Senza dubbio il romanzo “Gotico americano” di William Gaddis, dato alle stampe nel 1985 e a cui Alet, dopo la prima edizione del 1990 presso la casa editrice Leonardo, con la traduzione rivista da Vincenzo Mantovani, restituisce piena dignità è una delle migliori opere letterarie che mi sia capitato di leggere da molto tempo a questa parte e che prevedo rimarrà tale per chissà quanto tempo a venire. Una volta terminata la lettura, nel giro di un paio di giorni avevo già steso una prima bozza di recensione pronta per essere pubblicata qui su Lankelot ma, mentre ultimavo le ultime correzioni, alcuni accadimenti hanno fatto sì che la prima stesura venisse cestinata senza nemmeno troppi rimorsi. Fra questi accadimenti voglio solo citare, in ordine puramente casuale, i tre più significativi: 1) una lunga chiacchierata con la mia ragazza a proposito del rapporto che lega scrittori e lettori, della possibile autoreferenzialità di molte opere considerate capolavori indiscussi (basti pensare fra i casi più recenti ad “Infinite Jest” di David Foster Wallace), della nicchia entro cui talune opere finiscono per rinchiudersi, del fastidio che opere come "Gotico americano" possono trasmettere anche a un lettore forte visto come tutto il libro si dispiega entro dialoghi torrenziali, complessi, abortiti, inframmezzati da brevi pause descrittive, di questo tipo:
“Paul?”
Lui tornò ad impossessarsi del telefono. “Cosa?...Senta, gliel’ho appena detto, qui non c’è nessuna Irene, ha sbagliato numero, perdio!” Si sedette pesantemente di fianco a lei.
“Potrebbe essere la moglie, poteva essere per sua…”
“La moglie di chi?”
“Del signor McCandless, magari era Irene Mc…”
“Dovrà aspettare un pezzo”.
“Oh, volevo dirti…” si tirò su appoggiandosi a un gomito “stamat…”
“Omessa denuncia di tradimento, potrebbero dargli vent’anni”.
“Paul?”
“Volevo dirti che ho parlato con Grissom stamattina, ho l’appello fissato per lunedì…” Le passò un braccio dietro le spalle. “Se riesco a smettere di dare in alimenti ogni mese la mia pensione d’invalidità, forse potremo respirare”.
“Paul, credi che potrei…potrei andare via per qualche giorno?” (pag.63);
2) la rilettura della tesi di laurea del caro amico Dario Stefanoni intitolata “Fellows of Infinite Jest – Il cinema di James O. Incandenza e la scrittura di David F. Wallace" ed in particolare della sua Introduzione, intitolata così “Postmodern’s postmortem. Dalla letteratura dell’esaurimento alla sicurezza degli oggetti.”, densa di interrogativi sullo stato di salute della letteratura post-moderna o d’avanguardia, se esista ancora oppure no qualcosa di definibile come post-moderno o letteratura d’avanguardia, se alla fine queste opere “sperimentali” non siano altro che puro esercizio di stile, con pagine di squisita capacità stilistica, grondanti di riferimenti più o meno criptici per un lettore (nell’edizione italiana di Gotico americano compare questa nota che chiarisce perfettamente questo passaggio e che mi preme trascrivere interamente “Consigliamo al lettore di visitare il sito www.williamgaddis.org/gothic/index.shtml per consultare un utile elenco dei personaggi, con indicazione delle scene in cui fanno la loro comparsa e un elenco di note che guidano alla decifrazione delle citazioni sottintese dall’autore. Tutti i materiali che non si sono potuti includere in questa edizione, ma che costituiscono una preziosa chiave d’accesso per l’ermeneutica di un’opera profondamente stratificata di significati.” e non solo, visto che nella copertina vengono sapientemente inseriti tre importanti percorsi di approfondimento del testo: una poesia di William Shakespeare la cui prima riga custodisce il titolo che originariamente l’autore voleva dare all’opera, i film “La porta proibita” con Orson Welles e Joan Fontaine tratto da “Jane Eyre”, “Orizzonte perduto” di Frank Capra e “Delitto perfetto” di Alfred Hitchcok, citati all’interno del romanzo) ma totalmente incapaci di trasmettere emozioni, di offrire spunti di riflessione, ormai svuotate di qualsiasi velleità rivoluzionaria; 3) la lettura dell’articolo del critico musicale Alex Ross sulle pagine di Repubblica e originariamente comparsa a novembre sul Guardian dal titolo “Why do we hate modern classical music?” che pone degli interessanti interrogativi (molto meno nelle conclusioni) sulle motivazioni alla base del rifiuto della musica classica moderna quando invece altre forme d’arte del Novecento, su tutte la pittura, sono state definitivamente sdoganate e assimilate nelle sue svariate modalità espressive.
