Franchi Gianfranco

Pagano

Autore: 
Franchi Gianfranco
Se non fosse che lo conosco di persona gli scriverei una lettera.
Tanto per dirgli che "sai caro Franchi, per quanto mi riguarda hai colto nel segno". Perché Franchi è uno che fa la differenza parlando a suo modo della "differenza". Differire, differenziarsi, non amalgamarsi, combattere lealmente e non marcire. Esponendo il proprio fianco alle critiche ma nello stesso tempo, preparandosi a battagliare gagliardamente.
Alla faccia delle mode.
Alla faccia delle convenienze e dei convenevoli.
"Pagano" infatti, sua seconda prova di narrativa, è un sintetico ma intenso manifesto di chi ha perso ogni residua religione e vive sdraiato e scomodo in questo mondo invadente e che tutto sommato appare come girare al contrario.
Non è un testo con cui andare per forza d'accordo, ma una lettura appagante, scevra di neologismi alla moda o facili "accativamenti", zeppo di Letteratura e culto del bello, vivo e lirico, con le sue imperfezioni magari, ma d'altronde liberarsi dei propri "ma" e "perché" comporta certo una imperfettitudine, siamo uomini, non caporali.
Io poi adoro leggere testi stimolanti e non degli odiosi e mercificati sonniferi letterari che vogliono solo la complicità, il sonno invece che la pacifica collisione (non collusione) delle idee. Bravo Franchi, davvero, è stato un piacere. Leggerti, dico.
 
Un anno e mezzo fa si celebrava l'esordio narrativo di questo giovane talentuoso Gianfranco Franchi, apprezzandone lo stile e la poesia che vigorosa permeava le pagine di quel "Disorder", edito dalla medesima e coraggiosa casa editrice Il Foglio. Casa dove le voci non sono un mero coro di accompagnamento al nulla. Dove ad un trentenne dotato viene data la possiblità di esprimersi e non di essere un "espresso", timbrato a priori  come una raccomandata di ricevuta di ritorno. Ed eccoci allora  arrivati oggi a "Pagano", una sorta di ripresa e di approfondimento di alcuni temi presenti nel primo libro, dichiarata parte di una trilogia narrativa in fieri che si concluderà ovviamente con la terza prova, nonché una vigorosa sterzata in termini di presa di posizione e di resistenza verso tutto, verso il resto che osteggia e ci limita, non ci fa respirare.
Parliamoci chiaro. Pagano è un libro "indigesto", credo assolutamente ostile a lettori anche forti che si siano radicati e incatenati in alcune certezze sociologiche e politiche. Perchè questo antiromanzo (tale è la sua struttura e la sua non narratività che invece poi diventa narrativa allo stato puro e non grezzo) è una costante aggressione (sintomo però di uno sconcerto e non forma scritta di una aggressività latente) al "modus vivendi" di una certa "italietta" e una chiara e stentorea presa di posizione nei confronti della storia recente di questo paese che, in molti ormai, crediamo alla deriva, sorpassato dal suo ricordo e imbolsito dalla sua autoreferenziale chimera di diventare nazione. A nulla vale richiamarci a quello che dissero gli eventuali padri del paese, nessun figlio è nato, anzi, solo aborti, dando un'occhiata in giro, oggi.
 
