Franchi Gianfranco

L'arte del Piano B. Un libro strategico

Autore: 
Franchi Gianfranco

“Il Piano B è uno stato mentale. Un atteggiamento esistenziale. Un approccio intellettuale” (G.F.)

Questo libro è sia un'autobiografia che un trattato su quelli che nel buddismo vengono chiamati “mezzi abili”, che consistono nella capacità di attuare strategie utili a raggiungere uno scopo (in sanscrito upaya) e che lo stesso Gianfranco riferendosi al Piano B definisce un'arte. E quella di chi capisce qual è il momento di cambiare: “mentre tu ti stavi rovinando la vita strutturando nuovi piani di sopravvivenza...stava già cercando la via di fuga”.
Quando dico che è un'autobiografia mi riferisco al fatto che le varie applicazioni che Gianfranco illustra a proposito della necessità dei Piano B, sembrano riferirsi alla sua esperienza e interessi personali. Quindi non tutti si riconosceranno in queste applicazioni, che sono ad esempio la famiglia, la cucina, la vacanza. Ognuno evidentemente ha le sue. Io ho le mie, ma voglio essere fedele al “comandamento” di segretezza che suggerisce l'autore nel libro e non le dirò. La necessità della segretezza è uno dei capitoli iniziali del libro e fa parte dei “Princìpi del piano B”. “ Naturalmente uno dei punti di forza di ogni Piano B è la sua segretezza. "La segretezza garantisce l'invisibilità. La segretezza assicura l'imprevedibilità. La segretezza aumenta il suo fascino. La segretezza è sexy. C'è poco da fare” (pag. 30).

Anche nel mio caso, come in quelle trattate nel libro, le applicazioni del mio Piano B, hanno a che vedere con la morte di vecchie abitudini e paure (che il buddismo chiama afflizioni mentali, causa di azioni negative , il karma) con la conseguente aspirazione a cambiare rotta a creare Piani B. Per questo il libro mi è piaciuto. “So” di cosa parla, al di là degli esempi, applicazioni e princìpi. Conosco quella condizione umana che li richiede urgentemente. E sono pure d'accordo con l'idea espressa nel libro, che avere un piano B è un modo per imparare ad avere fiducia in se stessi: “L'uomo del piano B tiene a mente, da una vita, un'antica massima di Appio Claudio Cieco riferita a Sallustio: Faber est suae quisque fortunae: ciascuno è artefice del suo destino”. (pag. 20). Condivido questa massima ma la completo con l'idea, buddista ma poi anche molto occidentale, che le cose accadono per cause e condizioni. C'è la mia determinazione, ma il mio Piano B deve essere un Piano che funziona di suo, ovvero devono esserci tutta una serie di condizioni favorevoli che io non controllo, che io non decido. Perché tutto e legato a tutto, tutto è interdipendente, e noi siamo legati agli uni agli altri e i nostri Piani si realizzano se manteniamo una grande apertura verso il mondo. Lo dice molto bene Gianfranco nel suo libro: “L'uomo del Piano B ha tre grandi talenti. Sa ascoltare. Sa osservare. Sa memorizzare le cose” (pag. 13). Ma la cosa più importante che Gianfranco deve aver imparato negli ultimi tempi e che è sia testo che sotto testo di questo libro (molto sotto testo, secondo me) è che l'uomo del Piano B sa, vuole, gli piace il cambiamento. Cambiamento non nel senso oggi qui domani là, cambiamento della propria mente, del proprio punto di vista, visuale su se stesso e il mondo. Lo si nota in tutto il libro, ad esempio in maniera esplicita in quel bel dialogo, ben fatto da un punto di vista narrativo, tra lui e uno dei suoi maestri. Gianfranco gli racconta le sue delusioni, il suo scoraggiamento: “Ma hai un tetto, in ogni caso”.” E non ci piove”. "Nel senso che il tetto tiene?” Bofonchio. “Anche”. “ E poi hai da mangiare...” “ Vero”....”Ma non sei felice. Non sei felice lo stesso. Non ti basta”. E gli suggerisce di tornare a lavorare con le mani” ( pagg 22-23).

Quel “Non ti basta”, mi ha fatto sobbalzare. Ma è quello che dicono sempre i Lama Buddisti! Fanno l'elenco di tutto quello che possediamo qui in occidente, macchine, cibo, vestiti, mariti, fidanzati. E poi chiedono Basta? E poi ridono.
Anche Gianfranco l'ha capito cosa voleva suggerirgli quel suo maestro: “Era molto semplicemente di diventare un illuminato” (pag. 23). Dice proprio così, diventare un illuminato...; qualche riga dopo specifica cosa intende: "una libertà che aiuta l'anima a crescere” (pag. 23). E ancora: “Un vero uomo del Piano B è intriso di spiritualità” (pag. 42). E mi piace molto il suo modo di “credere”. L'uomo del Piano B crede nell'anima per istinto, “perché sa di averne una, è la sua coscienza” (pag. 42). Intendere anima con coscienza è molto, molto buddista, il buddismo parla di coscienza, che è mutevole, cambia sempre ed quella che rinasce.