Tutti questi dubbi mi hanno scosso come da tempo non mi accadeva dopo la lettura di un romanzo, rendendo difficile la stesura di questa recensione ma non hanno comunque inficiato la mia certezza iniziale, ovvero che “Gotico americano” sia un’opera d’incredibile bellezza ma, ed è giusto farlo presente, incapace di farsi amare da tutti, anzi quasi volutamente respingente nei confronti di molte persone che le si avvicineranno e badate bene, rifiutare quest’opera non è sintomo di qualche incapacità mentale o di poca predisposizione alla lettura come forse qualche critico o sapiente della terra sarebbe disposto a scrivere, no, perché leggere è anche qualcosa di più carnale e nello stesso tempo di mentale, come quando si incontra la persona della propria vita e si è incapaci di trovare le parole giuste per esprimere il perché del nostro amore così come di spiegare perchè solo quella determinata persona e non un'altra sia stata capace di riempirci il cuore. Certo, potremmo elencare tutta una serie di motivazioni più o meno razionali alla base della nostra scelta ma non sarebbero mai abbastanza, ci sarebbe sempre qualcosa di totalmente nostro, d’impossibile da rivelare e da spiegare, qualcosa che ci è entrato nel cuore, nella testa con quella sconvolgente semplicità dirompente che arricchisce, trasforma, riempie, dà parola alla nostra esistenza. La letteratura, la vera letteratura, è capace di questo e ogni amore è degno di essere vissuto in maniera individuale, scevro da condizionamenti e totalmente rispettabile.
E allora cos’è “Gotico americano”?
“Gotico americano” è un romanzo sulla società moderna che vive la sua esistenza narrativa all’interno di un’abitazione in stile gotico americano o “Carpenter’s Gothic” in lingua madre, nonché titolo originale dell’opera (il titolo italiano “Gotico americano” e la stessa copertina riprendono un dipinto del 1930 di Grant Wood che vede alle spalle della coppia in primo piano, un agricoltore e sua figlia, proprio un’abitazione con quelle forme), uno stile architettonico in voga nel nord degli Stati Uniti che riprende in forma minore il gotico europeo. Dentro questa casa, costruita senza curarsi dell’abitabilità, noi conosceremo, quasi esclusivamente attraverso i dialoghi, le vicende di personaggi in carne ed ossa o solo come voce esplosa in una cornetta telefonica, come nome scritto su un documento arrivato per posta o citato, ricordato, dimenticato, confuso fra giornali e riviste (incredibile l’opera di documentazione operata da Gaddis come nel caso di una rivista spesso citata nel romanzo con un Masai in copertina e realmente stampata nel 1980). Centro di questa casa è Elizabeth Booth, figlia di un ricco magnate dell’industria mineraria defunto, sposata ad un reduce dal Vietnam, Paul, portaborse della ditta e invischiato in ogni genere di affare sporco pur di conquistare denaro e rispettabilità e che deciderà di appoggiare il fanatico predicatore cristiano Ude per un utile tornaconto personale. Qualcosa è successo o sembra essere successo o sta per accadere da un momento all’altro in questa casa. La ricchezza di famiglia sta cambiando di mano come spesso accade quando il patriarca muore e gli eredi non sono in grado di continuare l’opera. Il denaro dell’eredità sembra essersi dissolto pur se continua ad esistere, sembra defluire costantemente in rivoli senza fine, sembra finire nella gola di uomini che non lo meritano, in manovre errate, in spese senza senso e questa casa con i vetri oscurati dal fumo e dalla polvere comincia a riempirsi di carte di avvocati, di parcelle di dottori, di telefonate di uomini che propongono nuovi affari, vie d’uscita, vie per un nuovo ed improbabile successo da far pagare sempre a qualcun altro. In quella casa confluiscono decine di altre vite, come quella del fratello di Elizabeth, Billy, un figlio senza qualità, che si divide fra buddhismo, droghe, donne, soldi sperperati; dell’amica del cuore di Elizabeth, Edie, l’unica che sembra provare dell’affetto per Elizabeth ma in particolare quella di McCandless, un geologo dal passato e dal presente oscuro, custode di una scoperta sensazionale, vero proprietario della casa che l’ha affittata ad Elizabeth e Paul e che ha conservato una stanza tutta per sé con segreti inviolabili e che sembra portare nella vita di Elizabeth una ventata d’aria fresca ma che alla fine si rivelerà essere un uomo di grandi parole ma di poca sostanza.
