Gambescia Carlo

Dove va la politica?

Autore: 
Gambescia Carlo


La politica si è suicidata,vittima della sua stessa impotenza. Ogni giorno si consuma uno spettacolo desolante: assistiamo a un dibattito vuoto nel quale la politica autoreferenziale si parla addosso dimenticando  il suo compito più  importante. Invece di affrontare i problemi del Paese,  la politica ha rinunciato al suo primato per mettere in scena una fiera delle vanità. Il narcisismo di una  classe dirigente è il pensiero debole che finisce  per creare caos nelle istituzioni. La politica odierna, rivoluzionata dall’avvento del villaggio globale e dal dominio incontrastato dei mezzi di comunicazione, ha subìto una trasformazione radicale e con essa è stata anche modificata la funzione dei partiti politici.

Oggi, con la supremazia dell’economia sul primato della politica, il partito è stato svuotato della sua tradizionale missione, quella di selezionare e formare le classi dirigenti e le élite politiche. La nascita del "partito personale", dovuta in un certo qual modo alla subordinazione della politica agli effetti speciali dei mezzi di comunicazione di massa, ha determinato l’assenza di leader efficaci, capaci di governare grazie al consenso, di dirigere attraverso la persuasione, di motivare tramite la consapevolezza. Il discorso alla fine torna sul primato della politica, inteso come fondante valore culturale. Per uscire dal momento del disincanto, per consentire all’individuo di tornare a impadronirsi di una passione per la politica, per porre fine a questa lunga incertezza  globale, che di transizione in transizione finisce per indebolire le identità, si avverte il bisogno di ripensare i valori. Ripensare i valori ha un’importanza cruciale  per ristabilire il primato della politica su tutto. Per il momento, nel tempo della globalizzazione delle idee, lo spettacolo resta desolante. In assenza di progetti e intuizioni la deriva tecnocratica della politica continua a proseguire  verso il naufragio di un’infinita transizione che complica le cose,  creando una frattura insanabile tra il Paese legale e il Paese legale. Mai come in questo momento il Palazzo è stato così lontano dalla vita della Nazione e dai suoi infiniti problemi, su cui questa invertebrata classe politica si sofferma soltanto per fare propaganda e demagogia. Al destino della politica e alle sue categorie del pensiero  Carlo Gambescia, sociologo, opinionista e brillante critico delle idee, dedica un interessante libro-intervista, curato da Gian Antonio Ramelli. Dove va la politica?(Edizioni Settimo Sigillo, ordini@libreriaeuropa.it, tel. 06/39722155, pagine 95, 10 euro). Gambescia  risponde in maniera appassionata alle questioni  della crisi della politica non ignorando i temi dell’attualità:  destra, sinistra, antipolitica, globalizzazione, società multiculturale. La premessa da cui l’autore parte è quella di studiare il “politico” come fatto sociale totale. Individuando subito questo parametro,  Gambescia  chiama subito in causa il conflitto e la decisione come punti forti su quali dovrebbe fondarsi una politica che non ha nessuna intenzione di rinunciare al suo primato. Entrando nella crisi della politica, rappresentata dal suicidio del pensiero debole, l’autore rivendica la necessità di un forte impegno  antiutilitarista e antieconomicista: "Certamente, il futuro della politica o sarà antieconomicista, o comunque non solo economicista, o non sarà affatto. L’uomo non è solo interessi ma anche passioni: va studiato in modo integrale come  sosteneva Sorokin". Gambescia entra nel cuore della crisi dei valori della politica attuale, denuncia l’assenza totale del decisionismo, propone la necessità di nuove élite politiche capaci e forti in grado di scuotere le anime morte della politica medesima."In parole povere il principio di precauzione  implica la decisione. E decidere resta il massimo criterio di distinzione tra politico e impolitico. Ad esempio  discutere, magari oltre certi limiti fisiologici, è impolitico, mentre decidere, e bene, è politico". Decidere per creare  antagonismo dialettico e conflitto propositivo. Questo manca oggi alla nostra politica, addormentata da una pericolosa omologazione culturale che ha praticamente travolto tutto il suo impianto di valori. Questo è uno dei tanti problemi che riguardano il futuro della politica. Il libro di Gambescia ne analizza altri, ma questo è il più importante. L’autore, nell’indicare la validità del pensiero schmittiano, sostiene che il compito della politica, soprattutto se preveggente, dovrebbe essere quello di far ragionare le persone, soprattutto se preposte alle massime decisioni politiche. In tempi di nichilismo il condizionale è d’obbligo.