Quello di Franchi è dunque un urlo, suggestivo e lacerante come per esempio quello ieraticamente e magnificamente rappresentato su tela da Munch agli inizi del novecento, non è un semplice disagio esistenziale o politico, ma la rabbia e la forza di rivendicare fieramente uno spazio autonomo in un ambiente che spazio non ne ha e comunque non ne regala.
Intellettuale (parola che va liberata dalla ruggine corrosiva che l'ha resa impotente e schiava invece che limpida e libera), di destra, con malcelata e talvolta irrisoria acredine verso la cultura dominante che in Italia (è bene ricordarlo) è stata sempre a sinistra perlomeno nel mainstream educativo e storiografico, ferocemente imbestialito dallo stato padrone che tartassa il comune cittadino schiavizzandolo con lacci e vincoli che avrebbero fatto rabbrividire anche il Kafka de "Il Castello" o de "Il processo", desolatamente lasciato solo perché "diverso" e fiero della diversità, spersonalizzato dalla assoluta mancanza di rispetto della attuale società italiana verso chi pratica e si nutre della attività letteraria, Franchi più che raccontarsi si specchia, ma non con atteggiamenti vanitosi o pateticamente di autocommiserazione, bensì con la certezza amara e velenosa di uno stato di cose inaccettabile epperò non scalfibile, quasi immanente nella sua gelida e obbrobriosa assolutezza granitica anche se spesso tronfia e pacchiana.
Struttura dicevamo particolare, con toni da "pamphlet" o meglio da "cahier de doléance", (quei quaderni di doglianza, lacrime e sangue che fecero furore contro il prossimo decapitato Luigi XVI, re di Francia, che li concesse alla popolazione francese onde poter recepire direttamente alla fonte le problematiche in atto nel 1789), vicino per forma (non certo ovviamente per contenuti) al romanzo-saggio, di cui Kundera diede un indiscutibile e magistrale esempio scrivendo "L'insostenibile leggerezza dell'essere", Pagano sconcerta gli animi emotivamente fragili e plagiati dalla imposta e coattiva fratellanza massmediatica dedita allo svuotamento consensuale del cervello.
E nella parte finale, con una sorta di zoologia fantastica quasi onirica ma in realtà lucidissima, dedicata ad una "memorabile" cena nella casa paterna, lascia intravedere quello che magari potrà essere uno dei possibili sbocchi futuri di Franchi,almeno in narrativa. I corto circuiti sintattici (e non lessicali) che circondavano e stilizzavano la narrazione presente in Disorder qui non abbondano, quello che colpisce è il tono vigoroso quasi violento, sostenutissimo, mai aulico o retorico, chiaro, diretto limpido al cuore. L'esteta, il dandy, lascia qui il posto al dolore, alla rabbia, all'odio o meglio allo sdegno verso un apparato socio-politico esistenziale che pare non lasciare mai margini di sviluppo alla piena soddisfazione.
Non starò qui a discutere su quali e quante eventuali discordanze posso trovare, nel libro, rispetto alle mie idealità, conoscenze o credenze, perché qui si smonta (decostruendolo senza sillogismi ma con pochi e rapidi passaggi), tutto quello che ci è piaciuto far credere fosse l'unica e sola possibile verità.
Un testo di pura e sacra Letteratura allora, capace di mettere in discussione (più che discuterle meramente) le memorie acquisite, perché questo un libro che parla franco, apodittico, un manifesto che non lascia dubbi. Posso solo dichiarare la stupita sorpresa delle tante comunanze di sentimenti, insoddisfazioni e insofferenze varie che animano il testo, nonostante abbia una formazione assolutamente diversa e tutto sommato rispetto allo scrittore io appartenga ad una generazione differente, visto che per esempio quando Franchi si affacciava al liceo io avevo già sostenuto metà degli esami universitari e le macerie di un mondo in cui Franchi  soffre e sente la "non appartenenza" sono praticamente la pesante eredità della mia (e di molti) spensierata adolescenza anni Ottanta tutta bambagia e desertificazione culturale.
Questo il succo, questo lo spirito che mi ha empaticamente messo in comunicazione con questo testo.
Insomma un romanzo fermamente sconsigliato ai preconcetti e nocivo agli apriorismi, né dialettico né dialogico forse, ma connotato dalla cifra autoriale della Scrittura.
Notevole, comunque, per rigore ed onestà intellettuale, così scarsa e rara nel mondo editoriale italiano, presa di coscienza che credo (non spero, credo) sarà fervida di sviluppi e architetture future ancor più vigorose.
 
