Monteverde è il terzo capitolo della Trilogia dell’Identità di Gianfranco Franchi, disoccupato malato di Letteratura e lettura in generale – riesce a leggere trecento libri l’anno, sarebbe l’orgoglio degli psichiatri più snob – che vaga tra il sogno e la delusione, guerriero armato di latinismi e melodie rock, arrabbiato perché è la vita dei mortali che dev’essere rivoluzionata. C’è un senso di disperazione talmente radicato nella scrittura che sfocia nel gergale “ridere per non piangere”. Ed ecco allora il primo, satirico, divertente, beffardo “Fusillo” dove il giovane Franchi lo si immagina con gli occhi sbarrati e un mezzo ghigno, con le braccia in tono di sconfitta, prendere in giro tutto: idraulico, cucina, la propria borghesia in disfacimento radicata nelle pareti di casa e negli interruttori, e il capro espiatorio: il fusillo. Il povero in questione si fa carico del tono irriverente con cui Franchi prende in giro se stesso conferendo al piccolo oggetto inanimato pretese che sono tutte umane – nell’accezione più negativa possibile. Ed ecco che una mente priva di senso dell’umorismo potrebbe conferire presunzione a certe frasi che sono l’esatto opposto. Anche nel parlare della propria libreria, e di come dovrebbe essere una che aspira ad essere tale, Franchi divaga: è un modo per esporsi, un compiacimento atto a sviare ancora una volta. È di un sarcasmo sottile e adorabile. Eppure si sente che nel fondo, là sotto in cui è sepolto quel cellulare tutto fare, ancora più in fondo c’è l’anima (lo stato d’animo) di Franchi. Il tono tragicomico continua con brani di un’eleganza sperimentale di joyciana memoria con note di toccante malinconia, altre che virano sul tasto della frustrazione, specie in ambito lavorativo, per sfociare in canti di lotta in favore di calciatori/guerrieri/rocker in un amalgama che è insieme ricerca di: territorio, partecipazione, rivendicazione del passato. Monteverde, la Roma, le scoperte musicali di un’adolescenza violata dalla consapevolezza di un presente troppo nero; inimmaginabile. La rabbia per le ingiustizie della vita, per le scorrettezze e le bassezze dell’animale uomo – una per tutte l’atteggiamento squallido del capo dell'Otp che ci prova con i ragazzini, che getta un’ombra di atroce realismo sul dietro le quinte della ribalta – quasi a confermare che l’unica cosa positiva che gli esseri umani siano stati in grado di fare sia quell’affascinante e a volte incomprensibile miracolo di eleganza e musicalità che è il miracolo dell’Arte.
Una tesi di profondo pessimismo, reso saggiamente col tono dell’ironia, dove ogni lato della vita sembra incrinato, se non tutti: parecchi. L’infanzia che termina col concetto di caducità, l’amore materno perduto e mai ritrovato nelle future compagne di viaggio femminili, l’orrore verso l’ottusità delle nuove generazioni. La sezione “Donne” è probabilmente la pagina più riuscita e lirica di tutto il volume. Il montaggio alternato tra Franchi in terrazzo che annaffia le piante e il dialogo (l’ultimo?) con la ragazza, è di per sé un’immagine da incorniciare nella memoria. E la risposta è: l’alcol.
