Quando Ryoga mi ha piazzato questo libro fra le mani devo ammettere che non ero molto felice. Lui sì, io no. Perché? Forse sono più vecchio, ho sicuramente la mente meno elastica, convivo con una vagonata di pregiudizi e non nascondo il mio carattere orgoglioso e presuntuoso allo stesso tempo.
Detto questo, devo dire anche di ritrovarmi fra quelli che Disorder non riusciti proprio a digerirlo né cotto né crudo.
Odio le sviolinate, non riesco a capacitarmi chi fa della scrittura un momento così intimo che intimo resta. Non più almeno.
Sono mutilato da un background culturale piuttosto eterogeneo, lo ammetto, sono stato un lettore onnivoro, da Prévert a Dostoevskij passando per Bukowski e il Capitale di Marx, ai fantastici fumetti della Traumfabrik Production (ma anche Ratman di Ortolani) per poi passare ai meravigliosi appunti di viaggio e riflessioni di Terzani e via dicendo e via dicendo… Poi, ad un certo punto ho provato a scrivere anch’io, avevo 10 anni più o meno, avevo già pubblicato una poesia intitolata Autunno quando di anni ne avevo 7, pensavo di essere portato, di poterci riuscire, non è che la cosa mi sembrasse così complicata in fin dei conti. Ho passato gran parte della mia vita a cercare di costruire racconti, di scrivere, di provarci almeno. A parte un altro paio di poesie, non ho pubblicato niente altro. In genere per farlo mi chiedono soldi e la cosa mi disgusta.
Ma di queste cose probabilmente non frega un cazzo a nessuno. E a me certo non verrebbe in mente di scriverci un romanzo sopra.
Franchi tuttavia ha un grande talento: padroneggia la scrittura. La vituperata lingua italiana che ci rende schiavi dei suoi sillogismi, delle sue mille perfezioni e imperfezioni, dei suoi suoni, dei suoi segni. Franchi ha un altro pregio: esprime solitudine. Là nella torre d’avorio, mi ricorda un po’ proprio le fughe al silenzio di Pazienza, il suo sfuggire alla notorietà che poi alla fine lo hanno portato a “terminare” solo, come del resto molti autori che conosciamo bene. Solo ma non dimenticato aggiungo, perché lui (Pazienza) scriveva per farsi comprendere da tutti, non parlava all’elite dell’orrore dell’industria culturale francofortese in termini molto diversi da quelli impiegati dai tossici che si scambiavano siringhe e sesso nelle strade della Bologna Settantasettina. E nessuno, dico nessuno, può affermare oggi senza arrossire, che i suoi fumetti non siano Letteratura.
Faccio riferimento a Pazienza, forse perché come intellettuale Franchi me lo ricorda, senza gli eccessi, sfrondato delle esperienze scabrose si capisce.
Pagano però è un libro che, con tutta la buona volontà, non sono riuscito ad apprezzare, vive di spunti, brillanti riflessioni, fughe da fermo come dice Nesi, vive di malinconia ma anche di luoghi comuni. Il suo è un lamento flebile, non è un urlo selvaggio che scuote le coscienze come avrei voluto sentire. Una rassegnazione che quasi sembra meritare un libro di 130 pagine per giustificarsi.
E’ come una grande impalcatura stilistica costruita con maestria su un nucleo senza contenuto come le voragini che si aprono magicamente ai suoi piedi. Metaforicamente parlando, certo.
Poi ad un certo punto mi è tornato in mente Musil, il suo uomo senza qualità… è dagli inizi del secolo scorso insomma che la gente, gli artisti, gli scrittori, l’uomo comune se la mena con queste stesse storie, che si rigira da una parte e dall’altra alla ricerca di un ruolo, di una posizione certa, di un terreno solido in una società del cazzo che (mi dispiace dirtelo Gianfranco) non è solo italiana. E’ la crisi dell’Occidente, la decadenza mai arrestata del nostro tempo e la riscossa non più silenziosa di quei popoli e culture che sono stati schiacciati, oppressi da centinaia di anni di Civiltà.
Ora vengono semplicemente a riprendersi quello che gli abbiamo tolto, in modo violento, scomposto, riscoprono lentamente chi sono mentre siamo noi il paradosso e non ci sono sogni nostalgici che tengano. L’Eterna non esiste più, forse non è mai esista così come la intendiamo noi, un impero illuminato, no… nessuno popolo che è conquistato è veramente libero.
