Nel 1933, mentre García Lorca attraversava l’oceano diretto a Buenos Aires, affidando ad alcune pagine scritte in viaggio la presenza del duende, l’Europa si affannava a scacciare il demone buono dell’arte e lo gettava in pasto ai suoi carnefici.
Scrittura fluida e profondamente evocativa alla maniera di un mantra, questo librino può leggersi quasi come uno spartito musicale, che segna il tempo di una performance tenuta da Lorca davanti agli ascoltatori latino americani, pronti ad abbandonarsi con entusiasmo alla sua danza.
Dunque, si tratta di una parola che alla stregua di un testo di teatro antico o di un frammento di lirica corale nasce in una dimensione pubblica, vive nell’essenza della recitazione, una voce che arde sul palcoscenico per esprimere le sonorità cupe del cante jondo, il primitivo canto flamenco feroce e struggente.
Il duende è creatura del limite e della lotta e si manifesta solo se ha la certezza di poter ingaggiare un combattimento. Vive nella polvere e nel sudore dell’arena, scatta in piedi quando sente risuonare la nota profonda e ossessiva dell’esorcismo musicale, danza e delirio, come solo negli antichi ritmi dispari si ritrovano; dalla foga del ditirambo alla frenesia catartica della taranta, dalle coreografie dei balli andalusi allo stordimento della courenta occitana.
Figure capaci di intrecciare sottili geometrie e agguati furiosi, e in questo ininterrotto delirio intessuto di gesti e parole eternamente sospesi sul precipizio si osserva, come per via alchemica, il prodursi di quella materia necessaria all’attimo insostituibile, ossia il gioco e la teoria che sollecitano l’arte.
Lorca ne iscrive il principio vitale nel cromatismo acceso e contrastante di Spagna e nei violenti chiaroscuri di Francisco Goya, non a caso autore di un ciclo di disegni dedicato alla tauromachia. «Per cercare il duende non c’è mappa né esercizio. Si sa solo che brucia il sangue come un tropico di vetri, […] che fa sí che Goya, maestro dei grigi, degli argenti e dei rosa della miglior pittura inglese, dipinga con le ginocchia e i pugni con orribili neri bitume».
Il duende viene per sconvolgere e non può che trovare la sua via d’elezione nel pittore, nel danzatore e nel poeta. È portatore della dissonanza di Aracne che mette in ridicolo la tecnica ordinata quanto superba di Atena. La sua è una creazione nel fango, il suo corpo ha in sé le tracce della doppia generazione dalla terra e dalla notte. La sua indole è buia e bestiale e abita l’uomo del margine e l’umano confine. Ha il volto benigno del centauro e la fame del minotauro, mito cruento collocato peraltro nel luogo della perdita per eccellenza, il labirinto.
Quando il toro smette di lottare, tutto finisce. Ciò che conta è la preparazione al salto e il tempo in cui i muscoli sono raccolti nello sforzo della meta, la realizzazione del momento creativo. Ma è questa una natura effimera e solo a pochi è dato scorgere, anzi intuire, il vero slancio. Il poeta è forse l’acrobata che osa di più perché getta se stesso nella tempesta e leva la sua voce in sfida allo sguardo del duende.
Quello che resta è l’opera, è il colpo di Dioniso sferrato in mezzo alle scapole della poesia. Com’è possibile parlare di un poeta se non ci si ferma davanti a chi veramente si è girato nell’inferno, chi si è seduto sul toro come un danzatore cretese e nelle pupille ha versato calce viva!
Così Lorca vuole spronare il suo lettore ad aver coscienza del potere misterioso e travolgente che l’arte è in grado di liberare.
Claudia Ciardi, giugno 2011
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Federico García Lorca (Fuente Vaqueros, 1898 - Viznar, 1936), poeta e drammaturgo spagnolo. Bio estesa: WIKI.
Federico García Lorca, Gioco e teoria del duende, a cura di Enrico Di Pastena, Adelphi Edizioni, collana “Biblioteca minima”, 2007
Titolo originale: Juego y teoría del duende, conferenza tenuta a Buenos Aires nel 1933
pp. 30-31
«Il duende di Quevedo e il duende di Cervantes, con verdi anemoni di fosforo l’uno e fiori di gesso di Ruidera l’altro, coronano il polittico del duende di Spagna.
Ogni arte possiede, com’è naturale, un duende di modo e forma diversi, ma tutte uniscono le loro radici in un punto, dal quale sorgono i suoni neri di Manuel Torres, materia ultima e fondo comune, incontrollabile e tremante, di legno, suono, tessuto e vocabolo.
Suoni neri dietro cui stanno già in tenera intimità i vulcani, le formiche, gli zefiri, e la grande notte che si cinge la vita con la Via Lattea.
[…]
Il duende…Dov’è il duende? Dall’arco vuoto entra un vento mentale che soffia con insistenza sulle teste dei morti, in cerca di nuovi paesaggi e di accenti ignorati; un vento che odora di saliva di bimbo, di erba pesta e velo di medusa, e annuncia il costante battesimo delle cose appena create».
