Franchi Gianfranco

Pagano

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Franchi Gianfranco

Franchi anarchico. Franchi apartitico. Franchi antiamericano. Franchi... a'stronzo? Quanti lettori di Pagano hanno seguito questa dinamica logica? Succede quando si ha a che fare con un libro così dissacrante. Franchi non risparmia nessuno, è verissimo. Ma a me vengono in mente domande diverse, domande che superano - o che provano a superare - la mia familiarità, seppur virtuale, con Gianfranco Franchi. Per esempio. Che aggiungere dopo le splendide pre e postfazioni di Gordiano Lupi, Patrick Karlsen e Francesca Mazzucato? Le ho lette come parte integrante di un parto maturo e, soprattutto, maturato. Invecchiato come il vino buono. Altra domanda. Si può sempre essere d'accordo con una voce che, alla soglia dei trentanni, risulta essere (già) personalissima? Ultimo quesito. Perchè in Pagano, più di una volta, il Lettore (io, noi, scusate il maiuscolo) sente di trovarsi di fronte a contraddizioni ed ossimori?

A quest'ultimo interrogativo provo a rispondere, premettendo di aver seguito il saggio consiglio della Mazzucato e di aver letto una seconda volta Pagano prima di sedermi alla tastiera. Risposta (neanche tanto improbabile): perchè Pagano è sincero come una legnata sulla testa e, a ben pensare, l'intento era proprio quello. Perchè il punto di vista di Franchi è spesso talmente completo ed analitico che sembra essere contraddittorio ma, in realtà, è sfaccettato, onnivoro, sicuro e deciso nella sua dubbiosità. Perchè la definizione di antiromanzo non ci è nuova, che il romanzo l'avevamo già perso per strada svariati decenni fa, ma con Pagano si devono scomodare nomi pesanti, ingombranti e scomodi per la letteratura europea e non, molti dei quali già citati nel libro: Hamsun, Magris, Dagerman - ma io ci infilerei anche Hrabal e Bukowski. Non vogliatemene male. Perchè proprio l'amato Hamsun e il suo alterego in Fame non avevano la coscienza di Franchi, non la sua energia espressiva, non il suo karma, né il suo negative creep. Perchè Franchi scrive l'anti-Straniero, tanto per scomodare anche Camus. Perchè il suo è l'urlo di chi è stato privato di un ruolo storico, sociale e cruciale. (Sopra le righe?).

Come approcciarsi dunque a questi nomi, a questi luoghi, a questa isola inabitabile, come si definisce Franchi? Altre vie erano state intraprese. Baricco fa un tentativo: scrive "I Barbari", dice che dobbiamo adattarci, è l'evoluzione. Intanto la Holden va che è un piacere... In Pagano pubblico e privato non esistono più, si vive un dramma non più borghese ma intellettuale. Per una persona che come me non è romana, non crede nel concetto di patria e non solo perchè non l'ha mai conosciuta, Pagano è un ululato straziante, ben aldilà della disperazione, lancinante proprio perchè cosciente dei problemi della nostra Italietta. Il grido di chi non ha confuso politica con (ri)educazione civica, democrazia con egemonia, letteratura italiana con letteratura americana, che non ha confuso i troppi -ismi con l'unica -ità possibile per un lavoratore: dignità.

Dov'è che abbiamo sbagliato? Evitando di parlarne? Evitando di decostruire per poi riprogettare? Cos'è successo nel triennio 1943-45? Ma soprattutto adesso saremmo veramente in grado di comprendere? O l'Italia cammina ancora a braccietto con fantasmi chiamati Socialismo e Comunismo? Retorica, retorica. Ma tante domande intelligenti per un solo libro.

