Il linguaggio della libertà
Una poesia che attraversa la lingua di tutti è l’ipotesi alla quale lavora Carlo Franzini, che dichiara di scrivere versi nella speranza che in essi si riconoscano le persone che ama, la compagna della sua vita, i nipoti, gli allievi del suo corso universitario, gli amici poeti. Da questa premessa di autenticità nasce Liberi tutti (Manni editori, 95 pagine, 11,00 euro). Franzini, professore di Fisiologia umana all’Università di Bologna, da diversi anni si dedica con grande passione alla poesia. Da autodidatta ha tradotto Pound, Eliot, Thomas Hardy, Cummings. Da non professionista della poesia, la poesia la sente come esperienza interiore, la vive amando e traducendo la poesia degli altri. Il codice di Smirne e Ciglio di Scavo, le sue due raccolte precedenti uscite per i tipi di Book editore, hanno avuto un notevole successo di critica.
Liberi tutti è il libro che conferma la riconoscibilità di Carlo Franzini nella poesia italiana contemporanea. In questa poesia dai toni diaristici il poeta tenta di dare un ordine alla propria memoria. Scandaglia a fondo le cose, gli uomini e gli affetti, costruisce intorno al verso l’inventario privato del proprio mondo. Per Franzini la poesia è un’irrinunciabile occasione di dialogo. Uno strumento linguistico per mettersi in contatto con gli altri. Queste poesie sono l’alfabeto sentimentale del suo autore. Dalla A alla Z, Franzini passa in rassegna gli eventi, le emozioni, resta aggrappato alla forza degli affetti quando scrive per interrogare la vita e le sue difficoltà, essendo consapevole che è difficile conoscere se stessi.
Guardando negli occhi il tempo che trascorre, il poeta scopre se stesso rivolgendosi agli altri. «L’hanno assassinato/sull’ uscio di casa./ L’hanno chiamato attacco al cuore dello Stato./ Gli amici nella luce del portico/ leggono versi in memoria./La poesia raduna i ricordi/ accompagna il dolore». Così Franzini ricorda l’amico Marco Biagi. Abbiamo bisogno di poeti che attraversano la lingua di tutti. Per essere davvero uomini liberi.
Una poesia in forma di dialogo che si nutre della conoscenza come avvenimento. Versi che si pongono in ascolto delle ragioni dell’uomo per scandagliare con la percezione sulle cose i segreti più intimi della parola che non si stanca mai dire qualcosa in un tempo in cui tutto sembra destinato alla fine.
La voce poetica di Carlo Franzini guarda al mondo e ai suoi esseri. Il suo è un umanesimo che si concentra sui sentimenti più profondi, quelli suscitati da uno sguardo, da un evento. Anche il disordine offende e il dolore ritorna la sua poesia attraversa il male per cercare nella parola una forma assoluta di liberazione.
BREVI NOTE
Carlo Franzini, professore di Fisiologia umana all’Università di Bologna, poeta e traduttore italiano.
Carlo Franzini, Liberi tutti. Poesie 2006-2008 (Manni editori, 95 pagine, 11,00 euro)
Nicola Vacca
(articolo pubblicato su Liberal)
Commenti
Nicola Vacca presenta "Una poesia che attraversa la lingua di tutti" - quella di Carlo Franzini. Buona lettura
"Da autodidatta ha tradotto Pound, Eliot, Thomas Hardy, Cummings."
> ommadonna:). Per quale editore? Un autodidatta su Pound è qualcosa di estremamente pericoloso...
(grazie per la scheda. Tutto molto chiaro, a parte quella mia perplessità sulle traduzioni che elenchi;)
Stammi bene)
Nei due libri precedenti pubblicati da Book editore, che ho citato nella recensione, il poeta dedica due sezioni ai poeti tradotti. E Franzini si cimenta con i nomi che ho fatto. I risultati sono eccellenti.Leggere per credere.
N
copertina!
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