In occasione del bicentenario della Rivoluzione Napoletana del 1799 sono stati pubblicati decine e decine di libri sull’argomento. Molti i temi trattati nei volumi usciti per la particolare ricorrenza: dalla bassa cultura e poca coscienza critica del popolo napoletano, all’organizzazione politico-istituzionale della Rivoluzione e della breve Repubblica da parte degli intellettuali partenopei, sulla falsariga della Rivoluzione Francese, dai protagonisti principali di quei mesi intensi, all’abbandono improvviso dei Francesi, fino al ritorno di Ferdinando IV a Napoli, dopo la risalita lungo la penisola del Cardinale Ruffo e alla rapida conclusione di quell’eroica esperienza giacobina.
Ma questo libro di Pietro Gargano, “Eleonora e le altre. Le donne della rivoluzione napoletana”, “pubblicato nell’ambito dei programmi dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici”, pone l’accento su un aspetto poco dibattuto ed evidenziato dai libri di storia: il ruolo delle donne e le loro vicende all’interno della Rivoluzione Napoletana e della successiva Repubblica, che durò solo centoquarantaquattro giorni, dal 21 gennaio, con la presa di Castel Sant’Elmo da parte di un gruppo di patrioti e intellettuali e la proclamazione della Repubblica Napoletana “una e indivisibile” al 13 giugno 1799.
Per poter comprendere a pieno i contenuti del libro di Gargano è necessario inquadrare la vicenda, inserirla in un contesto preciso o almeno possedere un’infarinatura storica generale di quel periodo: nei primi anni della Rivoluzione Francese, l’eco degli avvenimenti francesi giunse anche in Italia, dove suscitò forti entusiasmi in molti intellettuali. La successiva formazione di club e associazioni segrete permisero alle idee d’oltralpe di circolare tra le classi colte e, in contemporanea con la discesa dell’esercito francese in Italia incaricato da Napoleone Bonaparte di occupare la città di Napoli, un gruppo di patrioti, composto da intellettuali, aristocratici e borghesi, proclamarono la Repubblica Napoletana, mentre le masse popolari si armarono in difesa della città, contro l’invasore francese.
Si venne a creare, sin da subito, una situazione complessa, che alla lunga condizionò negativamente l’esperienza rivoluzionaria napoletana. La Repubblica, infatti, non ebbe vita facile, a causa della mancanza della base solida costituita dal popolo, che sembrava preferire il vecchio re borbonico esule a Palermo alle novità illuminate della Repubblica.
In quei pochi mesi di Governo Provvisorio appoggiato, a fasi alterne, dai francesi, furono comunque avviate importanti riforme dell’assetto istituzionale e legislativo – su tutte la legge abolitiva della feudalità –, e ci fu un fermento di idee, ideali e iniziative mai avuto in precedenza – basti pensare alla pubblicazione di numerosi giornali, tra cui il famoso “Monitore Napoletano” di Eleonora de Fonseca Pimentel. Si trattò, quindi, di un momento cruciale della storia napoletana e non solo.
La riorganizzazione di Ferdinando IV fu però immediata e portò, grazie all’esercito sanfedista guidato dal Cardinale Ruffo, alla incertezza popolare e alla partenza dell’esercito francese, al rapido ritorno dei Borboni, particolarmente sanguinoso e violento: caddero gli ispiratori della Repubblica, i suoi sostenitori, alcuni vennero esiliati o incarcerati, molti trovarono la morte sotto la lama della ghigliottina o la corda dell’impiccagione.
La Repubblica Napoletana, comunque, pur essendo stato complessivamente un tentativo fallimentare, finito tragicamente, fu una tappa fondamentale della distruzione dell’Ancien Régime, che evidenziò in pieno l’importanza delle idee inaugurate dalla Rivoluzione Francese.
Tornando al libro, Pietro Gargano dà voce, corpo e anima alle donne invisibili della Rivoluzione Napoletana, quelle che, ad eccezione di Eleonora de Fonseca Pimentel e di Luisa Sanfelice, non sono mai state ricordate sui libri di storia, pur avendo avuto un ruolo importante e avendo combattuto con onore e coraggio per gli ideali repubblicani, spesso pagando con la vita, il carcere o l’esilio il loro impegno.
L’autore ripercorre le loro storie. Il libro si apre con “Tre macchie rosse a Vigliena”, le tre donne “morte sul campo con l’uniforme civica”, nella presa del fortino di Vigliena. “Tre donne senza nome, senza tomba, senza memoria”, da considerare come metafora di tutte le donne della Repubblica napoletana: “tutte invisibili o subalterne, a eccezione di Eleonora Fonseca Pimentel e di Luisa Sanfelice”.