Era Sebastiano Vassalli - lui dopo molti altri - che diceva di non voler neanche provare a narrare il presente, che quella era un'impresa impossibile. Personalmente credo che l'ammissione e la sua rinuncia a voler raccontare una storia sia invece la massima espressione di questo nihil contemporaneo (ma GF non s'illuda, che una storia è riuscita a raccontarla, che il libro tiene il lettore dolorosamente incollato alle sue pagine, che il suo alterego letterario è piccolo eroe postmoderno). Proprio lui mi disse, un annetto fa, che nel nulla non c'è niente di banale. Franchi: uomo di destra (scusate il minuscolo: non è la destra che abbiamo imparato a conoscere, che siamo abituati a vedere da anni). 

Mai nostalgico, mai utopista, Pagano riflette - e naturalmente fa riflettere - una condizione di perdità di dignità da parte di una sempre più sfocata elite intellettuale, mutatasi in una classe di mestieranti sempre più in declino. Quando è avvenuto il passaggio? Certo il concetto di demorazia, opportunamente filtrato da furbe ideologie di mercato e dalla rapace velocità di adattamento di pubblicità e marketing, ha detto la sua: governano i colossi editoriali, legati a sangue alla diffusione catodica controllata da pochi. Ma Franchi tutto questo lo scrive, e senza peli sulla lingua. La prima cosa che si pensa leggendo Pagano è "Però... questo sì che è levarsi qualche sassolino dalla scarpa! ".

S'è parlato non a torto di Bianciardi. Io butto la carta di un Morselli: D.H.G. è la pietra di paragone più dolorosa e difficile per la storia di solitudine e perdita che è Pagano. Ecco quindi D.L.D., la dipartita della dignità dei letterati. Letterati. Una parola ormai così vaga da essere fascinosamente malinconica.

Voglio abbracciare Gianfranco Franchi, il coraggioso che ha scritto il libro che andava scritto in questo medioevo ottuso e insensato. Pagano è un viaggio laico, toccante, senza uscita o soluzione, lontano anni luce dai romanzetti di formazione o egocentrismi autobiografici. E' un sacrificio doloroso, un manifesto all'opposizione all'autorità e all'assurdità delle istituzioni; viene fuori un libro che non è un saggio per addetti ai lavori, che evita la satira gratuita e che dichiara la morte dell'umanesimo. Se l'Italia c'è mai stata, l'Italia è ormai andata. (L'IT è morta! Evviva l'IT).

 

Paolo Castronovo, Settembre 2007.

 

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
Gianfranco Franchi (Trieste 1978), letterato mitteleuropeo. Ha pubblicato due “laboratori” di poesia: “L’imperfezione-opera III” (2002) e “Ombra della fontana” (2003). È stato coordinatore di due riviste letterarie indipendenti, “Ouverture” e “Der Wunderwagen” tra il 1997 e il 2003. Tra il 2003 e il 2006 è stato responsabile del portale di comunicazione e critica letteraria e dello spettacolo lankelot.com, dove ha scritto recensioni di libri, film e dischi e pubblicato racconti. Quindi ha rifondato il sito collettivizzato lankelot.eu.
Nel 2006 ha pubblicato la raccolta di racconti “Disorder. Unknown pleasures” (ed. Il Foglio).
Vive a Roma.
 
Gianfranco Franchi,“Pagano”, Piombino, Edizioni Il Foglio 2007. Prefazione di Gordiano Lupi. Postfazioni di Francesca Mazzucato e Patrick Karlsen.
 
ISBN/EAN: 
9788876061585

Commenti

Buonasera!

(Ho avuto problemi ad inserire i tags. Credo dipenda dal relitto del mio pc). Chiedo scusa!

Buonasera a te!
Inseriti i tags e il codice ean.

"Voglio abbracciare Gianfranco Franchi, il coraggioso che ha scritto il libro che andava scritto in questo medioevo ottuso e insensato. Pagano è un viaggio laico, toccante, senza uscita o soluzione, lontano anni luce dai romanzetti di formazione o egocentrismi autobiografici. E? un sacrificio doloroso, un manifesto all?opposizione all?autorità e all?assurdità delle istituzioni; viene fuori un libro che non è un saggio per addetti ai lavori, che evita la satira gratuita e che dichiara la morte dell?umanesimo. Se l?Italia c?è mai stata, l?Italia è ormai andata. (L?IT è morta! Evviva l?IT)."

