Desideriamo spesso, in qualche maniera, che qualcuno o qualcosa ci aspetti.
Desiderare ci accomuna anche se poi i desiderata variano.
Soprattutto se viviamo e intendiamo la vita come un grande viaggio, e poi stazioni, incroci, coincidenze e ripartenze. Certo il tempo non si ferma mai, il treno che si chiama vita ci porta comunque anche se non non vogliamo salire, spesso non ha una meta precisa, si sa solo che il carburante ad un certo punto si esaurisce ed in qualunque parte siamo, in una fermata vicina alla metropolitana, in un nodo di scambio, in un terminale fantascientifico di una grande città ebbene abbiamo sempre un capolinea, quello.
E non si riparte più.
Nei dodici racconti di questa fulminante raccolta, la mia coetanea francese Anna Gavalda, del 1970, dimostra una superba e cinicamente ironica maestria nel tratteggiare istantanee di "viaggio" senza remore, turbe o reiterazioni, senza brusche frenate ma anche senza un morboso amore per le accelerazioni prive di direzione. Qui la poetica letteraria ha una sua dimensione ed una sua precisa connotazione di senso, lucidamente calibrata verso un mondo femminile certo, ma non esageratamente femminista.
La Gavalda invita il lettore nelle sue storie, lo fa accomodare e con una graffiante ed a volte caustica visione del mondo lo fa sobbalzare dalla sedia.
Quel che piacevolmente sorprende è una scrittura lineare ma non per questo piatta o eccessivamente levigata e "liscia", una scrittura non priva di una sua tensione e ordunque "personale", nel senso meno generico del termine e con una lucida ma non aggressiva ironia che, misurata, rende attenta e partecipe la lettura.
La Gavalda parla di storie comuni, magari tratte da qualche notizia breve sui giornali, parla (ma non sparla) ricama anzi, tesse trame sobrie e vivaci e raccontandoci di temi abuso e consumo, riuso e stanchezza, di situazioni, un' impressionista della parola, una fotografa, una scrittrice che preferisce l'attimo all'approfondimento, grazie alla sua innata dote credo di avanzarsi con eleganza senza affogare nel caduco o nel tipicizzato seriale, condensando intere storie nella misura di un paragrafo eppure senza dare l'idea dell'approssimarsi della superficialità o dello stereotipo .
Aleggia nella scrittura di questi racconti una certa briosità esistenziale, una voglia di vivere seppur siamo in balìa di abusati e consunti tradimenti, dei noti e distorti controsensi che ingenerosi si trastullano a rendere più complicato e tortuoso il nostro viaggio esistenziale. Una tenera ma non smielata fotografia sul desiderare contemporaneo, senza eccessive pretese ma nemmeno deludenti ed atrofizzanti banalità emotive
Notti brave a cavallo di una Jaguar, coppie scoppiate che si avviano a deflagrare, ricerche di un'editore, torbide violenze sessuali dove comunque per fortuna alla fine la vittima diventa carnefice, aborti necessari, amori che non si lasciano andare e che non spargono o procurano amore.
Si aspetta di aspettare nei racconti, c'è, seppur vaga e mai inquietante o morbosa, la voglia di avere un desiderio al posto di una disillusione, di sognare invece che realizzare o capire, insomma, una tendenza a declarare su uno degli aspetti più intimi e più diffusi dell'animo umano in particolar modo di sesso femminile.
La sobrietà caustica, la leggereza pensante, la notevole vis narrativa compongono un veloce, poco logorroico mosaico per un 'autrice che a suo tempo, nel 1999, divenne caso letterario in Francia e nel mondo francofono, a detta delle quarte di copertina. Laureata, mamma ed insegnante, la Gavalda mostra qui enormi potenzialità ancora parzialmente inespresse e uno stile che potevano farla diventare precisa, diretta e significante come ad esempio la Nothomb, che esordì prima di lei e con un background decisamente apolide e frastagliato ed uno spessore ed una incisività decisamente superiori e poi mantenuti nel tempo.
