifica di precedenti ed azzardate affermazioni.
Ora: “effettivamente, col tempo ed ulteriori ricerche ho cambiato idea e posso dire ora che durante il ventennio il regime ha avuto un notevole consenso........”.
Ammissioni quanto meno tardive.
Come al solito l’analisi storica viene influenzata dall’attualità: tanto per rilevare la serietà dei nostri studiosi.
In questo senso mi pare invece che l’opera di Gentile abbia un approccio sufficientemente scientifico ed oggettivo, lontano sia da interessati e rozzi revisionismi della nuova destra istituzionale, sia dalle bufale degli storici marxisti, proprio quelli che ci raccontavano la favola di un’Italia fatta da maggioranza silenziosa di antifascisti: l’autore esprime la sua personale tesi, una volta tanto originale e basata su dati certi.
Il linguaggio sufficientemente chiaro e scorrevole rende l’opera potabile anche ai non esperti.
Emilio Gentile – La via italiana al totalitarismo- 2002 Carocci (prima ed. 1995)- pag. 322
euro 21,90
Nel 2008 è uscita una nuova edizione, sempre per Carocci, con tre nuovi capitoli quale ampliamento dell'analisi storica e teorica dell'esperimento totalitario fascista e del totalitarismo in generale.
Recensione già pubblicata nell’aprile 2003 su ciao.it e qui parzialmente modificata
Commenti
LUPO!
Come al solito la formattazione lascia a desiderare. Eppure ormai col non sono poi così imbranato. Vabbè!!!
"A fronte di una storiografia che in merito al Partito Nazional-socialista e al Partito Bolscevico è piuttosto ricca di titoli, ?La via italiana al totalitarismo? si inserisce invece in un settore di studi, quello sul PNF, estremamente debole, scarso, con una bibliografia pressoché limitata alla letteratura di regime e alla storiografia marxista, condizionata oltretutto dalla sua visione classista".
Non è affatto scarso, solo che non è stato distribuito come doveva. Molte case editrici sono di nicchia, e hanno prodotto studi amplissimi e ben documentati. Alcuni testi si trovano solo in librerie di aerea. Ti dirò, nella grande distribuzione circolano i peggiori. Nella mia biblioteca ho almeno 150 libri sul Fascismo, di cui una buona metà entrano nei temi affrontati qui da Gentile. Quindi, ai voglia a leggere se vuoi. basta solo cercare.
"Senza entrare nel merito di questa interpretazione, a fronte di evidenti tentativi di revisionismo da parte dei nuovi cantori della destra targata Arcore".
Quali sarebbero queste interpretazioni targate Arcore, con tentativi di revisionismo? Mai sentite. A che ti riferisci? Ed io sono ferratissimo su tutto ciò che esce sul tema, o anche solo dichiarazioni che lo riguardano. Magari Arcore si fosse preoccupata di revisionare i libri di storia. Io ci spero, ma per adesso nulla.
"In questo senso mi pare invece che l?opera di Gentile abbia un approccio sufficientemente scientifico ed oggettivo, lontano sia da interessati e rozzi revisionismi della nuova destra".
Ancora? Qual'è sta nuova destra? ma sta in Italia? e di che revisionismi parli. Addirittura rozzi? Che dicono che dicono? dicci, qui non ne sa niente nessuno. é uno scoop il tuo. ma dammi tutti i riferimenti, cosi vado a verificare.
1)non è mia abitudine rispondere a domande retoriche, ma farò parziale eccezione:
2)Non so davvero cosa succederebbe se qui qualcuno azzardasse una recensione su un libro di Claudio Pavone o di Salvatore Lupo, i primi che mi vengono in mente.
Una sincope?
"Come al solito l?analisi storica viene influenzata dall?attualità: tanto per rilevare la serietà dei nostri studiosi.".
E viceversa potevo aggiungere che i nostri politici la usano ai loro fini. Ovviamente.