 
EDIZIONE COMMENTATA E BREVI NOTE
 
 
Gianfranco Franchi (Trieste 1978), letterato mitteleuropeo. Ha pubblicato due “laboratori” di poesia: “L’imperfezione-opera III” (2002) e “Ombra della fontana” (2003). È stato coordinatore di due riviste letterarie indipendenti, “Ouverture” e “Der Wunderwagen” tra il 1997 e il 2003. Tra il 2003 e il 2006 è stato responsabile del portale di comunicazione e critica letteraria e dello spettacolo lankelot.com, dove ha scritto recensioni di libri, film e dischi e pubblicato racconti. Quindi ha rifondato il sito collettivizzato lankelot.eu.
Nel 2006 ha pubblicato la raccolta di racconti “Disorder. Unknown pleasures” (ed. Il Foglio).
Vive a Roma.

Gianfranco Franchi,“Pagano”, Piombino, Edizioni Il Foglio 2007. Prefazione di Gordiano Lupi. Postfazioni di Francesca Mazzucato e Patrick Karlsen.

Approfondimento in rete: CS e nota di FM in Books and Other Sorrows / Letteratitudine / Rassegna Stampa (dal 9 Settembre: in progress)

 
Recensione strutturata su quella pubblicata dal medesimo autore sul sito commerciale ciao.it il 4 novembre 2007
ISBN/EAN: 
88876061585

Commenti

E' stata dura, per non annegare nel personale :-). Ma sono nel complesso soddisfatto, avendo cercato di evitare ripetizioni di temi già sviscerati.

Ho ordinato il libro a Gordano e lo attendo in trepidante attesa.

Gian Paolo Grattarola

"Non è un testo con cui andare per forza d?accordo, ma una lettura appagante, scevra di neologismi alla moda o facili convenevoli, zeppo di Letteratura e culto del bello, vivo e lirico, con le sue imperfezioni magari, ma d?altronde liberarsi dei propri "ma" e "perché" comporta certo una imperfettitudine, siamo uomini, non caporali".

Grande Paolo, questo modo di scrittura godibile, lieve e denso al contempo, è il tuo marchio di fabbrica;)

"Quello di Franchi è dunque un urlo, suggestivo e lacerante come per esempio quello ieraticamente e magnificamente rappresentato su tela da Munch agli inizi del novecento, non è un semplice disagio esistenziale o politico, ma la rabbia e la forza di rivendicare fieramente uno spazio autonomo in un ambiente che spazio non ne ha e comunque non ne regala".

Anche questo è un passo davvero suggestivo, ti trovo proprio ispirato. E poi amo smisuratamente Munch;)

"Insomma un romanzo fermamente sconsigliato ai preconcetti e nocivo agli apriorismi, né dialettico né dialogico forse, ma connotato dalla cifra autoriale della Scrittura".

Come non concordare. Grande Baol, davvero un bel pezzo.

3. 4. 5. Grazie . Troppa sintonia è sintomo di invecchiamento? :)

6 - No, dai. Viva l'eterna giovinezza! Pagano è anche questo, per certi versi;)

Vedo che i vostri dialoghi si tingono di speciale sintonia.
Caraffa, se solo sapessi...

"Perché Franchi è uno che fa la differenza parlando a suo modo della "differenza". Differire, differenziarsi, non amalgamarsi, combattere lealmente e non marcire. Esponendo il proprio fianco alle critiche ma nello stesso tempo, preparandosi a battagliare gagliardamente.
Alla faccia delle mode.
Alla faccia delle convenienze e dei convenevoli. "

> E il bello è che continuerò a pagarla sino alla fine dei miei giorni. Ma sai cosa? Va bene così.
Donec ad metam.
La meta è utopia. Altro non ha senso.

So che capisci.

" Bravo Franchi, davvero, è stato un piacere. Leggerti, dico."

> Il piacere è leggere te, caro Pappatà. E devi farti leggere più spesso. Sei uno di quelli che non mi stancherò mai di pungolare. Mai.

"sterzata in termini di presa di posizione e di resistenza verso tutto, verso il resto che osteggia e ci limita, non ci fa respirare."