William Gaddis in poco più di duecentosettanta pagine ci offre un’opera destabilizzante, profondamente critica su un mondo sempre più dominato dal denaro, unica religione praticata da tutti gli esseri umani, collante di tutte le esistenze, dogma da esportazione a tutte le latitudini, non solo dagli Stati Uniti, lo stato capitalista per antonomasia. Riassumere tutte le tematiche del romanzo appare quasi impossibile ma all’interno di “Gotico americano”, l’autore con una ferocia che toglie il respiro e qualsiasi speranza nel futuro, a mio avviso ancor più che nelle novecento pagine del precedente “JR”, mette sul piatto tematiche importanti che s’intrecciano pagina dopo pagina come il dibattito sul creazionismo e il conseguente oscurantismo che attraversa gli Stati Uniti e che porta alla cancellazione o alla messa in ridicolo delle teorie di Darwin nei libri di testo; la religione vissuta come strumento di potere e di dominio piuttosto che come una questione di fede e di amore del prossimo e il personaggio del reverendo Ude che non compare mai di persona all’interno del libro è la rappresentazione evidente di come le guerre di religione c’entrino davvero poco con la fede, se fede esiste (straordinario il gioco realizzato da Gaddis con le citazioni sempre puntali tratte dall’Antico e Nuovo Testamento); il razzismo onnipresente e mai veramente sconfitto negli Stati Uniti e ben rappresentato dal personaggio di Paul col suo revanscismo figlio di quel Sud uscito sconfitto e a pezzi dalla Guerra di Secessione (la conservazione dei fantomatici sassi della casa ancestrale andata distrutta); la colonizzazione dell’Africa, il conseguente sterminio delle popolazioni autoctone e la spoliazione delle risorse naturali (vero terreno di scontro attorno a cui si dipana la trama del romanzo) che ancora oggi viene portato scientificamente avanti dall’Occidente e oggi anche dall’Oriente (e si fa riferimento anche allo sterminio degli Herero ricordato anche da Thomas Pynchon in “V”); il potere sempre più invasivo della Medicina di cui ormai tutti siamo diventati schiavi con parcelle sempre più costose sulle nostre spalle; le trame oscure della politica internazionale e il giudizio che William Gaddis esprime sulla politica del proprio paese è quello di un’assoluta condanna, senza alcun tipo di appello, un paese disposto a tutto pur di conquistare il mondo dietro il fasullo vessillo della libertà.
Ma la condanna più grande è quella che l'autore scaglia verso l’umanità intera scivolata nell’abiezione, nel degrado morale, nello svendersi per il denaro e il personaggio forse davvero più meschino è McCandless, il distillatore di verità, l’uomo che critica tutto e tutti, il fideista, l’ideologizzato senza cuore, il manipolatore di verità, che mostra il suo disgusto verso la religione, la società, il denaro, l’uomo, i deboli, i puri di cuore, la guerra ma che è un uomo libero e vero solo a parole, perennemente incapace di compire una scelta decisiva, anche la più piccola, di prendersi le proprie responsabilità, di mettersi in dubbio, di stare ad ascoltare, di sporcarsi le mani, riducendosi a vivere come un uomo in cattedra ancora più colpevole dei cosiddetti colpevoli ed allora l’unico personaggio che ancora mostra segni di umanità è Elizabeth, la donna fragile che sta perdendo tutto, che si dimentica le cose, piena di affanni, abbindolata dal marito e dall’amica, che va incontro ad una tragica fine ma che è la sola capace di distinguere nella confusione e nell’orrore del suo tempo cosa possa essere giusto o sbagliato o quantomeno per cosa valga davvero la pena vivere.
“Ed è per questo che non hai fatto nulla…” Depose il bicchiere. “Per vederli andare tutti su come quel fumo nella fornace, tutti gli stupidi, gli ignoranti, sparati tra le nuvole e là non c’è nessuno, né estasi né altro, solo per vederli spazzati via per sempre, sei proprio tu, no? Sei tu che vuoi l’Apocalisse, Armageddon, il sole che si spegne e il mare che diventa di sangue, non vedi l’ora, no? Sei tu che non vedi l’ora! Lo zolfo e il fuoco e la tua Rift come il giorno che accadde veramente perché loro..perché disprezzi la loro…non la loro stupidità, no, le loro speranze, perché tu non ne hai, perché non te ne resta neanche una.” (pag.260)
E di speranza dopo aver letto “Gotico americano” ne resta davvero poca per le sorti dell’umanità.
Edizione esaminata e brevi note:
William Gaddis (New York, NY, 1922 – New York, NY, 1998), scrittore nordamericano.
William Gaddis, “Gotico americano”, Alet, Padova, 2010. Traduzione di Vincenzo Mantovani. Si tratta d'una versione completamente rivista della precedente traduzione di “Gotico americano” a firma Mantovani (Leonardo, 1990).