I "revisionismi" politici li intendo semplicemente come una comoda cortina fumogena, il più delle volte spiattellata in ambito giornalistico, vuoi per usare la storia a fini di polemica partitica, vuoi per esimersi da analisi più profonde e ben più autocritiche (ma so bene che per i Leon non ci dovrebbe essere alcuna autocritica ma solo orgoglio della propria identità).
Per nuova "destra" altrettanto ovviamente intendo proprio quella di Arcore. E' evidente che quei valori fondanti della cosidetta prima repubblica, per voi disvalori, non hanno nulla a che fare con la cultura di questa nuova destra. E questo sicuramente potrà farvi piacere.
Altro da dire?
Si ci sarebbe, pure troppo.
Ma non voglio causare problemi di pressione arteriosa.
"Magari Arcore si fosse preoccupata di revisionare i libri di storia. Io ci spero, ma per adesso nulla."
Pensare che un governo, magari un partito, si dedichi a "revisionare" i libri di storia, mi pare un'autentica bestialità.
Magari una revisione per decreto.
La verità storica per legge.
Qualcosa di già visto, ma i frutti non sono stati strepitosi.
Vabbè.
6 - Hai scritto delle inesattezze e mi rispondi in questo modo? Cosa c'entrano Pavone e Lupo. Tu non conosci opere d'analisi sul fascismo altrimenti non faresti affermazioni come quella che ho virgolettato. E ancora non m'hai detto quali sono sti revisionismi di Arcore, che di fatto non s'è mai occupata di Fascismo. Giuro che non ho capito nulla, come al solito io ti domando una cosa e tu rispondi su altro. Perchè non sai cosa rispondere. é francamente imbarazzante.
E comunque, un consiglio. Che vale per Lupo come per chiunque altro si lanci in affermazioni a dir poco avventurose. Scrivete sempre e solo di quel che conoscete bene, almeno qui su Lankelot. Altrimenti lasciate perdere.
Inesattezze in merito alle pubblicazioni sulla struttura del PNF? Bene, vorrà dire che c'è una bibliografia ignota anche a chi ho avuto come prof (questo era un testo di un corso di laurea e ne ho parlato abbondantemente col docente).
Capita e mi dispiace; ammesso sia proprio così.
Se si ha un minimo di conoscenza delle recenti polemiche politiche e giornalistiche si conoscono anche i "revisionismi di Arcore" (espressione che ho ammesso essere impropria, se si vuol leggere sopra).
Ma a volte si fanno domande per non avere risposte; non è che si domandi una cosa e si risponda altro.
"Perchè non sai cosa rispondere. é francamente imbarazzante."
1) quando qualcuno, io o altri, azzardano qualcosa sul fascismo, Dio ce ne scampi e liberi: arriva Leon (Degrelle) e ci bacchetta inferocito per lesa maestà. E vabbè. Ormai è la regola quando si sfiora l'argomento fascismo.
2) Se c'è una cosa imbarazzante non è discutere o contestare eventuali inesattezze (come quelle di chi non conosce o fa finta di non conoscere la recente cronaca politica e l'uso politico della storia)
E' imbarazzante dover replicare ogni volta ad affermazioni a dir poco "aggressive" e - a volte - pure offensive.
Per me nessun problema replicare a tono, ma siamo su lankelot e non su di un semplice forum dove dare la stura senza remore.
Il che - appunto - lo trovo "imbarazzante".
10 - Continui a non rispondere. Giudicheranno i lettori chi scrive cose imbarazzanti tra noi due. Addirittura aggressive, Lupo? Dai, non sei un bimbo di 10 anni. Ti ripeto, i revisionismi di Arcore sono una tua totale invenzione. Quali sarebbero? Su cosa? Che dicono? Che l'Italia fascista ha vinto la guerra o cosa? Che Mussolini era democristiano? Dicci dicci siamo curiosi.
E comunque tesi o non tesi, se uno non conosce le fonti a cui attingere può scrivere pure testi sacri, ma il loro valore resta trascurabile. Ti faccio qualche nome: Enzo Erra, Giorgio Pisanò, Adriano Romualdi, Aldo Grandi, Mario tedeschi, Giano Accame, Tarmo Kunnas per citarni alcuni. Mai sentiti nominare? Hanno scritto molto e bene sul fascismo.
