Franchi Gianfranco

L'inadempienza (Postfazione)

Autore: 
Franchi Gianfranco
“Esistono pagine nei solchi del mio viso”.
Come rughe. A increspare sorrisi e pianti silenti, consumatisi in dieci anni di versi. “Anni di buio, di scrittura scontrosa, disperato studio.” Anni di notti-rifugio, di ombra, e fuoco e sogni. Simbiosi di carta e pelle, di cui L’Inadempienza costituisce sigillo. Perché questa raccolta è nodo che vincola Franchi alla menzogna della poesia. È il moderno “Canzoniere” di chi si riconosce “uomo d’ideale, cavaliere d’arte e d’amore” e dolorosamente conscio, intropidisce le chiare, fresche e dolci acque di petrarchesca memoria, per sprofondare nel gorgo della propria “miseria di carne e spirito”.
E allora bere al calice d’inchiostro è ubriacarsi d’illusione, è giurare fedeltà all’utopia e pretendere immortalità. Dritto verso la meta: l’infinito. Non senza conoscere l’inferno, anzi vivendolo nella pienezza del suo tormento. Franchi è il nuovo Orfeo che discende nell’Ade, per quello che egli stesso definisce come il viaggio al termine della propria notte. Sfida il dolore mediante la forza della parola prima. Ma “la poesia è cieca nomina e non ha nome è l’abominio della verità”. È trasfigurazione, confessione e specchio deformante. È disperata ricerca di senso e consolazione contro il veleno subdolo della nostalgia, contro la solitudine, contro il vuoto generato dall’abbandono, contro il senso di inutilità e di estraneità nei confronti della società e del suo stesso tempo, contro il “fragore silenzioso di una morte in vita”. 
Versi come antidoto al male di vivere, quindi. Quasi ad attutire il tuono della Browning di Guido Morselli, a ribadire distanza dal suo gesto, pur sottolineando empatia assoluta. Versi a deviare dall’insensatezza della realtà, a deragliare dalla pigra routine malata di noia, a cristallizzare la memoria. Perché il passato non si dimentica, e plasma le ossessioni del presente, generando rimpianto e rimorso. Per quel che era, poteva essere e più non è. Per quel che è stato e non doveva essere. Per quel che non è stato e non sarà.
Ne derivano pagine di profonda intensità in cui la storia individuale del poeta si fonde ad esempio, con quella delle sue due città di riferimento: la nativa Trieste e l’adottiva Roma, alle quali dedica liriche di rara bellezza, capaci di sviscerare sia il desolato smarrimento alimentato dal declino inesorabile della vecchia città asburgica un tempo sfavillante e oggi ombra nell’ombra della Mitteleuropa”, sia il complesso rapporto di amore/odio nei confronti della capitale, rea di insudiciare il proprio nome glorioso, con la sciatteria indifferente di chi non vive nient’altro che un cimitero a cielo aperto, dimentico e inconsapevole.
Diametralmente opposta, la posizione del poeta, ferito nell’acuta sensibilità dalla “sudicia tristezza dell’incolore sua esistenza”, intossicato dalla malinconia cronica che scandisce le ore in un cancrenoso rinnovarsi d’impotenza e d’inerzia. Ma non si spegne il verso: la sofferenza trova ancora requie nella “poesia, riparo ultimo e sacra difesa infiammata dagli sconfitti e allora mai vinta”.
E “canta roco il cavaliere”, “la cui anima danza sui vetri del suo specchio di carta”, regalando frammenti di un sentire che fatica a coniugare il tempo futuro.
“Domani non esiste”, domani non è. Piuttosto prevale il desiderio di regressione, a quel prima indefinito, quando “innocenza era sgomento”, quando ancora non si era valicato il confine. Perché la “giovinezza corrompe deruba la poesia” e “si schianta l’ideale defraudato”. Allora la preghiera è un sonno che difenda dal domani, distolga dalla coscienza e abbandoni all’amore. Mentre l’imperativo è “resistere, resistere: nel nome di utopia”.
In ognuna delle sei sezioni del libro, Franchi descrive il dissidio di uno spirito dilaniato dalla sofferenza, disgustato dall’impotenza, accecato dall’ingiustizia, accasciato nella percezione della propria imperfezione, mortificato dall’impossibilità di vedersi riconosciuto un senso, eppure ancora capace di aspettare: “un sorriso, un poco di fiato e un briciolo d’amore”, giacchè “il cuore s’offende di troppo dolore, s’ostina a sperare, a plasmare illusione”. 