Tuttavia i distruggenti meccanismi delle industrie editoriali l'hanno probabilmente convogliata ad una più tranquilla e frigida scrittura per casalinghitudini, nei successivi romanzi, tanto da disamorare chi, come me, fu folgorato da questa raccolta semplice, complice, ammicante eppure così dolce e solare, femminista ma senza quei rigurgiti di turpe violenza antagonista bensì conditi di buon senso e amore della scrittura.
La scrittrice francese poi, credo purtroppo, si é persa alla vana ricerca di una misura narrativa più ampia e di largo respiro e magari più appetitose vendite, come il torrenziale "Insieme e basta", che difetta per più di un aspetto strutturalmente e contenutisticamente parlando e presenta smagliature a iosa e qualche profonda ruga narrativa, mentre nel più rapido e femminile "Io l'amavo" la struttura tiene e non presenta infiltrazioni umidicce e dannose nell'ordito narrativo, riesce ancora a coinvolgere il lettore anche se tuttavia l'incisività e la folgorante rapidità descrittiva e mimetica così evidenti e sfolgoranti nella prima prova sembrano già offuscati da una certa ruggine ed una certa stanchezza stlistica.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Anna Gavalda è una giornalista e scrittice francese, nata il 9 dicembre 1970 a Boulogne-Billancourt. Nel 1992 fu premiata dalla radio France Inter grazie a La Plus Belle Lettre d'amour. Insegnante di francese, Anna Gavalda ha vinto nel 2000 il Grand Prix RTL-Lire per la sua prima raccolta di racconti Nel 2002 pubblica in Francia il suo primo romanzo, Je L'Aimais (Io l'amavo). La sua ultima prova narrativa è A leurs bons cœurs, romanzo del 2005. (brano tratto dal sito Wikipedia)
Anna Gavalda, "Vorrei da qualche parte ci fosse qualcuno ad aspettarmi" ( Je voudrais que quelqu'un m'attende quelque part, 1999), Sperling &Kupfer, 2003
Recensione pubblicata sul sito Ciao.it nell'aprile 2007.
Commenti
"Tuttavia i distruggenti meccanismi delle industrie editoriali l?hanno probabilmente convogliata ad una più tranquilla e frigida scrittura per casalinghitudini, nei successivi romanzi, tanto da disamorare chi, come me, fu folgorato da questa raccolta semplice, complice, ammicante eppure così dolce e solare, femminista ma senza quei rigurgiti di turpe violenza antagonista bensì conditi di buon senso e amore della scrittura".
> in altre parole, il paragone che proponevi altrove con la Nothomb era un po' forzato e sicuramente molto personale. Giusto? Da quel che scrivi mi sembra che non siano facilmente avvicinabili, se non per via della "femminilità".
Il tuo articolo - questo è importante - è invece molto ben scritto, chiaro e organico. Adesso abbiamo notizie su un'autrice che altrimenti difficilmente avremmo incontrato, immagino. Quindi, merci;)
paragone fatto solo per possibili sviluppi narrativi che alla fine non ci son stati. Ave!
"la voglia di avere un desiderio al posto di una disillusione, di sognare invece che realizzare o capire". Eh, mica facile!
(Occhio a un paio di refusi)
1. In ogni caso, per tornare e chiudere l'argomento, c'era qualche vicinanza. Una certa non formale irriverenza, il gusto di schiaffeggiare la morale corrente con una certa eleganza, il background di natura letteraria. Questo, ed è ovvio da quanto scrivo, solo con questa prima piccola raccolta di racconti. Poi alcune possibili comunanze si sono notevolmente divaricate
2. Niente è facile. Però sono ottimista. Significa che niente è difficile :-)
Ma intanto, al di là della congetturata vicinanza con l'inavvicinabile se non da Wilde, grazie per aver comunque introdotto molti tra noi - non oso dire tutti - alla Gavalda. Un nome nuovo è sempre benedetto.
vale!
