Franchi Gianfranco

Monteverde

Autore: 
Franchi Gianfranco

Guido Orsini è l’archetipo del caso umano, dell’italiano intellettuale e anomico, disastroso nelle interazioni e privo di ogni concretezza, divertente talvolta e tuttavia non basta. La sua umanità viene confusa con una dichiarazione firmata e controfirmata di disponibilità ad essere oggetto di critica. Se le prende tutte le critiche, come se fossero una risposta quotidiana, un contrappasso alla società della sua inadempienza.

Così si definisce l’antieroe del nuovo romanzo di Gianfranco Franchi, Monteverde (Castelvecchi editore, pagine 313, 16 euro). Franchi, trentenne e già battagliero, con il precedente Pagano (Edizioni Il Foglio) aveva deciso di percorrere la strada dell’eresia. Lo scrittore rivendica la sua anarchia di pensiero e mette sotto accusa l’intero conformismo del mondo culturale e politico, smonta tutti i luoghi comuni del politicamente corretto della nostra vita pubblica e sociale.

In questo nuovo romanzo rincara la dose e nelle vicende di Guido, precario intellettuale sempre in cerca di lavoro, Franchi è più irriverente del solito e mette in bocca al suo protagonista (il suo alter ego) parole di una sana ribellione, di ironica e pungente indignazione nei confronti della contemporaneità che sembra escludere radicalmente l’intelligenza dalle sue prospettive.

Seguiamo in prima persona i racconti e le peripezie di Guido, alfiere dell’ anticonformismo in un mondo appiattito dalla mediocrità, dal carrierismo e dalle bassezze morali.

Il nostro antieroe si confessa alla pagina con una prosa geniale che tiene conto di tutte le verità menzognere della letteratura. Lo seguiamo nei suoi numerosi lavori (giornalista – magazziniere, inseritore notturno, tirocinante, addetto allo sportello), che lascerà perché sottopagato, e soprattutto umiliato dal fighetto di turno pagato il doppio eppure il triplo con il minimo rendimento.

Guido non si arrende, non rinuncia ai suoi sogni di letterato, continua a cercare un impiego fisso nel quarto potere, anche se sa che lui non è affidabile perché non ricattabile. “Sei affidabile quando sei l’espressione di qualcosa: di un partito, di un potere economico, di un’industria; spesso di tutte e tre le cose assieme”. Lui non sa essere bugiardo con stile, e paga sempre in prima persona le conseguenze di questa libertà.

Guido racconta le sue esperienze paradossali e divertenti di precario con un contratto in scadenza che non si trasformerà mai in contratto vero. Tra queste la più esilarante è quella della radio privata, nella quale il nostro protagonista come un moderno Don Chisciotte ne combina una delle sue. Gli era stato concesso di assistere a fianco al conduttore a un’intervista di un influente uomo politico, senza alcun diritto di aprire bocca. Nessun politico doveva esser messo in difficoltà. “Questo politico della Regione era troppo succulento per lasciarselo sfuggire. Stava dicendo che un certo aumento di farmaci era sì effettivamente più alto del previsto, ma nell’ordine delle cose, e che era demagogico dire che l’aumento c’era stato”.

L’apprendista precario rompe il silenzio contraddice in diretta l’illustre ospite. Risultato: carriera bruciata. A fronte di non so quante ore di lavoro in nero a euro zero.

Franchi dimostra di essere un letterato libero, fiero e orgoglioso della sua inattualità. Qualità più unica che rara in un Paese senza verità, dove il linguaggio è impotente, la comunicazione è fallita, e l’intelligenza è più provvisoria del suo antieroe precario che nelle miserie di ogni giorno scava senza arrendersi a mani nude la sua trincea per combattere una guerra contro il pensiero unico del conformismo e della mediocrità, che premia soltanto i servi sciocchi.Quelli che hanno paura di esprimere un’opinione e si accontentano volgarmente di pensare con quelle degli altri. Franchi pensa con la propria testa e dà voce al suo alter ego. Le considerazioni inattuali sul tempo precario che vive, richiamano l’attenzione sulla pericolosa deriva verso la quale si dirige la nostra società. La realtà è troppo finta per poter essere accettata per quel che è. Troppa corruzione, troppa ingiustizia, troppa facilità di scrivere e riscrivere la Storia. Cosa siamo noi italiani, a ben guardare? Per prima cosa, siamo una lingua letteraria macchiata dalla televisione.