Ora, io non temo che questa sia una subdola apologia del regime che non è più, non c’è l’intensità perché lo sia, non è un’iniezione ipodermica di ideologia questa, è (soltanto) un insieme di pensieri che tutti noi abbiamo almeno una volta nella vita (o un modo di vita per alcuni), condivisibili, non so, forse…come direbbe il grande Gunter Bechtle, l’allievo prediletto di Ulrich Beck.
La burocrazia fa cagare, lo sappiamo, che poi sia piazzata in via Lenin non significa molto in realtà… Lenin era tutto fuorché un amante della burocrazia. Ma forse era meglio l’impero Zarista.
Il posto di lavoro è una chimera, si sa anche questo. Io sto come te. Dov'è la novità? L’orwelliana carrellata di soggetti abulici, apatici, logorroici, saccenti forse? Dove la scintilla?
Non c’è un fuoco che brucia in questo libro. C’è solo cenere di un fuoco che non è mai divampato. De gustibus non disputandum est.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Gianfranco Franchi (Trieste 1978), letterato mitteleuropeo. Ha pubblicato due “laboratori” di poesia: “L’imperfezione-opera III” (2002) e “Ombra della fontana” (2003). È stato coordinatore di due riviste letterarie indipendenti, “Ouverture” e “Der Wunderwagen” tra il 1997 e il 2003. Tra il 2003 e il 2006 è stato responsabile del portale di comunicazione e critica letteraria e dello spettacolo lankelot.com, dove ha scritto recensioni di libri, film e dischi e pubblicato racconti. Quindi ha rifondato il sito collettivizzato lankelot.eu.
Nel 2006 ha pubblicato la raccolta di racconti “Disorder. Unknown pleasures” (ed. Il Foglio).
Vive a Roma.
Gianfranco Franchi,“Pagano”, Piombino, Edizioni Il Foglio 2007. Prefazione di Gordiano Lupi. Postfazioni di Francesca Mazzucato e Patrick Karlsen.
Commenti
Critica sulla nuova opera di Franchi. Non voletemene.
Tocca a me aprire le repliche? Sto per partire e non perdo l'occasione, allora...
De gustibus non est disputandum. Sacrosanto. Ma qui io non ci vedo propriamente solo un'analisi critica dell'ultimo libro di Franchi.
Purtroppo (immagino non volesse essere l'intento) traspare qualcos'altro da queste righe per altro dirette sì, ma sparse, quasi disordinate.
Come se il lettore avesse avuto bisogno "a caldo" di sputare i suoi rospi. Personali.
In realtà questa non è propriamente una recensione (neppure una vera stroncatura, ahimè): somiglia a uno sfogo. Tuo.
Potrebbe sorgere il dubbio che Franchi abbia un valore intrinseco e "affettivo" quasi solo per chi lo segue da anni, per chi lo conosce e lo apprezza come persona. In altro ambiente virtuale, tanti anni fa, lo attaccai pesantemente per quella specie di "corte" che involontariamente si era costruito intorno.
Poi però ho visto quello che ha saputo fare. Come. Con quale passione, dedizione, convinzione e perfino con quali rischi.
Ho osservato, a lungo, in silenzio. C'era un ragazzo di dieci anni più giovane di me (che ero più giovane di adesso) che credeva in una possibilità diversa di fare cultura, letteratura, editoria.
C'è - adesso - un giovane uomo che ha investito sui suoi sogni quasi tutto.
In quanti, Dark, hanno questo coraggio?
E PAGANO (con l'accento sulla prima A) per le scelte che fanno?
Il "lamento flebile", posto che lo sia, che tu leggi in Pagano non è mai un'autocommiserazione.
Questa è una distinzione fondamentale.
Franchi dice "aprite gli occhi, c'è una battaglia che dobbiamo combattere" e a mio avviso lo dice forte e crede profondamente che questo sia possibile.
Il libro può piacere o no, senza dubbio. Ma dove dici "Non c?è un fuoco che brucia in questo libro. C?è solo cenere di un fuoco che non è mai divampato" non posso essere d'accordo.
Magari avessimo nel cuore tutti le aspirazioni di Franchi, davvero potrebbero cambiare molte cose.
E non è escluso che questo, prima o dopo, avvenga.
