Frisch Max

Homo Faber

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Frisch Max

Homo Faber” (1957): ossia cosa succede quando un uomo razionale e freddo si trova tutto a un tratto a dover ammettere che il destino esiste; e che può essere tragico, edipico, di una malvagità assurda. Il romanzo di Frisch, al di là dei chiari debiti nei confronti della classicità (involontario incesto, predestinazione, estinzione del ghenos: sarebbe piaciuto agli Ateniesi), è un'opera capace di affrescare i dubbi e le fragilità della civiltà occidentale e dell'uomo moderno, nel Novecento; mette a nudo le debolezze della specie massacrando un'esemplare intelligenza razionale e tartassando di dubbi, sensi di colpa e angosce una personalità determinata e consapevole, raccontando la rovina della sua esistenza e la sua terribile maledizione. Ne deriva un'opera intensa, triste, narrata per improvvisi flashback (analessi) e flashforward (prolessi); a un tratto, quando l'intreccio diventa chiaro e prevedibile, lo sguardo del lettore si concentra sul dramma interiore del protagonista. Si chiama Faber. È un “Homo Faber” del suo destino, come da lezione Latina (scriveva Appio Claudio Cieco, “Faber est suae quisque fortunae”): “ciascuno è fabbro della sua sorte”. Non sempre volontariamente.

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Tra il probabile (che gettando 6 miliardi di volte un normale dado a sei facce escano circa 1 miliardo di “uno”) e l'improbabile (che in gettate con lo stesso dado si abbiano 6 “uno”) non c'è una differenza essenziale, ma solo una diversità di frequenza, laddove ciò che è più frequente appare da principio più credibile. Ma quando poi sopravviene l'improbabile, non accade niente di soprannaturale, nessun miracolo o come simile, come il profano vorrebbe” (p. 28)

Incontriamo Faber, la prima volta, come passeggero di un aereo. Cittadino svizzero, sta per sbarcare negli States. Lavora come aiuto tecnico ai paesi sottosviluppati, per l'UNESCO. È un tecnico: uno “abituato a guardare le cose come sono” (p. 31). Un professionista coscienzioso, freddo, al limite della pedanteria. Uno che ha viaggiato per il mondo risolvendo problemi ingegneristici e aiutando le economie delle nazioni deboli. Uno senza troppi sogni, concreto, pratico, lineare.

Sbarca a Houston, e deve prendere un altro aeroplano, per il Messico. Attende. Ha un piccolo malore, si riprende, l'altoparlante chiama il suo nome ma lui preferisce non rispondere all'appello. Infine viene ritrovato da una hostess, e sale a bordo. Destino. L'aeroplano è in avaria, atterraggio di fortuna nel deserto. A sessanta miglia dalla strada più vicina. Faber non ha emozioni. Attende che vengano a riprenderlo; intanto, scopre che il suo vicino di posto è il fratello di un suo vecchio amico, Joachim, marito del suo primo amore, Hanna. E che viaggia in cerca di lui: è sparito da qualche mese, non dà più notizie. Da questo momento in avanti ha inizio la storia.

Faber era innamorato di Hannah, quando erano giovani, e voleva sposarla nonostante il tragico clima politico: lei era un'ebrea sanguemisto, e avrebbero sicuramente avuto problemi. Non importava – lui ne era innamorato, era pronto a tutto. Aspettavano un bambino. Lei non voleva che Faber fosse il padre; se ne era andata, così, con Joachim. Adesso Faber sta per scoprire che il vecchio amico s'è tolto la vita, vent'anni dopo, senza una ragione – come spesso accade.

Adesso Faber sta per finire la sua relazione con Ivy, una modella, giovane e già innamorata dei matrimoni. Dopo di lei ci sarà un nuovo incontro. Una ragazza ancora più giovane, Elisabeth (Sabeth). In lei c'è qualcosa di famigliare. Qualcosa che gli restituisce il ricordo di Hannah. Faber non sa fino a che punto è così, e presto si ritroverà a scoprirlo, tragicamente. Fermiamoci qui, con la trama.

Com'è Faber? Frisch ne delinea così la personalità: è uno che non ama i romanzi. Non ha interesse per i sogni. Non si sente a suo agio quando ha la barba lunga: si sente come una pianta. Odia il sudore, gli dà la sensazione di essere malato. È sempre stato sano. La prima vera malattia lo distruggerà. Detesta gli artisti, per la loro estraneità alle scienze. Odia i complessi di inferiorità. È angosciato dalla sovrappopolazione. Diffida del romanticismo. Dei musei non sa che farsene. Ama le belle donne. Ha nostalgia di una soltanto. In tutte rivede e ritrova qualcosa di lei.

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Se nelle prime pagine del romanzo si ha la sensazione che qualcosa di tragico stia per accadere a bordo dell'aereoplano, per via dell'incidente, presto ci si accorge che la tragedia è figlia dell'incontro che il protagonista farà a bordo dell'aereo: “razionalmente”, un guasto meccanico si riesce a risolvere. Uno psichico, uno animico no. Non si può. Non c'è tecnica o medicina che tenga.

