Franchi Gianfranco

Radiohead. A kid

Franchi Gianfranco

Infine ho deciso: questa non sarà una recensione vera e propria del libro di Gianfranco Franchi “Radiohead. A kid”, contenente tutti (o quasi) i testi, con commento, della band inglese da “Pablo Honey” a “In Rainbows”, comprese citazioni di b-side, cover, e canzoni dei gruppi che hanno preceduto la formazione definitiva della band. Non lo sarà perché, via, sono troppo legato ai Radiohead per, e legato pure al Franchi, per. Scriverò semplicemente una serie di cose che hanno a che fare più o meno con il libro, più o meno con i testi, più o meno con Franchi. Certo ci saranno critiche, lodi e via dicendo, aspettative, pure. Non lo so cosa scriverò, a parte che non penso ne verrà fuori una recensione. Quindi, comincio, ed inizio dall'autore.

Gianfranco Franchi, con questo volume, si è lanciato in una vera e propria impresa cavalleresca, senza neppure un Ronzinante, ma con incoscienza e, come si dice, cuore senza macchia né paura (un ibrido tra don Chisciotte e capitan Harlock) senza dimenticare, certo, la sua ironia sottile, la battuta sempre pronta, e soprattutto la dote principale in dotazione ai nostri molto dotati politici: l'autoironia. Egli infatti, ricordando il grande Wilde e ben conscio della poco consona traduzione del titolo di quel masterpiece che è “L'importanza di chiamarsi Ernesto”, e mostrando anche una sicumera quantomeno inaspettata data la serietà degli argomenti trattati, più e più volte nel corso del volume non si esime dall'usare quel “ad esser franchi” che al lettore strappa un sorriso o una smorfia, non essendo, nella maggior parte dei casi, immagino, Franchi. Non essendo Franchi, infatti, questo libro non sarebbe mai venuto alla luce. La prima volta che si legge questa espressione è a pagina 43, la canzone è “Thinking about you”. Ma non è l'unica.

Prima, c'è l'errore tipografico più vistoso dell'intero volume: è errata una vocale. Ma è una vocale fondamentale, a mio avviso: una “i” diventa una “o” facendo cambiare persona al verbo del verso iniziale di, sì, avete già capito, siamo a pagina 27...

When you were here before

che tradotto diventa

Quando erO qui, un attimo fa

Questo proprio no.

Quando erI qui, un attimo fa

Da amante di questo gruppo, un po' mi ha fatto arrabbiare. Chiaro che è un refuso, come tanti altri, ma qui fa cambiare il soggetto, non è più il “tu” che indica la “lei”, ma diventa un “io”. Tutta la canzone è basata sul fatto che lei fosse lì, e lui non riuscisse neppure a guardarla, ed è lei ad andarsene. La contrapposizione tra un io che vorrebbe essere, ed un tu, una lei, che è. Prima lei è lì, e dopo corre via. Prima “tu” sei qui, e dopo “lei” corre via (“When you were here.....She runs, runs...”), con l'uso della seconda e della terza persona che fanno sentire la distanza che cresce, via via, nella prosecuzione del testo.

Detto questo, va notato che la cura del volume è molto buona, a mio avviso è, come si dice, un bell'oggetto. Di refusi ce ne sono pochissimi, e se ne ho parlato è solo perché non mi era possibile non prenderne nota, data la posizione in cui è.

Nel libro si trovano molte notizie interessanti, peculiari, e soprattutto Franchi ha lavorato molto per trovare i riferimenti, letterari e non, da cui Yorke può aver tratto ispirazione, cosciente o meno, per i suoi testi. Testi che narrano storie, o meglio una storia, anche se certo, a leggerli uno ad uno non sembrerebbe. Ma quale storia?

La storia di Thom Yorke, della sua intelligenza catturafrequenze, tanto che il nome della band, Radiohead, sembra essere contenitore e contenuto, forma ed essenza. Like a detuned radio. E Yorke ne è portavoce. Le parole si nascondono e vengono nascoste dal segnale radio, come se il segnale non arrivasse bene, ma qui disturbo (musica) e parole contribuiscono ad un unico significato.

Si ha la sensazione di trovarsi dinanzi, non più ad un segnale, ma ad una miriade di segnali provenienti da mondi letterari, culturali, sociali, politici, intimi, quotidiani, che vengono canalizzati in canzoni dal gruppo. Certo che, parlando qui di testi, l'importanza rivestita da Yorke diventa centrale, ma non è che una parte dell'arte dei Radiohead.

I testi, dunque, tratteggiano, mi viene da dire attraverso questa lettura di Franchi, una sorta di autobiografia in canzoni, e ci districhiamo fra tutte le frequenze captate dalla testa radio di Yorke che si confondono con il suo vissuto e vi si legano. Ma leggendo questo libro mi è venuta voglia di un altro libro, ancora non scritto, un romanzo, e romanzo vero, con protagonista un cantautore rock italiano dei nostri giorni, e mi è venuta voglia di leggere questo romanzo, ma dovrebbe scriverlo Franchi.