Per il poco che conosco Franchi, penso che abbia tutte le carte per stupirci ancora e a lungo...
Impagino il testo...
E correggo tutti gli errori grammaticali e i vari corsivi che non sarebbe stato sgradevole inserire.
Cominciamo da qui http://www.lankelot.eu/index.php/format-letteratura-obbligatorio/
Il titolo: non si scrive in maiuscolo e nemmeno nell'ordine in cui l'hai messo tu. Ora correggo.
Aggiunto codice ISBN.
Ora correggo i tags, che si mettono separati tra loro da virgola. Non da trattino...
"Sono mutilato da un background culturale piuttosto eterogeneo, lo ammetto, sono stato un lettore onnivoro, da Prévert a Dostoevskij passando per Bukowski e il Capitale di Marx, ai fantastici fumetti della Traumfabrik Production (ma anche Ratman di Ortolani) per poi passare ai meravigliosi appunti di viaggio e riflessioni di Terzani e via dicendo e via dicendo…"
quel "lo ammetto" non sembra affatto un'ammissione, piuttosto pare che tu stia ostentando una cultura che tanto eterogenea, in realtà, non è... Forse per un bimbo di dieci anni leggere Bukowski può essere precoce. Al limite.
"come una grande impalcatura stilistica costruita con maestria su un nucleo senza contenuto come le voragini che si aprono magicamente ai suoi piedi. Metaforicamente parlando, certo", a parte l'ultima frase, pregna di bile soltanto, sarebbe gradito che tu approfondissi le ragioni di quel che dici. Proseguo, magari le trovo.
"secolo scorso insomma che la gente, gli artisti, gli scrittori, l’uomo comune se la mena con queste stesse storie, che si rigira da una parte e dall’altra alla ricerca di un ruolo, di una posizione certa, di un terreno solido in una società del cazzo che (mi dispiace dirtelo Gianfranco) non è solo italiana"
Mi sembra di percepire che il difetto stia nella sua non originalità? Smetiscimi, per piacere. Altra cosa, mi pare che l’autore parli di società italiana in particolare forse perché è quella in cui vive da trent’anni e forse anche perché prende in esame questo determinato territorio…
“Il posto di lavoro è una chimera, si sa anche questo. Io sto come te. Dove la novità? L’orwelliana carrellata di soggetti abulici, apatici, logorroici, saccenti forse? Dove la scintilla?”
Dicci dove sono le pecche. E ce n’è, sicuro, ma in questa recensione non ne leggo. Vedi. Il problema di una recensione non sta nel comunicare - quale che sia il lettore - il proprio giudizio sul libro appena letto, o film appena visto. Non basta dire che non ti piace. Sarebbero gradite argomentazioni, a cui probabilmente più d’uno potrà darti ragione.
Ma se oltre ad un semplice “l’ha già fatto “Orwell” o “Franchi che in Italia c’è il precariato lo so anche io”, sarebbe più leggibile una pagina critica meno scanzonata e più costruttiva.
Se io non avessi letto “Pagano” non avrei capito granché da queste righe, se non che ti piace il gergo tarantiniano e i fumetti.
Rispondo a Idelaura che mi pare abbia toccato il punto. Hai ragione, non é una recensione questa, infatti ero incerto se schiaffarla nei commenti o nel forum questa cosa qui. Poi però mi sembrava un po' lunga e amen,l'ho messa qui. Perdonate la forma ma non ci bado molto, so che dovrei non me ne frega nulla, con buona pace dei formalisti.
Sono più che altro una serie di riflessioni maturate nel corso della lettura, quindi hai ragione anche su questo, c'é molta emotività/impulsività. Cerco sempre di scrivere "a caldo", a freddo scrivo cose anche peggiori.
Ad ogni modo, non si tratta di un attacco diretto a Franchi, l'ho conosciuto di persona e lo ritengo molto in gamba. Sta facendo un grande lavoro, si sta letteralmente rompendo il culo per quello in cui crede ciecamente. Ce ne fossero di più infatti.
Ad ogni modo, non sono qui per dire se sia giusto o sbagliato, ci mancherebbe cavolo, critico solo la figura dell'intellettuale fuori dal suo tempo che mi ispira. Sarà perché sono più sociologo che artista, non lo so questo, Pagano lo vedo un po' in ritardo sulla realtà. Apprezzo invece il patchwork (chiamiamolo così) ideologico che, seppure all'inizio mi ha dato l'idea di un contentino all'affamato lettore tipo di Franchi, poi mi ha convinto della eterogenità delle suggestioni, del casino intorno e dentro per dirla tout court.
