Franchi Gianfranco

Pagano

Autore: 
Franchi Gianfranco
Non leggo mai un libro due volte, ce ne sono troppi di cui non conosco neppure l’esistenza per potermi concedere il lusso di bissare quelli già incrociati, ma “Pagano”, ha ragione la Mazzucato in postfazione, è un’eccezione e non può non esserlo nel senso etimologico del termine, perché esclude e si esclude volontariamente, ha fame di limiti e ne impone, dichiarandosi estraneo al mainstream e alla bugia che ci vuole “italiani”.
Franchi sceglie di chiamarsi fuori e spiega la sua distanza dalla mediocrità del nostro tempo, che fotografa con rancore, delusione, frustrazione e grande onestà, mediante quella narrazione in prima persona che avevamo già riscontrato in “Disorder” e che qui ritroviamo più trasparente, spogliata dell’intermediazione dell’alter ego Guido Orsini, “satira caustica di tutto quel che è, lirica talvolta o altrimenti livida”. Orfana di trame e invenzioni, ma densa di una rara consapevolezza della realtà, che fonda le proprie radici nello studio critico della storia, delle sue menzogne e delle sue contraddizioni.
 
L’autore scrive di sé, delle aspettative tradite, dei sogni infranti, dell’impossibilità di riconoscersi in quella che gli altri vivono come patria, dell’estraneità agli squallidi giochi di potere, del bisogno di punti fermi e dello smarrimento di chi “ha sempre creduto che la strada giusta fosse a Destra, salvo accorgersi che s’era voltato un attimo e quella strada s’era interrata e d’un tratto era diventato obbligatorio tirare dritto, con lo sguardo a Sinistra”.
 
Mette a nudo sé stesso e riesce ad offrire un quadro perfetto del proprio contesto generazionale, passando dal personale al generale, “dal particulare all’universale” e c’è una tale purezza nel modo in cui manifesta il suo sentire scrivendo, che sconvolge e lascia ammirati. Perchè al di là del coraggio di chiamare per nome i propri nemici e di puntargli contro parole di fuoco, è dire di sé, nei toni che usa, a richiedere la fatica maggiore.
 
Oltre l’invettiva antiamericana, oltre il livore per la mortificante politica aziendale di Berlusconi, oltre l’incredulità nei confronti della favola tricolore, oltre l’impotenza del lavoratore privato dei più elementari diritti, Pagano, infatti, è chiave d’accesso al Franchi uomo prima ancora che scrittore. È ponte verso quell’ “isola che non si lascia popolare” e difende la propria libertà rivendicando propensione all’inadempienza e vocazione all’autoeliminazione.
“Ribelle al passato, scontroso al presente”, l’autore “scrive per nutrire e alimentare le minoranze”. Rinuncia ad un romanzo da costruire per metafore e trasfigurazioni, preferendo concentrarsi sulla realtà che percepisce come concetto non condiviso. Smaschera l’inganno della nostra Repubblica, nata “dai morti, dal sangue e dalla speranza”. Sottolinea gli errori di quella che definisce “la crema dei sessantottini”, rei di aver riportato la condizione dei lavoratori agli standard dell’Ancient Regime. Auspica la fine dell’America, in particolare della sua tirannia e cammina per il proprio quartiere-isola Monteverde, idealmente a fianco dei citati Hamsun e Walser, nella speranza che la storia non si ripeta e, tuttavia, conscio che “certe certezze e certe sicurezze sono finite per sempre, e che sono stati i nostri genitori e i nostri nonni a levarcele”.
 
Non si nasconde, Franchi, anzi ricorda, osserva e denuncia. “Non scrive niente di comodo. Scrive la sua verità. Testimonianza impopolare”. E dichiara appartenenze, riconoscendosi anarchico di destra, letterato infelice indisposto a vendere la propria intelligenza. Ma soprattutto romano, nostalgico dello splendore dell’antica Roma imperiale, sua unica patria, perché “l’Italia non esiste: è esistita, Eterna, soltanto Roma”.
In Roma crede, come crede nelle arti e nella loro capacità di cambiare l’anima delle persone ed invoca la Letteratura in qualità di madre, affinché lo liberi dalla schiavitù di un presente tanto umiliante da negargli la possibilità di essere padrone del suo futuro, e restituisca prospettiva, equilibrio, ruolo e adesione al proprio tempo.
Perché, è evidente in ciascuno dei trentanove capitoli, in special modo nell’emblematica scena della cena finale, chiaro omaggio al noto bestiario di Orwell de “La fattoria degli animali”: Franchi è “un genio a sopravviversi. Ma sta barando. Sta barando da un pezzo” e comincia ad essere stanco di avere la percezione di parlar da solo, ha fame di quelle maiuscole che non riesce a ritrovare, “solitario canta padre, patria, Roma, Amore”. E non smette di non aver senso, ma grondare significati.
 
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
Gianfranco Franchi (Trieste 1978), letterato mitteleuropeo. Ha pubblicato due “laboratori” di poesia: “L’imperfezione-opera III” (2002) e “Ombra della fontana” (2003). È stato coordinatore di due riviste letterarie indipendenti, “Ouverture” e “Der Wunderwagen” tra il 1997 e il 2003. Tra il 2003 e il 2006 è stato responsabile del portale di comunicazione e critica letteraria e dello spettacolo lankelot.com, dove ha scritto recensioni di libri, film e dischi e pubblicato racconti. Quindi ha rifondato il sito collettivizzato lankelot.eu.
Nel 2006 ha pubblicato la raccolta di racconti “Disorder. Unknown pleasures” (ed. Il Foglio).Vive a Monteverde Vecchio, Roma.
 