Per chi conosce Franchi da vicino il fascino è di certo differente rispetto a chi lo legge per la prima volta, senza nemmeno sapere il volto di chi scrive (o legge, a voce alta!, chissà che sia la volta buona che incida il suo own reading). È differente se conosce i volti di cui parla o se ha già scorto il colore della cucina o le maniglie delle porte. Accade nella testa quel che succede per chi vede un film tratto da un romanzo che già conosce: tende a notare le differenze, l’interpretazione che Franchi sa dare di una realtà nota anche a chi sta da questa parte. E come chi solo sa essere onesto da riconoscere che il cinema e la letteratura siano due linguaggi differenti, così è ancora più veritiero ammettere che Letteratura e Percezione visiva (non realtà, si badi) vadano per due percorsi diversi. Conoscere Gianfranco di persona è viverne una percentuale, leggerlo è filtrare le nostre conoscenze acquisite tramite i suoi occhi, o meglio, per mezzo delle parole che compone la sua mente. Sarebbe come chiedersi in che modo una persona estremamente sensibile assorba le informazioni di quella miriade di testi, autori, pensieri che ogni giorno attraversa, memorizza. E se è vero quanto qualcuno diceva, “negli angoli di casa cerchi il mondo, nei libri e nei poeti cerchi te”, Gianfranco dà tutto se stesso per ritrovarsi, per ricomporsi e nutrirsi dell’intelligenza di anime talvolta dimenticate, in un continuo e incessante cannibalismo che non ha pace e forse mai l’avrà. La smodata necessità di sguardi nuovi, parole e concetti, si materializza nel fiume che compone Monteverde, drenato da piccoli ponticelli che ne sono i capitoli, come se delle pagine potessero mettere ordine al flusso continuo di ricordi, rielaborazioni e donazioni. Franchi dona se stesso sul duplice registro del detto e del celato: a volte viene più in superficie quel che nasconde, tal’altre si resta di sasso per quel che ci inonda. A differenza delle altre due raccolte, Disorder e Pagano, questo New order (tale era il titolo originario) è il momento in cui si riordina la stanza e si ripongono i libri al proprio posto. È l’atto di deframmentazione in cui i celeberrimi nodi si intrappolano nel pettine: tra una confessione rabbiosa e un’altra innocente, fra una dedica d’amore e appartenenza e un mortacci lanciato dal profondo del cuore, Gianfranco si spoglia e ci dice che questo è e nient’altro potrebbe essere. È una metafora sulla carta, inchiostro che il tempo forse laverà via o rimarrà nell’inconscio di qualche lettore distratto. È la telefonata improvvisa di una vecchia strega. È un cane luciferino dagli occhi gemelli, diversi nella loro concezione della morte. Ed è uno dei pochi letterati che restituisce dignità a tematiche generalmente al di là delle arti – non l’arte contemporanea che non ha barriere e non disdegna le passioni – specie quelle umanistiche, di forte connotazione (dipendenza) accademica: ed ecco che Jeff Buckey e Peppe Giannini entrano in un libro che non è letteratura di genere. Non è saggistica né indagine di cronaca, è una sacrosanta dichiarazione di poetica. Già Gozzano demoliva i fasti delle Lettere, rimarcando un senso di individualità che non è orientamento verso il basso. È l’opposto, Gianfranco Franchi non vuole andare incontro a qualcuno, non cerca un argomento popolare: il Calcio non è uno strappo alla regola, è un tassello del mosaico. Che si ricompone in una delle variegate facce del suo io. I racconti di Gianfranco sono la rielaborazione letteraria di un modo di vivere fuori da ogni contesto: pecora nera della famiglia, del palazzo, l’anima che trova conforto fra gli spiriti di Monteverde, il cuore sregolato di Roma, il quartiere degli artisti. Pasolini è solo il più famoso ma è quanto di più distante ci sia, come lo è Bertolucci. Franchi si accomuna più al “libraio di via Fonteiana”, che lotta con lui in nome del mantener vivo il cuore culturale della città quartiere. Monteverde è la sua Roma, la fetta di romanità del suo sangue: in fondo egli è un provinciale, di origini lontane, scomparse dalla cartina geografica politica (quella colorata che tutti abbiamo pasticciato da piccoli) e questo ne aumenta il fascino ma anche un senso di irrimediabile irrisolutezza. L’identità di Franchi non esiste più, è letteraria e l’unica Patria è davvero quell’insieme di Patrie Lettere che da feroce lettore va divorando, come la Fenice, in un’inesausta ricerca del Tempo Perduto, ancora da ritrovare. Il New order ancora non è tale. Monteverde ne posticipa la risoluzione. Le forze non mancano, i presupposti neppure. Il Disorder si sta riducendo e il puzzle è ancora rovente di vitalità. Sfrenata.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Gianfranco Franchi (Trieste, 1978), detto Lankelot, ha pubblicato in poesia: L’imperfezione – Opera III (2002) e Ombra della fontana. (2003; Kult, 2006), poi confluiti ne L’inadempienza (Il Foglio Letterario, 2008). In narrativa: Disorder (Il Foglio Letterario, 2006) e Pagano (Il Foglio Letterario, 2007). In saggistica, ha curato la plaquette Lettere alle tre amiche di Scipio Slataper (Alet, 2007).