> E non c'è asma che tenga. Noi daremo respiro nuovo

"Struttura dicevamo particolare, con toni da "pamphlet" o meglio da "cahier de doléance", (quei quaderni di doglianza, lacrime e sangue che fecero furore contro il prossimo decapitato Luigi XVI, re di Francia, che li concesse alla popolazione francese onde poter recepire direttamente alla fonte le problematiche in atto nel 1789), vicino per forma (non certo ovviamente per contenuti) al romanzo-saggio, di cui Kundera diede un indiscutibile e magistrale esempio scrivendo "L?insostenibile leggerezza dell?essere", Pagano sconcerta gli animi emotivamente fragili e plagiati dalla imposta e coattiva fratellanza massmediatica dedita allo svuotamento consensuale del cervello."

> Magnifico. Comprensione. eccola qui.

"c'è solo un bambino che scalcia. ti chiama a consolarlo. Vieni? Vieni? Vieni? Vieni? Vieni? Vieni? Vieni? Vieni?"

"Insomma un romanzo fermamente sconsigliato ai preconcetti e nocivo agli apriorismi, né dialettico né dialogico forse, ma connotato dalla cifra autoriale della Scrittura.
Notevole, comunque, per rigore ed onestà intellettuale, così scarsa e rara nel mondo editoriale italiano, presa di coscienza che credo (non spero, credo) sarà fervida di sviluppi e architetture future ancor più vigorose".

> Il New Order chissà quanto circolerà. Ma sempre per pochi rimane.
Io appartengo alle minoranze, tu appartieni alle minoranze. Noi siamo minoranza. Sai cosa? Va bene così. Restiamo così.
This is the way, step inside, diceva IC.

8. Franco, possiamo anche organizzare un incontro a quattro. Fra cinema letteratura e musica, può nascere una "comune" che farà impalldire il peace and love :))

10.11.12 questo romanzo l'ho visto nascere e crescere, è la prima volta che mi capita, lo "conosco" bene, ho avuto modo di interiorizzarlo. Sono felice che abbia apprezzato le mie parole in merito

13. non ho mai avuto e credo non avrò mai voglia o nostalgia della maggioranza. Fiero di essere qui e con voi in minoranza :)

Che bella questa storia di sintonia e affinità tra Fede e Paolo, mi fa davvero piacere :)

Un caloroso abbraccio a questo scritto. Letto stanotte di un fiato. Rispecchia molto la tua personalità socio. E ciò come sai, mi piace ;)

18. Lo sapevo, sei gelosa. Ma è un flirt momentaneo, credo, abbiamo a volte distanze siderali. In ogni caso arroZZisco al tuo complimento :)

c'è del tenero, e da più parti. Ufficiale...

20 - Ao, regà, non è che qui chi passa ce pia pe un un gruppo de invertiti. ah ah ah ah

ahahahah

20.21.22. la poesia è anche amore, dicevano, miei cari Saffo :))))

Anche io preferisco questi negozi, prezzi convenienti e marmitte catalitiche da regalare alla nonna.

24 ho sempre desiderato un commento così. Denso e foriero di avveniristiche polizze auto

26. ovviamente http://www.youtube.com/watch?v=TTpo_t_fW7k
è pertinente all'argomento di che trattasi, Ryo, :). Esattamente il senso era quello.

ryo. che canaglia.

"Posso solo dichiarare la stupita sorpresa delle tante comunanze di sentimenti, insoddisfazioni e insofferenze varie che animano il testo, nonostante abbia una formazione assolutamente diversa e tutto sommato rispetto allo scrittore io appartenga ad una generazione differente, visto che per esempio quando Franchi si affacciava al liceo io avevo già sostenuto metà degli esami universitari e le macerie di un mondo in cui Franchi soffre e sente la "non appartenenza" sono praticamente la pesante eredità della mia (e di molti) spensierata adolescenza anni Ottanta tutta bambagia e desertificazione culturale.
Questo il succo, questo lo spirito che mi ha empaticamente messo in comunicazione con questo testo."

io non mi stupisco più. il succo è lo spirito. appunto. :)