Uhlman Fred

L'amico ritrovato

Autore: 
Uhlman Fred

AMICIZIA ALL’OMBRA DEL FUHRER
Il panorama letterario mondiale è costellato di pagine, più o meno intense, che racchiudono frammenti di storia riferiti agli anni del nazismo, tuttavia ben poche riescono a restare impresse nella memoria come questo delicato capolavoro di Fred Uhlman. Un romanzo che alcuni definiscono racconto per la sua brevità, ma che in realtà, conformemente a quanto ci fa notare Koestler nell’introduzione, è più corretto riconoscere come novella, ovvero romanzo in miniatura. L’autore ci porta nella Germania di Goethe, Holderlin, Kant e la proietta dinanzi ai nostri occhi attraverso quelli di due sedicenni innocenti e veri, semplici ed insicuri, prossimi a traghettare dall’adolescenza alla maturità, ma con la speranza di poter condividere ogni esperienza e di sentirsi, di riflesso, meno fragili perchè entrambi consapevoli di poter contare sulla presenza dell’altro. Konradin von Hohenfels entra nella vita di Hans Schwarz e lo rapisce con la forza sottile del proprio fascino arrivando poi a rompere il suo isolamento dal resto del mondo, a riempire il suo vuoto, il suo silenzio ed Uhlman descrive con semplicità e fervore la storia di quest’amicizia nata all’ombra del nazismo, non senza toccare temi difficili come il razzismo, l’esilio forzato, il suicidio e la diversità ideologica che  traspaiono, tutti, attraverso le parole dirette ed inequivocabili dei protagonisti e dimostrandosi, tuttavia, in grado di non perdere mai la musicalità e l’ingenuità della sua narrazione che vive mediante il ricordo. Senza mai lasciarsi completamente avviluppare dalle tenebre che inghiottirono la Germania di quegli anni, senza mai rinunciare al suo tono, oserei dire sereno, ma mai distaccato per scendere nel patetismo di cui spesso sono pregne le opere incentrate sul medesimo periodo storico.
I suoi colli azzurrini, la valle del rapido Reno, i boschi scuri e odorosi di funghi e di resina della Foresta Nera, le guglie della cattedrale di Strasburgo, il fluire lento del Neckar non perdono il loro fascino neppure dopo trent’anni, ma restano in un angolo buio e recondito della memoria sepolti dal dolore di chi è costretto a combattere i ricordi per riuscire a sopravvivere. Di chi finge di aver dimenticato la sua lingua d’origine per proteggersi. Di chi riesce a stringere la mano di un tedesco solo dopo aver fatto accurate indagini sul suo conto, solo dopo essersi assicurato che non abbia precedentemente immerso quella medesima mano nel sangue dei suoi amici e dei suoi parenti.
“Le mie ferite non si sono ancora rimarginate e, ogni volta che penso alla Germania, è come se venissero sfregate con il sale”, asserisce Hans e mentre pronuncia queste parole ci sembra di vederli, i suoi occhi ansiosi, nello scorrere quella lista che, piombata fortuitamente nella sua vita, servirà a restituirgli l’amico di gioventù, l’aristocratico sedicenne che in passato lo aveva bonariamente ammonito dicendogli di non sopportare l’idea di ferirlo, ma di essere al tempo stesso consapevole della difficoltà di dimostrarsi all’altezza del suo concetto di amicizia: “Ti aspetti troppo dai comuni mortali, mio caro Hans!”, gli aveva confessato con candore il nobile Hohenfels, lui che si ricongiungerà all’amico solo dopo trent’anni e solo grazie alla morte. Una vera gemma, quindi, quella che Uhlman regala ai suoi lettori, un libro semplice, ma indimenticabile come egli stesso sapeva e rese noto dichiarando: “Si può sopravvivere con un solo libro”, lui che considerava quest’opera il “suo libro”, lui che aveva come unica ambizione quella di raggiungere le stelle con la propria arte.


EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Fred Uhlman, nato a Stoccarda, capoluogo del Baden-Wurttemberg, nel 1901, a seguito della persecuzione contro l’etnia ebraica attuata dalla nascente politica hitleriana del Terzo Reich, dovette lasciare, sedicenne, la Germania rifugiandosi in Inghilterra. Qui, ospite di parenti, completò gli studi conseguendo la laurea in Legge ed iniziando una fortunata e lucrosa carriera di avvocato. Ebbe una vita avventurosa che lo portò a trasferirsi in Francia ed in Spagna. Spesso affermava: “È più importante scrivere buoni libri o dipingere buoni quadri che non fare il giro del mondo in ottanta ore o accumulare grandi fortune economiche”.