Prima edizione: “Carpenter's Gothic”, 1985. IT: Leonardo, 1990.
Approfondimento in rete: William Gaddis.org / Salon.com / WIKI / Washington University / Genna su JR di Gaddis / Andrea Inglese parla di “Gotico americano” in Nazione Indiana / Pivano commemora Gaddis
L'articolo citato di Alex Ross, lo si trova qui: http://www.guardian.co.uk/music/2010/nov/28/alex-ross-modern-classical-music
Andrea Consonni, gennaio 2011
Commenti
[Gotico americano] William
[Gotico americano] William Gaddis "Gotico americano".
[gotico americano]
[gotico americano] naturalmente subito in prima. A stasera per i miei commenti. intanto: emozione.
(Gotico americano) Letto
(Gotico americano) Letto tutto il pezzo (c'è qualche piccolo refuso qua e là, ricontrolla), e mi hai messo davvero curiosità. Sai che ti dico, in settimana intanto vado a comprarlo. Poi quando mi sento ispirato me lo leggo e vengo a parlartene qui. Dai temi che si evincono, oramai che conosco un pochino i tuoi gusti letterari e non soltanto, credo di aver capito perché t'è piaciuto tanto. Basterebbe anche solo l'ulima rega del tuo pezzo a chiarirmi le idee in merito, ma ovviamente c'è dell'altro.
[Gotico americano] Ciao Fede,
[Gotico americano] Ciao Fede, spero di aver sistemato i refusi. Per quanto riguarda il romanzo, sì è un romanzo molto affascinante ma anche molto difficile e respingente, proprio perchè è giocato su tutto i dialoghi e tra l'altro dialoghi non molto semplici.
Per quanto riguarda i temi trattati: ce ne sono due principalmente, quello religioso, con tutti i problemi del fanatismo, di quello che si nasconde dietro molte campagne religiose, dell'utilizzo di Dio per combattere guerre e fare profitto, e l'atto d'accusa contro il capitalismo e la politica americana con tutti i suoi vizi, i suoi lati oscuri e come funzionano le campagne d'appoggio ai candidati che si presenteranno alle elezioni.
La bellezza è che tutto questo si intreccia, si fa complesso, scava nelle contraddizioni e nella storia di un paese relativamente giovane come gli usa.
Diciamo che Gaddis non vede alcun margine di possibile miglioramento nel proprio paese, almeno questo è quello che ci ho visto io.
[gotico americano] quel
[gotico americano] quel dialogo che opportunamente integri è magnificamente vero e credibile. Quando scrivi che nel libro appaiono "dialoghi torrenziali, complessi, abortiti, inframmezzati da brevi pause descrittive" stai raccontando come possono essere in realtà tutti i dialoghi della quotidianità. Soltanto nei romanzi e in certi film i personaggi parlano senza sbavature. Il dialogo tra due persone è tutto un casino, una contorsione, una ripetizione, un tic. Pause, e poi accelerazioni. L'arte è saper restituire tutto questo...
[gotico americano] soltanto
[gotico americano] soltanto tu potevi scrivere questo pezzo. E parlare così di questo libro. L'abbinamento era inevitabile. Se guadagnerai dieci nuovi lettori forti alla causa di Gaddis avrai dato vita a qualcosa di imprevedibile - tienilo presente:)
[Gotico americano] Grazie
[Gotico americano] Grazie Gianfranco e mi auguro anche io che in futuro ci saranno nuovi lettori di Gaddis. Le sue opere sono state una favolosa scoperta negli ultimi mesi/anni. Romanzi ostici proprio per la loro struttura, in particolare "JR" dove la tecnica del dialogo è davvero portata all'esasperazione e prima di raccapezzarmi ho dovuto ripartire più volte ed è perfettamente comprensibile che il lettore venga preso dalla voglia di gettare il libro da una finestra, pure io sono stato preso in un primo istante da questo desiderio.
La peculiarità di questi dialoghi oltre che restituire in maniera incredibile la realtà dei nostri dialoghi è quella di essere essi stessi narrazione, ad un livello quasi drammaturgico. Non c'è mai un dialogo che non aggiunga qualcosa alla storia, un dubbio, un interrogativo, un rimando e pensa che mi ha rimesso una grande voglia di rileggere la Bibbia dall'inizio alla fine.
[dal gotico americano alla
[dal gotico americano alla bibbia, passando per jr] questo sì che è sorprendente. Hai già cominciato?
[Gotico americano] Sì, ho già
[Gotico americano] Sì, ho già cominciato e per ora ho letto la Genesi.