Gaudio V.S.

Manualetto della mano morta - Oggetti d'amore

Autore: 
Gaudio V.S.

“Manualetto della mano morta. Variazioni sull'approccio tattile”, bootleg del poeta e articolista pataludico V.S. Gaudio, è strutturato in cinque parti: sono cinque frammenti grotteschi, stralunati e ultraletterari, che un tempo, nell'editoria italiana, avremmo definito “castelvecchiani”. Un tempo che sembra decisamente remoto, paradossalmente. Nelle sue originarie manifestazioni e direzioni editoriali, la casa editrice di Alberto Castelvecchi non escludeva stravaganti, provocatorie e radical chic incursioni nel mondo dell'erotismo e della sessualità: giocando a parlarne con molto intellettualismo e non poco divertimento. Non serve dire che questo tipo di pubblicazioni nascevano perché c'era e c'è un folto pubblico – più nutrito di quanto si potrebbe credere – intenzionato a vivere l'erotismo e la sessualità con un grado di consapevolezza e di raffinatezza (si fa per dire) tanto alto da vellicare il sublime. Quando questo tipo di pubblicazioni si coniugavano con l'ironia o l'autoironia, non necessariamente libresca, allora s'andava incontro a risultati di tutto rispetto. Ecco, V.S. Gaudio sarebbe stato perfetto per una confezione editoriale del genere. Adesso può puntare i nuovi marchi di AC per trovare un interlocutore su misura per le sue creazioni artistiche, sempre ammesso che voglia tornare a pubblicare con un editore nazionale, soggiacendo alle forche caudine della maggioranza relativa degli editor nostrani.

Stiano come stiano le cose, sostiene Gaudio che la mano morta potrebbe essere, diciamo, una forma di corteggiamento fondata sulla comunicazione tattile, liberata dall'assenza di movimento della femmina o dalla sua posizione remissiva. È in un certo senso un atto pubblico nato per contestare la sensazione di prigionia dell'individuo nel contesto metropolitano: un'impresa neo-utilitarista caratterizzata da un grande controllo di “tempo e avidità”, poggiata su una scelta oculata dei mezzi. Gaudio individua cinque varianti strategiche (“items”), differenti fattori cinestetici (toccare con testa o tronco, col le gambe o con la coscia, con avambracci, gomiti e ginocchia, etc), differenti tipologie di carezza. Non mancano tavole complete di grado di accettazione della mano morta, a seconda di fattori psico-sociali, economici (naturalmente), geografici, zodiacali (!) o – come dire – erogeni. Il tutto, condito da una ricca serie di reminiscenze letterarie, dai trovatori in avanti, destinate a fare la gioia dei bibliomani, prima ancora che dei letterati. Gaudio scrive con grande ironia e divertimento – non potrebbe essere altrimenti, il rischio era precipitare nella pubblicazione offensiva e sessista; e diciamo pure che qualche terrificante e non involontaria caduta di stile c'è, inutile nasconderlo, assieme a una scanzonata e goliardica estraneità alla misura – dando vita a una pubblicazione che, non fatico a crederlo, costituisce una trattazione hapax nelle virate patafisiche della letteratura italiana.
 
Un anno più tardi [1998] vede la luce un nuovo bootleg di Gaudio: “Oggetti d'amore”, accompagnato da una solare lirica del Belli sulla bellezza, è una raccolta di “saggi e racconti minimi per una Somatologia dell'Immagine della Bellezza e del sex-appeal”, completa di materiali e indici morfologici. I pezzi furono originariamente pubblicati, tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, in riviste come “Fermenti”, “Fragile”, “Pensionante dei Saraceni” e “Zeta”.
 
Si parte da una meditazione sulla vita sessuale di Sartre e sulla disinibita visione del mondo di Raquel Welch (“In genere preferisco un approccio sottile e romantico alla faccenda. Ad esempio gli dico: perché non scopiamo?”), completa di analisi linguistica; più avanti, notevoli e deliranti le pagine su “L'alluce di Georges Bataille e il culo di Nadia Cassini”, interessante la scoperta che Farrah Fawcett ispirò la Mattel per il look di Barbie (restyling 1977), stranianti e proto-labranchiane le citazioni kitsch e camp pescate sui periodici gossipari o modaioli d'antan: in linea di massima, Gaudio procede così, puntando le donne più seducenti dell'epoca, da Ornella Muti a Marina Suma, e descrivendo la loro bellezza con tutta una serie di digressioni estetico-filosofiche-dadaiste di almeno discreto divertimento.
 