Gianfranco Franchi guarda avanti e combatte fino all’ultimo sangue. Come il ribelle di Jünger è pronto per il passaggio al bosco. Continuando però a scrivere contro il conformismo che si annida in ogni dove.

Convinto che lo scrittore onesto ha il compito di svegliare le coscienze con le intuizioni del pensiero forte. Magari rischiando in prima persona, perché quello che conta in letteratura e nella vita è una meravigliosa anarchia di pensiero.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Gianfranco Franchi (Trieste, 1978), detto Lankelot, ha pubblicato in poesia: L’imperfezione – Opera III (2002) e Ombra della fontana. (2003; Kult, 2006), poi confluiti ne L’inadempienza (Il Foglio Letterario, 2008). In narrativa: Disorder (Il Foglio Letterario, 2006) e Pagano (Il Foglio Letterario, 2007). In saggistica, ha curato la plaquette Lettere alle tre amiche di Scipio Slataper (Alet, 2007).
È stato coordinatore di due riviste letterarie universitarie, Ouverture e Der Wunderwagen, tra 1997 e 2003. Dal 2003 è responsabile del portale indipendente di arti e scienze Lankelot.eu. Vive a Roma. Collabora con diverse testate, web o cartacee; lavora da consulente editoriale per la narrativa.

Gianfranco Franchi, “Monteverde”, Castelvecchi, Roma, 21 aprile 2009.

Approfondimento in rete: rassegna stampa

Nicola Vacca, aprile 2009


ISBN/EAN: 
9788876152917

Commenti

Neo NICK!

Sì, emblematico l'episodio della radio.
Monteverde dovrebbe svegliarne parecchie di coscienze!

speriamo, dai:). Intanto ringrazio tutti e due, siete stati tra i primissimi a scriverne. Vi sono molto riconoscente, e sono proprio contento che vi sia piaciuto. Confidiamo scuota qualche lettore dal torpore, gli dia un pizzico di coraggio (e di voglia di scherzare sulle cose che non vanno, anche).
Junger insegna che la strada, infine, è quella del bosco. Prima o poi...;)

(grazie ancora, Nic. Commento via mail o vis-à-vis)

Ho voluto condivider con la comunità di Lankelot questa recensione sulbellissimo libro del nostro Gianfranco. L'articolo uscirà anche suluno dei quotidiani per cui scrivo.Leggetelo questo grande libro,manifesto della libertà di pensiero.C'è ne così poca nell'era del velinismo.
un abbraccio
nv

(grazie Nicola. Per aver letto e per averne scritto, e per aver ribadito la centralità della libertà di pensiero. Grazie ancora.)

Finalmente ho la mia copia;) Finisco gli arretrati di questa settimana e prox settimana lo leggo e ne scrivo.

Ave al grande GF. E ottimo pezzo Nicola, bello il parallelo con l'anarca jungeriano.

"Franchi, trentenne e già battagliero..."

Una delle persone più battagliere che conosco.

sei una persona libera, Gianfrà.

Pensavo: ultimamenti sui precari sono usciti molti libri, sulla generazione allo sbando dei 25 30enni, ma molti di questi sono fin troppo ironici, descrivono una condizione precaria e disastrosa finendo per voler far riflettere, ma anche sorridere. Questo è invece un libro appassionato e sincero, che lascia spazio ad un po' di ironia ma lascia emergere con forza e vigore la tua rabbia, la nostra rabbia, a quel che leggo. Un libro rischioso e necessario, che servirà a tutti noi.

8 ave caro:).
9. grazie Ant;)
10. E' la mia speranza, credimi. ti abbraccio.

è davvero sgrammaticato quello che ho scritto al commento 10, ma vedo che è stato capito comunque. :)