Ma va? Strano ma vero: si sentiti nominare, in particolare il Pisanò di fascismo e liberà (un partitone).
Tant'è caro Leon (Degrelle) una cosa giusta l'hai detta.
Giudicheranno i lettori, sia sulla recensione, sia sui commenti conseguenti (anche sull'auspicio che un governo possa revisionare dei testi di storia).
Devi anche sapere che certi toni "ironici", non mi imbarazzano proprio: i miei 10 anni sono alle spalle. (ecco una seconda cosa giusta che è stata detta).
12 - Be se li hai sentiti nominare e non li hai letti conta ben poco. Per fare un'affermazione come: ?A fronte di una storiografia che in merito al Partito Nazional-socialista e al Partito Bolscevico è piuttosto ricca di titoli, ?La via italiana al totalitarismo? si inserisce invece in un settore di studi, quello sul PNF, estremamente debole, scarso, con una bibliografia pressoché limitata alla letteratura di regime e alla storiografia marxista, condizionata oltretutto dalla sua visione classista?, bisogna aver letto tutto l'essenziale o quasi. E quindi almeno una ventina di autori che non hai mai letto. Per questo non si può scrivere quello che hai scritto. E sempre per questo era doveroso che segnalassi la macroscopica inesattezza.
E comunque, di questo revisionismo di Arcore ancora non c'hai detto nulla, siamo sinceramente curiosi di sapere di che parla.
Per il resto Homo Lupus, non ho dubbi su come giudicheranno i lettori attenti questa nostra discussione e, alla luce di questa, il tuo pezzo pieno di insesattezze e rivelazioni che conosci solo tu.
Si certo giudicheranno quanto possa essere "pieno" di inesattezze.
Anzi se ribeccherò il mio prof. gli parlerò di un Leon (Degrelle) che mi ha bacchettato indignato. E' persona disponibile, magari sarà pure disposto a prendere qualche lezione.
E parimenti i lettori giudicheranno sulle "rivelazioni". Magari saranno persone attente alla cronaca politica e qualcosa avranno colto.
Mica è detto non capiscano nulla. Sono fiducioso:)
14 - Parlagli di Léon Degrelle, si, almeno si fa una cultura. Anzi, più che parlargliene - che mi sa che non ne sai gran ché - digli che può cercare i testi tra le edizioni Ar. E comunque, sono sempre molto disponibile a dare indicazioni sulle letture per ciò che riguarda il Fascismo. Può scrivermi alla mail sul mio profilo cosi gli consiglio dei testi. Dico sul serio.
E comunque, prendo atto che non ci vuoi parlare di questo fantomatico revisinismo di Arcore. La voce su wiki non c'è.
Miei ottimi,
voi non ve ne rendete conto ma è una gran cosa che discutiate di certi argomenti. Mi sembra che stiate dando un forte contributo, in termini di opere nominate e questioni aperte, e spero solo non ve ne vogliate:).
Ciò detto. Mi pare l'articoli fili liscio sin qua:
"A fronte di una storiografia che in merito al Partito Nazional-socialista e al Partito Bolscevico è piuttosto ricca di titoli, ?La via italiana al totalitarismo? si inserisce invece in un settore di studi, quello sul PNF, estremamente debole, scarso, con una bibliografia pressoché limitata alla letteratura di regime e alla storiografia marxista, condizionata oltretutto dalla sua visione classista."
> Non ci vedo niente di eccezionalmente polemico, anzi: Lupo sostiene che gli studi pubblicati in merito sono ancora troppo pochi e tendenzialmente partigiani. Si potrebbe addirittura pensare che stia auspicando un'inversione di rotta.
Ora, se Federico può avere la pazienza di schedare parte delle opere che dice, magari proprio con l'aiuto di Lupo o Gens o Drago, tutti saremmo contenti...
