Franchi Gianfranco

Pagano

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Franchi Gianfranco

 Pagano, senza traccia di paganesimo. Il paganesimo è metafora secondo Franchi. E la metafora è frammento, nasce dalla dipartita degli dei, è il canto di quel distacco. E’ un nostalgico perdere aderenza.
E di paganesimo non se ne può più parlare, neppure come metafora. Ma di Pagano si, è l’appartenenza ad un origine impossibile e ad un presente salato di ciò che prima era terra, ed ora arcipelago di isole. Disintegrazione di un Impero o di un sogno. Ma le isole sono deriva e approdo per l’esistenza, e quelle di Franchi sono instabili, eredità ultima per un’intera generazione. Vere e necessarie. Irriducibili porzioni di visionarie grandezze.

Oltre il Post-Moderno, quindi. Una parabola destinale di un artista che di nichilistico ha la spregiudicatezza, non si arresta e non arretra di fronte alla mediocrità. Spregiudicatezza di un’onestà oltre i limiti, che può distruggere se stessi in primo luogo. Ma se le si sopravvive infonde bellezza e intelligenza. Sono quelle che dimostra l’autore quando condensa in nove punti, serrati, cattivi, magnifici, la dichiarazione di guerra al nemico. Ancora una volta la mediocrità, la buona fede che diventa peccato quando si copre di ottusità, di chi ci ha preceduto, di chi tristemente ci è contemporaneo, dei vecchi e dei nuovi padroni. 
Franchi vigila sui nuovi confini, limes anzi, alla latina, che fino al I secolo dopo Cristo non designavano ciò che ora si intende, ma erano i sentieri che si insinuavano nelle terre ancora non conquistate. Basta attendere il momento opportuno, il nemico cadrà, la strada è pronta.
Ancora mediocrità. Di una Nazione che è solo Stato, che è sempre stata solo Stato, e di un popolo, gli italioti, che Franchi non accetta più come soci. Perché i soci sono quelli che inermi hanno assistito allo scempio. Sempre, in tutte le epoche.
Gli italiani non esistono, gli italici esistono, ed i Romani anche. Chi ha fede nel sogno, anche quando Roma crolla, e chi invece attende un nuovo padrone. I padroni sono vecchi e nuovi, oggi sono gli Americani, ieri i Padri della Chiesa, e gli italici sono sempre lì, razza indistruttibile. I Romani oggi non ci sono più. Eppure in questo Pagano sento il profumo di foglie di quercia.
Non più paganesimo. Come può una schiera di immortali splendenti fuggire al cospetto di un  vecchio barbuto solitario? Gli dei ci hanno venduto, non c’è soluzione. Corsi e ricorsi storici, nuove ideologie vendesi.

La dimensione dell’isola, l’isola Fonteiana, Monteverde, un quartiere eletto e uno sguardo incantato che non ammette gabbie sintattiche. Il quartiere è storia vera, non c’è storiografia, solo da dove c’è memoria pulsante si può ripartire.
Drammaticamente politica, storia e letteratura si sovrappongono, nel quartiere degli intellettuali veraci del passato, che lì soggiornarono (Pasolini, Gadda, Caproni) e cui si fusero, i primi passi sull’isola con la ghettizzazione liceale, i luoghi del dover essere, le forze dell’ordine che dietro l’angolo di casa dell’artista ricordano come i tempi sono cambiati. Quarant’anni fa proprio Pasolini lucidamente metteva a nudo gli schieramenti degli scontri di piazza (borghesi/studenti - forze dell’ordine/proletari), oggi l’intellettuale è precario e squattrinato, il Carabiniere è stabile e incensato con fiction a ripetizione, grazie a quello strumento che ha fatto gli italiani e la lingua degli italiani con la menzogna.

