Gambescia Carlo

Metapolitica. Intervista a Carlo Gambescia

Autore: 
Gambescia Carlo

“Metapolitica”: la terza via delle idee

Di questi tempi la politica italiana non gode ottima salute. Anzi possiamo sicuramente affermare che il conflitto istituzionale è talmente aspro tra maggioranza opposizione, ma anche tra il presidente del Consiglio e il resto del mondo dell’Italia repubblicana, che il cortocircuito si è già innescato.

 

A parte queste amare considerazioni che ogni giorno riempiono le pagine dei giornali, i più intelligenti che non sopportano più questo teatrino della politica, e nemmeno le esacerbate manifestazioni dell’antipolitica, si chiedono se sia possibile un’alternativa a questa disfatta. C’è bisogno di capire dove va la politica dopo il suo naufragio nell’autoreferenzialità più assoluta.

Carlo Gambescia, sociologo e scrittore da sempre impegnato nel dibattito delle idee, con il suo nuovo libro Metapolitica. L’altro sguardo sul potere( Edizioni Il Foglio, pagine 103, euro 10) offre una risposta efficace alla decadenza del sistema politico che si è ingessato nel nulla del post-ideologico.

Gambescia concentra l’attenzione sulla metapolitica, che non è una disciplina accademica. Il suo campo di studio rinvia alla filosofia politica. Ma sicuramente la metapolitica è la prosecuzione della politica con altri mezzi. Questo fornisce ulteriori elementi di indagine speculativa che potrebbero portare alla definizione di categorie e di valori altri. Insomma, questa dottrina poco conosciuta potrebbe disegnare una nuova mappa delle idee, Una teoria pratica che ha tutti i presupposti per diventare azione concreta. La metapolitica, quindi, studia la realtà nei termini di ciò che è, e non di ciò che dovrebbe essere. La metapolitica viene temporalmente “dopo” la politica. Qui il discorso si fa interessante.

NV: Professore, nell’anno zero della politica la teoria della metapolitica può aiutare a diradare la nebbia della confusione post-ideologica?

CG: Innanzitutto, grazie per la sintetica presentazione. Lei, si è letto il libro. Bravo.

NV:Era doveroso… Ma per tornare alla domanda?

CG: Certo. Senza metapolitica, come mi piace dire, si rischia di fare cattiva politica.

NV:Non male. Ma che cosa rappresenta davvero la metapolitica?

CG: Il punto purtroppo è che molti continuano a interpretarla come un’ etica della politica. Come un insieme di alti e nobili principi regolativi: una specie di catechismo della politica per costruire lo “stato ottimo”…

NV:E invece non è così….

CG: Come la intendo io, la metapolitica deve basarsi sulle scienze sociali… O meglio su una serie di regolarità che ci spiegano il comportamento sociale dell’uomo in politica…. Machiavelli parlava di studio della realtà effettuale.

NV: Si spieghi meglio…

CG: Pensi alla costante amico-nemico. Oppure alla partizione governanti-governati. O ancora alla necessità, per ogni sistema politico, di fondarsi su un principio di legittimazione, e così via. Bene, queste costanti o regolarità, nel senso che “regolarmente” si ripetono nella storia, piaccia o meno, sono la forma sociologica delle politica… I cui contenuti poi però variano storicamente… Ma il metapolitico studia le forme…

NV: Nel senso, se ho capito bene, che la forma “amico-nemico” resta, anche se i valori cambiano… E di conseguenza chi ignori questa costante rischia di fare, oltre che cattiva politica anche cattiva metapolitica?

CG: Certo, nelle democrazie come nelle tirannie… La metapolitica studia quel che permane: la forma. Le cose come sono. Come si manifestano “istituzionalmente” e non come dovrebbero manifestarsi secondo le norme dell’etica, della religione o della filosofia… Le faccio un esempio.

NV: Sono tutto orecchi…

CG: A Julien Freund, pensatore metapolitico, per eccellenza, nel 1965 durante la discussione della tesi di dottorato, consacrata all’ Essence du politique uno dei commissari presenti, Jean Hyppolite, studioso di Hegel e Marx, fece notare, che se la sua tesi sulla natura “metapolitica” del politico, fondata appunto sulla regolarità amico-nemico mutuata da Carl Schmitt, si fosse rivelata esatta, a un fervente pacifista come lui, sarebbe rimasta, come sola via di fuga, il giardinaggio.

NV: Simpatica…

CG: Aspetti, sa quale fu la risposta di Freund?

NV: Prego…

CG: La riposta di Freund fu bruciante: Hyppolite non avrebbe potuto dedicarsi neanche ai suoi fiori, perché il nemico non glielo avrebbe permesso. A sua volta, Hyppolite replicò che allora non gli sarebbe rimasto che il suicidio. Dando così una risposta patetica che evidenziava, ed evidenzia, la natura nichilista e irrazionale del pacifismo assoluto, non meno distruttiva, per l’individuo, dell’ amore sfrenato per la guerra.