È stato coordinatore di due riviste letterarie universitarie, Ouverture e Der Wunderwagen, tra 1997 e 2003. Dal 2003 è responsabile del portale indipendente di arti e scienze Lankelot.eu. Vive a Roma. Collabora con diverse testate, web o cartacee; lavora da consulente editoriale per la narrativa.
Gianfranco Franchi, “Monteverde”, Castelvecchi, Roma, 2009.
Luca Martello, 29 aprile 2009
Commenti
Ed ecchice qua.
Fra l'altro, è il miglior libro di Ammaniti. Bravo Nicolino!
senza neanche averla letta: grazie Luca.
A breve leggo:)
"è un modo per esporsi, un compiacimento atto a sviare ancora una volta. È di un sarcasmo sottile e adorabile. Eppure si sente che nel fondo, là sotto in cui è sepolto quel cellulare tutto fare, ancora più in fondo c?è l?anima (lo stato d?animo) di Franchi".
Esatto, ed è questo che rende la lettura così difficile, così intensa.
"Una tesi di profondo pessimismo, reso saggiamente col tono dell?ironia, dove ogni fase della vita sembra incrinato, se non tutto: parecchio."
Occhio, c'è qualcosa che non fila. O magari sono io che mi son persa.
"Per chi conosce Franchi da vicino il fascino è di certo differente rispetto a chi lo legge per la prima volta, senza nemmeno sapere il volto di chi scrive (o legge, a voce alta!, chissà che sia la volta buona che incida il suo own reading)"
"È una metafora sulla carta, inchiostro che il tempo forse laverà via o rimarrà nell?inconscio di qualche lettore distratto."
"È la telefonata improvvisa di una vecchia strega." (tremenda!)
"Non è saggistica né indagine di cronaca, è una sacrosanta dichiarazione di poetica."
" Monteverde è la sua Roma, la fetta di romanità del suo sangue: in fondo egli è un provinciale, di origini lontane, scomparse dalla cartina geografica politica (quella colorata che tutti abbiamo pasticciato da piccoli) e questo ne aumenta il fascino ma anche un senso di irrimediabile irrisolutezza. L?identità di Franchi non esiste più, è letteraria e l?unica Patria è davvero quell?insieme di Patrie Lettere che da feroce lettore va divorando, come la Fenice, in un?inesausta ricerca del Tempo Perduto, ancora da ritrovare. Il New order ancora non è tale. Monteverde ne posticipa la risoluzione. Le forze non mancano, i presupposti neppure. Il Disorder si sta riducendo e il puzzle è ancora rovente di vitalità. Sfrenata"
Bella, bella, bella...veramente Luca, non ho altre parole per commentare questa tua.
5, grazie Angela, ho corretto. Ogni tanto i pensieri mi escono dalle orecchie.
2. ahahahahahahahhahahahhahahashshahahahhahahahahha
3, eh Franchi non ti conviene ringraziare senza leggere. Anche perchè la recensione è una serie di insulti, intervallati da congiunzioni e punti esclamativi.
"riesce a leggere trecento libri l?anno, sarebbe l?orgoglio degli psichiatri più snob"
ci mettiamo la firma...
Grazie Movi :)
"Conoscere Gianfranco di persona è viverne una percentuale, leggerlo è filtrare le nostre conoscenze acquisite tramite i suoi occhi, o meglio, per mezzo delle parole che compone la sua mente."
Infatti, sì.
Leggere un libro così vero, per chi lo conosce, è un dono enorme. Spiazza, lascia inevitabilmente senza parole.
12, vorrei vedere le reazioni di un lettore che non sa chi sia Gianfranco (per Pagano ho visto, e con piacere ho notato che è stato molto apprezzato)
Posso dirlo sinceramente, questa tua è la pagina che Monteverde meritava. Un'armonia tra capire e sentire, rarissima.
Grazie Luca.
(Fa bene Franco a ringraziare, dopo la lettura avrà un motivo in più per essere felice)
"È l?atto di deframmentazione in cui i celeberrimi nodi si intrappolano nel pettine: tra una confessione rabbiosa e un?altra innocente, fra una dedica d?amore e appartenenza e un mortacci lanciato dal profondo del cuore, Gianfranco si spoglia e ci dice che questo è e nient?altro potrebbe essere"
13- A me hanno detto un gran bene dopo la lettura de "L'inadempienza". Un mio amico si è letteralmente (e letterariamente :) ) innamorato di quei versi.