Ma non riesco emozionarmi più di così. Ognuno si sente toccato in quello che crede, le mie corde emotive probabilmente hanno bisogno di altri stimoli. Però avevo bisogno di dire quello che pensavo e l'ho fatto a qui, a casa di Franchi, perchè non le mando a dire a nessuno e non mi piace dire che una cosa é bella e carina se non la gradisco veramente.
Tutto qui.
Grazie per i commenti.
Eterogeneità pardon. Che poi vi arrabbiate lo so.
Poi una domanda di servizio: non si possono correggere i propri commenti? Oppure é Opera che non lo permette e non vedo gli strumenti per farlo?
Infatti, Darksideblues, il pezzo andrebbe meglio se aggiungessi alcune parti. Credo che l'ossevazione di base sia questa.
"Perdonate la forma ma non ci bado molto, so che dovrei non me ne frega nulla, con buona pace dei formalisti"
Prego?
I commenti possono modificarli soltanto gli amministratori.
Se ci dici le parti che vuoi cambiare, provvediamo subito :)
oh Frà (darkside)il 4° capoverso te lo potevi risparmiare. Per l'esattezza da "sono mutilato" a "mi disgusta"; mi spiace (o forse no) ma sottoscrivo il commentone di ildelaura e i commenti 11 e 12 di epicentro
Darkside scrive: "Rispondo a Idelaura che mi pare abbia toccato il punto. Hai ragione, non é una recensione questa, infatti ero incerto se schiaffarla nei commenti o nel forum questa cosa qui. Poi però mi sembrava un po? lunga e amen,l?ho messa qui".
????????????
uhm....direi che ha già detto tutto Ilde, non è una recensione, direi che avresti dovuto argomentare maggiormente.
*
"Non c?è un fuoco che brucia in questo libro. C?è solo cenere di un fuoco che non è mai divampato. De gustibus non disputandum est."
> non condivido quest'affermazione, non mi sembra non ci sia fuoco, ce n'é eccome nella passione con cui argoemnta e crutica storia e società italiane.
Mi associo alle considerazioni fatte da Ilde e da Luca, non ho molto da aggiungere se non rafforzare le perplessità di Luca in merito all'eterogeneità della tua formazione (che in effetti è molto ben connotata) e sul fatto che sarebbe stato meglio usare una forma migliore di scrittura, a maggior ragione essendo una lunga opinione personale e non una recensione quella che hai postato.
Un unico appunto: sembra un pezzo da "addetto ai lavori", per la precisione sembra che debba essere letto unicamente da chi conosce Franchi o da chi milita su Lankelot. Aldilà del fatto che ci sono almeno una dozzina di altre rec su Pagano, e che quindi già era stato detto (e letto) molto, credo che un punto di vista più impersonale avrebbe giovato. Pace.
La prossima volta starò più attento Leòn, questa é una promessa solenne! Ahimè, mi applico ma non studio, questo é il guaio.
Con Paolo Catronovo invece sono assolutamente d'accordo. Esprimevo un giudizio personale infatti, niente di più, non avevo intenzione di dare vita a nulla di veramente professionale (del resto non mi é stato fatto notare finora...). Magari mi preparo qualche domanda per la presentazione del libro qui... i miei dubbi restano e Gennaio non é lontano (Gennaio?).
Per il resto mi sento un po' come quel tifoso sfigato dell'Inter che finisce chissà come nella fossa dei leoni (anche se non esiste più mi sa).
Per Ryoga, non lo so, forse sì, forse no. Ho letto i commenti 11 e 12 di epicentro e non mi é parso ci fosse scritto nulla di che da condividere.
Sono pareri personali. Non deve spiacerti. A me sta bene così. Anche se ti preferisco sbronzo all'unghia.
Come me del resto.
Bene. Intanto grazie per la condivisione. Posso dirti - al di là di tutto - che le novità credo risiedano in due o tre punti che hai smarrito per strada. La ricerca delle cause: con particolare attenzione a quanto avvenuto dopo il 1943. Molti parlano di precariato, io ho parlato della morte della patria, e della storia non condivisa.