Le pagine si popolano di figure mitologiche: è scrittura pagana che, orfana di un “cielo sprezzante dei singhiozzi”, invoca Dioniso e Pizia e Sileno e Orfeo e Apollo e le Muse, tutte. Il poeta chiama a sé i suoi fratelli letterati: Morselli, Gozzano e Campana, in particolare. Per confortarne il tormento mediante quella comprensione che, postuma, diventa struggente condivisione del dolore. Omaggia Vicious dei Sex Pistols, ma in special modo Ian Curtis eletto interprete del suo stesso disagio. E la poesia tracima innocenza ferita, recupera schegge d’infanzia, assorbe il gelo del perduto amore.
Rivivono il sogno di Atlantide, la leggenda del re Orso, della sua tavola rotonda, di Lancillotto e Ginevra. Il fantastico s’intreccia al ricordo, Franchi ricorre ad immagini fiabesche: torri, delfini, cigni di cristallo, carillon e soldatini di piombo diventano cifra stilistica di una lingua ibrida, sperimentalista e postmoderna che sintetizza l’eco degli antichi, le distorsioni della musica e il magma incandescente di quelli che è possibile considerare senza inganno i suoi autori di riferimento. Al lirismo non estraneo a grecismi e latinismi si mescola, quindi, un inglese più volte mutuato dal rock e per effetto del quale il verso si spezza in parentesi a nascondere e svelare, secondo un double-coding che sfida il lettore, pretendendone dedizione. Perché la forma è corteccia, decoro naturale. Opera è metamorfosi; leggenda contaminata, sperimentazione impressa —accudite parole, promesse”.
Quelle imputate ad un Dio immemore, che perde la maiuscola a partire dalla seconda silloge. Quelle rispettate, a costo del sangue: “sgretolato e corroso, corrotto mai”. Quelle condivise con anime affini, brucianti del medesimo eroico furore. Quelle mancate: inadempiente.
A scolorarne il rimorso, l’ambrosia bacchica, tema delle quartine di Omar Khayyam e l’ubriacatura di quelle che Franchi annovera tra le sue droghe, pesanti e leggere: bellezza, sentimenti, sigarette, caffè, nostalgia, desiderio, donne. S’insinuano stordendolo, uccidendolo, rallegrandolo, infiammandolo, “vizioso fragile”.
Ma è l’amore assassinato a vincerlo, soggiogandolo. Persa la Lucilla delle sue ombre, il poeta ripiomba nel buio, accartocciato in un silenzio che lo umilia. Condannato alla coscienza, “ogni notte processa mancanze, sentenze, presunzioni, maledice le parole che non le ha detto, la perpetua negazione, le di lei rimozioni”. E domanda d’esser meravigliato, dimostrando ancora una volta sete e fiducia nel potere guaritore dell’amore, raffigurato come “un ponte al confine col niente (che) assolve i rimorsi, travolge il presente”. Il solo a poter restituire il sorriso. E “se sorride, Franchi, smette di morire”, irriverente riprende a scintillare di vita, a dissolversi e rinnovarsi nell’inchiostro. A rubare l’oggi a Dio, disobbedendogli. Perché la parola ritorna, lacerando l’immobilità del cielo con la forza di un tuono che, sacrilego, sfida: “e adesso aspettati qualcosa che non mi pento e non mi spengo”.
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
Gianfranco Franchi (Trieste, 1978), detto Lankelot, ha pubblicato in poesia: L’imperfezione – Opera III (2002) e Ombra della fontana. (2003; Kult, 2006), poi confluiti ne L’inadempienza (Il Foglio Letterario, 2008). In narrativa: Disorder (Il Foglio Letterario, 2006) e Pagano (Il Foglio Letterario, 2007). In saggistica, ha curato la plaquette Lettere alle tre amiche di Scipio Slataper (Alet, 2007).
È stato coordinatore di due riviste letterarie universitarie, Ouverture e Der Wunderwagen, tra 1997 e 2003. Dal 2003 è responsabile del portale indipendente di arti e scienze Lankelot.eu. Vive a Roma. Collabora con diverse testate, web o cartacee; lavora da consulente editoriale per la narrativa.
 