Man mano che avanziamo nella storia, sprofondiamo nella memoria di Faber, e nel suo incoscio. Non possiamo spezzare o interrompere gli eventi, non possiamo impedire che il passato riemerga e s'impossessi del presente, non possiamo salvare il neo-Edipo dalla sua nuova incarnazione. Una volta ancora, assistiamo a una sconfitta tremenda dell'umanità, e la lezione non c'è – se non di avere pietà per tutto, non soltanto per sé stessi, e di restare umili (ma non sconfitti) di fronte al mistero della vita. Mistero della vita che né la scienza, né la tecnologia, né la filosofia spiegano, risolvono e dominano; e la letteratura si limita a cantare. Cosciente della sua impotenza e della sua limitatezza, riesce a dargli un senso. Uno per volta.


EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Max Frisch (Zurigo, 1911 – Zurigo, 1991), architetto e scrittore svizzero di lingua tedesca.

Max Frisch, “Homo Faber”, Garzanti, Milano 1966. Traduzione di Aloisio Rendi.

Prima edizione: 1957.

Adattamento cinematografico: “Homo Faber”, di Volker Schlöndorff, 1991.

Approfondimento in rete: Wiki it.

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Settembre 2009.


ISBN/EAN: 
9788807830051

Commenti

Il romanzo di Frisch, al di là dei chiari debiti nei confronti della classicità (involontario incesto, predestinazione, estinzione del ghenos: sarebbe piaciuto agli Ateniesi), è un?opera capace di affrescare i dubbi e le fragilità della civiltà occidentale e dell?uomo moderno, nel Novecento;

Questo l'ho letto, ma ti dirò, non mi ha folgorato. Cos'altro ha scritto Frisch?

L'elenco è abbastanza ricco:
http://it.wikipedia.org/wiki/Max_Frisch

Non lo avevo mai sentito nemmeno nominare sino a poche settimane fa. Me ne hanno parlato, mi hanno incuriosito (il discorso era, pensa tu, sulle tragedie aeree in letteratura, si parlava della vecchia storia dei rugbisti sulle ande, cose del genere), ho scoperto che avevo una tascabile garzanti negli scaffali di casa, su licenza feltrinelli. Ancora teneva, 30 anni e più d'età:)

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Io sono rimasto abbastanza colpito dalla tragedia del Faber, ti dirò. E aggiungo che sono anche abbastanza stanco di leggere vicende drammatiche. Sarà che a un certo punto si arriva al limite naturale, non ne puoi più, non so. Del libro m'hanno colpito, a parte le reminiscenze classiche - lampanti - che lo fanno vecchio ma classico, diciamo così, la struttura (caotica ma con metodo) e il tentativo iper-realistico (lampante nell'epilogo: dai un'occhiata. Secondo Frisch significava "morte").

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Forse i nostri amici svizzeri ne sanno di più, tra loro dovrebbe essere considerato una sorta di autorità nazionale in materia, immagino, assieme a Durrenmatt.
Wiki en spiega qualcosa in più:
http://en.wikipedia.org/wiki/Max_Frisch

Si legge a scuola, e come puoi immaginare questo non lo rende simpatico.
È bello Biedermann und die brandstifter, ma non so se esiste una traduzione, parla dell'avvento del nazismo.

ricevuto:).
www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_frisch+max-max_frisch.htm

è l'elenco dell'edito IT dal 1970 circa

Sarebbe "Il signor Buonuomo e i piromani", ma sembra proprio non tradotto.
Adesso che guardavo la bibliografia mi ricordo di avere letto anche Andorra.

Il titolo è "Il signor Biedermann e gli incendiari", ma credo non sia disponibile su libr.universitaria...

Comunque più bravo di Durrenmatt (non che ci voglia molto)

Credo che Biedermann e gli incendiari non sia mai uscito in It; in compenso potrebbe essere stato rappresentato a teatro. questo scopro scandagliando il web;)

Letto il "Don Giovanni o l'amore per la geometria". Ed il consiglio è: leggetelooo! Lettura di anni fa, ma la ricordo con molto piacere. (-:

E tradotto in francese; ti interessa? Posso fartelo avere per posta...
Biedermann significa uomo onesto, ma è anche il nome del protagonista, quindi avevo tradotto con "Buonuomo".

"Mistero della vita che né la scienza, né la tecnologia, né la filosofia spiegano, risolvono e dominano; e la letteratura si limita a cantare. Cosciente della sua impotenza e della sua limitatezza, riesce a dargli un senso. Uno per volta."
Mi piace questa conclusio, per il resto il libro non mi attira molto.

"vecchia storia dei rugbisti sulle ande"
Piers Paul Read, Tabù, un vecchio Rizzoli-Bur,i superstiti per sopravvivere mangiarono striscioline di carne dei compagni deceduti.
Se ne parlò molto.

11. approfondiamo: raccontaci qualcosa di più!

12. perché no? Volentieri, caro. Sembra una chicca...

14. Da qualche parte dovrei avere una vecchia edizione del libro, ne sono convinto.

ce l'ho pure io.

10. Invece sì: nel 1962 Feltrinelli ha pubblicato una raccolta intitolata "Il teatro" contenente: Oderland, Don Giovanni o l'amore per la geometria, La grande rabbia di Philipp Hotz, Omobono e gli incendiari, Andorra (che Feltrinelli pubblicò anche autonomamente sempre nello stesso anno). Lo hanno diverse biblioteche italiane (chiedetelo tramite servizio ILL della vostra biblioteca di residenza).

grande Ilde:).

"La casa editrice Suhrkamp di Francoforte pubblicherà nel marzo del 2010 un'opera inedita di Max Frisch (1911-1991). Uscirà con il titolo «Diario 3» e sarà l'ideale proseguimento dei celebri diari del 1950 e 1972."

> Suhrkamp = Serie A. Assoluta.