La differenziazione tra città e città. Altro che questione "italiana", i problemi di lavoro sono locali, e ben localizzati. Diversi, peraltro, tra città e città. Ma tu questo lo sai bene.
La questione dei riconoscimenti del letterato: mi pare di aver chiarito che con due eccezioni - la corte di Augusto e quella di Lorenzo il Magnifico - storicamente in Italia nessuno sia vissuto di scrittura. Tutti: cortigiani, chierici, bibliotecari, redattori, editori, ufficio stampa, impiegati.
Quindi? Quindi la tua analisi è personale - e personalistica - ma decisamente decentrata. Le ragioni le hai spiegate tu. Lo hai letto come qualcosa che avresti - forse, e dico forse - scritto tu: effetti, e niente cause. Compiacimento e frustrazione, e non ricerca delle ragioni della sofferenza di una generazione, e dei probabili rimedi. La carrellata di personaggi non è solo orwelliana. C'è Bosch, ad esempio. Ma non è questo il punto. Il punto è che devi provare a leggere - non Pagano, dico in generale - dimenticandoti di te. Altrimenti ti sovrapponi ai testi. Il risultato è la distorsione. Tutto qui:).
In ogni caso, "Per il resto mi sento un po’ come quel tifoso sfigato dell’Inter che finisce chissà come nella fossa dei leoni" > no: sei soltanto un autore che voleva parlare da lettore ad altri lettori e altri autori. Diciamo che è sembrata un'entrata a gamba tesa sotto lo sguardo dei tuoi compagni, a un altro compagno di squadra. Ave! (e grazie per il tributo al tuo amato Pazienza. Capisco e apprezzo)
Ad esempio:
"una società del cazzo che (mi dispiace dirtelo Gianfranco) non è solo italiana. E? la crisi dell?Occidente, la decadenza mai arrestata del nostro tempo e la riscossa non più silenziosa di quei popoli e culture che sono stati schiacciati, oppressi da centinaia di anni di Civiltà."
> Qui ci sono una serie di concetti che personalmente giudico o qualunquistici, o insensati. "Società italiana": di quale società parli? Ne parli da sociologo, da politico, da massmediologo, da studioso di marketing? Cosa intendi per "società"?
Crisi dell'Occidente: cosa intendi per Occidente? Dove ha inizio, e dove ha fine? E quali sono i rapporti tra Stato e Stato?
"la riscossa non più silenziosa di quei popoli e culture che sono stati schiacciati, oppressi da centinaia di anni di Civiltà."
> Ma di chi parli? Quali popoli oppressi vivono in Italia e in Europa? I baschi? I catalani? I bergamaschi? I veneti? I ruteni?
Insomma. Dai. Scrivere pane al pane e vino al vino va bene, ma serve un briciolo di preparazione in più. Un pizzico di precisione. Un pizzico di onestà intellettuale:)
http://www.kultunderground.org/articoli.asp?art=761
Leggila. Lei non mi conosce, non mi aveva letto prima (credo), e non è iscritta a Lankelot (ma spero si unisca presto, di cuore. Merita, e ci insegnerà tanto).
Ecco un esempio di cosa è stato recepito da chi non aveva pregiudizi. Vedi cosa significa? Si può andare all'essenza - agli argomenti - con grazia e semplicità.
Meno male. Il padrone é in casa.
Per ora prendo qualche appunto. Mi ci vorrà un po' di tempo per rispondere (ho un pallosissimo corso di teoria dell'argomentazione che mi attente). Recupero comunque un po' di bibliografia e ne discutiamo meglio in seguito. E' interessante però. Ad esempio cosa intendi tu per qualunquismo (e, ti prego, non mi piazzare il link della pagina di wikipedia con su "L'uomo qualunque", ecc...)? Spiegami anche se ho capito bene la storia del ritorno ai Comuni. Cosa intenti poi per popoli italiani o italioti? Bergamaschi, Triestini, Pietro micchiani, ecc... No, davvero, cosa pensi del Risorgimento italiano? Mi piacerebbe leggere un tuo libro su questo argomento.
Ho bisogno, davvero, di capire se si tratta di una butade o la pensi davvero così. La mia poi é critica, non é recensione. Non devo essere preciso, devo dire se mi sembra bello oppure no, se devo tirar fuori ogni riferimento ad ogni cosa che scrivo poi diventa noioso e anche tu, lettore mio, lo sai che ti fai due palle così.
