Franchi Gianfranco

Pagano

Autore: 
Franchi Gianfranco
Se Disorder era una raccolta di racconti, Pagano è un romanzo di racconti.
Spesso i capitoli sono a se stanti; a ripensarci il libro sembra diviso in due blocchi, ma la divisione non è netta – l’io lirico è più scatenato nella seconda parte, di certo, ma la frammentazione è costante sin dal prologo. Isola di Pag, Pagano. Poi: Padre, Patrizia, Patrick. L’autore si fa critico e scopre presto molte carte. I riferimenti, le dediche e il tema principale: la ricerca di senso. Gianfranco Franchi anticipa, non semplifica, molte chiavi di lettura. È così chiaro e privo di equivoci il suo monologo iniziale. Rabbia, non fine a se stessa: il giovane intellettuale oggi è già stanco. Viziato dalla storia – storia dell’arte, storia delle rivoluzioni – esperto conoscitore di precedenti, e numerose purtroppo, situazioni sociali e politiche simile alla propria, a volte superate in positivo da qualità umane riemerse dal fango, più spesso destinate a ripetersi. L’intellettuale oggi ha una solida base teorica che non può mettere in pratica. Gli intellettuali oggi non li ascolta più nessuno, è diventato così semplice ottenere le loro apparenti conquiste, e con così poca fatica. Oggi chiunque può pubblicare, a pagamento. Ecco un altro tema: il danaro. Ergo, le tasse. Il fisco. Il giovane intellettuale non accademico ha ben poca speranza di campare. Se si lascia alle spalle l’opportunità di un dottorato, diventa un semplice lettore, precario lavoratore. Disoccupato, se onesto. È deprimente pensare che un intellettuale non lo sia.
Pagano è un libro di una voce diversa. Coraggioso, senza dubbio. Specie perché pretende lettori onesti: quando si parla di Storia e Politica, l’italiano s’infervora. Parla di ideologia come fosse squadra di calcio o religione ereditaria. Franchi ne parla da storico.
Il lettore onesto sa distinguere e continua la lettura, anche se non condivide. E Franchi non ci va piano coi toni. Perché è arrabbiato, perché è un poeta. Un poeta non è un politico: non deve piacere a tutti i costi, scemando spesso in intelligenza per aumentare in consenso. Il letterato pretende verità, e combattere affinché si affermi. Con gli strumenti dello storico e la metrica del cantore.
La ricerca di sé, di un significato esistenziale, ma anche sociale, politico, va indagata dal basso: ecco allora che si comincia a parlare di radici e quindi di terra, ossia di patria. La patria che non può essere imposta da una carta geografica o da un Parlamento. Non di una patria figlia di una lingua letteraria – quindi artificiale, quindi menzognera –, nata col sangue. Il nostro non è un caso isolato. Il letterato Franchi individua la propria reale casa, è Monteverde Vecchio, il quartiere degli artisti, il polmone romano che ha figliato versi di Pasolini, Bertolucci e Caproni. Un microcosmo simile più ad un paese di provincia che non un quartiere. Oltre alle domande, Franchi pone delle risposte. E indaga la propria esperienza di cittadino italiano in un Paese troppo frammentato: come il proprio io. Ovvia conseguenza è una prosa che si sgretola facilmente, in frammenti numerati che sanno essere oblio: dispersione di colori e nomi propri che si avvolgono in vortici e perdite di memoria. La voragine sulla strada, come un collasso improvviso in un percorso dal futuro incerto, è un simbolico passaggio verso l’Inferno. Non è Gerusalemme, ma Roma. Il titolo, del resto, non poteva che essere questo: Pagano. In ogni senso.
 