Se l’isola è una necessità per l’intellettuale, è il terreno del suo incanto e disincanto, il quartiere Monteverde è la patria ideologica di Franchi, pagano senza paganesimo. Una nuova ideologia, elettiva, profusione del proprio habitat, dove le antiche memorie dell’unica speranza universale dell’Occidente rivivono al di là del Gianicolo, frontiera che conserva la purezza di tutto il quartiere, condizione essenziale per l’esistenza di un genius loci.Preserva da chi questa città ha voluto predare, e ricostruire su apparati tecnici e burocrazie. 

Nell’intimo del disincanto, gli dei eclissati, Franchi tende verso i suoi miti, la Roma di calcistica avventura, il divino Augusto, Lou Reed e i suoi discendenti, senza curarsi di ciò che l’etichetta consente all’intellettuale di tradizione italica. Consapevole che il mito può poggiare solo su frammenti di terre, isole, altrimenti, se sincero, viene distrutto dal meccanismo terrestre.  

Nei tempi esistenziali dell’opera, c’è una dimensione temporale, tra le altre, che è quella della città eterna, Franchi la fa sua, in essa diventa bianco marmo e rosso sangue. Roma non c’è più, nemmeno i Romani, c’è l’eterna universalità di Pagano.

 
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 

Gianfranco Franchi (Trieste 1978), ha pubblicato due “laboratori” di poesia, L’imperfezione-opera III (2002) e Ombra della fontana (2003) e una raccolta di racconti dal titolo Disorder (2006). È stato coordinatore di due riviste letterarie indipendenti, Ouverture e Der Wunderwagen, tra il 1997 e il 2003. Tra il 2003 e il 2006 è stato responsabile del portale di comunicazione e critica letteraria e dello spettacolo Lankelot.com, dove ha scritto recensioni di libri, film e dischi e pubblicato racconti. Quindi ha rifondato il sito collettivizzato Lankelot.eu. Ha cambiato spesso lavoro.Vive a Monteverde Vecchio, Roma.

Gianfranco Franchi, "Pagano", Piombino, Edizioni Il Foglio, 2007.
Prefazione di Gordiano Lupi.
Postfazioni di Mazzucato e Karlsen.

ISBN/EAN: 
9788876061585

Commenti

http://www.lankelot.eu/index.php/staff/604/gens+emiliana

da questo momento, ottimo Marco, la tua scheda sarà regolarmente on line qui; indicizzati, progressivamente, tutti i tuoi articoli.
Benvenuto!

"Pagano, senza traccia di paganesimo. Il paganesimo è metafora secondo Franchi. E la metafora è frammento, nasce dalla dipartita degli dei, è il canto di quel distacco. E? un nostalgico perdere aderenza."

> Questo è uno degli assi portanti del libro. Quanti stanno leggendo cercando le ragioni del "paganesimo", scoprendo piuttosto metafora & isola di Pag, rimangono, di norma, spiazzati. Ottima osservazione.

"Franchi vigila sui nuovi confini, limes anzi, alla latina, che fino al I secolo dopo Cristo non designavano ciò che ora si intende, ma erano i sentieri che si insinuavano nelle terre ancora non conquistate. Basta attendere il momento opportuno, il nemico cadrà, la strada è pronta."

> splendido passo, Marco. Pieno di energia.

"I padroni sono vecchi e nuovi, oggi sono gli Americani, ieri i Padri della Chiesa, e gli italici sono sempre lì, razza indistruttibile. I Romani oggi non ci sono più. Eppure in questo Pagano sento il profumo di foglie di quercia.
Non più paganesimo. Come può una schiera di immortali splendenti fuggire al cospetto di un vecchio barbuto solitario? Gli dei ci hanno venduto, non c?è soluzione. Corsi e ricorsi storici, nuove ideologie vendesi."

> Altro passo memorabile. Grande.

"Quarant?anni fa proprio Pasolini lucidamente metteva a nudo gli schieramenti degli scontri di piazza (borghesi/studenti - forze dell?ordine/proletari), oggi l?intellettuale è precario e squattrinato, il Carabiniere è stabile e incensato con fiction a ripetizione, grazie a quello strumento che ha fatto gli italiani e la lingua degli italiani con la menzogna."