Gianfranco Franchi, “L’inadempienza”, Edizioni Il Foglio, Piombino 2008.
Prefazioni di Marco Fressura e Patrick Karlsen (I) e Nicola Vacca (II). Postfazione di Angela Migliore.
Quarta di Stefano Scalich. Illustrazioni di Maurizio Ceccato.
Impaginazione e grafica di Marco Fressura.
Collana: Autori Contemporanei Poesia. Direttore Fabrizio Manini.
 
Angela Migliore, luglio 2008
ISBN/EAN: 
9788876061813

Commenti

Lo aspettavamo da anni ed ora è finalemte reale, tangibile nella sua concretezza cartacea. Finalmente!!
Grande Franco!!

La postfazioneè molto bella, un ottimo lavoro.
"In ognuna delle sei sezioni del libro, Franchi descrive il dissidio di uno spirito dilaniato dalla sofferenza, disgustato dall?impotenza, accecato dall?ingiustizia, accasciato nella percezione della propria imperfezione, mortificato dall?impossibilità di vedersi riconosciuto un senso, eppure ancora capace di aspettare: ?un sorriso, un poco di fiato e un briciolo d?amore?, giacchè ?il cuore s?offende di troppo dolore, s?ostina a sperare, a plasmare illusione?.
>Questo aveva colpito anche me a suo tempo, come diverse altre cosette che ho notato in questo articolo.
Sinceramente stavolta dubito di riuscire a creare una recensione all'altezza, tra Intro e Post forse avrete già scritto tutto.

Grandeeee!

Complimenti vivissimi GF. Non vedo l'ora di leggerlo. Chiedo subito una copia all'amico Gordiano.

Ottima anche la recensione di Angela, come sempre del resto.

Con stima sincera
Gian Paolo

Grazie di cuore ad Angela per la postfazione, e per la pubblicazione dell'articolo qui su Lanke. Sarà una gioia ricevere le prime copie del libro, ormai ci dovremmo essere quasi:).
Marina: sono convinto - come tutti - che da te arriverà un saggio esemplare. Al solito;).
Gian Paolo: grazie a te. Credo che entro una decina di giorni ti arriverà, secondo i miei calcoli (e quelli di IBS e del sito del Foglio) è ormai nell'aria:).

"Il poeta chiama a sé i suoi fratelli letterati: Morselli, Gozzano e Campana, in particolare. Per confortarne il tormento mediante quella comprensione che, postuma, diventa struggente condivisione del dolore. Omaggia Vicious dei Sex Pistols, ma in special modo Ian Curtis eletto interprete del suo stesso disagio. E la poesia tracima innocenza ferita, recupera schegge d?infanzia, assorbe il gelo del perduto amore".

> Questo è uno dei miei passi preferiti, in assoluto.
Davvero molto bello, e ti ringrazio di cuore. E questo:

"Al lirismo non estraneo a grecismi e latinismi si mescola, quindi, un inglese più volte mutuato dal rock e per effetto del quale il verso si spezza in parentesi a nascondere e svelare, secondo un double-coding che sfida il lettore, pretendendone dedizione."

> E' la ragione per cui sogno una lettura "alternative o indie rock" del libro. C'è veramente una valanga di reminiscenze nascosta, al di là dei due o tre nomi (forse cinque-sei) spesi direttamente;). Più reminiscenze rock che letterarie forse no. Ma sono tante sul serio. Ottima pure l'osservazione sulle parentesi. Credo siano praticamente una cifra stilistica (pure in narrativa).

"?e adesso aspettati qualcosa che non mi pento e non mi spengo?."

> eh già.
Come ti dicevo anche dal vivo, non so come ringraziarti. Anzi sì. Appena pubblicherai qualcosa, sarò là a prefare o postfare o bandellare, se vorrai. Questo sicuro.

Vale, ac danke. Di cuore.
gf

4. Non vedo l'ora. Ovviamente attenditi un'ondata di recensioni da parte di tutti noi.

Per il momento in alto i calici.

Un abbraccio
Gian Paolo

Sono io che ringrazio te per il privilegio della postfazione ad un libro così importante. Importante umanamente oltre che per il suo valore sul piano letterario. Non immagini quanto abbia significato per me. E' stata una bellissima dimostrazione di amicizia che ho solo cercato di ricambiare al meglio delle mie capacità. Sai quanto sia stato difficile per me scriverne. Doveva essere qualcosa di più di una semplice pagina che offrisse una chiave di lettura al testo. Perchè leggere dieci anni di versi di una persona cara è come guardarne l'anima al microscopio e poi provare a spiegargliela. Insomma qualcosa di stupendamente delicato e al tempo stesso non privo di presunzione. In una sola parola: difficile, difficilissimo.
Sono contenta ti sia piaciuta. Ci speravo.