È discesa verso un magma interiore, caotico, che genera allegorie fiabesche, di affettuosa matrice orwelliana. L’autore riemerge nella sua domus, in un negozio simile ad un Safarà sclaviano, fra tentacoli statali untuosi, in veste di mero prodotto commerciale pronto per il mercato.
La Storia e il riscatto per la verità, ostracizzata da un Paese quanto mai confusionario e lontano dal proprio popolo, si sublima in una distorsione dichiarata, parodia di un mondo di già caricatura di se stesso. La potenza della Roma imperiale si ridimensiona in una provinciale periferia dai confini ben distinti e tutto ciò ha un nome.
Da Storia a Letteratura si evidenzia un registro stilistico mutevole, la sperimentazione diventa perdizione di sé in interi paragrafi, privi di punteggiatura, da leggere a perdifiato. Poi si materializzano spettri disgustosi, tristemente riconoscibili… Maiali, cinghiali, passerotti, scoiattoli. Gli scoiattoli, così apparentemente carezzevoli e dal sorriso sempre in vista. Spesso, maligno.
Le crux desperationis che spiccavano nei versi di Ombra della fontana qui si accecano in sottese dimenticanze senza rimedio. In perdite di coscienza. Non incoscienza: da questa vuole fuggire, per rinascere: integro e condiviso. Resta la speranza, e il sogno.
 
Pagano è un romanzo eretico perché dice il vero: la ricerca è un diritto.
L’acquiescenza, morte del Pensiero.
 
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
Gianfranco Franchi (Trieste 1978), ha pubblicato due “laboratori” di poesia,
L’imperfezione-opera III (2002) e Ombra della fontana (2003) e una raccolta di racconti dal titolo Disorder (2006). È stato coordinatore di due riviste letterarie indipendenti, Ouverture e Der Wunderwagen, tra il 1997 e il 2003. Tra il 2003 e il 2006 è stato responsabile del portale di comunicazione e critica letteraria e dello spettacolo Lankelot.com, dove ha scritto recensioni di libri, film e dischi e pubblicato racconti. Quindi ha rifondato il sito collettivizzato Lankelot.eu. Ha cambiato spesso lavoro.
Vive a Monteverde Vecchio, Roma.
 
 
Al magister, Don Franco.
Settembre 2007.
ISBN/EAN: 
9788876061585

Commenti

:)

! Ah! STUPENDO! Momento che faccio due flessioni e volo:)

"Se Disorder era una raccolta di racconti, Pagano è un romanzo di racconti.
Spesso i capitoli sono a sé stanti; a ripensarci il libro sembra diviso in due blocchi, ma la divisione non è netta - l'io lirico è più scatenato nella seconda parte, di certo, ma la frammentazione è costante sin dal prologo.”

> Bella definizione. Mi piace… romanzo di racconti. E notevole l’intuizione della frammentazione costante sin dalle prime battute. procedo…

"Il giovane intellettuale non accademico ha ben poca speranza di campare. Se si lascia alle spalle l'opportunità di un dottorato, diventa un semplice lettore, precario lavoratore. Disoccupato, se onesto. E' deprimente pensare che un intellettuale non lo sia."

> Magnifico.

Luca, ti segnalo un refusino intanto: "la leggere" e poi ti faccio i complimenti perché è un bel lavoro articolato.

"Un poeta non è un politico: non deve piacere a tutti i costi, scemando spesso in intelligenza per aumentare in consenso. Il letterato pretende verità, e combattere affinché si affermi. Con gli strumenti dello storico e la metrica del cantore."

> questo è un passo di una bellezza commovente.

Sì, l'ho appena corretto :) Grazie!

6, eh...

"Il letterato Franchi individua la propria reale casa, è Monteverde, il quartiere degli artisti, il polmone romano che ha figliato versi di Pasolini, Bertolucci e Caproni. Un microcosmo simile più ad un paese di provincia che non un quartiere. "

> 110 e Lode. Ora aiutami a spiegarlo ai miei concittadini. Grande.

e adesso aspettate che mi arrivi il libro e ci mediti adeguatamente su, devo rileggerlo e segnarmi i punti canonici. Xe un romanzo che darà fastidio in giro.....

” E indaga la propria esperienza di cittadino italiano in un Paese troppo frammentato: come il proprio io. Ovvia conseguenza è una prosa che si sgretola facilmente, in frammenti numerati che sanno essere oblio: dispersione di colori e nomi propri che si avvolgono in vortici e perdite di memoria. La voragine sulla strada, come un collasso improvviso in un percorso dal futuro incerto, è un simbolico passaggio verso l'Inferno. Non è Gerusalemme, ma Roma.”

> altra osservazione di una profondità impressionante (è il caso di dirlo).