> E questa è un'altra osservazione preziosa, e davvero degna di meditazione. Ottimo rilievo.

"Nei tempi esistenziali dell?opera, c?è una dimensione temporale, tra le altre, che è quella della città eterna, Franchi la fa sua, in essa diventa bianco marmo e rosso sangue. Roma non c?è più, nemmeno i Romani, c?è l?eterna universalità di Pagano."

> Pagina scritta con cuore, empatia, amicizia, talento.
Romana. Un abbraccio, splendido contributo. Mi attendo grandissime cose dalle tue prossime pagine pubblicate da queste parti. Questa sarà - una volta ancora - una dialettica formidabile. A partire dalle pasque che dicevamo qualche giorno fa;)

Grazie.

(monteverdino ma laziale, che antitesi:).
sai che non sei in minoranza? S'aggirano almeno 4 aquilotti dichiarati, da queste parti...impauriti, ma ci sono)

6. Doveroso. Come per tutto ciò che tocca profondamente.
7. Sai bene che non è antitetico, s'aggirano splendidi aquilotti anche nei cieli di Monteverde Vecchio, proprio sopra casa tua, e neanche pochi!:)
Un abbraccio

(si dice anche di Joe Rivetto, che sia dei vostri. Riconosco le minoranze etniche come componente fondamentale del genius loci:) ).
*
complimenti per questo esordio. Un viatico eccellente a tutto quel che deriverà dalla tua presenza su Lankelot.
Loro non ti conoscono come storico e karateka, e come idealista vero. Io so cosa attendermi:)

"La dimensione dell?isola, l?isola Fonteiana, Monteverde, un quartiere eletto e uno sguardo incantato che non ammette gabbie sintattiche. Il quartiere è storia vera, non c?è storiografia, solo da dove c?è memoria pulsante si può ripartire."

E penso a quanto può e deve essere non solo orgoglio cieco ma giusto sentimento frutto dei fatti, dei sensi autentici: non orgoglioso di essere nato in. Ma fiero di quel che di buono può esistere in una scelta. Identità come libertà di arbitrio; io mi sento degno perché il mio luogo non è eminentemente geografico ma caratteristico: è questo il segreto della comunione. L'Italia è diversa consistenza di minerali, non congiuntura fra spiriti. Monteverde si riveste di simbolo: romanzato, menzognero, desiderato e costruito. Sta qui la differenza tra Italia e realtà dei Comuni: maggiore possibilità di appartenenza. Elementare e sacrosanto: obiettivo.

(a proposito, Marco: l'editore, il nostro ottimo Gordiano Lupi, artista toscano-cubano, ha già citato un frammento della tua recensione, poche ore fa: qui: http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2007/09/12/pagano-di-gianfranco-f...

dove stanno arrivando altri commenti a proposito dell'opera)

"Quarant?anni fa proprio Pasolini lucidamente metteva a nudo gli schieramenti degli scontri di piazza (borghesi/studenti - forze dell?ordine/proletari), oggi l?intellettuale è precario e squattrinato, il Carabiniere è stabile e incensato con fiction a ripetizione, grazie a quello strumento che ha fatto gli italiani e la lingua degli italiani con la menzogna."

Pregiata e lucida questa intuizione. Le sfaccettature cambiano e il nucleo è sempre lo stesso, sé stesso: populismo di facili e rassicuranti antitesi, di contro a un pensare di politica con gli occhi aperti e non inanellati al diletto della contestazione. La politica, la proposta di Gianfranco non è solo audace, è visionaria: non demagogia ma estremismo individuale che mira al contagio della volontà di bellezza. Non sbollite di superficie ma rivolta che vuole cambiare i connotati delle possibilità. Bisogna squarciare il campo di riconoscibilità del credibile. Riesumare il concetto di pretesa dell'impossibile, di quello che ci hanno convinto impossibile, fin'ora.

