Pur riproponendo un argomento logoro Gassman vibra una coraggiosa denuncia sull’assurdità della pena di morte e sui limiti del giudizio umano. Un dramma coinvolgente ed attuale.
All’interno della camera di consiglio di un Tribunale un variegato sinedrio di giurati è in procinto di condannare a morte un imputato indiziato di parricidio. E’ necessaria l’unanimità dei voti, ma l’ottavo giurato si dissocia dagli altri componenti. Da qui prende le mosse un confronto estenuante e serrato con cui a poco a poco si infrangerà il granitico muro delle convinzioni, irrigidite dall’orgoglio e dal pregiudizio. La pièce si chiuderà con l’assoluzione dell’imputato in virtù dell’impossibilità di pervenire ad una certezza priva di ogni ragionevole dubbio.
Vi ricordate l’appassionante film Twelve Angry Man firmato dall’allora esordiente Sidney Lumet con l’indimenticata interpretazione di Henry Fonda ? Ebbene la Compagnia del Teatro stabile d’Abruzzo e la Società per Attori con il patrocinio di Amnesty International ne sta portando in tour per l’Italia la versione teatrale diretta ed interpretata da Alessandro Gassman, con il titolo di La parola ai giurati.
Manrico Gammarota, Sergio Meogrossi, Fabio Bussotti, Paolo Fosso, Nanni Candelari, Emanuele Salce, Massimo Lello, Emanuele Maria Basso, Giacomo Rosselli, Giulio Federico Janni completano il cast recitativo, dando vita ad un insieme di lodevole vivacità con un brioso e felice risultato di recitazione. Le scene sono curate da Gianluca Amodio, mentre i costumi da Helga H. Williams.
Si tratta di un teledramma scritto da Reginald Rose ambientato nella New York conformista e razzista degli Anni Cinquanta, ma che presenta tuttavia molti punti in comune con la nostra società attuale. Anche oggi dopo aver rimestato nei corruschi sobborghi dell’animo umano abbiamo indegnamente rispolverato pregiudizi e false certezze che pensavamo di avere definitivamente rimosso dal nostro inventario.
E Gassman in occasione di questa sua seconda regia, ha scelto un tema secolare, un dilemma discusso, romanzato, filmato e rappresentato migliaia di volte, che proprio in questi giorni è nuovamente ritornato al centro del dibattito politico, evitando tuttavia con sobrio talento di produrre un’infinita serie di banalità e di luoghi comuni. Il suo è un colpo vibrante contro l’allucinata follia della pena di morte, che si avvale del tarlo corrosivo del dubbio, che egli introduce con convincente arguzia nelle strutture che reggono ostinatamente le nostre certezze, decretandone un crollo lento ed inesorabile.
L’allestimento è articolato in un impianto scenico di impostazione fissa che ci proietta in un’atmosfera fumosa e claustrofobica, e si dispiega tra percorsi dialettici caratterizzati da toni accesi, violenti e rancorosi che mettono bene in luce l’inadeguatezza di un verdetto umano offuscato dal pesante condizionamento dei sentimenti e dei pregiudizi. Ne è risultato uno spettacolo coinvolgente in cui il pubblico, a dispetto del lieto fine, si ritrova tra le mani spunti di profondità psicologica e richiami aspri alle radici incerte delle proprie convinzioni.
Gian Paolo Grattarola
LA PAROLA AI GIURATI (DODICI UOMINI ARRABBIATI) Teatro Delle Muse di Ancona 22-25 Novembre 2007 Di Reginald Rose Regia di Alessandro Gassman
Scene : Gianluca Amodio
Costumi : Helga H. Williams
Musiche : Pivio & Aldo De Scalzi
Produzione Teatro Stabile d’Abruzzo e Società per Attori.
Genere : Dramma giudiziario
Durata : 140 minuti.
Commenti
Nuovo articolo di GPG, segnalo!
"Anche oggi dopo aver rimestato nei corruschi sobborghi dell?animo umano abbiamo indegnamente rispolverato pregiudizi e false certezze che pensavamo di avere definitivamente rimosso dal nostro inventario."
> qui ci sarebbero spunti di approfondimento, immagino, quali pregiudizi e quali false certezze ad esempio?
certamente un argomento di grande attualità e sul quale riflettere.
Allora, Gassman ha ereditato abbastanza del talento paterno?
Cara Marina,
Pregiudizi basati ad esempio sul fatto che l'imputato aveva precedenti giudiziari, che era un ispanico, che era cresciuto nei bassifondi di N.York respirando un atmosfera di violenza quotidiana. Uno dei giurati addirittura lo giudicava colpevole di parricidio solo perché suo figlio a sua volta era fuggito di casa per seguire pessime compagnie. E pensava che i giovani del tempo pensassero solo a bere, a rubare e ad usare violenza, disconoscendo l'autorità familiare.
Io ci vedo molto di attuale in tutto questo. Purtroppo....
Gassmann Jr. a mio avviso è un ottimo attore ed in questa pièce si è rivelato anche un buon regista. Ma certo il padre....
Un caro saluto Marina e grazie di essersi fermata.
Gian Paolo Grattarola
teledramma?
Sì esatto. Reginald Rose scriveva drammi per la televisione.
Un caro saluto
Gian Paolo Grattarola