(però, in generale, occhio ad accostare alfa ad omega o eta o epsilon; in alternativa, annunciare sempre, in caso di forte incertezza, qualcosa come "sto azzardando" oppure "vado per suggestione personale" e via dicendo: altrimenti sembra che spariamo cannonate. A salve.
Sai quanti schiaffeggiano la morale con discreta irriverenza, e così via? Non è che basta la comunanza di lingua per accostarli. In realtà, la domanda che mi pongo da anni è: la Nothomb a chi può essere accostata, con equilibrio e incontrovertibilità, nel secondo Novecento? Evitando emozioni e suggestioni... ragionando seriamente, e restando fermi alla Letteratura: stile, struttura, attitudine ai dialoghi, etc. Guarda che è seriamente molto difficile trovare un termine di paragone che non sia tardo ottocentesco o proto-novecentesco. A meno di non forzare la mano... che vale come in questo caso: solo se il secondo termine di paragone è sconosciuto o poco conosciuto, rimanendo sul piano del divertimento personale)
(peraltro: la Nothomb non scrive racconti, ma romanzi brevi al limite)
Due cose: sai quanto non ammiro le "castronerie" in letteratura o critica, soprattutto qui, e con voi. Orientamenti vanno dati seriamente. Vabbe, torno e porto. Esemplificazioni testuali. Così capisci che voglio dire. Dammi un po'. Sono certo di ciò che dico. La Gavalda l'ho letta nell'ottobre 2003, ripasso.
Poi.
Nothomb per me non è decadente, adesso, su quello che ho letto. So che tu suggerisci quello. Io ci vedevo Celine, in "Igiene dell'assassino", figurati, sono anni e secoli avanti ...facciamo una cosa, anche qui. Mi leggo almeno un altro paio di romanzi, poi ne parliamo. Sempre magari glossando le tue recensioni. Promessa. In genere le tue indicazioni hanno una forte ed incontrovertibile sensatezza, dunque, sottolinerò quello. Facciamo critica, non partigianeria :-). Quando ci tieni, mi viene voglia di. Tieni conto che Dorian Gray è uno dei romanzi più ben scritti di quell'epoca. Anzi. IL romanzo (maiuscolo non è refuso)
E' il romanzo, senza dubbio. Quel che di più grande viene negli anni successivi è di respiro così immenso - Proust, Joyce - che è anche difficile compararlo a quella Narrativa.
La Nothomb è difficile da posizionare non appena ci si accorge che è più influenzata dalla narrativa teatrale - o cinematografica - nei dialoghi dico, che dagli illustri antecedenti letterari. S'è misurata anche con la distopia, in ambito fantascientifico, e non ha saputo fare a meno dei dialoghi. La Nothomb è aforismi e dialoghi. Corrosivi. La trama, tendenzialmente, è due righe o tre, a fine lettura: fosse un regista, direi "tre movimenti di camera".
8. "non ha saputo fare a meno dei dialoghi. La Nothomb è aforismi e dialoghi. Corrosivi. La trama, tendenzialmente, è due righe o tre, a fine lettura: fosse un regista, direi "tre movimenti di camera" >> bene questo c'è nella prima Gavalda. Esattamente quello che pensai quando poi lessi la Nothomb. Con una "cattiveria" ed un "spessore" ( immagino che siano termini intendibili fra noi) minore. Però a costo di essere ripetitivo, esiste un parallelo.
8. bruciatemi come eretico. Ma Joyce - Proust tutti ? O anche in loro sarebbe bastata la misura? ok qui tocca scrivere una tesi :-). E dire Franco, senza adulazione ( ci mancherebbe), che tu della misura sei un drago :-)
Lascio solo un mio piccolo insignificante plauso ad una pagina tersa e leggera che non manca di colpire nel segno.... Siete sempre ottimi..
9.8. "Tutto" è sempre una categoria complessa:). Grazie ancora per le condivisioni, e per i parallelismo.
10. Ave Alfio! Aspettiamo tue nuove pagine.