Gary Romain

Formiche a Stalingrado. Educazione europea

Autore: 
Gary Romain

Per un attimo soltanto dimentichiamo l’autore in preda ai deliri della terza età di Biglietto scaduto (Neri Pozza); dimentichiamo l’autore alla ricerca di una tranquillità ‘borghese’ di Chiaro di donna (Casagrande) e anche quello anticipatore dell’immigrazione araba de La vita davanti a sé (Neri Pozza) e fermiamoci invece sul suo esordio letterario (quello che nella prima edizione Medusa Mondadori portava il titolo di Formiche a Stalingrado, mantenuto nella prima edizione Oscar Mondadori – quella da noi considerata – del 1967 e finalmente ritradotto correttamente da Neri Pozza nel 2008 con L’educazione europea, in originale L’éducation européenne): qui a parlare è una tragedia collettiva, quella del popolo polacco alle prese con la resistenza ai nazisti e con l’attesa per la vittoria dei russi sul fronte di Stalingrado (Quest’inverno i dintorni di Stalingrado non sono solo Russia: sono il mondo che soffre e lotta per liberarsi).
Formiche a Stalingrado è una sorta di Kaputt malapartiano, con una differenza notevole: se l’autore italiano, vuoi per la frequentazione di ambienti di potere, vuoi per una innata propensione ad un magma letterario che incedeva prodigioso nella sua ricchezza espressiva, ci lasciava una testimonianza vista spesso con gli occhi dei potenti, Gary invece racconta, con una scansione narrativa che ricorda, pur non avendola, i libri di racconti e con un stile semplice, ordinato e piano, la vita di una ‘banda’ di partigiani e l’epos sulla guerriglia nei paesi dell’Est europeo.
Epica che sembra scontata per chi affronta la dura realtà della resistenza, meno per chi, come il padre di uno dei capi della lotta, chiede solo di non essere coinvolto: E’ molto bella la lotta disperata, ma il destino d’una razza è di sopravvivere e non già di morire in bellezza (…) Se mi mostrassero dieci bambini polacchi e mi dicessero che per salvarli dovrei leccare gli stivali a dieci soldati tedeschi, io direi:”Eccomi pronto, servo vostro”.
La guerra e l’attesa per la vittoria russa è vista attraverso gli occhi di un quattordienne, Janek, che rimasto senza famiglia s’inoltra nella foresta per cercare conforto umano e lì incontra i partigiani nei loro rifugi decidendo poi di stare con loro.
Si diceva prima del confronto col Kaputt malapartiano: quest’ultimo insisteva anche sull’aspetto, se vogliamo, grandguignolesco, della tragedia umana, del sangue che scorreva a fiumi, della crudeltà del potere e di chi lo gestiva; Gary, come se ogni singolo attimo dell’esistenza di ognuno di noi fosse parte integrante della Storia, insiste più sull’aspetto umanitario e ‘piccolo’ della quotidianità. Come nell’episodio in cui Janek scopre quasi per caso, nei suoi viaggi in città alla ricerca di contatti per la guerriglia, un appartamento in cui una donna suona Chopin (quale dolorosa iniziazione alla musica sarà per il ragazzo!) – successivamente deportata dalla Gestapo.
O quello in cui Zosia, la piccola prostituta che vuole lasciare il suo ‘lavoro’ dopo essersi innamorata di Janek, accetta l’ultimo incarico: quello di portarsi a letto un gruppo di tedeschi per scoprire quando i militari partiranno per il fronte russo con un carico di esplosivo.
Ma Formiche a Stalingrado (Il mondo nel quale soffrono e muoiono gli uomini è quello stesso nel quale soffrono e muoiono le formiche dice Gary poche righe prima della fine del romanzo) rimane essenzialmente un confronto con le ideologie e gli ideali del novecento: I borghesi – disse Pech – sono uguali dappertutto (…) mandano la stessa puzza, in tutti i paesi del mondo (chissà se Gary avrà ricordato queste parole quando in una dinamica un po’ hollywoodiana pose platealmente fine alla sua vita, vestendosi con una vestaglia rossa e sparandosi un colpo alla testa).
Oppure: “Che cos’è il fascismo?” “Non lo so esattamente. E’ una maniera di odiare”.
Definito, quando uscì nel 1945, uno dei libri più belli sulla Resistenza comparso nell’immediato dopoguerra, andrebbe suggerito e letto nelle scuole. Per evitare poi quel collasso culturale che né gli insegnanti, tanto meno gli studenti, sono capaci di evitare persi nella ricerca di un passato sempre più spiegato male, ed un presente effimero e formativamente scadente.