"a fronte di evidenti tentativi di revisionismo da parte dei nuovi cantori della destra targata Arcore"
> E' una battuta generica, perché argomentarla è fin troppo facile. Ricordo che sia sul fronte FI, che sul fronte AN - storicamente più attento alla questione - ogni tanto si parla di revisioni; AN lo fa quando parla della questione giuliana e degli esuli e delle foibe, per esempio, o della considerazione dei reduci di Salò (questione pensioni); Berlusca ha fatto delle battute sulla "strategia del confino" di Mussolini, ma anche sulla qualità dei governi Craxi; diciamo che mentre FI è revisionista su Mani Pulite, in primis, e sul fu pentapartito, AN rimane sensibile nei confronti di (parte delle) tematiche classiche del vecchio MSI.
Non mi sembra un'osservazione così polemica...
E in fin dei conti la storia è sempre "revisionista". Grazie al cielo, l'intelligenza è sempre in movimento. A volte, vedi FI, stupidamente; di norma, funzionalmente; altre volte, idealmente, etc.
Ad ogni modo... mi piace proprio tanto quando discutete.
"lontano sia da interessati e rozzi revisionismi della nuova destra, sia dalle bufale degli storici marxisti, proprio quelli che ci raccontavano la favola di un?Italia fatta da maggioranza silenziosa di antifascisti:"
> Per esempio, qui Lupo scrive una cosa importante e dura da digerire per tanti ex comunisti; e cioè che la questione della maggioranza silenziosa antifascista è una favola. Una battuta del genere, che condivido con tutto il cuore - ho letto Pavese, Fenoglio e Meneghello e Berto per arrivare, via letteraria, alle stesse conclusioni - in contesto rosso gli costerebbe contestazioni. Se qui ci fosse ancora un tuo omologo di altro colore - che so, il Campo - avrebbe una reazione simile alla tua, Fede. Idem per le "bufale marxiste".
A me il Lupo m'emoziona:)
Forse, ecco - sai dove si può perfezionare il tiro? "Nuova destra", è un concetto molto stratificato e complesso. E' chiaro che basterebbe aggiungere l'aggettivo "istituzionale" per diventare abbastanza invincibile...
bravo Lupo, e bravo Fede.
16 - 20. Io non ho contestato tutto il pezzo, ma solo alcuni punti. Criticavo Lupo perchè si attiene alla storiografia accademica, sapendo benissimo che sull'argomento è deficitaria. Come lo sono - e lo sanno anche i bambini - i libri di storia. Che per questo andrebbero revisionati (ad esempio, c'è rimasto solo Cossutta che crede che Mussolini sia morto come la storiografia ufficiale sostiene). Si attiene alla storiografia accademica per pigrizia o pregiudizio, e questo è comunque grave se si vogliono fare affermazioni del tipo di quella che anche tu riporti e che mi ha infastidito.Io in più di 250 pezzi su Lankelot non mi sono mai azzardato a scrivere di ciò che non conoscevo, quindi mi dà fastidio che Lupo, e non solo lui - anche il tuo amico Alfredo Erre: anzi lui molto peggio, perché ignorante totale in materia - scrivano di queste cose sull'onda emotiva più che ricercando le fonti.
Lupo deve capire che io non ho niente di personale contro di lui, ma se ogni volta che domando A mi risponde B... be' io sono uno suscettibile, non ci posso far nulla.
Per ciò che riguarda le fonti, qualche nome ve l'ho fatto, andate in rete e cercatevi le opere (ne consiglio al volo due, in questa sede: Le radici del Fascismo di Enzo Erra e Il fascismo immenso e rosso di Giano Accame. Per il fascismo francese, La tentazione fascista di Kunnas). E comunque vi lascio altri nomi: De Risio, Grazioli, Viganò, Buchignani. Ai voglia a trovarne, se uno ha la pazienza e la volontà di farlo.
Ultima cosa: la mia non è una critica al buon Gentile, di cui ho letto l'interessante "Il culto del littorio", ma di certo affermare - come afferma Lupo - che nella sua analisi si esaurisce l'unico punto di vista degno in Italia è francamente risibile oltre che totalmente falso.