13. Ho fatto leggere dei piccoli frammenti durante una cena a vhi non conosce Gianfranco (né Lankelot)....beh mi hanno chiesto il libro....erano solo assaggi, ma sai com'è :)
14, grazie Angela. E la tua analisi non è da meno, anzi. Dammi retta. Su "L'inadempienza" non conosco nessun amico che possa apprezzare la poesia (del resto sai, sono iscritto solamente in Lettere). Però "Monteverde" è davvero un libro per un pubblico molto vasto secondo me. Ci manca solo l'omicidio, sennò sarebbe un Enaudi :)
17. L'importante è che abbiano comprato il libro :)))
19. ma glielo regalo io :))
18- La poesia è campo minato per la gran parte dei lettori. (Lettere: fucina di disoccupati, a volte appena appena alfabetizzati. Io ho pessimi ricordi dell'ambiente, ma faccio poco testo e non ho conluso il percorso di studi). All'amico ho spedito anche Monteverde, era entusiasta (tra l'altro vecchia conoscenza di ciao), ora aspetto il commento. Sono curiosa.
prima mica scrivevi cosi bene, credo che tu abbia cambiato la montatura degli occhiali
"Trilogia dell'Identità": detto tutto con queste parole.
E anche "Il New order ancora non è tale. Monteverde ne posticipa la risoluzione."
Ovviamente non ho letto tutta la recensione, ma solo la parte iniziale e quella finale. Saltando il centro non devo aver mancato niente di importante, secondo me (-:
ahahah.
Riguardo le parole che ho riportato, azzardo:
La Trilogia è composta da Disorder, Monteverde, New Order (che dovrebbe essere un nuovo Pagano, ma diverso).
Si fa per dire.
Mi pare di ricordare poi che un tizio abbia detto che un Lynch in letteratura avrebbe poco senso, o qualcosa del genere, ma mi sa che quando scrive dopo non si rilegge....
(bel pezzo luca)
beh che bella pagina Luca. Complimenti.
Io ho iniziato a leggere il libro del nostro, trovando già nelle prime 60 pp. cose meravigliose (ne scriverò, poi scriverò anche di tutti gli altri suoi libri: è impossibile che nella fila infinita di recensioni in calce non ce ne sia nemmeno una mia).
"Conoscere Gianfranco di persona è viverne una percentuale, leggerlo è filtrare le nostre conoscenze acquisite tramite i suoi occhi, o meglio, per mezzo delle parole che compone la sua mente."
Molto notevole. Un pezzo molto bello ,Luca, anche perché non manca il tuo stesso senso dell'ironia.
Adesso il libro ce l'ho (è finita che l'ho preso da Feltrinelli), a breve mi metto. E dopo non so se troverò parole, dopo tutte queste recensioni così ben fatte.
Comunque chi l'ha letto senza conoscerlo l'apprezzato da quel che so.
il discorso è che, conoscendolo, ti sembra di vederlo occhieggiare tra le pagine, in trasparenza, ti sembra di coglierne stati d'animo ci cui magari era trapelato qualcosa in una mail (quando il buon gf ancora mi scriveva, adesso non ha tempo). Magari non conoscerlo permette di dare un giudizio più obbiettivo.
Non lo so.
"vaga tra il sogno e la delusione, guerriero armato di latinismi e melodie rock, arrabbiato perché è la vita dei mortali che dev?essere rivoluzionata. C?è un senso di disperazione talmente radicato nella scrittura che sfocia nel gergale ?ridere per non piangere?."
> E' così... e c'è poco da fare:). Bravo Hammer.
"prendere in giro tutto: idraulico, cucina, la propria borghesia in disfacimento radicata nelle pareti di casa e negli interruttori, e il capro espiatorio: il fusillo. Il povero in questione si fa carico del tono irriverente con cui Franchi prende in giro se stesso conferendo al piccolo oggetto inanimato pretese che sono tutte umane ? nell?accezione più negativa possibile"
> questo è un grande passo:)
"altre che virano sul tasto della frustrazione, specie in ambito lavorativo, per sfociare in canti di lotta in favore di calciatori/guerrieri/rocker in un amalgama che è insieme ricerca di: territorio, partecipazione, rivendicazione del passato. Monteverde, la Roma, le scoperte musicali di un?adolescenza violata dalla consapevolezza di un presente troppo nero; inimmaginabile. "
> La frustrazione è la nota prima. Purtroppo. Ne sono cosciente ogni giorno di più. Forse è benzina da trasformare anche quella, non ho idea. Il resto, giustissimo:)
"È una metafora sulla carta, inchiostro che il tempo forse laverà via o rimarrà nell?inconscio di qualche lettore distratto. È la telefonata improvvisa di una vecchia strega. È un cane luciferino dagli occhi gemelli, diversi nella loro concezione della morte. "
> Altro bellissimo passo.