Dopo questa impresa, lo spero. E vengo a concludere: perché leggere questo libro? Per l'unico motivo che dovrebbe valere per ogni libro: è scritto bene. A buon intenditor, poche parole.

Ma se non dovessero bastarvi queste, va detto che vi si trovano notevoli spunti di riflessione. Ad esempio, leggendo le pagine 260-262...siamo all'album “Amnesiac”, mi è tornata alla mente una poesia che adoro, di William Blake, contenuta ne “Il manoscritto Pickering”. Il suo titolo è

The smile

There is a smile of love

and there is a smile of deceit,

and there is a smile of smiles

in which these two smiles meet.

And there is a frown of hate,

and there is a frown of disdain...

Mi è apparsa leggendo questi versi di “Pulk/Pull Revolving doors”

There are barn doors

And there are revolving doors

doors in the rudders of big ships

and there are revolving doors

there are doors that open by themselves....

e “E se questa canzone fosse la miglior satira della Storia a danno dei Doors? [....] È una congettura probabilmente azzardata, ma d'altra parte devo ammettere che di fronte a un testo del genere ho il vago sentore della presa per i fondelli, o se preferite della discreta incompiuta.” (Franchi, Radiohead. A kid. Pag. 262)

La domanda che una persona ancora digiuna di questa sorta di autobiografia, attraverso i testi, del cantante dei Radiohead, Thom Yorke, si potrebbe porre è: E allora?

Sessanta minuti, si rispondeva al tempo.

La risposta un po' più seria è invece questa: a Yorke non piace granché Morrison, proprio no, Franchi ce lo dice più volte a partire da “Anyone can play guitar” (pag. 44-49), per quest'aura di poeta maledetto, ma soprattutto di poeta, che si porta dietro e che pure i critici hanno contribuito a creare. Metteteci insieme il nome del gruppo di Morrison, che non importa stare qui a ricordare, ed il suo accostamento ai nomi di Huxley e Blake, che sempre in questo contesto non mi importa di richiamare, e shakerate con il brano del libro di Franchi sopra riportato.

A me sembra che sia più di una congettura, anche se certo non posso portare nessuna prova al riguardo, a parte la somiglianza stilistica tra poesia di Blake e canzone di Yorke. Non metto in dubbio che il cantante dei Radiohead non possa aver avuto altri riferimenti, altre ispirazioni al riguardo. Ma tant'è.

Inoltre, finito di leggere il libro sulle canzoni dei Radiohead, viene anche voglia di leggerne uno sulla loro videografia e uno su... e uno su... e credo che quando un libro te ne fa desiderare altri, aumenta la voglia di lettura... che altro dire?

 9 luglio 2009

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
Gianfranco Franchi, “Lankelot” (Trieste, 9 gennaio 1978). Ha pubblicato narrativa: “Disorder” (Il Foglio Letterario, 2006), “Pagano” (Il Foglio Letterario, 2007), “Monteverde” (Castelvecchi, 2009), poesia: “L’inadempienza” (Il Foglio Letterario, 2008) e saggistica: “Radiohead. A Kid. Testi commentati” (Arcana, 2009). Ha curato la plaquette "Lettere alle tre amiche" di Scipio Slataper (Alet, 2007) e l’audiolibro “L’altro viaggio in Italia. Dal Cinquecento al Duemila” (Il Narratore, metà luglio 2009).
 
Gianfranco Franchi, “Radiohead. A Kid. Testi commentati”, Arcana, Roma, 2009.
 
 
Lankelot in Lankelot

Franchi Gianfranco - Disorder. Unknown Pleasures di marina-monego
Franchi Gianfranco - Disorder. Unknown Pleasures di patrizia-garofalo
Franchi Gianfranco - Disorder. Unknown Pleasures di dr-caraffa
Franchi Gianfranco - Disorder. Unknown Pleasures di angelamigliore
Franchi Gianfranco - Disorder. Unknown Pleasures di leon
Franchi Gianfranco - Disorder. Unknown Pleasures di drago
Franchi Gianfranco - Disorder. Unknown Pleasures di baol70
Franchi Gianfranco - Disorder. Unknown Pleasures di lallacare
Franchi Gianfranco - Disorder. Unknown Pleasures di michele_bonaventura
Franchi Gianfranco - Disorder. Unknown Pleasures di andrea-brancolini
Franchi Gianfranco - Disorder. Unknown Pleasures di stefania
Franchi Gianfranco - Disorder. Unknown pleasures di barbaragozzi
Franchi Gianfranco - Disorder. Unknown Pleasures di enr
Franchi Gianfranco - Disorder. Unknown Pleasures di grattarola
Franchi Gianfranco - Disorder. Unknown Pleasures di alfredo-erre
Franchi Gianfranco - Intervista su "Pagano" e non solo di paul-mask
Franchi Gianfranco - L’inadempienza di Luca Martello

(grazie a Angelo Bernacchia)

ISBN/EAN: 
9788862310659

Commenti

Eccola. Ora davvero basta con le modifiche, eh. Che ancora un po' e per scrivere queste due parole ci mettevo quanto il Franchi a scrivere tutto il libro. Accidenti alla lentezza. Vabbé.
Ciao a tutti!

