Serge Gainsbourg è stato un artista anticonformista, anarchico, dissacrante, scandaloso, cantante ahimè troppo spesso ricordato (almeno in Italia) solo per “Je t’aime…moi non plus” con l’interpretazione sensuale della sua futura moglie Jane Birkin, amante, poeta, pittore, regista (e protagonista) di un film come “Charlotte Forever” del 1986 che fece scandalo per il rapporto incestuoso con la figlia Charlotte (diventata come si sa anch’ella cantante e attrice di successo).
Ecco, da un uomo del calibro di Serge Gainsbourg tutto si sarebbe potuto immaginare tranne che la sua autobiografia immaginaria fosse così spiazzante, disturbante e gassosa come questo “Gasogramma” pubblicato nel 1980 per le Edizioni Gallimard e pubblicato in Italia dalla casa editrice Isbn.
Un’opera talmente sorprendente da non essere l’autobiografia dell’artista francese ma quella di un artista controcorrente e sovversivo e in fin di vita come Evguénie Sokolov che soffre fin dalla tenera età di una grave forma di meteorismo, ovvero di una propensione fuori dal comune a scoreggiare simile a quel Joseph Pujol, l’artista francese noto per la sua capacità di produrre flatulenze a piacimento ed immortalato nella celebre pellicola del 1986 di Pasquale Festa “Il petomane” con uno straordinario Ugo Tognazzi.
“Della mia vita, su questo letto d’ospedale, sorvolato dai mosconi da merda, la mia, mi giungono immagini talora precise, sovente confuse, sfocate, dicono i fotografi, alcune sovraesposte, altre invece scure, che messe una accanto all’altra darebbero origine a un film grottesco e atroce al tempo stesso, in virtù di quella sua peculiarità di emettere, attraverso la colonna sonora che corre parallela, sulla celluloide, alle sue perforazioni longitudinali, soltanto deflagrazioni di gas intestinali. In effetti, se mi affido alla mia memoria vacillante, temo di aver avuto sin dalla mia più tenera infanzia quel dono infuso, ma che dico, quell’iniquo infortunio, di scoreggiare ininterrottamente. Ma poiché ero naturalmente pudico e scaltro al tempo stesso, attendevo forse il momento propizio per esalare, senza testimoni né vergogna, quei sospiri parassiti, cosicché nessuno intorno a me scoprì mai quella crudele anomalia.” (pag. 9 e 10)
In poco più di 80 pagine, dove è facile ritrovare la poetica di Gainsbourg costruita su periodi complessi e travolgenti, in una sorta di pastiche di riferimenti altri e trivialità gratuite, di trash e poesia che lo accumunano ad artisti del calibro di Boris Vian e Charles Bukowski, ripercorreremo le gesta di un artista per caso dotato di un meteorismo fuori dal comune, il cui ano diventerà lo strumento in grado di trasformare un ragazzo senza arte né parte in un artista astratto/post-moderno apprezzato dai migliori critici sulla piazza e le cui opere saranno vendute da un capo all’altro del mondo, fino al giorno in cui il suo fisico si ribellerà finalmente al suo talento distruttivo.
"Ma un giorno un cui, volendo dimostrare a me stesso la mia abilità, facevo degli studi di aghi da cucito disegnandoli con un solo strato di penna, pieno, sottile che apriva la cruna, seguito da un tratto pieno che lo richiudeva, una deflagrazione gassosa particolarmente violenta frantumò un quadrato della vetrata e mi fece tremare la mano come quella di un bambino affetto da corea di Huntington. Contemplai dapprima le schegge di vetro sparse ai miei piedi; quindi, sollevando gli occhi sul disegno, mi arrestai affascinato. Il mio braccio aveva funzionato come sismografo." (pag. 28-29)
Non è difficile riconosce in Sokolov l’artista Gainsbourg che senza pudore si spoglia di ogni maschera e certezza per dimostrare lo schifo in cui versa il mondo artistico con la sua banalità e inconsistenza. Il suo è un attacco frontale contro la pochezza venduta come avanguardia o modernità, contro il denaro che compra gli artisti obnubilandone le menti e lo spirito critico/compositivo, contro i nugoli di ammiratori e critici che ci circondano gli artisti e che non sono nient’altro che mangiatori di merda che si aggirano sbavanti nel bosco e sottobosco della produzione artistica (molto spesso seriale), contro un mondo che considera l’artista al pari di una divinità, da scaricare appena il vento soffia altrove. E’ un atto d’accusa violento contro l’artista che ha dimenticato di essere Uomo, un uomo che anche quando, ormai morto, decide di dissolversi con un ultimo colpo di teatro, forse rivoluzionario o più verosimilmente patetico, non fa nient’altro che assecondare la fame di notizie, di scoop, di scandalo che domina il nostro mondo
In “Gasogramma” ci si diverte, eccome se ci si diverte (anche se immagino che saranno principalmente i lettori di sesso maschile ad apprezzarlo), un divertimento che mischia “Amici miei” a passaggi demenziali e trash che sfiorano le commedie con Alvaro Vitali nelle vesti di Pierino:
"Eletto campione di tutte le categorie, fui soprannominato l’Imbalsamatore, la Bombarda, il Cannoniere, l’Artificiere, l’Artigliere, il Combattente, il Mortaio, la Bomba gassosa, il Bazooka, la grande Bertha, il Razzo, la Burrasca, il Soffiatore, l’Anestesista, il Cannello, la Fuga di gas, l’Odoroso, il Caprone, la Puzzola, il Grisù, il Gasogeno, l’Eolico, Catherine La Voisin, Borgia, lo Zefiro, la Violetta, il Re dei venti, Mister pum, il Soldato scoreggia, il Calderone, il Gasdotto, il Campingaz, il Fulmicotone, Culo tempestoso, il Gas-olio, la Perla, e in tanti altri modi che ora mi sfuggono.” (pag. 22)
a patto di non provare disgusto per il meteorismo, peti, scoregge, merda, tubi nell’ano, effluvi gassosi, emorroidi perché il disgusto che prova Serge Gainsbourg/Sokolv per il mondo a cui egli stesso appartiene è tale che lo sbeffeggio delle convenzioni sociali borghesi è spassoso ma anche violentemente disgustoso.