Bellissima la chiusa. Mi unisco all'abbraccio.

Grazie Angela! Non so che gli piglia al mio computer: ha patologie mai riscontratate prima, secondo me...

Figurati, sciocchezze.
La tua pagina è perfetta, preziosa e necessaria.

"perchè Pagano è sincero come una legnata sulla testa e, a ben pensare, l?intento era proprio quello. Perchè il punto di vista di Franchi è spesso talmente completo ed analitico che sembra essere contraddittorio ma, in realtà, è sfaccettato, onnivoro, sicuro e deciso nella sua dubbiosità. "

> Paolo, è un'analisi che spero di poter meritare negli anni, sempre. E grazie di cuore. Mi riconosco nelle legnate sincere e nel dominio del dubbio, del resto arrossendo dico danke:)

"Hamsun, Magris, Dagerman - ma io ci infilerei anche Hrabal e Bukowski. Non vogliatemene male. Perchè proprio l?amato Hamsun e il suo alterego in Fame non avevano la coscienza di Franchi, non la sua energia espressiva, non il suo karma, né il suo negative creep. Perchè Franchi scrive l?anti-Straniero, tanto per scomodare anche Camus. Perchè il suo è l?urlo di chi è stato privato di un ruolo storico, sociale e cruciale. (Sopra le righe?)."

> Mi inchino e ti omaggio. :).
Hrabal, sì, l'ho amato tanto, nella solitudine troppo rumorosa. Magris è il padre dei letterati triestini, e probabilmente la massima espressione della letteratura italiana da diversi anni. Buk è una bella intuizione. Letto ormai dieci anni fa, ma nel momento giusto; sia in narrativa che in prosa. Tutti gli altri, sì, ne ho scritto almeno una volta, li sento vivere.

Negative Creep è un'altra ricca suggestione;)

"Il grido di chi non ha confuso politica con (ri)educazione civica, democrazia con egemonia, letteratura italiana con letteratura americana, che non ha confuso i troppi -ismi con l?unica -ità possibile per un lavoratore: dignità."

> Applausi.

"Pagano riflette - e naturalmente fa riflettere - una condizione di perdità di dignità da parte di una sempre più sfocata elite intellettuale, mutatasi in una classe di mestieranti sempre più in declino."

> Sì. Assolutamente. Dignità e ruolo. Manca solo l'identità. E' andata così.

"Voglio abbracciare Gianfranco Franchi, il coraggioso che ha scritto il libro che andava scritto in questo medioevo ottuso e insensato. Pagano è un viaggio laico, toccante, senza uscita o soluzione, lontano anni luce dai romanzetti di formazione o egocentrismi autobiografici. E? un sacrificio doloroso, un manifesto all?opposizione all?autorità e all?assurdità delle istituzioni; viene fuori un libro che non è un saggio per addetti ai lavori, che evita la satira gratuita e che dichiara la morte dell?umanesimo. Se l?Italia c?è mai stata, l?Italia è ormai andata. (L?IT è morta! Evviva l?IT)."

> Grandissimo articolo, personale e pieno d'anima, di passione, di letterarietà e di stile. Ti sono grato e ti sono riconoscente. C'è una carica favolosa in questo scritto, emana energia incandescente.
Grande.

Il libro di Gianfranco è davvero coraggioso. Un libro che andava scritto e che doveva essere pubblicato. La speranza di tutti noi è che vada oltre il giro di internet e che si affermi come merita.

Lupi

(grazie, Gordiano, per quel che dici e per aver creduto nell'opera. Speriamo che i quotidiani mostrino un po' di coraggio, e che ci spiazzino, parlandone. Purtroppo l'impressione è che sarà difficile, perché non penseranno all'essenza letteraria, ma all'impatto politico. A maggior ragione, grazie per aver scelto questo libro).