Commento alla poetica di Federico García Lorca (in spagnolo):
www.creatividadysociedad.com/articulos/14/7-Teoria%20del%20duende%20de%20Garcia%20Lorca.articulo.pdf
Sull’arte di Goya si veda il mio contributo pubblicato in Lankelot:
http://www.lankelot.eu/letteratura/goya-y-lucientes-francisco-i-disastri-della-guerra.html
Commenti
[gioco e teoria del duende]
[gioco e teoria del duende] dice Claudia: "Nel 1933, mentre García Lorca attraversava l’oceano diretto a Buenos Aires, affidando ad alcune pagine scritte in viaggio la presenza del duende, l’Europa si affannava a scacciare il demone buono dell’arte e lo gettava in pasto ai suoi carnefici.
Scrittura fluida e profondamente evocativa alla maniera di un mantra, questo librino può leggersi quasi come uno spartito musicale..."
> buona lettura!
[García Lorca] gli
[García Lorca] gli approfondimenti segnalati da Claudia Ciardi:
Commento alla poetica di Federico García Lorca (in spagnolo):
http://www.creatividadysociedad.com/articulos/14/7-Teoria%20del%20duende...
Sull’arte di Goya:
http://www.lankelot.eu/letteratura/goya-y-lucientes-francisco-i-disastri-della-guerra.html
[Garcia lorca] sono molto
[Garcia lorca] sono molto contenta che tu, Claudia, che non conosco di persona, abbia scritto questa recensione; alcuni mesi fa avevo cominciato a prendere appunti per farne una io sullo stesso libro di Garcia Lorca a tanto che mi affascinava e sentivo vicino questa realtà del duende, soprattutto per lesue implicazioni nella poesia; mi fece una favorevolissima impressione leggere nel libro che il duende non ha a che vedere con la capacità, la tecnica o la maestria; dai miei appunti di allora leggo che nel libro Garcia Lorca dice che ad un cantante spagnolo non si chiede che sia bravo, ma che abbia duende; per averlo dovrà spaccare la sua voce, renderla furiosa e rovente perché chi ascolta non chiede forme bensì midollo di forme; e Lorca considerava Eleonora Duse una duendera perché portava al trionfo opere senza successo perché riusciva a creare qualcosa non di bello ma di nuovo.
Fatte le debite differenze, ma dal mio punto di vista neanche tanto, è quello che hanno fatto kerouac e Ginsberg, non volevano essere bravi ma ci metteva il sangue nelle loro opere
Grazie per questa bella recensione
[garcia lorca] Grazie a te,
[garcia lorca] Grazie a te, Dianella, per aver letto con attenzione il mio commento e averlo arricchito con le tue profonde e stimolanti riflessioni.
Mi auguro che tu abbia comunque voglia di scrivere il tuo testo e la tua "versione dei fatti". Sarò molto curiosa di leggerla e credo che Franchi non abbia nulla in contrario ad affiancarla a questa mia breve sintesi (vero??? ;-))
Il mio incontro con il duende lo devo al poeta Massimiliano Antonucci col quale abbiamo tenuto una "duendica" conferenza lo scorso 29 giugno. Chissà quali spiriti abbiamo evocato! E' in quella occasione che mi ha regalato il librino di Lorca. Oltre a insegnarmi moltissime altre cose che non immaginavo sull'arte poetica, la performance, la gestualità. Insomma, Antonucci sostiene che io ho la capacità di danzare con il duende ma senz'altro lui sa chiamarlo in mezzo al suo pubblico.
Grazie per avermi dato la possibilità, attraverso questo spazio, di condividere la mia esperienza con tutti voi.
[garcia lorca] penso che la
[garcia lorca] penso che la tua recensione sia più che sufficiente , potrei aggiungere solo quello che ho detto nel commento, le mie sono solo impressioni personali, non sono un'esperta dell'argomento; "danzare col duende...": bello!
[Garcia Lorca] - singolare
[Garcia Lorca] - singolare come alcune tra le pagine più potenti sull'America degli anni '30, l'America di Roosevelt, siano state scritte da non-americani: Céline (Bardamu a spasso per Battery Park), Majakovskij, Garcia Lorca. Fermo restando la forza di alcuni gioielli indigeni come Dos Passos e Faulkner.
[duende] bellissimo questo
[duende] bellissimo questo passo: "Il poeta è forse l’acrobata che osa di più perché getta se stesso nella tempesta e leva la sua voce in sfida allo sguardo del duende. Quello che resta è l’opera, è il colpo di Dioniso sferrato in mezzo alle scapole della poesia."
> Grazie Claudia.
[gioco e teoria duende]
[gioco e teoria duende] ripristinata la copertina, caduta causa guasto server. Mi spiace: ho riparato come potevo e quando potevo il danno determinato dall'incuria dei tecnici.