Serge Gainsbourg non era certo uno spirito annoiato e capace di contenersi e in queste 80 pagine si respira un tale livello di vita e morte da togliere il fiato. Si respira l’irrequietezza di un artista ribelle al mondo militare, alle convenzioni sociali, al moralismo, al matrimonio come gabbia, allo Stato, all’Arte relegata ai critici, ai libri, ai salotti, ai leccaculo di ogni colore e provenienza. Era semplicemente un Artista con la A maiuscola, capace di inventare e fallire, di sconvolgere e di stupire, di odiare e essere odiato, di amare e essere amato, di provocare sapendo di essere respinto, di pagare sulla propria pelle il peso delle proprie idee.
Avrebbe potuto tranquillamente scrivere il classico libro dato alle stampe da quegli artisti che ad un certo punto fanno un bilancio della propria vita, si autocelebrano, si svendono, si ripuliscono l’immagine, cercano soldi ma invece lui no, lui ha preferito rimanere fedele a se stesso e ha scritto semplicemente “Gasogramma”, 80 pagine del grande Serge Gainsbourg.
Da amare o da odiare. Ma sicuramente sincere.
“Cade la maschera, l’uomo resta, e l’eroe scompare.”
Edizione esaminata e brevi note:
Serge Gainsbourg, all'anagrafe Lucien Ginsburg (Parigi, 2 aprile 1928 – Parigi, 2 marzo 1991), è stato un cantautore, musicista, paroliere, poeta e pittore francese.
Serge Gainbourg, "Gasogramma", Isbn, Milano, 2011. Traduzione di Paola Vallerga. Prima edizione: "Evguénie Sokolov", Editions Gallimards, Parigi, 1980.
Sul web:
Andrea Consonni, gennaio 2011.
Commenti
[Serge Gainsbourg -
[Serge Gainsbourg - Gasogramma] L'autobiografia (romanzo) immaginaria dell'artista francese.
[gainsbourg] subito in prima!
[gainsbourg] subito in prima!
[gainsbourg] Ammazza, non
[gainsbourg] Ammazza, non immaginavo un libro del genere. Pensavo a qualcosa di dissacrante, di provocatorio, non ci piove - ma non a qualcosa di così vicino all'umorismo da caserma, in certi frangenti:). Certo, con diverso stile.
Il mio passo preferito, nel tuo articolo:
"Serge Gainsbourg non era certo uno spirito annoiato e capace di contenersi e in queste 80 pagine si respira un tale livello di vita e morte da togliere il fiato. Si respira l’irrequietezza di un artista ribelle al mondo militare, alle convenzioni sociali, al moralismo, al matrimonio come gabbia, allo Stato, all’Arte relegata ai critici, ai libri, ai salotti, ai leccaculo di ogni colore e provenienza. Era semplicemente un Artista con la A maiuscola, capace di inventare e fallire, di sconvolgere e di stupire, di odiare e essere odiato, di amare e essere amato, di provocare sapendo di essere respinto, di pagare sulla propria pelle il peso delle proprie idee."
[Catherine La Voisin]
[Catherine La Voisin] ahahahahhaha
[Gasogramma] Sì, fa
[Gasogramma] Sì, fa sorridere. Qualcuno potrebbe pensare che questo sia un romanzo senile, anche se Serge non è morto poi così vecchio. Nemmeno io mi aspettavo un simile romanzo.
[gasogramma] in ogni caso
[gasogramma] in ogni caso questo era un articolo decisamente spigoloso. Sei stato veramente bravo, lucido ed equilibrato. Grande prova di responsabilità critico-letteraria.