Per attuare un Piano B Gianfranco suggerisce delle regole e delle fasi, e questa è la parte del libro che ho definito all'inizio un trattato: “Documentazione, progettazione, sperimentazione, attuazione...Le buone idee possono venire a tutti. Ma la capacità di realizzare le idee è un talento di pochi” ( pag. 25).
La parola "trattato" che ho appena usato mi suggerisce di dire due parole sullo stile con cui questo libro è stato scritto. Le parti che ho preferito sono quelle in cui lo stile è spontaneo,quelle in cui le pagine sono scritte con il cuore E' quello che io intendo per prosa spontanea. Non semplicemente scrivere di getto. E' scrivere con il cuore. Il cuore detta, la mano scrive. E' uno stile letterario e l'ha inventato Kerouac. Molte parti del libro di Gianfranco sono scritte così. Ad esempio l'ultima che mi è piaciuta tantissimo. Già avevo cominciato a dubitare della fattibilità del mio Piano B, quando Gianfranco tira fuori il coniglio dal cilindro: il Piano C! Che bello che è il Piano C!

Dice qualcosa Gianfranco di cosa può capitare a chi si innamora troppo del suo Piano B che assomiglia molto al “veleno dell'attaccamento” di cui parla il buddismo. Anche del buddismo che è stato il proprio Piano B della vita. Ci si attacca al Buddismo, si diventa settari e ridicoli. Dice Gianfranco: “Il piano C significa questo...essere pronti a rinunciare alle proprie sicurezze, alle proprie convinzioni” (pag. 139). Con il Piano C ci si diverte a sbagliare: “L'uomo del Piano C... ha capito che a volte, nella vita, è il caso di sbagliare. Sbagliare diventa fondamentale... l'uomo del Piano C ha qualcosa di particolarmente bello, romantico e coinvolgente. E' vivo". (pag. 140).

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Gianfranco Franchi (Trieste,  1978).

Gianfranco Franchi, "L'arte del Piano B. Un libro strategico.", Piano B Edizioni, Prato, 2011. Collana Zeitgeist. Copertina di Maurizio Ceccato.

Franchi su Lankelot:

Piano B in Lankelot:

Sito della Piano B:

http://www.lankelot.eu/letteratura/franchi-gianfranco-larte-del-piano-b-un-libro-strategico.html  - Consonni sul Piano B.

Dianella Bardelli

ISBN/EAN: 
978-88-96665-35-0

Commenti

[pianobismo] tutti i

[pianobismo] tutti i riferimenti:

Gianfranco Franchi, "L'arte del Piano B. Un libro strategico.", Piano B Edizioni, Prato, 2011. Collana Zeitgeist. Copertina di Maurizio Ceccato.

Franchi su Lankelot:

Piano B in Lankelot:

Sito della Piano B:

http://www.lankelot.eu/letteratura/franchi-gianfranco-larte-del-piano-b-un-libro-strategico.html  - Consonni sul Piano B.

[arte del piano b] dice

[arte del piano b] dice Dianella: "Questo libro è sia un'autobiografia che un trattato su quelli che nel buddismo vengono chiamati “mezzi abili”, che consistono nella capacità di attuare strategie utili a raggiungere uno scopo (in sanscrito upaya) e che lo stesso Gianfranco riferendosi al Piano B definisce un'arte. Ed quella di chi capisce qual è il momento di cambiare: “mentre tu ti stavi rovinando la vita strutturando nuovi piani di sopravvivenza...stava già cercando la via di fuga”."

> buona lettura!

[Chogyam Trungpa] Sul

[Chogyam Trungpa] Sul concetto di “mezzi abili” nel buddismo vi trascrivo un brano tratto da Chogyam Trungpa, "Al di là del materialismo spirituale", Ubaldini, 1976. Non l'ho messo nella recensione per non appesantirla, ma ha a che vedere moltissimo con quello che scrive Gianfranco nel suo L'arte del Piano B: “Quando una persona è insieme saggia e compassionevole, le sue azioni sono molto abili e irradiano enorme energia. Quest'azione abile è menzionata come upaya, “abilità dei mezzi”. Qui abile non significa tortuoso o diplomatico. L'upaya accade semplicemente come risposta ad una situazione. Se una persona è totalmente aperta, la sua risposta alla vita sarà molto diretta, forse perfino scandalosa da un punto di vista convenzionale, perché l'abilità dei mezzi non ammette alcuna assurdità. Rivela e affronta le situazioni come sono: è energia quanto mai abile e precisa...Per il modo convenzionale di pensare compassione significa semplicemente essere buoni e affettuosi. Questa sorta di compassione è definita nelle scritture “amore della nonna”. ..Ma la compassione vera è impietosa, dal punto di vista dell'Io, perché non considera l'impulso dell'Io a conservarsi. E' “saggezza pazza”. (pag. 140).

[Trungpa] Passo da

[Trungpa] Passo da meditazione, come l'intero pezzo, appassionato e coinvolgente. Oggi mediterò sul senso dell'upaya. Merci Dianella. Grazie davvero. Felice di sentire la risposta di tanta vita in questa tua lettura, trascinante, veramente. Merci.

