Franchi Gianfranco

Monteverde

Autore: 
Franchi Gianfranco


"Sono una foglia che pesa ottanta chili. Sogno refoli di vento".

Si apre con queste parole la nuova opera di Gianfranco Franchi.

L'ho atteso con trepidazione questo libro, l'ho cercato e alla fine l'ho trovata, letta, meglio dire divorata in una giornata. E tenuta stretta fra le mani, come si può tenere la donna amata.

Monteverde ha lasciato dentro di me ferite paragonabili forse a quelle inferte a Roma nel 1527 dai Lanzichenecchi guidati da Georg von Frundsberg.

Ferite sulle quali ricostruirsi, perdurare. Monteverde è Roma, un quartiere a se stante ma soprattutto carne, anni, parole, ferite, una nuova umanità, passione, propositi, letteratura. Un'umanità differente quella di Gianfranco Franchi rispetto alla mia, cresciuta su percorsi privati, letterari e politici diversi. Una diversità nella quale riconosco il mio stesso valore di Vita. Una diversità che ha provocato disagio durante la lettura per l'obbligo/invito costante ad interrogarmi, a pormi dei dubbi. In queste trecento e più pagine ho letto di incontri, cicli di studi, lavori, letteratura, amici, donne, esperienze che spesso differiscono dalle mie. Una vita piena dove il disagio, la sofferenza calano come avvoltoi, lacerano la carne, confondono i pensieri ma poi se ne vanno, scacciati via. Io, così solo, in una vita dove le mie azioni si contano sulle di due mani, composta di poche persone, di solitudine subita ma anche ricercata, di anni senza vedere nessuno, senza fare nulla. Quella di Franchi una vita piena, quasi fino all'esaurimento del Tempo, di se stessi.

Un libro è Libro quando smuove stomaco, cuore e cervello e Monteverde ci riesce, con semplicità, diventando esso stesso Letteratura.

Arte allo stato puro.

Monteverde è un'opera multiforme o come la coda di un pavone che si apre a ventaglio ma non sempre, non per tutti. Perchè ci vuole attenzione, perchè si deve compiere lo sforzo di capire che in quella bellezza sta il gioco del corteggiamento, non solo il pavoneggiarsi, e forse mai nulla come il corteggiamento contiene in sè la possibile essenza di un uomo.

Ho trovato l'ironia alla Buster Keaton dello sketch iniziale del fusillo ritrovato nella presa della corrente di una mansarda da ristrutturare, ho trovato la rabbia che non sprofonda mai nella sconfitta di quando Franchi descrive la tragedia di un giovane uscito dall'università che si scontra con la stupidità del mondo del lavoro che annienta con i suoi contratti precari, con i suoi orari assurdi che influiscono anche sulla percezione di un concerto, con le sue regole da scardinare, ho trovato l'assuridtà dello stato con la descrizione delle trafile da servizio civile che ricordano le pagine di "Tutti giù per terra" di Giuseppe Culicchia, ho trovato il ricordo familiare dipinto con parole romantiche e tragiche come il funerale del nonno, ho trovato il sarcasmo lucido dell'Intellettuale nello svelare l'apparenza scintillante del mondo della carta stampata, trovi l'amore/passione/dipendenza per la scrittura, la musica e la Magica Roma, "Ogni grande passione sfocia nell'infinito" (Michel Houellebecq), ho trovato le storie d'amore come in uno scrigno conservato in una cantina polverosa, ho trovato le tensione verso la verità, "La vostra missione più profonda è di scavare verso il Vero. Siete il becchino e il cadavere." (Michel Houellebecq), ho trovato la riflessione amara sulle proprie origini tracciate nel sangue e in un mondo scomparso.

Monteverde è un'opera complessa che non scade nel barocco, nella provocazione gratuita, nel quadretto del solito giovane (forse non più così giovane) arrabbiato, autodistruttivo, istruito che vive contro il Mondo come una posa come tante altre. è analisi sociologica puntuale sul mondo che ci circonda, dal telefonino al lavoro, dal degrado dell'ascolto musicale all'amore per il calcio diventato ormai solo Spettacolo (se uno come il sottoscritto riesce a leggere senza mai smettere pagine su pagine dedicate alla Roma, ai suoi giocatori, alle sue radio, è solo perchè Gianfranco è uno scrittore (ex arbitro) e non solo un tifoso scribacchino), per giungere nelle battute finali alle proposte apparentemente solo provocatorie dei "(l'augurio è che questi Diritti, che forse a mio parere potevano essere inseriti ad inizio libro, vengano letti con attenzione, partecipazione, per diventare anche argomento di dibattito reale).

Monteverde è vita.

"Ho scelto come patria la Letteratura in lingua italiana con opportune commistioni dialettali e linguistiche perchè io sono amalgamato così; ho scelto come patria la Letteratura perchè è terra di menzogna e oasi di invenzioni e meraviglia, non ha pretese d'essere vera o realistica ad ogni costo, né d'essere Storia: è storia delle storie, è tante storie assieme. Come questo libro, che si fonda su migliaia di verità e di bugie, di ricordi e di congetture, di fotografie e di radiografia."