Ah, su il revisionismo di Arcore: giuro che questo revisionismo di Arcore mi è ignoto. Ma ci spero a questo punto, visto che mi dite che qualcosa si muove in questo senso. Sono d'accordo con te che la storia è revisionismo continuo, dunque spero che molte cose vengano davvero riviste nei libri di storia. Speriamo in Arcore allora. Mi toccherà tifare per lui se revisiona davvero.
E comunque, Franco. Io non sono Campofreda e lo sai bene. Non ho parrocchie, sono anarchico e dotato di senso critico. Lui è marxista ortodosso, c'è una bella differenza d'approccio e diversa capacità d'acolto e confronto.
Lo so, lo so;)
19. Ecco il fatto che Franchi abbia colto cosa io abbia voluto dire, con la mia lettura (accademica e perciò riferita all'editoria di grande distribuzione) mi fa piacere.
Spunti polemici, come quello della revisione dei libri da parte di autorità governative, ce ne sarebbero parecchi, ma giusto andare per gradi. L'ideale è essere cazzerecci in maniera moderata e costante.
Giusta l'osservazione sulla "nuova destra". Di destre, come di sinistra, in Italia ce ne sono molte e a volte non si specifica abbastanza. "Istituzionale" ci stava bene.
L'inciso su "Arcore" fu motivato al tempo (ma anche oggi) dall'orgia di polemiche pretestuose che mettevano in mezzo l'interpretazione di fatti storici, oltretutto da parte di personaggi che fino ad allora si erano del tutto disinteressati delle citate vicende e non mi sembravano proprio avere il che degli intellettuali ed appassionati. Fino a giungere appunto alla proposta, per me oscena, di una revisione dei libri per intervento governativo. Qualcosa di simile direi accada e sia accaduto in ambito accademico. E difatti il pensiero mi è andato subito alle ultime opere Pansa, dei cui pregi e limiti peraltro ho già parlato abbondantemente.
Una recensione, la mia, che risale al 2003, salvo alcune piccole correzioni, e che pecca di una certa sommarietà: forse anche ad impegnarsi di più non poteva cambiare di molto, sia in relazione al contesto per la quale fu scritta, sia perchè non era neanche giusto fare un semplice riassunto del libro.
Ho semplicemente rilevato quello che al momento mi colpiva di più, sopratutto in repporto alle pubblicazioni "accademiche" di cui avevamo parlato in ambito universitario; e in relazione alle tristissime e strumentali polemiche politiche del tempo (ma - purtroppo - anche di oggi).
Tra l'altro queste poche righe dedicate all'opera di Gentile, a voler leggere bene, le avrei ritenute ben più irritanti agli occhi di lettore o storico marxista.
Io, che comunista e fascista non sono, ho avuto spesso a che fare con diatribe di questo genere: il "bello" è che le rimostranze, sia da destra che da sinistra, spesso viaggiano sugli stessi toni e in relazione alle stesse mie affermazioni.
Vabbè, sopravviveremo lo stesso.
"L?inciso su ?Arcore? fu motivato al tempo (ma anche oggi) dall?orgia di polemiche pretestuose che mettevano in mezzo l?interpretazione di fatti storici, oltretutto da parte di personaggi che fino ad allora si erano del tutto disinteressati delle citate vicende e non mi sembravano proprio avere il che degli intellettuali ed appassionati".
Quali sono questi fatti storici interpretati da Berlusconi, io non me li ricordo. E interpretati come, poi?
"Fino a giungere appunto alla proposta, per me oscena, di una revisione dei libri per intervento governativo".
Perchè oscena? Spiegami. I libri di storia, soprattutto quella contemporanea, sono pieni zeppi di inesattezze e parzialità. Perchè non dovrebbero cambiarli? Farebbero un servizio egregio all'Italia. Il problema è che non lo fanno, non il contrario. Ma io ci spero sempre. Evviva Berlusconi se davvero ha intenzione di farlo. O vorresti negare che i testi di storia scolastica italiana sono ridicoli e pieni di falsità (ti facevo l'esempio della morte di Mussolini - ma potrei portarne a centinaia -, della quale oggi pure i bambini sanno che non è andata come è ancora colpevolmente marchiato a inchiostro sui libri)
Vedi, Federico, il revisionismo di Arcore è revisionismo televisivo, come si fa a parlare di fatti storici a uno come l'uomo di Arcore che taccia di Kapò il cancelliere tedesco e dice che è una battuta, che parla del confino come una gita al mare, e cose del genere.
