Garofalo Patrizia

Dare voce al silenzio. Macerata, 14 febbraio 2008

Autore: 
Garofalo Patrizia

Biblioteca statale di Macerata – il 14 febbraio del 2008

Patrizia Garofalo ha studiato, con me che non studiavo, al Liceo Classico Leopardi di Macerata, e si è legata con un affetto profondo alla sua professoressa Jader Pojaghi, Jaja, quando i professori non erano prof e “perché” si scriveva per esteso e non con una x seguita da un ché.
S’innamorò fin dal liceo della parola e del verso, della poesia insomma, tanto che continuò gli studi delle lettere classiche all’Università di Macerata, dove si è laureata con una tesi su D’Annunzio: il “vate grammofono” come irriverentemente lo battezzò il mio Dino Campana.

Era una ragazza simpatica, miope e un po’ ansiosa. Era una bella ragazza che fiorì presto in una bella donna. Nel 1968 prendemmo la maturità classica insieme. A pochi giorni dall’esame facemmo una festa da ballo, come si chiamavano allora, a casa sua; si ballava al suono di Azzurro cantata da Celentano e la Bambola di Patty Pravo. Ricordo che faceva molto caldo e che Patrizia era molto più alta di me.
Per questo mi perdonerete se la mia lettura delle sue poesie non avrà il distacco del critico, di cui tra l’altro non ho neppure gli strumenti, ma la vicinanza dell’affetto che in parte può aiutare a leggere oltre, ma a volte spinge fuori dal testo ed allontana l’interpretazione. Mi tranquillizza che lei chiede che le sue poesie divengano degli altri. 

Incantata mestierante
Del mio vivere
Scolpisco il tempo

Più tardi partì per Roma, dove nacquero i suoi figli, e poi andò a Ferrara ad insegnare sul delta del Po, che ogni tanto compare nelle sue poesie. A Macerata tornò varie volte anche per presentare il suo secondo libro di poesie, “Le bambole non si pettinano”, che era seguito al primo, “Ipotesi di donna”. Le prefazioni ai due libri entrambe importanti: di Giorgio Caproni la prima e di don Franco Patrono, direttore della Fondazione Cini, la seconda.
Poi altri due libri prima di questo: “Terra di nomadi” e “Mare d’anime” con la prefazione di Ruffilli, dove compaiono anche testi in prosa. Patrizia ha anche scritto sceneggiature per Teatro; l’assessorato alla Cultura di Ferrara l’ha posta tra i poeti ferraresi dell’ultimo millennio, malgrado lei si dichiari una donna senza terra.

Patrizia è una donna ed è una poetessa e nei suoi versi a volte questi due personaggi s’intrecciano e si mischiano quasi a formare un tutt’uno, ma spesso si guardano, si studiano, cercano di capirsi, si commentano con piacevole ironia. Dove finisca l’una e dove cominci l’altra io non sono stato capace di capirlo. Questa è stata la prima impressione – forte – che ho avuto nel leggere questo nuovo libro di poesie, che lei, con malriposta fiducia, mi ha chiesto d’introdurre in questa serata durante la quale vorrei che fosse anche lei a “dare voce al silenzio”, magari rispondendo a vostre domande.

Per presentare il libro mi sono fatto aiutare dalla bella voce di Piergiorgio Pietroni che, con la consueta generosità, ha subito accolto l’invito. Un uomo che legge i versi di una donna… mi rassicura sapere che Patrizia sente più praticabili e forti le amicizie maschili, malgrado questo non sempre traspaia dai suoi scritti. Il verso di Patrizia è veloce, ficcante: a volte brevissimo segna un’emozione senza descriverla a lungo, a volte traccia delle sceneggiature velocissime in cui gli elementi si trasformano e ruotano repentinamente:

Erano attese
Nelle pieghe scomposte
Di inverni ghiacciati
Nei cieli incendiati
Da roventi tramonti