[arte piano b] giunto or ora,

[arte piano b] giunto or ora, e già gestalteggia sulla mia sozza scrivania. scrivania tipica del b, credo. ma saprò presto dire meglio. ;-)

[nevabop] grande marco,

[nevabop] grande marco, grazie:). Spero veramente che ti piaccia, che ti diverta, che ti regali qualcosa. In caso contrario, pagherò da bere alla prima opportunità, promesso.

[piano b] parto dagli

[piano b] parto dagli acquerelli degli interludi, dialogati con quell’urgenza umana che veramente contraddistingue i nostri giorni. battute che flaiano, mi permetto di credere, apprezzerebbe. ci si rivede, a usare il cane come sonda per verificare se l’altro è o non è del B. tipo con baffi e senza baffi (e i baffi sono con la b: anche vittorini apprezzerebbe). Il clima da infiltrati è solo apparentemente comico-tragico. Il fatto è che è realmente così e che si sente quest’aria fredda nella quale respirano i personaggi, cioè noi. Cosa ci spinge a cercare una soluzione, perché è questo che dalla prima all’ultima pagina viene insinuato, bisbigliato, urlato, affermato, ipotizzato persino con abile retorica? Tra le immagini più belle che mi hanno convinto ci sono il binomio radici-passato, il fatto che non è che tutto il kalos è anche agatos (Seneca faceva l’usuraio), che il monotasking è onesto e leale e necessario, che lealtà e onestà sono le nostre possibilità migliori, anche e anzi soprattutto se nel frattempo lavoriamo a un piano b. Ma queste cose non bastano a rispondere. Il mio dubbio più importante è stato fugato dal piano c, quello dell’entusiasmo, quello del superamento dell’impasse. Le tracce suggerite qua e là per tutti gli aspiranti pianobisti (fanculo la città, circondati di animali, osserva la segretezza e documentati, studia) sono così simili a quello che chiamavo sottomarco che quasi mi sono intenerito (per me, per questo bisogno che abbiamo di cercare alternative sotterranee). Siamo disperati anche se sorridiamo. il mio piano b non ha funzionato, è andata un po’ meglio con la c, nonostante sia fanfarona, disorganizzata e infantile - come è giusto che sia. Il sentimento più positivo che ho trovato tra queste pagine ha a che fare con la concretezza, seppure ingentilita da allusioni e figurine impalpabili. Ma neanche la concretezza basta. Non basta avere solo cento cose, magari usate, per risolvere. Certo calma. Come ha scritto epicentro, questa è anche una parodia (anche del genere guida al tuo successo), e come tutte le parodie ben riuscite allieta e fa riflettere. In che senso è strategico? Questo libro parla del piano b, ma è a sua volta un piano b, cioè è il tentativo di darsi - e offrire - un’alternativa. Ma attenzione: non concreta. Non è questo che più conta. L’alternativa è vista con una certa nostalgia, e io ho sentito una tenerezza (mi ricollego al sottomarco), nel guardare quel se stesso che ha studiato, si è documentato, si è fatto fortezza, ma pure ha conosciuto la crisi. La crisi è la condizione di un rigido pianobista. Io ho capito questo, ma potrei sbagliarmi clamorosamente: il piano b non è via d’uscita, non è soluzione. il piano b è il piano b, cioè è poetico, elitario a suo modo, toi aristoi, severo, utile per pigliare boccate. per questo occorre la c. E dubito che gianfranco pianobista lo sia ancora. Nel momento in cui ha concepito il piano b (azzardo, ma almeno mi diverto) ha già visto un altro orizzonte. Ho sentito distanza, come se quelli fossero i giocattoli in soffitta. Forse per GF il piano più congeniale è quello G. O magari già basta F. A proposito, dove sei arrivato?

[marco] bellissimo quanto

[marco] bellissimo quanto dici qui:

"Le tracce suggerite qua e là per tutti gli aspiranti pianobisti (fanculo la città, circondati di animali, osserva la segretezza e documentati, studia) sono così simili a quello che chiamavo sottomarco che quasi mi sono intenerito (per me, per questo bisogno che abbiamo di cercare alternative sotterranee). Siamo disperati anche se sorridiamo".

veramente.

[sempre marco] e stesso vale

[sempre marco] e stesso vale qui:

"il piano b non è via d’uscita, non è soluzione. il piano b è il piano b, cioè è poetico, elitario a suo modo, toi aristoi, severo, utile per pigliare boccate. per questo occorre la c."

Sì.

[ancora, marco] "Forse per GF

[ancora, marco] "Forse per GF il piano più congeniale è quello G. O magari già basta F. A proposito, dove sei arrivato?"

> Sono solo l'evangelista pianobista. Temo di essere un fantastico uomo del piano a, con sporadiche incursioni nel piano c. Ma ho molta ammirazione per i pianobisti.

[pianob] è che in noi convive

[pianob] è che in noi convive l'alfabeto. ;-)