Infine, l'autore propone tabelle per valutare un corpo-simulacro sulla base di fattori difficilmente definibili come iconicità, complessità, pregnanza e polisemia, per andare a stabilire infine un “tasso generale del sex-appeal”.
Questi due suoi libretti costituiscono una delle operazioni più originali, contorte, mattoido-erudite e pop (ma pop altissimo) di sempre. Sono un feticcio da conservare negli scaffali di letteratura italiana contemporanea, per la loro relativa irripetibilità – e non certo per l'irreperibilità: più d'uno tra i miei vecchi sodali giura d'averne visto copia per edicole e banchetti ancora in questi anni. Sospetto sia possibile.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
V.S. Gaudio, saggista, poeta, esperto di giochi, testologo, articolista pataludico.
 
V.S. Gaudio, “Manualetto della mano morta. Variazioni sull'approccio tattile”, Scipioni, Viterbo 1997.
 
V.S. Gaudio, “Oggetti d'amore”, Scipioni, Viterbo 1998.
 
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Luglio 2010.
ISBN/EAN: 
000

Commenti

[vs gaudio] qualche nota sui

[vs gaudio] qualche nota sui due ultimi bootleg, pubblicati negli anni Novanta. Pura patafisica. Delirio letterario su base sessuomane:)

Lieto di leggervi dall'Asia

Lieto di leggervi dall'Asia anche se in fretta.


Un particolare saluto al caro VS Gaudio astrologo sommo e poeta.


Ossequi al Direttore.


 

[lucien] saluti da roma - 40

[lucien] saluti da roma - 40 gradi circa - e ben ritrovato;)

[v.s.gaudio]@lucianotroisio:

[v.s.gaudio]@lucianotroisio: certo che sono “astrologo sommo” se si tratta di quell’”astrologia” di F. Berni(XVI sec.): <?xml:namespace prefix = o />


Causano [i cardi] infiniti buoni effetti:


fanno svegliare altrui la fantasia,


alzan la mente agli uomini ingegnosi


dietro a’ secreti dell’astrologia.


E anche “poeta” come A. Malatesti(XVII sec.):


Tina, tu che se’ astrologa eccellente,


fammi veder, perch’io non peschi invano,


se luna è scema, o invece se è crescente.


Insomma, l’”astrologo sommo” del Meridiano zero  e della Luna e il “poeta” del Libro da due cartelle, della Bussola e del Calendario, del Cammino segreto tra  i Paesi Bassi e la Calabria!


E, a proposito di poesia, l’hai visto il mio commento in Blanc de ta nuque: http://golfedombre.blogspot.com/2008/06/luciano-troisio.html? Ce n’è anche uno su “By Logos”…


(Ma non ho capito che ci fai in "antologie" terrificanti fatte con nomi ombrosissimi, la retroguardia sta soffocando tutto, che sta succedendo?)

[gaudio] 2 Il testo

[gaudio] 2 Il testo originale, di cui fa parte il “Manualetto della Mano Morta” di cui al bootleg Scipioni, ha per titolo T.A.T. Trattatello dell’Approccio Tattile e comprende,oltre che quei capitoli apparsi nella pubblicazione bootleg di cui si dice, anche i seguenti:

Tasso di accettazione (T-OK) dell’Approccio Tattile in tutti i capoluoghi di provincia

(con Tavola del T-OK di tutti i capoluoghi di provincia)

Il libertino che tocca l’Adorabile Dama di Torino(con Tavola Morfologica)

Lo speziale manuale e la pasticceria fresca a Napoli(con Tavola per l’Item più accettabile dal Tipo Morfologico a seconda del dolce preferito)

Il Calendario del T-OK: dal Piemonte alla Sicilia, le manifestazioni e le feste che possono far crescere il tasso d’accettazione(con Tavola delle Stagioni del T-OK).

Nell’Appendice ci sono altre voci e strategie:ad esempio “Masturbazione cinematografica”, “Fantasma di Flor”, “L’Approccio Tattile: la strategia umile di Florentino Ariza”, “L’Approccio Tattile: l’attimo fuggente del Poeta”, “L’Approccio Tattile: strategia errata”, “In tram(alla A.Campanile)”, “In tram(alla L.Ariosto)”.

 

2 Di “Oggetti d’amore”( i cui singoli capitoli risalgono agli anni Ottanta se non prima: alcuni apparvero su riviste di letteratura come “Fermenti”, “Fragile”, “Pensionante de’ Saraceni”, “Zeta”), esiste una successiva serie redatta verso la fine del secolo scorso, intitolata Miele[e altri oggetti d’amore], di cui sono stati pubblicati in rivista solo “Carolina di Monaco” e “La maneira de andar di Sandra Alexis” (“Lunarionuovo”), “Isabella Rossellini” e “Il Marcuzzi”(“Zeta”).

 

2 Dei due bootleg trattarono, in recensioni e schede, negli anni novanta: “Blue”(Susanna Schimperna), “Playboy”(Maria Teresa Contini), “Playmen”, “Maxim”.

