IMPALPABILE.
Antonino Genovese è un giovanissimo poeta contemporaneo: neppure ventenne, pubblica la sua seconda raccolta di versi, “Vorrei…”. Il libro è strutturato in due parti: la prima ospita sette poesie già edite nella precedente silloge, “Come Vibrare di Corde”. Con l’eccezione di “Nove”, tutti i testi sono provvisti di data e disposti cronologicamente: la sezione è composta da poesie scritte tra aprile 2000 e maggio 2001.
La seconda parte è formata da trenta poesie finora inedite, distribuite, con l’eccezione di “Rinascita” (che si tratti di un refuso?), ancora una volta in ordine cronologico: si va dal giugno 2000 al maggio del 2002.
L’impressione di sfogliare le prime prove, intimiste e acerbe, di un giovane compositore regala differenti suggestioni: da un lato, non si può che apprezzare il sentimento e il coraggio d’un ragazzo che esterna in versi l’amore per una donna; dall’altro, in più di una circostanza, si deve spontaneamente prendere atto della scarsa originalità della struttura, della forma, della versificazione e dei paludosi richiami a una tradizione letteraria amatissima ma fatalmente desueta. Non si può essere ingenerosi con un autore di appena diciannove anni: chi scrive tenderà ad analizzare la raccolta e a evidenziare limiti e qualità dei testi, persuaso com’è che, spurgato dal diarismo e da un’affettazione protoromantica, Genovese scoprirà d’avere altre frecce nel suo arco.
Questo è libro “etereo”: “eterei imperituri” sono i ricordi (“Angelo mio”), “etereo” il sentimento (“L’Amore”), “eterea” la voglia dell’amata (“Assenza”), “eterea” la passione (“Un anno d’amore”), “etereo” l’amore (sempre in “Un anno d’amore”), infine “eterei” i momenti impressi all’amore dal tempo: come se non bastasse, nella prefazione Lupi definisce “ragazza eterea e sublime” la donna amata dal poeta. Non dovrebbero più esistere dubbi: è il libro dell’impalpabilità, dell’idealizzazione più radicale ed estrema, dell’inconciliabilità tra gli slanci amorosi e l’esistenza.
Più che “poesia d’occasione”, come scrive il prefatore, direi che ci troviamo di fronte, sic et simpliciter, al diario di un amore, sin dalla (divina) apparizione dell’amata. Come Venere, Rita sorge “dalla spuma del mare” (“A Rita…”), destinata, in funzione beat-r-ificante, a essere guida del cammino (“A Rita…” e “Solo tu”). Il cavalier servente intuisce istantaneamente che l’amata muterà le sorti della sua vita: non infrequenti sono i versi destinati a definire il proprio passato e la propria condizione con una connotazione terribilmente negativa: Rita è la lanterna nella notte buia nella “scialba vita” dell’artista (“A Rita…”), appare nella sua “triste esistenza” (stesso componimento), mentre lui incollava “i cocci” del suo cuore (“Incontro”), resisteva alle “aspre intemperie” (“2 maggio 2001”), la invocava “tra dolorosa agonia” (“Nel mio cuore…tu”).
Nasce l’amore e ritornano luminosità e solarità, poco a poco: “il tuo sì,/dolce sollievo,/ risollevò/ la mia anima disfatta/ dal tempo”.
Interessante la reiterata adozione della parola “cocci”: già abbiamo notato come l’autore si trovava a incollare i cocci del proprio cuore in “Incontro”; scopriamo, in “Un anno d’amore”, che lo sguardo di Rita ha conquistato i tenui battiti del cuore del poeta, “liquefatto in cocci/ dalla natura nefasta”. Per finire, altrove “l’inconscio si frantuma/ in piccoli cocci” (“Sento sfuggire”).
Poesia dunque d’una frantumazione dell’identità e dello spirito, rimediata e risolta da un “etereo” amore? Interpretazione, si spera, plausibile.
Occasionalmente, l’autore propende per una rima facile che ha sfinito i lettori: “cuore/amore” (inevitabile, ne “L’amore”), “core/candore” (“Illusione”), ancora “amore/ardore/candore” (“Gelosia”). Pecche che manifestano l’ingenuità di un autore ancora stilisticamente acerbo, ma dal cuore pulito e gentile: come essere umano, me ne rallegro; come lettore, rimango interdetto.
Fiducioso d’una crescita del giovanissimo autore, che manifesta in più circostanze una promettente sensibilità olfattiva (spesso colpito da odori e profumi: questa è una strada da battere, e con decisione), e un primitivo gusto per il petrarchismo (spia il vocabolo “solingo” in “Illusione”), esprimo l’auspicio che il tempo spazzi via l’eccessiva compostezza e il dominio delle reminiscenze, e che il giovane Genovese da Barcellona possa trovare una più originale espressione stilistica.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.
Antonino Genovese (Barcellona Pozzo di Gotto, Messina, 1984), giovane poeta italiano. Ha esordito nel 2001 con la raccolta “Come Vibrare di Corde” (Prospettiva Editrice). Ha curato l’antologia “Una poesia per la pace”, per le Edizioni il Foglio. Collabora con le riviste letterarie “Il foglio letterario”, “Noialtri”, “Eventual-mente”.
Antonino Genovese, “Vorrei…”, Edizioni Il Foglio, 2002.
Breve prefazione di Gordiano Lupi. Copertina di Rita Caliri.
Lankelot Franchi, settembre/ottobre 2003. Prima pubb: Lankelot.com
Commenti
A distanza di anni, si può raccontare che l'autore autorizzò la pubblicazione di questa recensione. Ne avevo caldeggiato l'oscuramento.
Parrebbe attualmente fuori catalogo.
Sì, è fuori catalogo, ma la strada di Nino è la narrativa per ragazzi.