Sorprendente. Davvero sorprendente. Ma aspettate... Credo sia stato Vassalli l'ultimo a dire che il nostro presente non possa essere raccontato. Lo diceva, se non ricordo male, ne "La morte di Marx", una raccolta che partiva da questo preambolo così cinico e finiva per dipingere un quadro letterariamente terrificante, un bestiario del (mal)costume dell'Italietta contemporanea. E forse il nostro presente non si può davvero raccontare. Si peccherebbe di saccenza, cadendo nell'errore del trasporto emotivo. Ma... sorprendente. Monteverde, terza parte di una ricerca dolorosa sulle origini e sul concetto di casa, vede un autore giovane (non giovanile) - e in stato di grazia - tentare l'impresa.
Il rottweiler di nobili origini in copertina dice già tanto: il ritrovato Guido Orsini fa un bilancio dei suoi trentanni, analizzando esperienze, sogni infranti, ideali che cozzano duro col muro della realtà nazionale. Si dibatte fisicamente tra le quattro mura di casa; inscatolato e compresso in auto tra Monteverde e il raccordo anulare; protegge tazze da caffé, feticista del recipiente e amante dell'elisir eccitante. Ma la sua dignità di intellettuale, lavoratore e letterato amante della scrittura, investe ogni cosa sul suo cammino: pianerottoli e zerbini, fotocopiatrici e asfalto, lenzuola e furgoni. Un'onda espressionista che travolge manager, fidanzate, amici e nemici; ingoia dischi e note con una voracità da bulimico consapevole; assapora la fragilità della porcellana dei mug e dei rapporti sentimentali. Se ne addolora, anche.
"L'insicurezza degli oggetti", avrebbe potuto essere il titolo del romanzo. Oppure, "Perseveranza". Oppure, "Con un paio di zebedei così", ad essere faceti. Insomma, avete capito il gioco. Monteverde dice davvero tanto. Franchi è cresciuto, la scrittura è sicura, forte e decisa. Gli oggetti del quotidiano diventano protagonisti dell'intimità domestica, riflessioni sulla difficoltà d'avere un curriculum letterario in questo decennio ad apertura di millennio. Guido non è più lo stesso di Pagano: la disillusione lo porta ad una lucidità a tratti eccessiva, uno spiraglio anarco-individualista che taglia una vita come una lama di luce. Guido è versatile, tappabuchi di se stesso: trova un fusillo in una presa elettrica, ricorda i Radiohead e i Low a Roma, una sigaretta dopo l'altra, una lui ed una offerta generosamente all'aria della casa. Il filo conduttore è una scrittura che si nutre di se stessa senza asfissiarsi. Sono i nomi di Franchi, spesso citati nella sua produzione: Manganelli, Morselli, Arbasino; tutte penne che non hanno ceduto agli svaghi di una scrittura unicamente narrativa. Anche Franchi rientra, in tutta la sua consapevolezza, in quella che potrebbe essere definita "prosa pura".
Sarà la morte di Pasolini, oppure il rock di cui ormai non scrive più nessuno. Sarà forse che qualcosa s'è rotto, in Italia e in Guido. O forse è solo il fatto che le lettere non pagano, in tutti i sensi, che i giornalisti non sono più letti, che le firme non voglio più dire nulla. Che tanti "autori" che pubblicano oggi con le maggiori case editrici si sono comprati l'entrata in scena in una Holden o grazie ad un instant-book. Guido rifiuta tutto, come un macigno che sa di essere solo, più unico che raro, a strappare una pagina dopo l'altra uno spazio protetto.
Tra dolori giovanili, esperienze professionali deprimenti ma mai fatali, domeniche arbitrali, Guido un giorno dovrà fare i conti con i tempi che cambiano, con i lettori mp3, con i passi falsi delle band del cuore. Un giorno il fervore giovane e la nostalgia lasceranno il posto allo spirtito campanilistico e ai ricordi distorti di una memoria romana. O forse di un diario romani. Fino ad allora, mi godrò le incazzature, il sudore e la rabbia di un mastino da guerra, orgogliosamente letterato. Uno splendido animale sulla via dell'estinzione.
Paolo Castronovo, Giugno 2009.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE:
Gianfranco Franchi (Trieste, 1978), detto Lankelot, ha pubblicato in poesia: L’imperfezione – Opera III (2002) e Ombra della fontana. (2003; Kult, 2006), poi confluiti ne L’inadempienza (Il Foglio Letterario, 2008). In narrativa: Disorder (Il Foglio Letterario, 2006) e Pagano (Il Foglio Letterario, 2007). In saggistica, ha curato la plaquette Lettere alle tre amiche di Scipio Slataper (Alet, 2007).
È stato coordinatore di due riviste letterarie universitarie, Ouverture e Der Wunderwagen, tra 1997 e 2003. Dal 2003 è responsabile del portale indipendente di arti e scienze Lankelot.eu. Vive a Roma. Collabora con diverse testate, web o cartacee; lavora da consulente editoriale per la narrativa.
Gianfranco Franchi, “Monteverde”, Castelvecchi, Roma, 2009.