Comicità da due soldi a parte, anche la tua idea dell'Eterna non mi convince fino in fondo. Questo universalismo/particolarismo che pulsa a intermittenza nel tuo libro é un po' schizofrenico (pensi per caso che non esista una società? Isole, asociali... ma forse soltanto poco socievoli. Antonio Fadda, sociologo di fama nazionale, ha scritto un bellissimo libro "Isole allo specchio", parla di queste cose più o meno. Anche Morcellini, che tu conoscerai meglio di me, ha recentemente trattato di questi argomenti).
I pregiudizi poi sono in noi più di quanto immaginiamo. Io di solito i miei li metto tutti subito sul tavolo, ben in vista.
Pensi che il tuo libro ne sia libero? Spero di no.
Ognuno affronta il problema da punti di vista diversi.
Dai, come ho avuto modo di dire, ne parliamo un pocchetto meglio in seguito.
Ti va un'intervista? Anche via e-mail. La propongo alla mia super-caporedattrice che miavvisasempreduegiorniprimadelluscitadelnumeroperscriverleilpezzoporcomondo.
Ok. Basta basta.
Buona Domenica!
28: ma cosa vuoi fare mettere franchi su SH???? Ma proprio no dai.
23 - Dai, Dark, siamo seri, il tuo pezzo è pieno di evidenti pregiudizi (perlopiù politici, immagino) e di argomentazioni discutibili, peraltro private del dovuto sviluppo-approfondimento. Logico che argomentare su queste basi è difficile e improbabile per chiunque, figuriamoci per chi, come te, se ne frega pure della forma.
Lascia che sia lui a dirmelo. Cosa fai il PR adesso? In fondo, la Ravot (che é molto migliore di me come redattrice) ha recensito Pappagalli Verdi di Gino Strada ma anche autori non proprio massificati.
E poi non stai ragionando in termini di pubblicità. I libri non si scrivono per beneficenza, un po' di praticità cavolo.
S&H sta cambiando: la concorrenza con Noi lo sta portando a migliorare un pochettino in termini di contenuti.
Speriamo non mi smentiscano.
ummmm. a me questo pezzo è piaciuto. voglio dire, ci sono tanti accenni, magari non sviluppati adeguatamente, già stato detto, ma secondo me è un pezzo fertile per nuove considerazioni. che non sia una recensione vera e propria lo ammette l'autore fin da subito (o almeno dal suo primo commento;-). io, leggendo questo pezzo, non ho avuto l'impressione che dicesse cose così fuori dal mondo, perché Pagano è un libro che può dare anche queste sensazioni, a chi legge. e parlo di sensazioni. mi sono chiesto quanto e come mi è piaciuto il libro di gianfranco, e mi sono accorto che quello che me l'ha fatto apprezzare di più è la sua onestà, il suo non nascondersi affatto, il mettersi in gioco. mentre Disorder, a me, era piaciuto di più per molti altri aspetti (e non sto dicendo che Disorder non sia onesto etc, ma che per me è maggiormente fertile in più direzioni). via via che passa il tempo, mi sembra che Pagano sia una risposta o tentativo di, e a me piacciono più le domande. vabbé. tutto questo per dire che a me questo pezzo è piaciuto per l'onestà di chi l'ha scritto, e per l'urgenza (a me sembra che sia stato un pezzo "urgente") che si sente tra le parole. sarà meno perfetto e circostanziato di altri, e forse doveva davvero metterlo nel forum, chi sa, eppure. ciao. ndr
Leòn poi mi fa sorridere.
SH è una raccolta di messaggini tra mondezzini e lo sai.
33 - Spiegami perchè c'hai tanto da ridere, cosi rido pure io. Argomenta invece di scrivere queste stupidaggini.
Andrea, poi ti ci mettiamo d'accordo per i soldi.
33 e 35 evitiamo
oppure c'è il forum
Piantala con l'oltranzismo da camerata.
Che bello sembra di essere in chat.
39 - Dici a me? ah ah ah. Stavolta rido io, non sai nemmeno quello che dici.
Lo so Elio. Ma é pubblicità ad un libro. 20 000 - 30 000 contatti in più non fanno schifo.
