“Il silenzio è ascolto di sé fino all’esplosione della scrittura”.
Dopo aver ascoltato queste parole di Patrizia Garofalo ho pensato che l’indomani mi sarei svegliato, il mattino, e avrei guardato al silenzio con occhi nuovi, diversi. E la tentazione di isolare piccole chicche del Garofalo-pensiero, folgoranti aforismi, sghembi, improbabili haiku stillanti sudore e lacrime è forte, ma preferisco tralasciare e rimando il lettore alla levigatezza dei suoi componimenti, a perdere la bussola in mezzo a quei grappoli di parole, affogate nell’horror vacui dello spazio niveo della pagina, presenza ubiquitaria, (Lo stupore/Del bianco che acceca), “voce del silenzio” in fieri. Considero un grande privilegio l’aver portato a Vicenza – con l’ausilio di amici carissimi e di una squadra affiatata – la carica umana e poetica di Patrizia Garofalo.
Patrizia è pervenuta, con la sua ricerca espressiva, a esiti di sorprendente rigore, a una distillazione formale del dettato poetico, a una strutturazione del verso talmente minimale che è difficile eludere la fascinazione che promana dalle sue sillogi poetiche. Non è certo di facile lettura, Garofalo, per i lettori distratti che vi si accostano. Richiede un pensiero vigile, un occhio aduso alla bellezza e un cuore vulnerabile, disponibile ad affidarsi alle premure di chi non blandisce, di chi non tradisce.
Il curatore Alberto della Rovere è stato un sapiente maestro di cerimonie, abile a condurre anche il lettore profano nelle pieghe palpitanti e perturbanti dell’universo della poetessa del silenzio – e non è un caso che Patrizia giunga a noi dalle brume geometriche della vicina Ferrara.
Garofalo ha saputo porsi in empatia con il suo pubblico, silente e partecipe, colto da incantamento, offrendo il fianco a un’indagine garbata e affettuosa quanto approfondita e vorace del suo motore poetico, dei palpiti e dei sentimenti che lo animano. Abbiamo conosciuto una donna e una poetessa vera, concreta, che ha saputo liberarsi – in una sorta di catarsi purificatoria – di filtri e sovrastrutture, e parlare delle sue gioie, ma pure delle paure, delle malinconie e paturnie della morte (Mi sarebbe piaciuto/Ascoltare/Il silenzio/Erigere un/vestire i morti/Accompagnarli alla terra), dei suoi trionfi e dei suoi insuccessi, della sofferenza stillata e stillante, sperimentata sulla sua pelle (Nessuno si accorge/Che ho la pancia/Squarciata dalla luna) o condivisa con il genere umano che trascorre sotto la lente della sua scrittura (Annota/Una donna/Un giorno di mancanze/E/Ne trattiene la memoria), in una sorta di journal intime (Un testamento/Scritto dalla follia) che vorrebbe quasi liberarsi dell’ingombrante fardello della persona per transustanziarsi in quella parola spolpata fino all’osso, eppure tavolozza cangiante (Cercava il colore più intenso/I fiori/In primo piano/esplodevano dal quadro), arte maieutica di passare l’acqua al setaccio e di estrarne la salgemma dell’esistenza (Partorirò/Accosciata a terra).
E come quel silenzio che Affretta/I passi del tempo/E/Inghiotte parole, così la matassa di questo curioso incontro si è sfilacciata con rapidità; a poco sono valsi i nostri sforzi di trattenere il filo, Si è dissolto/muto, liberatosi dei panni ingombranti, degli orpelli superflui e della cosmesi, per farsi carne e sangue al cospetto dei nostri sensi irretiti (Su polveri di sangue/L’attesa/Di firmarsi poeti).
Grazie Patrizia.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Patrizia Garofalo (Camerino, 1949), poetessa italiana. Insegna Lettere a Ferrara, in un Istituto Superiore.
Patrizia Garofalo, “Dare voce al silenzio”, Il Foglio, Piombino, 2007. Prefazione di Attilio Mauro Caproni




Commenti
Nuovo contributo di Alberto Carollo.
Integro l'archivio dedicato a "Dare voce al silenzio".
Grazie Gianfranco... sei stato tempestivo. Stavo pasticciando con l'editor. Il mio copincolla mi dava problemi di formattazione. per fortuna che ci sei tu a vegliare su di noi.
8-)
il minimo;). (copia il testo sul blocco note: cancella la formattazione, quando è tutto in grassetto;) )
Ho pensato di fare cosa gradita lasciandovi una breve rassegna fotografica per immortalare l'evento. La poesia di Patrizia non ha bisogno di questi "mezzucci digitali", ma un reportage - per quanto reportage "lirico-emozionale" - non è tale se non dispone anche di media diversi dalla parola scritta.
8-)
ottima integrazione, Alberto.
Grazie ancora per la condivisione.
amici cari grazie a tutti .
L'accoglienza, l'affetto e la condivisione che hanno caratterizzato il nostro primo incontri a Vicenza è stata fenimenale, per questo forse il parlare di me è stato più facile e trasmissivo.
la recensione è, indipendentemente da tutto, un gran bel pezzo di scrittura.
ed io mi riconosco molto in quanto si scrive.ancora grazie.
a gianfranco un sorriso grande
complimenti per l'evento e per il successo!!!!