" Pasolini è solo il più famoso ma è quanto di più distante ci sia, come lo è Bertolucci. Franchi si accomuna più al ?libraio di via Fonteiana?, che lotta con lui in nome del mantener vivo il cuore culturale della città quartiere"
http://www.lankelot.eu/index.php/2008/03/28/libreria-tilopa-intervista-a... TILOPA!
Sì, comunque sì, giusto. Assolutamente.
Verrò a leggerti dopo la mia lettura e scrittura, Luca. Anch'io non voglio influenzarmi in nessun modo;)
"in fondo egli è un provinciale, di origini lontane, scomparse dalla cartina geografica politica (quella colorata che tutti abbiamo pasticciato da piccoli) e questo ne aumenta il fascino ma anche un senso di irrimediabile irrisolutezza. L?identità di Franchi non esiste più, è letteraria e l?unica Patria è davvero quell?insieme di Patrie Lettere che da feroce lettore va divorando, come la Fenice, in un?inesausta ricerca del Tempo Perduto, ancora da ritrovare. Il New order ancora non è tale. Monteverde ne posticipa la risoluzione. Le forze non mancano, i presupposti neppure. Il Disorder si sta riducendo e il puzzle è ancora rovente di vitalità. Sfrenata. "
> Qui hai davvero colto l'essenza. Io mi sento assolutamente provinciale, e una piccola provincia ho cercato di creare, artificialmente, vivendo in questo quartiere. Non sono adatto alle grandi città e non so perché rimango a Roma, costretto tutti i giorni a farmi 11 km and 11 km rit per lavorare. E' abbastanza demenziale, a ben guardare, come stile di vita. Prima o poi me ne vado:). O si lavora al paese, o si cambia paese.
bello quel che dici della vitalità. E chissà. Io almeno il libro sul telefono lo devo scrivere, d'altra parte sono 2 anni che non scrivo narrativa, New Order - Monteverde è del 2007. Suona strano ma è così. Il mio ultimo libro è quello sui Radiohead. Altro non ho scritto che non siano articoli e schede editoriali, mail e pubblicità. Fico eh?
26, sulle mail. Il problema è quando sono, come è giusto, un po' più lunghe. In quel caso la risposta va articolata e meditata, non può essere istantanea. Purtroppo, per via dei carichi di lavoro, mi sono specializzato sulle mail istantanee:))).
che vuoi farci, i Padri della chiesa dicevano "Ad impossibilia nemo tenetur".
Ormai mi sono abituata a sentire le persone una volta ogni sei mesi se va bene. Altrimenti, silenzio.
Trallallero là!
ho sempre pensato che non sapevi scrivere, ma in fondo sono un fuso fusillo anche io e dunque pasta ergo sum. Degna, degnissima. Prima o poi confesserai di chi è la foto nella copertina. E tante altre cose. Per ora , seriamente come tu non credi, omaggi. Bellissima e misurata, come si dovrebbe quando
GIOVEDI? 21 MAGGIO DALLE 18.30 ALLE 20.00
GIANFRANCO FRANCHI
RADIOHEAD E MONTEVERDE
Incontro con lo scrittore e critico letterario Gianfranco Franchi, presentazione del romanzo Monteverde e del saggio Radiohead. A kid. Autore dal linguaggio fortemente poetico ed evocativo, Franchi riesce a condensare nei suoi libri la precisione del dettaglio ed uno sguardo mai quieto, sempre obliquo, originalissimo e geniale sulla realtà narrata.
Impossibile da ignorare, assolutamente da non perdere.