Gambescia in Lankelot:

Gambescia Carlo - Dove va la politica? di nic
Gambescia Carlo - Viaggio al termine dell'Occidente di nic

 

 

Nicola Vacca, per Lankelot dicembre 2008

prima apparizione: Linea quotidiano

 

ISBN/EAN: 
9788861480438

Commenti

amices!
ritorno del gran Nicola.

buona lettura

in calce, archivio GAMBESCIA

"Il narcisismo di una classe dirigente è il pensiero debole che finisce per creare caos nelle istituzioni. La politica odierna, rivoluzionata dall?avvento del villaggio globale e dal dominio incontrastato dei mezzi di comunicazione, ha subìto una trasformazione radicale e con essa è stata anche modificata la funzione dei partiti politici".

> Assolutamente. E se a questo s'aggiunge la corruzione generalizzata, trasversale e dilagante, e gli orrendi privilegi di un'oligarchia, il quadro si tinge di rosso.

"La nascita del "partito personale", dovuta in un certo qual modo alla subordinazione della politica agli effetti speciali dei mezzi di comunicazione di massa, ha determinato l?assenza di leader efficaci, capaci di governare grazie al consenso, di dirigere attraverso la persuasione, di motivare tramite la consapevolezza."

> Dovuta al potere di un miliardario che un giorno - unico in Italia - ha fondato un partito che tutti subito potevano conoscere e riconoscere, perché era pubblicizzato ovunque. Dovuta al fatto che le leggi non sono state rispettate, e che sulla base del conflitto d'interessi non poteva capitare niente del genere.
Dovuta al fatto che l'intelligenza, di fronte all'impari visibilità, all'abnorme potere mediatico, alle leggi fatte dagli amici molti anni prima (mammì, mamì...) ha perso.
Ha perso perché si ritrova a comunicare e dialogare per canali infinitamente più deboli e più faticosi.

Le responsabilità sono chiare a tutti.

" Ripensare i valori ha un?importanza cruciale per ristabilire il primato della politica su tutto. Per il momento, nel tempo della globalizzazione delle idee, lo spettacolo resta desolante. In assenza di progetti e intuizioni la deriva tecnocratica della politica continua a proseguire verso il naufragio di un?infinita transizione che complica le cose, creando una frattura insanabile tra il Paese legale e il Paese legale. "

> Riformare lo Stato, le leggi elettorali, le dinamiche di scelta dei candidati e ripristinare - meglio: fondare - pari visibilità per ogni partito politico.

Distruggere il degradante privilegio parlamentare, che figlia clientelismo e nepotismo e ammala di corruzione la Nazione.

La frattura si sana quando le leggi tornano a essere uguali per tutti, e quando la politica cessa di dipendere dal denaro. E' un sogno che non va spento.

""Certamente, il futuro della politica o sarà antieconomicista, o comunque non solo economicista, o non sarà affatto. L?uomo non è solo interessi ma anche passioni: va studiato in modo integrale come sosteneva Sorokin"."

> Grande Gambescia.

"L?autore, nell?indicare la validità del pensiero schmittiano, sostiene che il compito della politica, soprattutto se preveggente, dovrebbe essere quello di far ragionare le persone, soprattutto se preposte alle massime decisioni politiche. In tempi di nichilismo il condizionale è d?obbligo. "

> Ragionare, informare, educare: dialogare, e decidere assieme.
Impossibile se 600 "scelti", non eletti, rappresentano 60 milioni di persone. Sistema destinato all'ingiustizia e al fallimento anche solo e soltanto per questo abnorme e inaccettabile arbitrio.

Le comunità devono essere confederate, territorio per territorio, all'insegna di leggi e valori condivisi; e non più di 300 per 300mila persone possono essere rappresentative. Territorio per territorio.

Lo Stato Moderno è una menzogna burocratica e disumanizzante.
Va sconfitta ed evoluta.

Ragazzi.
Dico a tutti, riprendiamo la parola ANTAGONISTA e il concetto di ANTAGONISMO. Se ne sta appropriando una parte politica che storicamente non ha niente a che fare con l'ANTAGONISMO, perché era parte integrante del pentapartito.

L'ANTAGONISMO è eretico.
L'ANTAGONISMO è anarchico.
L'ANTAGONISMO è ribelle.

E non ha ideologia. Ha solo ideali e idee nuove.

Sempre ottimo Gambescia, il volumetto l'ho letto. Davvero ricco e interessante. Su Sorokin: ve lo suggerisco se trovate suoi scritti (non semplici da reperire).

"tra il Paese legale e il Paese legale."

"Gentili amici di Lankelot,
Grazie per l'attenzione riservata al mio libro.
Auguri e tanti cari saluti.
Carlo Gambescia"