L’edizione da noi considerata è:

Romain Gary
Formiche a Stalingrado
Oscar Mondadori
Prima edizione - 1967

BREVI NOTE

Roman Kacew, alias Romain Gary (Vilnius, 1914 - Parigi, 1980) scrittore e diplomatico francese. Per approfondire: WIKI

Alfredo Ronci, febbraio 2010

ISBN/EAN: 
9788854501621

Commenti

[GARY] NEO AL! "fermiamoci

[GARY] NEO AL! "fermiamoci invece sul suo esordio letterario (quello che nella prima edizione Medusa Mondadori portava il titolo di Formiche a Stalingrado, mantenuto nella prima edizione Oscar Mondadori – quella da noi considerata – del 1967 e finalmente ritradotto correttamente da Neri Pozza nel 2008 con L’educazione europea, in originale L’éducation européenne): qui a parlare è una tragedia collettiva, quella del popolo polacco alle prese con la resistenza ai nazisti e con l’attesa per la vittoria dei russi sul fronte di Stalingrado (Quest’inverno i dintorni di Stalingrado non sono solo Russia: sono il mondo che soffre e lotta per liberarsi)."

buona lettura!

[gary] Al, scrivi: "Definito,

[gary] Al, scrivi: "Definito, quando uscì nel 1945, uno dei libri più belli sulla Resistenza comparso nell’immediato dopoguerra, andrebbe suggerito e letto nelle scuole. Per evitare poi quel collasso culturale che né gli insegnanti, tanto meno gli studenti, sono capaci di evitare persi nella ricerca di un passato sempre più spiegato male, ed un presente effimero e formativamente scadente".

> Sì, ma assieme si spiegherà ai giovani cos'era la propaganda socialista sovietica. Difendevano gli stessi polacchi che avevano massacrato a Katyn pochi anni prima. Fa paura questa cosa. era il 1939

http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Katy%C5%84

"Il massacro della foresta di Katyń, noto anche più semplicemente come Massacro di Katyń, avvenne durante la seconda guerra mondiale e comportò l'esecuzione di massa, da parte dei sovietici, di soldati e civili polacchi. L'espressione si riferì inizialmente al massacro dei soli ufficiali polacchi detenuti del campo di prigionia di Kozielsk, che avvenne appunto nella foresta di Katyń, vicino al villaggio di Gnezdovo, a breve distanza da Smolensk. Attualmente l'espressione denota invece l'uccisione di 21.857 cittadini polacchi[1]: i prigionieri di guerra dei campi di Kozielsk, Starobielsk e Ostashkov e i detenuti delle prigioni della Bielorussia e Ucraina occidentali, fatti uccidere su ordine di Stalin nella foresta di Katyń e nelle prigioni di Kalinin (Tver), Kharkov e di altre città sovietiche."

Questo, per rispondere a Gary. Scriveva “Che cos’è il fascismo?” “Non lo so esattamente. E’ una maniera di odiare”. E il comunismo, allora, cos'era?

[katyn] c'è anche questo bel

[katyn] c'è anche questo bel film, doloroso, credibile, illuminante.

http://it.wikipedia.org/wiki/Katyn

i polacchi scappano sia dai nazisti che dai comunisti, sognando la libertà.

[borowkski] ecco un discreto

[borowkski] ecco un discreto riepilogo delle sofferenze del popolo polacco: http://www.lankelot.eu/letteratura/borowski-tadeusz-da-questa-parte-per-...

(gary) Quello che dici, pur

(gary) Quello che dici, pur nella terribile verità, non c'entra nulla col libro in questione. In 'Formiche a Stalingrado' si parla solo della resistenza polacca al nazismo. E in quel momento i russi erano visti come gli 'ultimi' che potevano fare qualcosa. Sulla definizione del fascismo nulla da obiettare (come nulla da obiettare sui crimini comunisti). Ma non facciamo come 'i berluscones' che per nascondere le proprie malefatte, parlano esclusivamente di quelle degli altri. Il problema è innanzi tutto morale e non di 'sporco' confronto con l'altro. Per cui tornando a monte: in 'Formiche a Stalingrado' il fascismo è visto, in quel momento, come l'unico avversario da battere. Che poi il comunismo coi suoi crimini e con la sua cappa asfissiante abbia fatto altrettanto è sì storia, ma non c'entra nulla col libro.