Approfondimento in rete: rassegna stampa
Commenti
Non so cosa sia successo tra Pagano e Monteverde. Ma la penna di Franchi è una martellata sui denti. Un abbraccio a Gianfranco. Con tutta la mia ammirazione.
ave enorme:)
intanto saluti, omaggi e ringraziamenti dall'ufficio:)
a stasera per commenti & tutto
gf
http://www.youtube.com/watch?v=EkQWiJ9qYbw BOOKTRAILER di VIOLA SCANU
Grazie di cuore alla cara Viola;)
Ci vediamo in ufficio... ci vedremo ad Alghero!
(segnalo a tutti;) )
(è un grandissimo articolo, domattina arrivo prima di partire per commentare;) stasera cena e uscita, ma sappi che sono felicissimo)
"Si dibatte fisicamente tra le quattro mura di casa; inscatolato e compresso in auto tra Monteverde e il raccordo anulare; protegge tazze da caffé, feticista del recipiente e amante dell?elisir eccitante. Ma la sua dignità di intellettuale, lavoratore e letterato amante della scrittura, investe ogni cosa sul suo cammino: pianerottoli e zerbini, fotocopiatrici e asfalto, lenzuola e furgoni. Un?onda espressionista che travolge manager, fidanzate, amici e nemici; ingoia dischi e note con una voracità da bulimico consapevole; assapora la fragilità della porcellana dei mug e dei rapporti sentimentali. Se ne addolora, anche."
> Questa era una splendida bandella, lasciamelo dire;)
"Il filo conduttore è una scrittura che si nutre di se stessa senza asfissiarsi. Sono i nomi di Franchi, spesso citati nella sua produzione: Manganelli, Morselli, Arbasino; tutte penne che non hanno ceduto agli svaghi di una scrittura unicamente narrativa. Anche Franchi rientra, in tutta la sua consapevolezza, in quella che potrebbe essere definita "prosa pura"."
> Decisamente onorato dagli illustri paragoni. Devo esserne degno tutti i giorni, pal;). Grazie ancora.
"Fino ad allora, mi godrò le incazzature, il sudore e la rabbia di un mastino da guerra, orgogliosamente letterato. Uno splendido animale sulla via dell?estinzione."
> ma l'estinzione sarà una gioia, se sarà servita a tenere viva l'idea. L'idea potrà incarnarsi ancora. Nel tempo.
Danke Paul!
Leggo oggi su Repubblica un articolo di Giorgio Vasta, il primo di una serie dedicate alla "nuova" narrativa italiana. All'interno vengono citati questi nomi: Giorgio Falco, Michele Murgia, Paolo Nori, Aldo Nove, Antonio Pascale, Valeria Parrella, Mauro Covacich, Ugo Cornia, Andrea Bajani, Babsi Jones, Wu Ming, Letizia Muratori, Nicola Lagioia, Giulio Mozzi, Laura Pariani, Sandro Veronesi, Edoardo Nesi, Antonio Moresco, Michele Mari, Dario Voltolini, Antonio Genna".
Non ti sembra che manchi qualcuno?
Così, tanto per curiosità Gianfranco, qualcuno di loro ha espresso qualche parere sulla tua produzione? A me sembra che sia una sorta di piccola "casta".
8. Intervengo solo sulla "casta". Credo che, tutt'alpiù, possano definirsi "casta" di persone che si conoscono e si stimano per ciò che scrivono e fanno pubblicare, anche. Non ci vedo niente di strano, in questo. Ma non so se il tuo dirli "casta" intendeva qualcosa che andasse oltre quel che ho detto. Anche in rete si vedono piccole "caste", e molte volte, anche in mailing list aperte a tutti e che contavano centinaia di iscritti, le persone che dialogavano più spesso tra loro davano, agli altri, la sensazione di essere una piccola "casta" chiusa, per i toni e i modi in cui si riferivano agli altri. Ma era una cosa più nell'occhio di chi guardava piuttosto che, di solito, in chi partecipava. Per dire che il rischio di apparire "casta" è sempre in agguato, ed è difficile sfuggirgli. Altro esempio: io di lettori e recensori di lankelot in siti come vibrisse o NI che intervengano nelle discussioni non ne trovo mai. Questo non vuol dire che non vengano letti, magari, ma che non interessa certo mondo letterario, può darsi. O che non interessa intervenire. O qualunque altra cosa, ecco.
Scusa per la lunghezza, ma nutro un certo fastidio per il termine "casta" (ed il problema mio è forse che "nutro un certo fastidio" per troppe cose, ahahah! e intervengo un po' così, come viene).
Ciao, e non dimenticherò Spanbauer!
Diciamo che secondo me non nominare Andrea Di Consoli, Paolo Mascheri, Claudio Morici e Andrea Consonni è abbastanza surreale; considerare "nuovo" Nori o il pessimo Nove spiega quel che hai detto. E cioè che si tratta di saluti agli amici - scritti da uno che viene da una scuola in particolare. Che saluti pure tutti i suoi amici.
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La Letteratura è un'altra cosa (là in mezzo vedo almeno Mozzi), l'editoria che si parla addosso si riconosce (conta gli autori minimum fax e arriverai a una sobria conclusione)
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Ciò detto - di Vasta ho sentito parlare molto bene e molto male. Devo leggere il suo romanzo. Per ora, senza presentarmi, come fossi un fan, gliel'ho fatto firmare a Torino. Firma autografi con molta disinvoltura:).
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(io meno sono nominato meglio sto. Io non sto col mainstream e soprattutto non sto con le fighette. Io faccio letteratura;) )