NV: Sì una riposta veramente patetica. E poco metapolitica…

CG: Giusto. Ma c’è di più: in realtà, il grande valore dell’osservazione di Freund, e dunque della metapolitica, è nel fatto che disvela una verità “effettuale” tremenda, che lascia attoniti. E che ovviamente risulta inaccettabile per qualsiasi forma di moralismo pacifista o tout court: la benevolenza non sopprime il nemico, dal momento che è il nemico stesso che ci designa come suoi nemici mortali.

NV: E perciò non ci resta nessuna speranza di vivere in un mondo di pace duratura…

CG: Non la metterei proprio così. Certo, pace e guerra si alterneranno sempre… E sotto questo aspetto rinviano al metapolitico. E nella misura in cui costituiscono due elementi portanti di quell’inesauribile dinamica sociale tra conflitto e cooperazione.

NV: Di qui l’ importanza della metapolitica come studio delle costanti o regolarità...

CG: Certo.

NV: Pertanto la metapolitica può salvarci dalla decadenza…

CG:O comunque prevederla, almeno nei suoi sviluppi. Visto che la dialettica decadenza-progresso è un’altra costante metapolitica.

NV:Sia più chiaro.

CG: Voglio dire che lo studio e l’apprezzamento delle regolarità sul piano della decisione politica può consentire di capire quando, come e dove il politico si smaterializzerà o si materializzerà di nuovo e in quale nuovi vesti. E attraverso quali dinamiche di guerra e/o di pace… Certo, non nei termini di un dettagliato appello nominativo dei futuri grandi della storia. Ma di individuazione dei processi sociali che segnano la forma “decadenza” e la “forma” progresso.

NV: La buona metapolitica, scusi se ritorno sul punto, allora, è legata a una certa tradizione?

CG: Ma è la tradizione stessa a essere un’ altra regolarità metapolitica. Ogni società si muove intorno a un centro, quale entità che dà senso alle azione umane. Ora, possono cambiare i contenuti dei valori, ma la “forma” tradizione permane. Non esistono società prive di tradizione o di modello-guida: Guiding Pattern. per dirla con Edward Shils, sociologo, uno dei maggiori studiosi della “tradizionalità”…

NV: E che lei cita abbondantemente nel suo libro…

CG: Certo. Quindi avremo un tradizione “tradizionalista”. Ma anche una tradizione liberale, socialista, democratica, repubblicana. Oppure religiosa, moderna, post-moderna, religiosa. E, perfino, come nel caso della tradizione marxista, una tradizione (rivoluzionaria) dell’antitradizione…

NV: Capisco. Insomma, volgarizzando, abbiamo una tradizione di destra e di sinistra….

CG: Sì. Messa così, se vuole, anche di centro… Ma non è solo un fatto politico: è un fatto sociologico: l’uomo ha istintivo bisogno sociale, a prescindere dai contenuti, di punti di riferimento. E non è mia, ma di Aristotele.

 

NV: Allora, però, che cosa resta della “metapolitica” debenoistiana, quale puro fattore organizzativo. O se vuole come attenzione verso le idee quali strumenti egemonici… Insomma per conquistare il potere…

CG: Guardi, Alain de Benoist resta un pensatore di primissimo ordine, oltre che caro amico. Ma ha studiato la metapolitica, dall’esclusivo punto del suo uso per l’azione. E non da quello della teoria. Io nel mio libro mi occupo di tutti e due gli aspetti… E cerco di collegarli. E con particolare riguardo al rapporto tra minoranze creative e conquista “metapolitica” del potere… Ad esempio, studio il “caso dei cattolici”. Ma non mi faccia dire di più.. Spero siano i lettori a scoprirlo da soli…

NV: E che sarà mai il suo libro, un giallo?

CG: Il fatto è che, certa destra, soprattutto in Italia, malgrado abbia parlato e tuttora parli, spesso a vanvera, di metapolitica, non ha prodotto un solo volume per spiegare la metapolitica al suo popolo. E io, che non sono di destra, mi sono preso la briga… Spero di esserci riuscito.


EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Carlo Gambescia (Roma, 19**), sociologo e scrittore IT.

Carlo Gambescia, “Metapolitica. L'altro sguardo sul potere”, Il Foglio, Piombino 2009. Collana “I Saggi”.

Approfondimento in rete: Carlo Gambescia Metapolitics

In Lankelot:

Gambescia Carlo - Dove va la politica? di nic
Gambescia Carlo - Viaggio al termine dell'Occidente
di nic

 
Nicola Vacca, dicembre 2009

 

ISBN/EAN: 
9788876062476

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