In un attimo dal ghiacciato al rovente, un verso assolutamente moderno. Hanno fatto risalire la sua poesia ad un’influenza letteraria di Montale. E’ possibile. Io direi che, al di là degli accostamenti ad un singolo autore, la sua poesia è una poesia del novecento e che dalla vita e dall’arte di questo secolo, soprattutto quello che ha vissuto, è percorsa. Una poesia che sa cogliere il sentimento della singola donna o del singolo uomo, indagarlo psicologicamente (psicanaliticamente?), scrutarne le crisi che derivano dal rapporto con gli altri o dal come si sta e ci si sente nel mondo. Ma contemporaneamente sullo sfondo vi si avverte anche la tensione civile, l’osservazione, alle volte sconsolata, di cosa sia il mondo attuale, di quali siano i suoi maggiori dolori, le sue maggiori sconfitte

Perdita di sensi
Urla graffiate sui muri
Smarrimento dell’oggi…

Tra la canzone
Del dolore
E la gioia di un bambino
L’Attesa
Di firmarsi poeti

Nella poesia di Patrizia convivono grandi tensioni e tempi molto dilatati, che improvvisamente si raccolgono in piccoli gesti del quotidiano, o in improvvise conclusioni del contenuto della poesia a volte appassionate a volte ironiche, tessendo ancora un rapporto molto intrigante tra la poetessa e la donna e senza mai approdare, per me, al minimalismo

Ripercorro
Parole di secoli
Di ieri
Di oggi
“A casa del poeta non si piange”
Metto il collirio
E
Sorrido

Il peso dei secoli e della storia che si stemperano con il collirio: geniale.
E in questi intrecci tra il pensiero profondo dell’anima - più che della ragione - con un quotidiano vivace, fatto di oggetti usuali, spesso spunta improvvisa l’ironia e l’autoironia, come una delle chiavi per comunicare, per far sì che il lettore - a cui Patrizia affida direttamente con grande generosità e coraggio le sue poesie - possa entrare meglio in quel mondo, sentirsi a casa e, a sua volta, “dare voce al silenzio”.

Aiuta in questo avvicinamento, direi perfino un abbraccio, con il lettore, a parte il linguaggio chiaro e il verso comprensibile, anche la straordinaria teca dei piccoli oggetti che ognuno di noi conosce e a custodito gelosamente in cassetti e ricordi: navi di carta, reti da ricucire, farfalle colorate, petali, fotografie…. anch’essi rendono lieve l’invito al lettore ad avvicinarsi, a riconoscersi nei versi, a tranquillizzarlo.

Anch’io porto i miei fiori
Nessuna consolazione
D’eternità
Nel non averti accanto
Il tempo ti conduce da sempre
Con rose di maggio
Farfalle colorate
Barchette di carta
Oggi che ti penso
Restituisco alla terra
Il tuo nascere per amore
Mentre sgrano rosari
 

L’insieme del libro è poi attraversato, segnato dal tema dell’incomunicabilità – nel mondo? nei rapporti di coppia? in quelli complessi all’interno della famiglia? – che, presentissimo, ricompare costantemente in maniera più o meno esplicita. Appare, almeno a me, la vera ansia di chi scrive. La speranza di romperla è la parola come mediazione tra le donne e gli uomini, tra loro e il mondo; un elemento vivo, profondo, coinvolgente. La parola qualsiasi sia: il “disordine della parola”; “parole pastose, bugiarde”; “le parole spezzate”; “lo sguardo dilata la parola”; “la prigione della parola”….

La parola semplice trasmessa con sincerità, la parola della poesia, la parola amica – ma anche lo sguardo, il contatto fisico – può “dare voce al silenzio”, il “silenzio assordante” quello dell’incomunicabilità - che è qualcosa di diverso dall’incomprensione - quello del mondo quando si fa crudele, quello della solitudine soprattutto.

Non dell’abbandono
Avesti colpa
Ma delle parole
Che seguirono
Pastose
Bugiarde
Imbevute
Come una lingua
All’ultimo bicchiere

Ma non c’è solo la parola/poesia a rompere il silenzio, c’è anche il corpo nella sua interezza, elemento importantissimo in queste liriche. Il corpo di una donna, un corpo presente, che a volte Patrizia sembra guardare allo specchio trasferendolo poi nei suoi versi. Un corpo che si offre al lettore con grande generosità, spesso circondato da fiori, da petali, tanto che anche il suo nome alla fine somiglia a un fiore.
 