Dubito pubblicherò mai qualcosa, non sono all'altezza di tener testa ad un impegno del genere. Ma se mai dovessi rinsavire, la tua pagina sarà l'unica cosa degna di nota dell'eventuale testo.
Ti abbraccio forte.
Dai, Franco!!

;).
inchino.

Forza che manca poco. E a breve potrò darvi notizie ufficiali su "New Order". Credo che abbia trovato l'editore giusto. Se ne parla solo dopo le firme!

Ah che bella notizia!!
Incrocio le dita, allora!!

Mondadori o Einaudi Stile Libero?

11. :).
12. NONE OF THE ABOVE. Nessuno dei 4 grandi gruppi.
Fedele alla piccola e media editoria di qualità, fino alla morte.

(che prima o poi arriva.)

(meglio poi)

:).
che stranissimo momento che sto passando.
sta succedendo tutto, e non so come orientarmi.
vi voglio bene,
gf

Ti voglio bene anch'io.
Si può non volertene?
Forza Franco!
E speriamo vada tutto per il meglio.

:).

"leggere dieci anni di versi di una persona cara è come guardarne l?anima al microscopio e poi provare a spiegargliela. Insomma qualcosa di stupendamente delicato e al tempo stesso non privo di presunzione. In una sola parola: difficile, difficilissimo."

Ecco, Angela, spiegato (come meglio non avrei saputo) perché non riesco mai a recensire Franco...

(ma una recensione live in Calvi, con Andrea, appena qui s'è tutto sistemato? Live e senza registratori, dico...;) )

disponibile!
Da oggi è ordinabile.

19- Credo di poter capire bene, Paola. Ma riuscire nelle cose difficili è troppo bello per non provarci, almeno.

Già ordinato a Gordiano insieme a Disorder e appena terminata la rilettura di Pagano... ora sto leggendo Longanesi come mi hai consigliato.
Poi non dire che non ti voglio bene (come autore intendo, eh) :)

:). Grazie Francesco. Spero ti piacciano entrambi...

(ma Longanesi più di tutto.)

Pagano per me è un gran libro.
Di solito non leggo poesia ma credo che L'inadempienza mi piacerà.
Poi ho provato a leggere Stirner ma occorre una lettura attenta se no non riesco a cogliere il senso, quindi ho rimandato alla prossima estate quando avrò più tempo.

Di Longanesi ho preso gli unici due libri che c'erano in biblioteca a Cesena "Parliamo dell'elefante" e "Ci salveranno le vecchie zie", ora leggo questi e poi compro gli altri libri, mi piacerebbe anche consultare le sue riviste, cosa che farò appena avrò un po' di tempo.

fantastico.

Stirner è perfetto da leggere sotto l'ombrellone :)

ahah:)))

Scelgo questa bella e intensa pagina di Angela per rinnovare i migliori auspici al lavoro di Gianfranco, ai suoi sogni, al suo impegno.
Vien voglia di leggere al più presto la raccolta delle tue fatiche, perciò grazie per averle condivise con noi e grazie, tra gli altri, ad Angela che ha dato loro questa magnifica cornice.

Sto leggendo in questi giorni.
I miei complimenti al nostro Franchi: poesie che denotano una sensibilità e una maturità rare in un 30enne.
Peraltro anche un libro molto bello quanto a grafica.
Anche questo incentiva e rende piacevole la lettura.

Danke Lupo.

Deo gratias! Qualcun altro che ne parla!!! Lupus, ci racconterai della tua lettura...

Renzo Paris ti fa i complimenti per la postfazione;).

Addirittura?
Onoratissima.

Poker: non vedo nemmeno

Poker: non vedo nemmeno questo!
Dei 4 pezzi miei sui tuoi libri, tre compaiono vuoti e uno l'ho addirittura cancellato!

ludovico ha recuperato

ludovico ha recuperato l'ultima revisione;)

Perfetto! Grazie mille. Ora

Perfetto! Grazie mille. Ora spero in un miracolo Pagano :)