Il suo sogno, avversato dal padre, era in effetti scrivere delle belle poesie. Nella sua vita Uhlman dipinse dei buoni quadri, maniera sicuramente poetica di esprimere i propri sentimenti, le proprie sensazioni. Scrisse inoltre alcuni libri che ebbero un notevole successo, anche se solo dopo la sua morte, avvenuta a Londra all’età di 84 anni.


Fred Uhlman, “L’amico ritrovato”,
Feltrinelli, Milano, 1986

Traduzione di Maria Giulia Castagnole. Introduzione di Arthur Koestler.
Titolo originale: “Reunion”, 1971.  

 

Angela Migliore, 2003
Originariamente apparso su Lankelot.com

ISBN/EAN: 
9788807810541

Commenti

"Senza mai lasciarsi completamente avviluppare dalle tenebre che inghiottirono la Germania di quegli anni, senza mai rinunciare al suo tono, oserei dire sereno, ma mai distaccato per scendere nel patetismo di cui spesso sono pregne le opere incentrate sul medesimo periodo storico."
Verissimo. É un testo che ho letto parecchio tempo fa, ma ne serbo un buon ricordo. Grazie per avercelo ripropodtp con una presentazione semplice e appassionata.

"Una vera gemma, quindi, quella che Uhlman regala ai suoi lettori, un libro semplice, ma indimenticabile come egli stesso sapeva e rese noto dichiarando: ?Si può sopravvivere con un solo libro?, lui che considerava quest?opera il ?suo libro?, lui che aveva come unica ambizione quella di raggiungere le stelle con la propria arte".

Bellissimo finale, Angela, per un bellissimo libro.

Raffaella

ops "riproposto"!

Un libro con una gran chiusura di sipario. Il resto lo ricordo trascurabile, mi pare.

"novella, ovvero romanzo in miniatura" + se non ricordo male novella e romanzo non si differenziavano per lunghezza, ma per concentrazione di realismo o meno. Scusa la puntualizzazione, spero non solo pedante ;)

A me sembra di ricordare che la novella spesso è sinonimo di racconto, cioè di un testo narrativo meno esteso e di argomento più circoscritto rispetto al romanzo. Ma è anche -e forse questa era l'accezione a cui si riferiva Angela- una sorta di nucleo del romanzo stesso, la parte più densa, una specie di nudo prima della vestizione. Poi, al solito, gli usi di un determinato termine, cambiano leggermente di epoca in epoca. Ancor di più da lingua a lingua (in inglese "novel" vuol dire "romanzo" e "romance" vuol dire "novella di materia amorosa").E la confusione è sempre in agguato...

E' un libro a cui sono particolarmente affezionata. Ha una "gran chiusura di sipario", sì. Ma non solo. Non trascurerei il resto, soprattutto la sobrietà con cui si ritrae un periodo storico, in altri testi, reso protagonista tirannico rispetto alla narrazione.
Quanto alla novella, Mariagiorgia mi ha ottimamente preceduta. Non aggiungo altro.

"Si può sopravvivere con un solo libro?, lui che considerava quest?opera il ?suo libro?, lui che aveva come unica ambizione quella di raggiungere le stelle con la propria arte."

> Il primo ricordo è 1991 o giù di lì, una versione per gli studenti - in lingua inglese - che accostai a un passo dagli esami di terza media. Si sovrappone quindi al film, e alla prima lettura del libro, e a una valanga di impressioni e suggestioni. Mi è rimasto dentro e non so più se sia stato per stile, significati, impatto o adolescenza mia. Me lo tengo;).

è stato il primo libro che ho riletto. L'ultima volta una decina d'anni fa. Avrei voluto tanto un amico così. Ma non c'è mai stato, solo illusione. you may say i'm a dreamer....mah...
p.s. per gianfranco: a pavese penso una volta (e più) al dì. ho provato anche a parlarne con un amico. ma devo ancora chiarire delle cose. (con tutto questo, non ti aspettare niente di che. di solito scrivo boiate)

(mi aspetto il tuo stile e il tuo spirito. Sarà una bella esperienza per tutti. Non farci attendere troppo ancora).

Ciò che colpisce in questo romanzo è l'aura fascinosa che promana dalla figura aristocratica dell' "amico", e chissà perché, ma ho sempre pensato che anche Hitler provasse le stesse sensazioni quando aveva a che fare con i suoi alti ufficiali, quasi tutti con il "Von" davanti al cognome. A parte questa digressione, effettivamente siamo di fronte a un'opera di valore.