Franchi Gianfranco

Monteverde

Autore: 
Franchi Gianfranco

Gianfranco Franchi è un letterato appassionato e sincero. La sua scrittura sa essere pesante, tagliente, ruvida, elegante, rabbiosa, delicata, commovente. La sua storia è la storia della nostra generazione, 25/35enni divisi tra casa, lavoro, donne e vita quotidiana. Ma è anche manifesto dei nostri tempi bui, della nostra italietta spesso mediocre, contro la quale dobbiamo batterci, ogni giorno, perché possiamo e dobbiamo meritarci altro.
Dopo Disorder e Pagano, ecco che arriva il suo romanzo più corposo, il terzo tassello di una strada personale ed intensa, fatta di grandi passioni continuamente coltivate, contro tutto e tutti, anche a costo di essere costantemente “contro”. Un volume corposo, diviso in sei “ambiti” (Casa, Lavoro, Donne, Musica, La Roma, Patrie Lettere) anticipati da un antefatto e separati da interludi.

Sono una sigaretta che non si spegne, fuma soltanto”, recita la frase in quarta di copertina. Ed è vero: Franchi è così nella realtà, accanito fumatore e fiamma eterna di passione e orgoglio letterario. Ed è così anche il suo alter ego Guido Orsini, letterato e amante della bella prosa, innamorato di donne belle, passionali, che spesso evaporano presto, antieroe maledettamente simpatico e imprevedibilmente antipatico. Perché Guido è brillante, laureato cum laude, capace, sveglio, creativo. Ha tutte le carte in regola, ma molto spesso porte chiuse in faccia.
Perché? Perché è fuori dal sistema, e non vuole piegarsi al sistema. Vuole combattere, ci prova con tutto se stesso, contro ogni sorta di conformismo e di anemia culturale. Alla fine non ci riesce del tutto, ma gli restano i sogni e le passioni. Questo basta.

Lo seguiamo nel suo mondo, tra mug da collezione e bicchieri rotti, sul terrazzo e tra le piante che innaffia con cura. Ancora, tra lavori strampalati (provate a fare l’inseritore notturno, oppure a proporre un programma in radio, mica semplice) e episodi strambi di vita quotidiana (alle volte i palmari vi abbandonano, ricordate di seppellirli in un vaso!). Assistiamo ai suoi entusiasmi sul lavoro, alla mediocrità del mondo che lo circonda. Lo vediamo mentre si innamora, mentre crede di innamorarsi, mentre lascia e viene lasciato. Lo troviamo sullo stadio a tifare per la Roma o a ricordare alcuni aneddoti della sua squadra del cuore. Ancora, ci perdiamo nelle sue splendide pagine dedicate alla musica, e che musica: Radiohead, Verve, Sigur Ros, Garbage, Nirvana, Pearl Jam, Jeff Buckley e altri ancora: è un piacere leggere le sue digressioni musicali.

Ma poi si torna alla realtà: una realtà non sempre semplice da affrontare, ma forse è possibile cambiarla, almeno in parte. Guido ha voglia di combattere, non si lascia abbattere. Ce la farà? Non ci è dato saperlo, ma i “Diritti del letterato” e “Frontiere”, i due paragrafi che concludono il romanzo, testimoniano una missione da portare avanti, costi quel che costi.

Come sempre la scrittura di Gianfranco Franchi coglie spunti da numerosi autori (Coe, Hornby, ma c’è anche molto cinema, c’è tanta musica in questo romanzo) e, mettendo insieme centinaia di letture criticamente metabolizzate, rielabora uno stile tutto proprio, variegato e ricco di scossoni, ma in un senso positivo: la scrittura sa essere densa e fluida, elettrizzante e delicata, fiume in piena e tranquillo ruscello. Tanta rabbia, ma ben canalizzata. C’è molta ironia, ma anche malinconia in queste pagine. Che, appena finite, ti viene subito voglia di rileggere: per cogliere una nuova citazione, un riferimento colto, o più semplicemente il consiglio di un grande letterato che riesce a passare senza problemi dall’apologia di Giannini al ricordo di un amore andato a male, riflettendo sulla situazione politica italiana o sullo stato dell’editoria del nostro paese, senza mai perdere la speranza, con una emozionante potenza.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Gianfranco Franchi (Trieste, 1978), detto Lankelot, ha pubblicato in poesia: L’imperfezione – Opera III (2002) e Ombra della fontana. (2003; Kult, 2006), poi confluiti ne L’inadempienza (Il Foglio Letterario, 2008). In narrativa: Disorder (Il Foglio Letterario, 2006) e Pagano (Il Foglio Letterario, 2007). In saggistica, ha curato la plaquette Lettere alle tre amiche di Scipio Slataper (Alet, 2007).
È stato coordinatore di due riviste letterarie universitarie, Ouverture e Der Wunderwagen, tra 1997 e 2003. Dal 2003 è responsabile del portale indipendente di arti e scienze Lankelot.eu. Vive a Roma. Collabora con diverse testate, web o cartacee; lavora da consulente editoriale per la narrativa.
 