[gary] credo c'entri con la

[gary] credo c'entri con la prospettiva propagandistica, però. Il comunismo aveva tolto ogni libertà ai polacchi già da tempo. La biografia del povero Borowski, in questo senso, è illuminante. L'ex URSS ha riconosciuto i fatti di Katyn, dopo averli imputati ai nazisti, solo nel 1990. Credi davvero che Gary avrebbe potuto scrivere le stesse cose, se tutti avessero riconosciuto che l'ordine di decapitare la classe dirigente polacca era arrivato da Stalin, sei anni prima? Io non credo...

[gary] e non credo nemmeno

[gary] e non credo nemmeno che i nazisti fossero l'unico avversario da battere, per i polacchi. Per come conosco la loro storia - e per quanto può confermarmela il loro presente: primo paese europeo ad aver messo fuorilegge il comunismo - dubito che potessero anche vagamente simpatizzare per un regime che sentivano identico a quello nazista.

(Gary). Gary parla della

(Gary). Gary parla della povera gente che si trovava inseguita e cacciata dai nazisti. Probabilmente delle decisioni di Stalin non sapeva nulla. Come detto nella recensione, la differenza tra il 'Kaputt' malapartiano e questo libro sta negli occhi di chi guardava i crimini di guerra. In 'Formiche a Stalimgrado' chi guarda è un ragazzo di quattordici anni e le violenze sempre più estreme del conflitto. Poi per Katyn e i delitti comunisti scegliamo un altro libro.

[gary] non ci piove, la

[gary] non ci piove, la prospettiva è ragazzina. Ma metti che questi ragazzini avessero saputo la verità. Credi davvero che potevano decidere tra demonio a e demonio b, preferendo demonio a perché aveva cominciato prima a flagellare il loro popolo? Io no. Per questo trovo che certi libri d'epoca raccontino - in narrativa dico - falle e contraddizioni molto più dei saggi di oggi. Hanno barato, Al, e hanno giocato molto sporco. Non erano diversi dai nazisti, i sovietici. Ucraina e Polonia insegnano. E i kulaki confermano.

(Gary). Ripeto: le tue

(Gary). Ripeto: le tue ragioni sono sacrosante, ma non c'entra nulla col libro. Gary parla della sofferenze e di come andare avanti in una situazione di guerra. Forse, e ribadisco forse, nella sua 'tragicità' la presenza dei nazisti è un dettaglio. Non so se è chiaro quello che voglio dire.

[gary] ora sì;). Era il

[gary] ora sì;). Era il richiamo ai libri di scuola che mi aveva scosso:). Se dessimo questo libro ai ragazzi dovremmo allora dare loro anche un buon trattato di storia polacca, dall'avvento dei sovietici in avanti, attraverso la guerra e il successivo regime.

E poi, te la butto lì come battuta. Se vogliamo lasciare intatto il mito dei buoni nella seconda guerra mondiale, è bene non indagarla troppo a fondo, ancora. Almeno, non guardando a oriente. Vale dalla nostra frontiera orientale in avanti. Più passa il tempo, più mi rendo conto che le favole sono belle perché sono quasi vere. Sarebbe stato magnifico se avesse vinto il bene assoluto, o il quasi bene, o una sorta di bene almeno. Quello è stata l'alleanza angloamericana. Senza dubbio. Democratica, civile, libertaria. Ma ha vinto la guerra anche un'ideologia e una nazione omicida e sporca di genocidi. E' questo il nodo atroce e impronunciabile.

[baffone] oggi Repubblica

[baffone] oggi Repubblica racconta una storia che sembra nata qui, ieri, dai nostri discorsi. Ovvero la polemica in corso in Russia, dove i neo-comunisti vogliono tributare abnormi elogi al loro antico capo, per la sua resistenza ai nazisti. Mentre tutti gli altri si vergognano per aver contrapposto un genocida a un altro genocida. Curioso:). Siamo in linea con Repubblica:))))