Il libro ripercorre le tappe principali della Rivoluzione, rivolgendo lo sguardo alle donne, al loro oscuro lavoro, come le donne di testa vestite da uomo che entrarono a Sant’Elmo il 21 gennaio. Tra di esse c’era anche la de Fonseca Pimentel. Ma anche Margherita Fasulo, a casa della quali si tenevano riunioni segrete, e le sorelle Clarizia. E ancora altre, non identificate. E questo è importante, soprattutto considerando “la condizione femminile alla fine del ‘700” a Napoli, dove altissimi erano i tassi di analfabetismo. Ma le donne c’erano, in quel gruppo di patrioti: “una ventina, la sera del 24 gennaio entrarono nel Quarto del Priore della certosa di San Martino”, mentre solo una ebbe un incarico pubblico: la Pimentel, che fu direttrice del “Monitore Napoletano”, il giornale della Repubblica.
E poi ci furono le donne che pagarono con la vita le notizie non sempre vere che si spargevano sulle congiure, come Luisa Molina Sanfelice, figura ambigua della Rivoluzione, forse da rivalutare, ritrovatasi suo malgrado al centro dell’organizzazione di una congiura. E ancora le donne che, nel momento più difficile della Repubblica, resistettero, combatterono e diedero una mano alla Repubblica, cucinando, reclamando oboli, ricavando bende dalle camicie di lino, mentre altre morivano sotto i colpi dell’esercito sanfedista.
Capitolo sconvolgente è “Stupri di massa nelle strade”, che riferisce la violenza con cui le donne furono strappate dalle loro case, violentate perfino davanti alle chiese e gettate in carcere, non solo a Napoli ma ovunque passasse l’esercito guidato dal cardinale Ruffo. Poi ci fu il supplizio di Maria Francesca Alcubierre, finita in carcere pur essendo incinta, la quale “partorì dietro le sbarre una bambina morta, o, meglio, uccisa dai seviziatori borbonici”. Molte altre le storie di queste povere grandi donne, eroine misconosciute e senza ricordo: Teresa Ricciardi, Scolastica Carrabba, tante altre martiri ignote, uccise, trucidate, impiccate, decapitate fino all’ultima esecuzione, quella di Luisa Sanfelice, l’11 settembre del 1800.
Sono tutti nomi ricordati nel capitolo “Nomi del coraggio”, nel quale non viene tralasciata nessuna di queste eroine della rivoluzione, e sarebbe quasi impossibile elencarle tutte.
Dopo due secoli di oblio e abbandono, Gargano riporta a galla una preziosa testimonianza su un lato della Rivoluzione Napoletana da sempre dimenticato. E lo fa realizzando un libro interessante e commovente, che rende splendidamente omaggio a tutte le donne coraggiose che hanno partecipato, ormai più di due secoli fa, ad un grande evento storico, in grado, come sottolineato da Benedetto Croce, di gettare “il primo germe dell’unità italiana”.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Pietro Gargano, “Eleonora e le altre. Le donne della rivoluzione napoletana”, Magmata, Napoli, 1999.
Pietro Gargano (Napoli), caporedattore de “il Mattino”, è autore di opere storiche e di costume sulla città di Napoli.
Antonio Benforte, 14 luglio 05.
Commenti
non ho trovato isbn... e il libro non è presente in nessun catalogo on line.
Meglio così, Anto.
Contributo in pieno dna Lankelot;).
Aggiungo qualche tag.
E' tutto quel che è introvabile o difficile da reperire che qui trova casa, tra l'edito dei piccoli e medi editori;)
ottimo contributo.
grazie, l'ho letto durante la tesi in biblioteca comunale, dopo aver tolto strati e strati di polvere dalla copertina...
http://www.repubblicanapoletana.it/
(segnalo subito a due amiche letterate napoletane...
ma ora dovresti mandare il link ad Angela Migliore e a Nonnagialla, alias Sga, alias Gabriella...;)
Angela!
Questa pagina mi era sfuggita. Sono davvero contenta che l'abbia riproposta.
Le donne a Napoli hanno sempre fatto da collante, nell'intimo della famiglia, come nel pubblico di una rivoluzione. Molte, per citare De Filippo, "evena nascere co' cazone", per coraggio e determinazione mostrati.
I nomi, però, li ho imparati grazie a te.
(bella la citazione di De Filippo)
bella davvero, così come bello è il libro. peccato sia totalmente invisibile, io l'ho trovato in una polverosa biblioteca comunale. meriterebbe una ristampa.