9, non ne hai bisogno. "Pagano" serve a questo :)

10. Speriamo:)

"E' discesa verso un magma interiore, caotico, che genera allegorie fiabesche, di affettuosa matrice orwelliana. L'autore riemerge nella sua domus, in un negozio simile ad un Safarà sclaviano, fra tentacoli statali untuosi, in veste di mero prodotto commerciale pronto per il mercato."

Passo perfetto.
Sia nel richiamo all'allegoria fiabesca, sia nel richiamo - inevitabile - a Orwell, sia nel riconoscimento dell'omaggio al Safarà del sempre immenso Tiziano Sclavi.

10, Marina so già che farai un lavorone :) Le analisi sui testi di Gianfranco sono tra le tue pagine migliori...

“Gli scoiattoli, così apparentemente carezzevoli e dal sorriso sempre in vista. Spesso, maligno.”

> E hanno quel problema che Arpa dice, quello dei mustacchi. Lui l’aveva preso molto a cuore…

“Pagano è un romanzo eretico perché dice il vero: la ricerca è un diritto.
L'acquiescenza, morte del Pensiero.”

> Chapeau, Magister Hammer.
Sempre tuo e sempre grato della tua amicizia,

Don Franco

:) A te, lo sai.
Arpa mi ha annunciato che "New Order" è spettacolare. Domani si va in copisteria e si stampa, via.
"Pagano" è stato più efficace del Ventolin. Non immagino il terzo...

Il terzo è la stecca finale. E' stato scritto pensando all'arresto: firmerò le ultime copie da Regina Coeli. Lo ripulisco un po' e poi è pronto:)

10 grazie Luca! :-) Mi metterò d'impegno come sempre!

L'ultimo era un saggio breve, era impressionante:).
Ancora complimenti.

New order è ancora meglio, è quello che mi piace di più, è stato un piacere leggerlo in anteprima.

Spero di migliorarlo non appena mi riparano la Torre. Limo, riscrivo e andiamo... grazie intanto:)

Franchi, coi tuoi libri mi accorgo di quanto sia ingannevole la lettura dal monitor. Dico, ingannevole per me... Tu puoi anche permetterti di scovare la qualità obiettiva anche senza fogli di carta!

è che ho un occhio miope, col monitor esulta:)

Hammer, comunque: davvero, splendida pagina. Ti sei superato. E' un'analisi micidiale. Grande.

Eddai... :)
(tra l'altro la parte in romanesco mi ha illuminato il volto. divina.)
Mo basta coi complimenti, però. Passiamo al Franchi.

:). Grazie Luca.
(speravo tanto ti piacesse, il Safarà . E' stato scritto pensando a come l'avresti letto tu).

Beh, il coniglio è stato l'apice della follia. E la cena è puro cinema di animazione. Con Franchi al posto di Alice. Dal punto di vista meramente figurativo, la seconda parte è fenomenale. E' Walt Disney al suo meglio - bada che questo è un complimento che non farei a nessun altro :)

:)).
Quando davvero sono andato in tipografia a fare i biglietti da visita, dopo aver scritto “Pagano”, sono accadute delle stranezze che meriterebbero un appendice al libro, in effetti.
Io comunque so che il leprone è vivo, e lavora da quelle parti; soltanto, non sempre s’affaccia.
E’ una delle due parti del libro che si sono “materializzate” dopo essere state scritte. L’altra è che da queste parti c’è una rumena che si chiama Michela. E non è finita qua:).

(strano esempio di profezia che si autoavvera, perché non conosco molte rumene di nome michela. Mistero)

Eh no. Qui bisogna fare gli extra, stile dvd :)

ahah:)

Comunque io son sicuro di una cosa. Con una massiccia visibilità, questo libro cambierebbe qualcosa. Prima di tutto, influenzerebbe la patria Letteratura.