Conduce il vulcanico scrittore Girolamo Grammatico di PercezioneSociopatica.blogspot.com
MONTEVERDE, Castelvecchi Editore: Nella schiera degli antieroi che solo la migliore letteratura sa regalarci, ecco il protagonista di Monteverde, trentenne laureato e precario sempre in cerca di lavoro, e di volta in volta arbitro, giornalista-magazziniere, inseritore notturno, tirocinante, addetto allo sportello. Un nostalgico che seppellisce il suo vecchio palmare sotto la pianta di rosmarino, tifoso accanito della Magica, spirito rock, collezionista di mug. Un esule, un italiano, un letterato che rivendica orgogliosamente il suo ruolo. Ma chi è davvero Guido, che percorre avanti e indietro Monteverde, sulle tracce di Pasolini, e che fa strani incontri al cimitero, tra le tombe di Keats e Gramsci? Un duro o un romantico? Un asociale? Uno che si innamora?
RADIOHEAD, A KID. Arcana Editore: Franchi ha analizzato ogni brano, album per album (incluse inedite e B-Side), confrontando e comparando i testi con una nutrita rassegna stampa mondiale, web e cartacea. Ne è derivato uno Yorke inedito, ribelle, antagonista, coraggioso e libero: niente affatto malinconico e depressivo. Ecco che Douglas Adams, Thomas Pynchon, Lewis Carroll, George Orwell, T.S. Eliot, Kurt Vonnegut, Goethe e Dante s?adattano alla scrittura rock come niente fosse. Everything in its right place. GIANFRANCO FRANCHI Letterato romano di sangue giuliano, austriaco e istriano, ha pubblicato in narrativa ?Monteverde? (Castelvecchi, 2009), ?Disorder? e ?Pagano ?(Il Foglio Letterario, 2006, 2007); in saggistica, la plaquette ?Lettere alle tre amiche, di Scipio Slataper? (Alet, 2007); in poesia, ?L?inadempienza? (Il Foglio Letterario, 2008). Anima il popolare portale di comunicazione letteraria e dello spettacolo Lankelot dal 2003. Nella vita di tutti i giorni è un consulente editoriale.
Info:
Libreria Nuova Europa, Centro Comm. I Granai, via M. Rigamonti 100, Roma. Tel 0651955770 email granai@librerianuovaeuropa.com
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c/o Centro Commerciale I Granai
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"La sezione ?Donne? è probabilmente la pagina più riuscita e lirica di tutto il volume. Il montaggio alternato tra Franchi in terrazzo che annaffia le piante e il dialogo (l?ultimo?) con la ragazza, è di per sé un?immagine da incorniciare nella memoria".
Epic, pensa che ho scritto la cosa opposta. Che la sezione Donne è quella meno convincente. E l'ho scritto perchè ne sono fermamente convinto, naturalmente;) Di là da ciò la tua analisi è davvero ricca e ben centrata sui motivi dell'opera. I miei complimenti;)
in effetti mi ero perso gli ultimi 111 commenti. Be' leon, sono felice che ti sia piaciuta la parte sulle Donne, io l'ho trovata la meno efficace del libro. Sto parlando di "Enciclopedia della melanzana", ovviamente. Non confondiamo.
http://www.youtube.com/watch?v=gMxVZ1S6qmQ
bisogna cominciare a prendere confidenza con i nasi.
Credo che il tubo sia ostruito (che boutade!) poiché non mi riesce di vedere il link. E sono ancora alla ricerca dell'uomo gallina.
[monteverde abbate]
[monteverde abbate] http://www.youtube.com/watch?v=GTPNyxuQ8rI
[caproni] era ora:). Era ora.
[caproni] era ora:). Era ora. Ma altre devono venire! Rodari, per dire. Moretti, quando sarà ora. Bertolucci, padre e figli, e sarebbe ora.
[caproni] Ho scoperto che
[caproni] Ho scoperto che anche Fulvio Abbate ha casa a Monteverde (viale dei Quattro Venti). Lo sapevi?
[abbate] beh, lui deve darsi
[abbate] beh, lui deve darsi ancora un po' da fare per arrivare alla targa.
[abbate] Ovviamente :) è che
[abbate] Ovviamente :) è che ogni volta da Monteverde spunta un nome nuovo... è scioccante, come cosa :)
[abbate] c'è qualcosa che
[abbate] c'è qualcosa che respiriamo nell'aria, sono anni che te lo dico, questa non è Roma...
[w.] «Sentii un cane
[w.] «Sentii un cane abbaiare. Mai avevo sentito un modo d'abbaiare così tremendo. Era sicuramente un cane nero. Deve essere stato lo spirito del male. Ho lottato con lui. Ho lottato per la mia anima».
– Weininger