Questo tratto della generosità, amare più che farsi amare, nel pensiero lieve o profondo, nel semplice gesto quotidiano attraversa tutte le poesie, sempre accompagnato dalla presenza importante del corpo. Corpi che soffrono o che gioiscono, che esplodono come in un orgasmo o che si racchiudono. Corpi veri, che si toccano: “…sulla battigia, mentre ti stringo i fianchi…”

L’ho sentita investirmi
Dai vetri
Sangue d’argento
Sulle mani
Sulla pancia
Puliva
Ferite
Cicatrici
Dolore
Bisogno di spazio
Sulla pelle?
Aspetto accarezzata dalle tue mani

Altro elemento concreto, tangibile, i paesaggi: l’acqua e il mare così presenti, come elementi naturali, luoghi magici in cui riposarsi, sperare o amare. Ho avuto modo di dirle che a guardarla nelle sue poesie spesso mi sembrava di vedere l’ultima scena della Dolce vita di Fellini, quando il volto bambino di Valeria Ciangottini si fonde con la deserta spiaggia del Tirreno, formando un tutt’uno molto poetico.  Patrizia si cerca nell’acqua, atterra sulla terra. E spesso uomini, paesaggi e cose sono fermati in numerose foto - strumento molto importante della sua poesia -, lucide, sfuocate, sovrapposte che segnano attimi di vita, sguardi rilevatori, genuine passioni.
Sempre poi, quando esplode la gioia, quando violento scende il dolore, il corpo è coinvolto, a volte si esprime autonomamente al di là della ragione e della volontà. Sembra che a volte la parola stessa possa anche dissimulare ciò che si prova, ma il corpo mai; il corpo è una trasparenza che non si può nascondere.
E dopo ogni emozione, dopo ogni incantamento, dopo ogni pulsare del corpo, Patrizia si rifugia nella poesia, vero grembo materno, vera isola di rassicurante approdo. La poesia è testimonianza, nel senso del “martyr” greco, testimonianza di una fede, di ciò in cui si crede. La poesia è anche catarsi, per se, per l’altra da se, per gli altri, per i suoi lettori. La poesia è stata, si sente, grande aiuto per capire e per affrontare le strade, anche quelle più impervie e dolorose.

Una poesia
E’
Un testamento
Scritto dalla follia
Senza regole
Senza giustizia
Una pagina di diario
Che lascia l’anima
Depositata
Blindata
Marchiata a fuoco
Segreta
Dolorosa... nell’andarsene

E’ tardi, nella mia stanza in penombra chiudo così la lettura di “Dare voce al silenzio” che è stato per me un libro, ma anche il rinnovarsi di un affetto, scavare ancora in un’antica amicizia, conoscere meglio, riannodare ricordi… per questo sono state necessariamente così lontane le mie parole da una critica, diciamo così, professionale.

Così con il libro di Patrizia in mano penso che le donne e gli uomini sono infiniti mondi, ricchissimi, basta sollecitarne la spontaneità, la creatività, la naturalità, liberarli dalle convenzioni, dai falsi pudori, dalle paure che troppo spesso li tengono racchiusi.
Far sì che il mondo sconfigga il silenzio, che l’umanità si parli, attraverso il pensiero, attraverso i corpi. Nel libro di Patrizia è questa la missione, l’appello, il grido: “Dare voce al silenzio”. Lo slancio di una donna generosa e di una poetessa che si conoscono e che, insieme, continuano a riempire di petali il vaso del pittore cieco.