Nota: la poesia di Blake è ne "Il manoscritto Pickering", sì, ma io l'ho ripresa dalla raccolta "Visioni" pubblicata da Mondadori, in cui vi è una scelta dalle opere del poeta inglese, tradotto da Giuseppe Ungaretti. Cosa che non c'entra niente, ma tra i "Proverbi infernali", a pagina 108-109 del volume sopra citato, vi è: "One thought fills the immensity", "Un pensiero colma l'immensità". Trattandosi di Ungaretti, a me è venuta in mente una sua altra cosa. I tempi però non sembrano tornare, ma è bello trovare certe consonanze. Vabbé.

La recensione la leggerò con più attenzione tra qualche giorno. Ho iniziato il libro giusto ieri e non voglio lasciarmi influenzare, in previsione di scriverne pure io.
Certo ha colpito pure me questa poca simpatia di TY per Morrison, o forse per il feticcio che gli è stato costruito sopra. Sintomo di autentico anticonformismo rispetto al conformismo fatto di rockstar fatte e strafatte.

L'impressione, forte, è che a Yorke non piacciano i discorsi su poesia/canzone, poeta/cantante. Secondo me Morrison gli piace pure, nei Doors, ma il feticcio, come dici tu, la star, l'icona, no. È il fastidio che si prova nei confronti anche di altre figure costruite nell'immaginario collettivo prendendone la superficie (importante, ma pur sempre superficie) come Kurt Cobain e bla bla bla. In definitiva, dopo un po' ti viene a noia la maglietta con la faccia di Morrison, e non gusti più a pieno Smells like teen spirit. È come un rumore che non ti fa sentire ciò che è davvero importante.

(intanto, un gigantesco grazie.)

"Egli infatti, ricordando il grande Wilde e ben conscio della poco consona traduzione del titolo di quel masterpiece che è ?L?importanza di chiamarsi Ernesto?, e mostrando anche una sicumera quantomeno inaspettata data la serietà degli argomenti trattati, più e più volte nel corso del volume non si esime dall?usare quel ?ad esser franchi? che al lettore strappa un sorriso o una smorfia, non essendo, nella maggior parte dei casi, immagino, Franchi."

> ahahah:))).

"Detto questo, va notato che la cura del volume è molto buona, a mio avviso è, come si dice, un bell?oggetto. Di refusi ce ne sono pochissimi, e se ne ho parlato è solo perché non mi era possibile non prenderne nota, data la posizione in cui è."

> Auctor semper certus est; redactor numquam

"Inoltre, finito di leggere il libro sulle canzoni dei Radiohead, viene anche voglia di leggerne uno sulla loro videografia e uno su… e uno su… e credo che quando un libro te ne fa desiderare altri, aumenta la voglia di lettura… che altro dire?" > Dai, è andata bene. Si sta anche difendendo bene in libreria, mi hanno scritto parecchie mail persone che non avevo mai sentito nemmeno nominare in vita mia. Le critiche che ho ricevuto sono 2 o 3.

La prima, la tirata sulla legge 180: ma la risposta è semplice, basta leggere i versi di TY, non ho forzato la mano. Ho italianizzato per bene la questione, e infine ho detto la mia - mi sembrava il caso. La seconda, il tono da deejay per creare un nesso tra una canzone e l'altra. A me quell'idea piaceva e piace ancora, l'ho mutuata da certa narrativa di genere, e in ogni caso serviva ad addolcire e attenuare il libro proprio per quei lettori deboli che magari s'avvicinano a questo libro solo per la band.
La terza, certe interpretazioni "forzate". Beh: ma da quando in qua uno scende dal Sinai con le tavole della legge in mano, scrivendo critica - oltretutto ibrida rock-letteraria? Io ho sempre chiarito a dovere quando stavo congetturando e quando, invece, ero assolutamente sicuro di certe interpretazioni. Più di così...;).
 *

Bel pezzo, And.

6. 7. 8. Happy I am.
Sono contento che almeno due copie siano state vendute a causa mia (-:
Per quanto riguarda le critiche, è giusto farle, e leggerle con la consapevolezza che si è fatto il meglio che si poteva in quel momento. Questo non vuol dire che ora lo scriveresti in maniera migliore, credo.
E niente.
Tutto qua.

Credo anch'io, And;)

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