No no no, Franco, grazie a te. Pagano è quanto di più audace nel contemporaneo. Ci tenevo a non scrivere un'apologia, a parlare di quello che mi aveva colpito maggiormente, come credo abbiano fatto tutti. Il tuo è stato un concept-book perfettamente riuscito.

Io, per esempio, mi son concentrato sull'aspetto individualista. Ma davvero il libro è profondo su fronti diversi. Una grande prova di carattere anche da parte de Il Foglio Editore.

11. Esatto.

Grazie a te, Paolo, perché la comprensione è sempre un miracolo. Io sono stato, in questi anni, quando accantonato, quando minacciato, quando sottovalutato; cancellato da altro media non fosse il web; non ho avuto possibilità di operare come avrei voluto e dovuto, perché quando me le hanno profilate implicavano la fine della mia libertà. Ho perso treni, e ne ho visti passare tanti davvero buoni. Ma mi posso guardare ogni giorno allo specchio. Magari non sono tanto carino, ma sono ancora pulito. A trent'anni. Alla vita non domando niente di diverso, potermi guardare allo specchio senza paura di trovarci un italiano. Così è per te, lo so. Stiamo pagando la pulizia e l'indipendenza con l'oscuramento. Va bene così.

un abbraccio forte.

Per molta gente è facile guardarsi allo specchio comunque, anche dopo aver passato tutta una galleria di mediocrità. Il fatto che stiano sostituendo Manganelli con uno qualsiasi dei critici dozzinali che passano sulle maggiori reti televisive e testate giornalistiche, beh, credo sia la legalizzazione, la legittimazione di questo processo. Immaturità artistica? Dilettantismo pagato a peso d'oro? Guarda, io non so proprio che pensare, almeno sulla lunga distanza, perchè sulla breve, nell'immediato presento mi sono fatto un'idea del vento che tira. Freddo e secco.

Ho sempre pensato che vi fossero diversi (anti)eroi novecenteschi a separarsi dal gregge (Flaiano, Morselli, Bianciardi, Ceronetti) e a godere delle proprie scelte e anche dei propri compromessi. Mai avrei pensato di poter trovare un gruppo, un collettivo tantomeno. Con Lankelot mi sono ricreduto.

Italia, alla fine, is a six letters word, punto. C'è lo Stato, l'autorità, la repressione. Manca la nazione, il popolo, la consapevolezza d'essere qualcosa di più di uno scalo per scafisti, una gallina dalle uova d'oro per la satira, un punto strategico per la dittatura politico culturale statunitense. Italiano non esiste. Tu meno che mai ne potrai rappresentare lo stereotipo.

:).
Tutto è cominciato con le denunce di Dino Campana. Vassalli, che pure non partecipa ai concorsi ma pubblica per Einaudi - e quindi non ha coerenza etica, né coscienza autentica: è parte del sistema che stiamo denunciando - ha il merito d'aver spiegato certe dinamiche in "La notte della cometa", per esempio. Campana l'hanno lasciato crepare in manicomio, oltraggiandolo in vita e calunniandolo, quelli dell'ambiente letterario di allora.

Morselli è un grande esempio. Genio riconosciuto post mortem, in vita ridicolizzato e trattato da dilettante; e se non era per Pontiggia, neanche avviato alla pubblicazione, da narratore, e ai posteri per un saggio su Proust reperibile solo in Nazionale.

Bianciardi è un caso clinico. Anarchico ma integrato; libero ma dipendente dai lavori assegnati dai grandi editori di allora: contro Brera ma residente a Brera:). Bianciardi è la prova di cosa significhi entrare in quel circuito facendo compromessi, e non avendo anima da compromessi. Subentra l'alcol, e ti ammazza.

Ceronetti non so dirti, me lo stai insegnando tu.

Scalo per scafisti è una grande definizione. Grande Paolo.

Per restare in tema, ecco "Frontiere": anticipazione del libro che non c'è, "New Order".
http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php&cmd=v&id=3853

L'articolo e la rubrica sono curate da Gordiano Lupi.