Cercava il dolore più intenso
I fiori
In primo piano
Esplodevano dal quadro
Premurosa una donna
Raccoglieva
I petali
Lui sorrideva
Ne aggiungeva altri
Il vaso traboccava
Il pittore
Era cieco

Renato Pasqualetti, febbraio 2008

Garofalo in Lankelot:
Garofalo Patrizia - Dare voce al silenzio di franchi
Garofalo Patrizia - Dare voce al silenzio di marina-monego
Garofalo Patrizia - Dare voce al silenzio di antonio-messina
Garofalo Patrizia - Poesie di franchi

ISBN/EAN: 
9788876061424

Commenti

Patrizia Garofalo ha studiato, con me che non studiavo, al Liceo Classico Leopardi di Macerata, e si è legata con un affetto profondo alla sua professoressa Jader Pojaghi, Jaja, quando i professori non erano prof e ?perché? si scriveva per esteso e non con una x seguita da un ché...

Do il benvenuto al Professor Pasqualetti, lo saluto e lo ringrazio per questo suo primo contributo critico, personale ed emozionale.

grazie a Franchi che ci ospita e grazie a te Renato.
Mi sono sentita bene a mecerata, accolta e voluta bene e stimata anche dopo tanti anni e rileggo adesso da quello che scrivi e che forse per emozione ho ascoltato poco quella sera....il critico e l'amico hanno fatto molto.

I fiori esplodevano dal quadro.
Basterebbe questo.

grazie Luciano sai quanto io ami il colore e sono certa che le parole lo possiedano...........e il pittore cieco.....chissà cosa non-vede ma il colore lo sente e lo cerca e lo tocca perchè i colori..........sono una supplemento d'anima come diceva Bergson.

bellissime parole, molto sentite.
"La parola semplice trasmessa con sincerità, la parola della poesia, la parola amica ? ma anche lo sguardo, il contatto fisico ? può ?dare voce al silenzio? > vero.
"Così con il libro di Patrizia in mano penso che le donne e gli uomini sono infiniti mondi, ricchissimi, basta sollecitarne la spontaneità, la creatività, la naturalità, liberarli dalle convenzioni, dai falsi pudori, dalle paure che troppo spesso li tengono racchiusi. Far sì che il mondo sconfigga il silenzio, che l?umanità si parli, attraverso il pensiero, attraverso i corpi. Nel libro di Patrizia è questa la missione, l?appello, il grido: ?Dare voce al silenzio".
> anche questa è una grande considerazione, di ampio respiro.
Complimenti per la presentazione, dev'esserci stata una bella atmosfera.
Carissima, una traccia del mio passaggio volevo lasciartela, sebbene questo sia un periodo tormentato.

e proprio perchè lo so ti ringrazio di cuore

la tentazione di scrivere è forte, ma poiché sto ultimando di leggere il libro mi riservo il compito di inviare al più presto una recensione.
Sono versi che appartengono ad una poetessa di raro talento.

Gian Paolo Grattarola

Comincio a recuperare la settimana appena trascorsa (di corsa!).
Avevo già letto le precedenti recensioni, direi che il Professor Pasqualetti fornisce altre chiavi di lettura e ci offre preziosi assaggi di una lirica che davvero appare di raro talento. E' una lettura che ho già in elenco, un appuntamento che non rimanderò oltre.

Mi sembra che questo passo in particolare ci dia la misura della poesia di Patrizia e del compito ultimo della sua poesia

"La poesia è anche catarsi, per se, per l?altra da se, per gli altri, per i suoi lettori. La poesia è stata, si sente, grande aiuto per capire e per affrontare le strade, anche quelle più impervie e dolorose."

Come dicevo proprio a Patrizia in un commento ad un'altra Autrice, ebbene di certe strade indicibili, che raramente chi è passato ha voglia di raccontare, gli unici ammessi a dire qualcosa sono proprio i Poeti.
E ciò che riempie di emozione è scoprire come la poesia parli (del dolore, sì, ma anche dell'amore, degli affetti e della Natura) con un linguaggio universale, con le parole (alfabeto, sillabe) del cuore. Ed è lì credo che il silenzio - anche quando sia necessario - può trovare voce.

Temo che Ildelaura mi abbia rubato le parole.
Mi associo alla fascinazione per i pochi versi letti, e al proposito di avere tra le mani il libro quanto prima!

Bello anche l'affetto che traspare tra le righe...