Gianfranco Franchi, “Monteverde”, Castelvecchi, Roma, 2009.

Approfondimento in rete: rassegna stampa
 
Antonio Benforte, 3 maggio 2009
ISBN/EAN: 
8876152911

Commenti

Grazie, Gianfranco.

Ora devo solo rileggere e scrivere sugli altri tuoi splendidi libri ;)

Grazie Ant:).
Preparo qualcosa da mangiare e scappo. Stanotte leggo tutto e domattina commento con vera gioia. Grazie di cuore.

grande, a presto!

Qui non si fa in tempo ad allontanarsi per un weekend che fioccano pagine e pagine.
Sono contenta di questa nuova recensione di Monteverde.
"Con una emozionante potenza". Sì, è proprio vero. Anche nell'ironia, anche quando gli argomenti diventano più leggeri, c'è spessore, c'è un substrato di cose dette e taciute che rendono questo libro una lettura speciale.

"C?è molta ironia, ma anche malinconia in queste pagine. Che, appena finite, ti viene subito voglia di rileggere: per cogliere una nuova citazione, un riferimento colto, o più semplicemente il consiglio di un grande letterato che riesce a passare senza problemi dall?apologia di Giannini al ricordo di un amore andato a male, riflettendo sulla situazione politica italiana o sullo stato dell?editoria del nostro paese, senza mai perdere la speranza, con una emozionante potenza"

Lo sto rileggendo,infatti :)

ehilà:). Intanto grazie a tutti ancora. Antonio caro, è un vero onore e ti ringrazio molto. In primis per aver detto che la storia è quella della nostra generazione: è una cosa in cui credo molto, perché ho ascoltato e letto tanti di noi, non necessariamente amici, e ho l'impressione che ci siano diversi punti di contatto inequivocabili. L'approccio alle nuove tecnologie e le confuse dinamiche di interazione con questi media; le rovinose conseguenze delle riforme del diritto del lavoro; l'adesione integrale alla musica; il calcio come oppio quotidiano; la restituzione della casa alla sua perduta centralità, e lo studio degli interni (dai complementi d'arredo in avanti); la precarizzazione della vita sentimentale. Etc, etc. :).

Scrivi: "dall?apologia di Giannini al ricordo di un amore andato a male, riflettendo sulla situazione politica italiana o sullo stato dell?editoria del nostro paese, senza mai perdere la speranza".

> Questo secondo me è sinceramente centrale. Mai perdere la speranza, mai mollare, mai abbattersi. Simone Buttazzi mi diceva che il lavoro è come il rumore del frigo, va e viene. Qualcosa del genere. Questo purtroppo vale per tante altre cose, nel nostro tempo. Il nodo del lavoro - il nodo del "ruolo" - è fondamentale perché è quello più fragile, più debole, più fracico:). E' in questo discorso della disparità tra identità e ruolo (ruoli) che proverò a specializzarmi negli anni, inventando magari qualcosa di radicalmente diverso.
*
Sai, infine, che forse l?apologia di Giannini serve a parlare della politica italiana e l'amore andato a male dello stato dell'editoria del nostro paese? Ho il vago sospetto che siano le stesse cose. Pensaci su (ci penserò anch'io;) ).
*
buon viaggio, e spacca tutto, là dove sai.

"La sua storia è la storia della nostra generazione, 25/35enni divisi tra casa, lavoro, donne e vita quotidiana. Ma è anche manifesto dei nostri tempi bui, della nostra italietta spesso mediocre, contro la quale dobbiamo batterci, ogni giorno, perché possiamo e dobbiamo meritarci altro."
Importante questo discorso generazionale, significa che ha colto lo spirito del tempo. Ottimo, ottimo. Stanno fiorendo moltissime recensioni come al solito tutte diverse, tante angolazioni da cui guardare il testo.

la serie di aggettivi iniziale è fantastica, secondo me, molto appropriata.

(10, una gentilezza da parte di entrambi. Danke.)

7 - Ho provato una grande empatia con il tuo testo. C'è l'affetto sì, ma certo non solo quello, che mi porta a scrivere quello che ho scritto.

8 - Centralissimo davvero. La parabola di Giannini... serve a parlare di tantissime cose secondo me. Ma lui lo saprà mai che lo hai tirato in ballo? Non può che esserne onorato, secondo me.

8. Lui, il Principe, sta per essere promosso come allenatore, dopo una micidiale annata nel Gallipoli dei miracoli di patron Barba, in C/1. E' e rimane il capitano, con buona pace di Totti. Non credo che saprà mai niente di quel che ho scritto: va bene lo stesso. Non so se Giannini legge letteratura italiana contemporanea, non credo:). Ma il Capitano è il Capitano. Lui è stato cacciato via da questa gente che dirige la Roma senza uno straccio di riconoscenza, ha finito la carriera altrove, e non doveva finire così. Un giorno lo voglio mister della Roma che si batte, con onore, per il tricolore. Onore al Principe:).

12, 7. Grazie ancora.