Monteverde è una radiografia del mondo da guardare controluce, davanti al panorama migliore che avete a disposizione.  

 

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE:
 
Gianfranco Franchi (Trieste, 1978), detto Lankelot, ha pubblicato in poesia: L’imperfezione – Opera III (2002) e Ombra della fontana. (2003; Kult, 2006), poi confluiti ne L’inadempienza (Il Foglio Letterario, 2008). In narrativa: Disorder (Il Foglio Letterario, 2006) e Pagano (Il Foglio Letterario, 2007). In saggistica, ha curato la plaquette Lettere alle tre amiche di Scipio Slataper (Alet, 2007).
È stato coordinatore di due riviste letterarie universitarie, Ouverture e Der Wunderwagen, tra 1997 e 2003. Dal 2003 è responsabile del portale indipendente di arti e scienze Lankelot.eu. Vive a Roma. Collabora con diverse testate, web o cartacee; lavora da consulente editoriale per la narrativa.
 
Gianfranco Franchi, “Monteverde”, Castelvecchi, Roma, 2009.
 
Approfondimento in rete: rassegna stampa

ISBN/EAN: 
9788876152917

Commenti

Avrei potuto scrivere cartelle su cartelle ma ne parleremo spero a voce.

grande AND. Finisco una cosa e volo a leggerti:)

"Un?umanità differente quella di Gianfranco Franchi rispetto alla mia, cresciuta su percorsi privati, letterari e politici diversi. Una diversità nella quale riconosco il mio stesso valore di Vita. Una diversità che ha provocato disagio durante la lettura per l?obbligo/invito costante ad interrogarmi, a pormi dei dubbi."

> Bellissimo, questo passo, dico davvero. Applausi.

"Ho trovato l?ironia alla Buster Keaton dello sketch iniziale del fusillo ritrovato nella presa della corrente di una mansarda da ristrutturare, ho trovato la rabbia che non sprofonda mai nella sconfitta di quando Franchi descrive la tragedia di un giovane uscito dall?università che si scontra con la stupidità del mondo del lavoro che annienta con i suoi contratti precari, con i suoi orari assurdi che influiscono anche sulla percezione di un concerto"

> E pensa che lo sketch è abbastanza vero. Le cose più inverosimili del libro, come il complotto al supermercato e la vicenda del fusillo, sono - grottesco - quelle più vicine alla realtà.
(quanto al concerto, è come dici. Il lavoro aveva distrutto anche la vita privata, la percezione delle cose, tutto. Terribile)

", "La vostra missione più profonda è di scavare verso il Vero. Siete il becchino e il cadavere." (Michel Houellebecq), ho trovato la riflessione amara sulle proprie origini tracciate nel sangue e in un mondo scomparso."

> Altro passo davvero profondo e incisivo. Terribilmente bello. Soprattutto perché hai capito il mio problema - l'origine scomparsa, più grave sicuramente del ruolo che va e che viene - e hai spiegato con MH cosa significa sprofondare in cerca del senso.

"(se uno come il sottoscritto riesce a leggere senza mai smettere pagine su pagine dedicate alla Roma, ai suoi giocatori, alle sue radio, è solo perchè Gianfranco è uno scrittore (ex arbitro) e non solo un tifoso scribacchino)"

> Dovevi vedermi ieri, dopo il due a zero del Cagliari. Ti saresti ricreduto:).

una pagina d'autore. Inchino.

io appena ho saputo del pareggio, ho sputato il caffè che stavo bevendo.

ahahh:)))

"Un libro deve frugare nelle ferite, anzi deve allargarle.Un libro deve essere un pericolo". Cioran scriveva con l'intento di svegliare il lettore, di fustigarlo. Monteverde è una ferita che cambia la vita del lettore.
NV

grazie, Nicola. Splendido. Spero di meritarmi quel che dici. Danke.

Preparati moralmente all'uscita della mia recensione sulla carta stampata.

!
Magnifico!
Mi scaldo allora:). Danke Nic!

ciao, a proposito di torino, non prometto nulla perchè ho veramente un sacco di problemi nello spostamento e utilizzerei un passaggio andata e ritorno di mio padre, ma dovrei andarci venerdì mattina, per qualche ora e poi andare via. se vengo e tu ci sei, ti faccio sapere.

ok:)
Sono allo stand Castelvecchi - e ogni tanto, Arcana - da giovedì pomeriggio a martedì a pranzo. Il telefonino è quello che sai;)

"Monteverde è un?opera multiforme o come la coda di un pavone che si apre a ventaglio ma non sempre, non per tutti. Perchè ci vuole attenzione, perchè si deve compiere lo sforzo di capire che in quella bellezza sta il gioco del corteggiamento, non solo il pavoneggiarsi, e forse mai nulla come il corteggiamento contiene in sè la possibile essenza di un uomo".

Bella questa immagine di Monteverde, Andrea. La condivido, ma non mi sarebbe mai venuta in mente, credo. E bello anche il pezzo, personale e sentito.