 

[gaudio, bootleg] grazie per

[gaudio, bootleg] grazie per queste eccellenti integrazioni, professore. A beneficio dei filologi, e dei tuoi futuri lettori. Danke.

[vs gaudio] D’accordo, per

[vs gaudio] D’accordo, per Castelvecchi[a tal proposito, uno degli autori di Bizarre Books, Brian Lake, mi fece una e-mail elogiativa per il Manualetto e apprezzò moltissimo il  saggio minimo, in Oggetti damore, sulla Lady Diana degli anni Ottanta] omologo, ma non farebbe mai le 80.000 copie del bootleg fatto da Scipioni, che, per questo motivo e per altri fattori connessi ,  non  ammetterà mai di vendere(o, meglio: di aver venduto) tanto, altrimenti che “bootleg” sarebbe? Scipioni vende(va) non solo nelle librerie Feltrinelli ma anche nelle trattorie, negli alberghi, negli autogrill,nelle edicole delle stazioni ferroviarie e aeroportuali, nelle strutture di balneazione, nelle fiere di qualsiasi tipo, anche alla Fiera del Libro di Torino, e nei mercati.

La civiltà editoriale, che vive e vegeta sulle fondamenta del diritto d’autore come legge varata con una guerra mondiale in corso e per giunta a ipersoluzione savoiarda[ che, se il direttore responsabile de “Il Ponte”, Marcello Rossi, gratifica la dinastia con l’apposizione di “insipienza”, con che cosa allora si potrà qualificare la legge del diritto d’autore fatta dagli “insipienti”?], non esiste in Italia; non si dimentichi che un direttore editoriale di unaltra piccola casa editrice culturalizzata-diciamo così – mi confessò platealmente che, con tutte quelle fotografie,un libro così, ci si riferiva a “Oggetti d’amore”, il suo editore non lo avrebbe mai potuto fare e aggiunse, così scrisse: “ a nostro totale disdoro”, che tutti gli autori italiani…avevano pagato. Il che – detto a V.S.Gaudio- sul finire del secolo XX fa(ceva) piuttosto ridere.

C’era stato un personaggio di grande onestà negli anni settanta, alla fine di quegli anni di piombo ma già alquanto misteriosamente allegri, Mario Ubaldini(Casa editrice Astrolabio, per intenderci):mi fece un contratto per un libro da fare all’8% per le prime 4000 copie e poi al 10% per le successive, con anticipo corrisposto(va’ a farglielo vedere a Gremese, per restare a Roma!). Non so cosa mi fecero ronzare in testa e…diciamo così non effettuai la consegna del dattiloscritto! Quando rinsavii, chiesi scusa, ma il povero Ubaldini non era più con noi a vedere da che parte stava remando l’editoria nazionale, parziale, piccola, media.

 

[gaudio] Il contratto con

[gaudio] Il contratto con Ubaldini-Astrolabio che fu fatto il 9 maggio 1980 contemplava:

 l’8% per le prime 4000 copie; 10% da 4001. Invece, il contratto con il Gruppo editoriale Fabbri, Bompiani, Etas, Sonzogno, che firmai, successivamente, a ottobre 1980,partiva con l’8% per le prime 8000 copie e il 10% da 8001, per lo stesso titolo e con lo stesso anticipo, metà alla firma e metà all’approvazione del dattiloscritto, interamente percepito, ma poi, visto quel che stava passando in quegli anni, all’ombra della P2, non solo in Rizzoli o Editoriale del Corriere della Sera, con l’avvicendamento di vari direttori editoriali[io avevo firmato con Vittorio Di Giuro], tutto si prorogò a lungo con Crovi al timone e Bianca Pitzorno, la redattrice, che rispondeva ai miei interrogativi dicendo “Ci stiamo investendo dei soldi!”…, e infine giunse Mario Andreose, che fece cadere tutto non ottemperando al contratto, tanto che, esasperato, pur di riavere il dattiloscritto(sì, non avevo un’altra copia!), li mandai a quel paese, dentro il periodo un aneddoto, chiamiamolo così: c’è un’assistente di tal direttore editoriale, la signora Maria Rosa Rosi, se non erro era questo il nome, che mi invitò a collaborare alla rivista per ragazzine “Candy” o “Candy Candy”, non ricordo l’esatto titolo, essendo il sottoscritto una “colonna dei periodici Disney”(questo diceva a chiare lettere l’allora direttore con il vicedirettore dei Periodici Disney), cedendo  a zero lire giochi, testi e quanto altro facevo per i Periodici Disney, allora editi da Mondadori!

 

[gaudio] grazie per questi

[gaudio] grazie per questi retroscena. Agli atti!