Chissà . Io intanto mi smazzerò per sostenere Gordiano che ci ha creduto e per dare sostegno a questa nostra comune causa, fino ad esaurimento risorse psichiche:). Vediamo come reagirà la stampa marchettara, ma sulle intelligenze pulite non dubito: magari criticheranno, ma si confronteranno con le idee nuove.
*
Pensavo di spedirlo a qualche politico. ma come superare le segretarie? E’ difficile… Mi piacerebbe molto fosse consegnato a quei quadri che hanno venduto certi partiti al partito socialista, per esempio, post restyling. Vediamo se ci si inventa qualcosa…

uh. ma bada. vengo da una conversazione di un’ora e mezzo col tipo manutentore della caldaia. temi toccati: energie alternative, politica, tv, etc. il cervello in pappa è riuscito comunque ad apprezzare questo pezzo. complimenti epicentro;-)
sabato sera ero a un…incontro in piazza, paese vicino, c’erano Minà , Caselli, Santoro (Alessandro, eh), altre persone, e per ultimo ha parlato padre Zanotelli. Io non l’avevo mai sentito parlare. Ha concluso il discorso (la serata dedicata ai “beni comuni”) così:
“Mandate a quel paese chi vi dice che voi siete il futuro. Voi siete il presente. Il futuro, se continua così, non c’è. Voi siete il presente.”
A me è piaciuto molto. E forse, dico, forse, qualcosa c’entra con Pagano.
ciao.

tu devi essere parente di emanuele lacopo...

ehm. chi è emanuele Iacopo?? e come mai parente?? urgono delucidazioni!

Un utente di lankelot, avete una verve simile :)

“Ovvia conseguenza è una prosa che si sgretola facilmente, in frammenti numerati che sanno essere oblio: dispersione di colori e nomi propri che si avvolgono in vortici e perdite di memoria.”

Questa determinazione mi pare di un’acutezza davvero azzeccata, fermamente propria. Mi trovi d’accordo, chiarisce molto anche la mia idea del tipo di processo alla base di molta della scrittura di Gianfranco.

"La voragine sulla strada, come un collasso improvviso in un percorso dal futuro incerto, è un simbolico passaggio verso l’Inferno."

Non so, a me è balenato Meyrink su questo episodio. Che sia solo atmosfera?

E' uno dei padri:).

Assieme a Jerry Calà , è chiaro.

"Un poeta non è un politico: non deve piacere a tutti i costi, scemando spesso in intelligenza per aumentare in consenso. Il letterato pretende verità, e combattere affinché si affermi. Con gli strumenti dello storico e la metrica del cantore".
Quando diventi serio sei davvero serio. E sorprendente.

"Il romano, essere contraddittorio, è incarnato nella sua città, di cui decanta la bellezza, e insieme indifferente a questa bellezza; considera la città eterna, ma per sé, non per gli aspetti che la rivestono; ritiene tutto transitorio, e stabile Roma sola".

(Piovene, Viaggio in Italia. Roma, p. 830. Baldini, Milano 2007)

Solo una constatazione: Epicentro e' un critico letterario vero e serio. Cioe' uno che scriverebbe col dito sulla battigia anche se stesse in un'isola deserta. Avremmo bisogno di altre penne simili, solo che di solito certi tizi che ''smuovono'' mille copie con un trafiletto da analfabeti sulle grandi testate li accoppano appena nati. Attento, dunque, Epicentro: non ti far notare troppo in giro!

E complimenti di cuore.

46, perbacco...
Molte grazie Sergio, dico sul serio. Non sono proprio, ahimé (ma buon per voi), un critico letterario e perciò mi auguro non mi accoppino per quel motivo - né per altri, del resto :) Grazie ancora!

47.

Figurati, Epicentro: la tua recensione e' molto sentita e accurata. Solo una cosa non condivido: che la nostra lingua sia letteraria, dunque artificiale e quindi menzognera. Io la sento solo mia nel profondo dell'anima. E mi augurerei che tutti la conoscessero sempre meglio - poiche' molti non la conoscono, purtroppo: e' una doverosa lotta il divulgarla pertanto. L'italiano e' il principale coagulo del Paese e a noi spetta studiarlo e usarlo. Ma prima crederci e sentirlo. Staremmo infatti molto meglio insieme, se facessimo mettiamo come i francesi (ma a modo nostro, certo).

Ciao, caro

Sergio

46-48, Sergio ha ragione, e Luca-Epicentro è una delle massime promesse letterarie, dell'isola e di Lankelot. Dell'Italia non parlo perché altrimenti mi contraddico. Deve solo prenderne coscienza.

Sono un inconsciente, me lo ripetono tutti...