Parlarne come vorresti tu è parlarne pensando che davvero l'uomo di Arcore ne sia in grado, mentre il suo è un battutarismo revisionario e superficiale.
Grave, a mio avviso, in quanto lo fa da presidente del consiglio, ovvero una delle più alte cariche dello Stato. Questo MI colpisce del nostro attuale capo del governo, la superficialità con cui tratta argomenti come questi. Per cui non credo proprio che avrai da esultare, poiché il suo revisionismo potrà essere solo televisivo, potrà dire, che so, che Mussolini era un bell'uomo, per dire.
Purtroppo sui fatti non lo vedo molto preparato.
E comunque, non ne ha bisogno, Arcore, di essere preparato sui fatti, quando accadono cose come questa:
http://www.asca.it/copertina-PROCESSO_MILLS__IL_LEGALE_CONDANNATO_A_4_AN...
Meglio, credo, sperare di essere governati da qualcuno che, davvero, conosce la storia e non la usa per fare battute.
E finisco qui con Arcore.
Per quanto riguarda la storiografia nella grande distribuzione, e le pubblicazioni minori, la difficoltà, a mio avviso, sta nel fatto che sia oggettivamente difficile recuperare il materiale e censirlo, tra quelli più o meno obbiettivi, per finire a considerare anche, nei libri più faziosi, quegli aspetti che invece non lo sono. Senza dimenticare il fatto che, magari, come scrive anche Lupo nel suo pezzo, certi autori hanno cambiato idea nel corso del tempo per cui, se magari si legge una loro cosa scritta in certi anni, li si troverà faziosi, e forse si escluderà la lettura di lavori posteriori dove, invece, avranno cambiato magari prospettiva nel valutare certe cose.
Detto questo, le mie sono solo considerazioni generali.
Poco tempo da dedicarvi, scusate.
Comunque sia mi pare che sia Branco che Franchi, quest'ultimo più nel dettaglio, abbiano ben sintetizzato il significato di "Arcore".
Anche se è un qualcosa che - purtroppo - in certo qual modo non ha proprio un "significato", se non appunto questo uso a basso cabotaggio di argomenti storici per fini di propaganda partitica. E sicuramente il fatto di edulcorare gli aspetti più controversi del fascismo è detto non per una intima convinzione o consapevolezza di quello che si dice, ma semplicemente per dare un'immagine quanto più "liberale" della propria coalizione. Il che - lo capisco - è in netta contraddizione con le convinzioni dei neofascisti. Insomma, un qualcosa che ha poco a che fare con la "storia" in quanto tale, con i fatti, ma col suo uso politico.
Sul fatto di una revisione "per decreto", francamente non mi sembra ci sia molto da aggiungere. Un qualcosa che si capisce al volo, se è nelle proprie corde.
Si cambiano i libri di storia e si censurano o si "integrano" gli autori secondo il colore del governo in carica? Ripeto: i precedenti ci sono e non sono strepitosi. E oltretutto c'è di mezzo una questione inerente la libertà di stampa, di pensiero (anche quella di sbagliare e di dire cazzate), che non mi pare un dettaglio.
28- 29.
Andrea ma quello che tu riporti non è revisionismo, sono battute. Io quelle nemmeno le consideravo. Quando Lupo parla di revisionismo di Arcore dunque sbaglia, dovrebbe dire le battute del Berlusca. Ma messo cosi non avrebbe senso, nel suo dicorso. Quindi alla fine implicitamente mi date ragione, non si tratta di revisionismo. Il revisionismo è una cosa seria. Le battute le fanno tutti, non solo Berlusconi. Delle battute mi importa sega, per dirla alla Monicelli;)
Ma chi parla di censure, Lupo. Si tratta di correggere le stupidaggini. Per me chi lo fa lo fa non mi interessa, può essere pure un comunista basta che non scrivano le cavolate che troviamo oggi nei testi scolastici. Solo che ci vuole volontà politica, e se il Pdl la dovesse avere ne sarei più che felice. Per ora non vedo nulla in questo senso da parte del Pdl, purtroppo.