"ma estremismo individuale che mira al contagio della volontà di bellezza. Non sbollite di superficie ma rivolta che vuole cambiare i connotati delle possibilità. Bisogna squarciare il campo di riconoscibilità del credibile. Riesumare il concetto di pretesa dell?impossibile, di quello che ci hanno convinto impossibile, fin?ora."

> Splendida lettura, Gigi. Davvero.

"Nei tempi esistenziali dell?opera, c?è una dimensione temporale, tra le altre, che è quella della città eterna, Franchi la fa sua, in essa diventa bianco marmo e rosso sangue. Roma non c?è più, nemmeno i Romani, c?è l?eterna universalità di Pagano."

Da brividi il finale, complimenti. Spero avrai molto ancora da condividere con noi di Lankelot, competenza e intelligenza sono, generalmente, regali che sappiamo apprezzare. Perché non ci parli anche di Disorder, quando più ti piace?

"Spregiudicatezza di un?onestà oltre i limiti, che può distruggere se stessi in primo luogo. Ma se le si sopravvive infonde bellezza e intelligenza."

E che richiede qualità personali sfortunatamente rare. Energia, vastità intellettiva, grande emotività. Ciò che rende speciali certi intenti si ridefinisce anche come limite davvero poco compiaciuto: che non tutti abbiamo la stessa apertura d'ali, temo. Basta l'empatia? E' mai bastata?

Mi congratulo con questa bella lettura di Pagano che evidenzia e analizza in forma sintetica, ma assolutamente esaustiva, i punti nodali dell'opera. Benvenuto, Marco! Dalle impressioni ricavate dalla lettura del pezzo non mi riesce difficile immaginare che sei l'ennesima persona di qualità che viene a collaborare con Lankelot.eu.

E a breve arriverà un altro cervello di pari livello...

veramente una bella pagina. Ho ricevuto il libro or ora e già da domani lo inizierò. Le recensioni però le tornerò a leggere in seguito: voglio vedere se saranno in linea con le mie impressioni.

Grazie Lupo:)
Mi fa davvero piacere che "Pagano" sia sulla tua scrivania. Il resto a post-lettura;)

Grazie, ovviamente ;)

a te.

Mi ero ripromessa di leggere le recensioni su Pagano, dopo aver almeno provato a mettere giù la mia, ma di fronte al tuo esordio è caduto il proposito. Bella pagina, specie quando scrivi: "parabola destinale di un artista che di nichilistico ha la spregiudicatezza, non si arresta e non arretra di fronte alla mediocrità. Spregiudicatezza di un’onestà oltre i limiti, che può distruggere se stessi in primo luogo. Ma se le si sopravvive infonde bellezza e intelligenza. Sono quelle che dimostra l’autore quando condensa in nove punti, serrati, cattivi, magnifici, la dichiarazione di guerra al nemico".

Ps: è un covo di romanisti qui, ma tra i laziali dichiarati ci sono anch'io (benchè non segua più il calcio come qualche anno fa). Motivo in più per darti il mio benvenuto.

Sono imbarazzato:)
Grazie a tutti per il caloroso benvenuto. Sarà un grande piacere se anche in futuro potrò collaborare con tutti voi.
A presto

"La dimensione dell?isola, l?isola Fonteiana, Monteverde, un quartiere eletto e uno sguardo incantato che non ammette gabbie sintattiche. Il quartiere è storia vera, non c?è storiografia, solo da dove c?è memoria pulsante si può ripartire"

Storia dell'arte, soprattutto...

"Quarant?anni fa proprio Pasolini lucidamente metteva a nudo gli schieramenti degli scontri di piazza"

Citerei il primo verso della poesia di chiusura "Eterna e misera città", così pasoliniana come il fu pianto della scavatrice...

"Franchi la fa sua, in essa diventa bianco marmo e rosso sangue" Franchi come Garibaldi al Gianicolo che dà le spalle al Vaticano? Ammazza, il marmo insanguinato è un'immagine oltre molto interessante, credo riassuma in modo eccellente la vitalità di "Pagano". Carta che pulsa.

Complimenti.