Io ho già detto che apprezzo quello che fa Gianfranco, non ho nulla da dire su questo punto.
Hai ragione però parliamone su un forum.
Vedi come riusciamo a divertirci con poco Leòn? Siamo gente semplice in fondo.
Basta, scusami dai. Non volevo dire nulla di offensivo.
43 - Per me è chiusa qui, dai. Nessun problema. Mi scuso anch'io del breve diverbio.
Premesso che io stesso parlando di persona con Darkside non ero d'accordo con molte delle sue riflessioni. Mi chiedo se i vari attacchi sui limiti di questo articolo, che fra l'autore stesso ammette, si sarebbero verificati anche qualora avesse parlato in termini entusiastici del libro. Questa perplessità mi è sorta leggendo la cattiveria dei commenti 5 e 6. In altri articoli un'errata impaginazione o qualche errore di battitura,veniva semplicemente fatta notare con un neutrale: ho corretto l'impaginazione e i tags, ciao :-).
Comm. 45
Punto primo: “Mi chiedo se i vari attacchi sui limiti di questo articolo, che fra l’autore stesso ammette, si sarebbero verificati anche qualora avesse parlato in termini entusiastici del libro”
Ho detto a chiare lettere che il problema del pezzo non è nel parere personale. Leggi qui: “Dicci dove sono le pecche. E ce n’è, sicuro, ma in questa recensione non ne leggo[...]Sarebbero gradite argomentazioni, a cui probabilmente più d’uno potrà darti ragione”. Capisci ora cosa non mi piace del pezzo?
Punto secondo: non c’era cattiveria, te lo assicuro. La frase che mi suggerisci l’avrei scritta a un neofita, non ad un utente che scrive recensioni da un anno.
Poi che tuo fratello abbia addirittura detto che se ne fotte delle regole del sito, a me non riguarda.
mmm.
Ho l'impressione che ci sia molto altro oltre all'articolo in questione. Quindi direi che stiamo slittando nel forum. Era un rischio calcolato, mi pare che ormai sappiamo tutti riconoscere quando una discussione sfora dall'argomento principale e vira sul personale. Quindi direi di continuare a parlarne nel forum, personalizzando pure a oltranza. Quanto all'intervista, se sarai tu a curarla andrà bene.
Intanto, per concludere: i miei pregiudizi di lettore sono sempre dichiarati, ma non mi impediscono di leggere e decifrare concetti che non condivido, e mi aiutano a non distorcerli. Tutto qua:).
Distorcere per poi criticare le idee non aiuta a mostrare la comprensione delle idee.
Roma non è un monolite. E' una città composta, oggi, da decine di quartieri. Ognuno ha una storia a sé stante, ognuno ha spirito, caratteristiche, servizi e opportunità diverse.
Se non ti sembra plausibile, prova a immaginare due quartieri distanti 20 km uno dall'altro, egualmente alieni al centro: con i cittadini costretti a diventare "pendolari".
L'essenza di Roma era un'altra. E' morta 1600 anni fa.
Io ne ho parlato da una terra che oggi chiamano "Roma", senza sapere che "Roma" non era. Ma era frontiera, extra moenia, al di là del Tevere. Quale Roma?
Sono tra chi crede che sia già difficile analizzare una comunità di 200 persone, senza forzare la mano. Figuriamoci una città di 3 milioni di abitanti. Le semplificazioni servono solo a forzare argomentazioni: di solito, nel marketing, nella propaganda politica, e purtroppo nella sociologia. Semplificare è snaturare.
(semplificare è qualunquistico)
(e sul "Risorgimento". Risorge chi era morto. Sai bene chi era morto. Non l'Italia, che come stato non esisteva...)
Credo che quello che ci sta facendo discutere non sia quello che l'articolo dice, piuttosto quello che NON dice. Rispetto assoluto a Darksideblues (che non conosco bene, purtroppo), ma credo che se avesse spiegato le motivazioni a questo generico e indistinto "non mi piace" non staremmo qui a parlare. Perlomeno, non in questo modo. Anche perchè non c'è nulla da attaccare nell'articolo se non la leggerezza e la faciloneria con la quale si bolla un libro che credo sia stato letto ormai da tutti, e apprezzato da molti. Su Lankelot argomentare e approfondire è più che un metodo, è un modo di pensare e agire. Un pezzo del genere non poteva essere digerito.