La libertà di dire cazzate? Non sui libri di storia Lupo, sui libri di storia che leggono i ragazzi a scuola è grave sparare cazzate. E poi lo sappiamo tutti perché le hanno sparate cosi grosse. Il tempo di cambiare e ripristinare la verità è arrivato, a più di 60 anni da quei fatti.
anche qualcosa di più di semplici "battute", visto che il nostro è a capo di un impero editoriale e può tranquillamente condizionare quel ramo. E poi, visto che si legge poco, sono proprio queste "battute" che fanno scuola e vengono troppo spesso prese per vangelo.
Libertà di dire cazzate?
La verità di chi?
Il punto è che le "cazzate" di uno non sono cazzate per l'altro.
E così si finirebbe comunque col condizionare l'editoria e la libertà di comunicazione in base al credo politico del governo in carica. Il principio non cambia se a ragionare così fosse un comunista, un democristiano o un fascista.
In altri termini che un ministro, sia esso Gasparri o Bettini, che possa in qualche modo censurare dei libri, dare loro un nulla osta, inserire una interpretazione "governativa" in libri già scritti, trovo abbia una "qualche" contraddizione con la libertà di insegnamento e quella libertà di cui all'art. 21 della nostra negletta costituzione.
Si inizia col riscrivere i testi di storia da parte di un potere politico, oppure si inizia col dare nulla osta da parte di uffici governativi e poi dove si arriva?
Che poi questi diritti e libertà possano essere considerati dettagli, è nelle cose.
Evidentemente se ci sono state proposte in tal senso (al tempo quelle estremamente generiche del buon Storace) vuol dire che è così.
"Libertà di dire cazzate?
La verità di chi?
Il punto è che le ?cazzate? di uno non sono cazzate per l?altro".
No, non è cosi. Che i libri di storia siano pieni di cazzate sul Novecento lo sanno tutti anche i bambini, e ormai lo riconoscono anche in molti sinistrorsi non ortodossi come Cossutta. Del resto, né Pansa e né Telese (lui sui Settanta, evidentemente) sono di destra, eppure hanno ripristinato delle varità coi loro libri (peraltro, quelle di Pansa sono scopiazzate da Pisanò, ma fa nulla quello che conta è che circolino). Urge revisione, fatta come è irrilevante. Conta la sostanza non la forma.
Non esiste - o non dovrebbe esistere - la libertà di scrivere cazzate sui testi che studiano i ragazzi a scuola.
Delle battute di Berlusconi, infine, non mi interessa nulla. Non hanno alcun senso nella nostra discussione sul revisionismo storico.
33. Eppure Federico quest'uomo con le sue battute, volente o nolente, ripetute e sentite ovunque, condiziona in modo evidente la lettura storica. A forza di scherzare su certi argomenti, purtroppo, in molti non distinguono più, tra storia e ignoranza.
La sua è revisione ignorante, ancora più da contrastare, e da non lasciar passare.
Fa della storia un fumetto scadente, e questo non fa bene a nessuno, destra o sinistra che sia. Io ci vedo un pericolo, in questo tipo di rilettura in battute, perché piano piano sono idee che prendono sempre più campo.
Che siano altro dal "revisionismo storico" che tu intendi è evidente, e proprio per questo credo che anche tu dovresti guardarlo con sospetto e non come semplici battute. Battute che può fare una persona al bar, ma non un governante in occasioni ufficiali. E dovresti starci attento proprio perché fa passare l'idea di un "revisionismo storico" approssimativo.
Quelle falsità sui libri di storia che tu dici, sono state tanto importanti perché hanno avuto, volente o nolente, grande diffusione. Oggi la diffusione, volente o nolente, è tutta del mezzo tv, e chi vi parla, volente o nolente, influisce molto di più di quanto possa fare la carta stampata quotidiana. Quest'ultima, infatti, se si va a vedere il venduto, e non la tiratura, si scopre che viene letta da una minima percentuale della popolazione rispetto ai 60 milioni di abitanti del nostro territorio.