Gianfranco Franchi,“Pagano”, Piombino, Edizioni Il Foglio 2007.
Prefazione di Gordiano Lupi.
Postfazioni di Francesca Mazzucato e Patrick Karlsen.
 
 
 
Angela Migliore, settembre 2007.
ISBN/EAN: 
9788876061585

Commenti

Conosco già il seguito e forse anche per questo è stato strano e difficile scrivere di Pagano.
Senza nessuna pretesa, solo un modo come un altro per dirti grazie perchè, hai ragione, è bello ringraziare. Specie dopo un dono come il tuo.

(stanotte vengo a leggere e commentare. Grazie di cuore, intanto, Angela.)

" invoca la Letteratura in qualità di madre, affinché lo liberi dalla schiavitù di un presente tanto umiliante da negargli la possibilità di essere padrone del suo futuro, e restituisca prospettiva, equilibrio, ruolo e adesione al proprio tempo."
"ha fame di quelle maiuscole che non riesce a ritrovare,"
> letteratura moglie, madre e dea: altro tema tipico.
E notevole quest'osservazione sulle maiuscole, l'altro illustre minuscolo in Gf è Dio.
Molto bella questa rec, Angela!

2- Aspetto con curiosità. Grazie a te, sempre.

3- Ora che ho finalmente scritto la mia pagina, posso dedicarmi alla lettura di tutte le recensioni su Pagano, apparse qui e altrove!! Sono contenta abbia apprezzato, Marina. Letteratura moglie madre e dea, sì. Qui più madre. 
La tua citazione è da "L'imperfezione", vero?
Vado a memoria: "Sposo son io della luce perfetta...sii tu mia moglie, madre e dea, verità unica, letteratura"

"Mette a nudo sé stesso e riesce ad offrire un quadro perfetto del proprio contesto generazionale, passando dal personale al generale, ?dal particulare all?universale? e c?è una tale purezza nel modo in cui manifesta il suo sentire scrivendo, che sconvolge e lascia ammirati. Perchè al di là del coraggio di chiamare per nome i propri nemici e di puntargli contro parole di fuoco, è dire di sé, nei toni che usa, a richiedere la fatica maggiore."

> Grazie, Angela.
So che quando qualcuno di noi riconosce qualcosa nell'altro (nell'opera di altri) è perché già gli appartiene, e in sé vive. Questo vale, per te, nella purezza, nel coraggio, nella capacità di dare vita a emozioni.
Sono tuoi talenti, credimi.

"?l?Italia non esiste: è esistita, Eterna, soltanto Roma?.

> Tu non vedrai nessuna cosa al mondo, maggior di Roma...

"In Roma crede, come crede nelle arti e nella loro capacità di cambiare l?anima delle persone ed invoca la Letteratura in qualità di madre, affinché lo liberi dalla schiavitù di un presente tanto umiliante da negargli la possibilità di essere padrone del suo futuro, e restituisca prospettiva, equilibrio, ruolo e adesione al proprio tempo."

> E credo nella sensibilità estetica, nella comprensione e nell'umanità di persone come te, che presto scriverai grandi libri. Devi solo decidere quando. Sei pronta da un pezzo.

"Non leggo mai un libro due volte, ce ne sono troppi di cui non conosco neppure l?esistenza per potermi concedere il lusso di bissare quelli già incrociati,"

> Infine, richiamo le prime battute. E' davvero molto bella questa cosa che hai scritto, incluso il richiamo a FM. Spero davvero di avere l'onore di introdurre il tuo primo libro. Quando sarà il momento.

Grazie di cuore per tutto: scrittura, condivisione, amicizia: per essere una delle anime più belle di questo posto, da anni.
Un sorriso grande.
gf

io la ricordo da L'inadempienza, perché L'imperfezione non ce l'ho, credo sia introvabile.

10- Eh, io sono tra i fortunati che ne posseggono copia. "L'imperfezione" impreziosisce la mia biblioteca :)

7- Puccini da Orazio, vero?

6 8 9- Commossa e senza parole. Se dovessi davvero riuscire a scrivere qualcosa di degno, ci mancherebbe che non fossi tu ad introdurlo! Non potrei mai rinunciare ad un privilegio simile.

("L'imperfezione" è proprio sparito nel nulla. L'editore sembra stia per riaprire un sito, da anni, e altrove non viene considerato disponibile. Ma quando uscirà "L'inadempienza" si sistema tutto;). Certo, quel libretto blu rimane una chicca a tiratura limitata - credo non abbia passato le 500).
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Esatto, 12. ;)
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Onore mio.

(Non blu, celeste. Quasi celeste-Lazio) :)

verde acqua, dai:)

"E non smette di non aver senso, ma grondare significati.". Non credo visto come è sviluppata, di dover accendere di più. E' un pregio, che non solo va riconosciuto ma evidenziato. Una volta più o meno discorrendo, Franchi disse "provocare con intelligenza", in qualche commento. Ecco, Pagano mi sembra una coerente e tangibile trasposizione di questo.

san LAMASE!

san LAMASE!

Wow!! Grazie, grazie,

Wow!! Grazie, grazie, grazie!!