Per questo le battute, per quanto siano idiote, hanno più risonanza ed entrano maggiormente nella testa delle persone, e sono da osteggiare quando vanno su fatti storici.
Se non ti interessa niente, a me dispiace, perché mi sembra che anche tu ne possa subire le conseguenze.
E se non ci dovrebbe essere la libertà di scrivere cazzate sui libri di storia, forse non ci dovrebbe essere neppure quella da parte del Presidente del Consiglio di dire cazzate sulla storia, no?
Che non siano battute innocenti, fini a se stesse e prive di un riscontro anche editoriale l'ho già detto e non credo sia il caso di ripetermi. Io la penso così, che ci dobbiamo fare? Poco mi sa.
Idem non sono d'accordo sulla questione forma-sostanza.
La forma è sostanza quando si parla di libero pensiero.
E comunque la libertà di dire cazzate, ammesso siano tali, è speculare alla libertà (nostra, di altri) di dire quella che si ritiene la "verità" (cazzate per altri). Compressa una prima o poi tocca agli altri. Il che mi preoccuperebbe assai, tanto più - ripeto - che proprio la "storia" in merito qualcosa insegna.
Certe "cazzate" per quello che mi riguarda vanno contestate con nostro strumento più libero: la dialettica e la competenza nel proprorre le proprie tesi e ricerche.
Affidarsi a leggi e decreti (e poi in quali termini?) di governi amici o nemici aprirebbe scenari quanto meno poco simpatici; e - appunto - già sperimentati.
Il che è tanto più contradditorio quando - secondo me anche a ragione - si contesta il fatto che vi siano reati di "revisionismo".
34 - Sono il primo che non si aspetta alcun revisionismo da questo governo, Andrea. Quindi sono il anche il primo che non gradisce le battute e auspica fatti. Purtroppo non credo che ci sarà alcun revisionismo storico, a breve. Anche per questo trovo infondate le paure di revisionismo di Homo Lupus.
35 - Addirittura reati di revisionismo? E chi li ha fatti? quando ci sono stati?
36. Ma si deve fare in modo che certe battute non divengano fatti, non divengano il modo di pensare delle persone. Per questo non si possono prendere sottogamba. Anch'io vorrei che non fossero importanti, ma quando le si sente ripetere in giro, e convinte...beh.
35. Oddio, Irving in Austria ne sa qualcosa.
Fosse stato per me poteva stare tranquillamente a piede libero, nonostante le sue posizioni a mio avviso un tantino "discutibili".
Figuriamoci poi portare questo alle estreme conseguenze e generalizzando, magari con un placet governativo (di destra, di sinistra, di centro?) alle pubblicazioni scientifiche.
Ne andremmo di mezzo tutti, anche coloro tra noi che adesso dicono di avere in tasca la "verità storica"; in barba dell'autonomia della ricerca scientifica (e poi della libertà di stampa).
Non mi sembrano proprio principi meramente formali e trascurabili.
35 - cosa c'entra l'Auustria, si parlava dell'Italia. E comunque Irving non ha scritto testi per le scuole, il che è meno grave. Io Irving lo possiedo, e devo dire che nonostante alcune tesi discutibili è un gran ricercatore. "Apocalisse 1945" sul bombardamento di Dresda è un bellissimo libro. Peccato un po' costoso, mi son svenato per acquistarlo.
Io non so quale sia il modo più corretto per revisionare i testi scolastici italiani. Una cosa mi pare lampante, vanno riscritti. Che ci si mettano su un gruppo di storici equilibrati e senza pregiudizi, non chiedo altro. Ma è ora di abolire il pessimo Giardina Sabatucci Vidotto, dove tutti abbiamo studiato, più o meno.
Branco,
scusatemi tutti se intervengo un secondo fuori argomento: e' solo per dire a Branco che gli ho risposto nel post sulla Simona Lo Iacono.
Ciao a tutti