Franchi Gianfranco

L'inadempienza

Autore: 
Franchi Gianfranco

 

Alle scuole medie inferiori nell’ora di disegno noi allievi dovevamo squadrare il foglio. Il soggetto del disegno poteva essere indicato dall’insegnante o affidato alla libera creatività di ognuno ma doveva esprimersi entro i limiti della squadratura. Mi chiedevo perché non si potesse debordare da quei confini. E ancora, cosa succedesse travalicandone i limiti. E poiché, pur in modo del tutto inconsapevole, l’azzardo mi divertiva, io quei limiti violavo.

Fatto assai strano per i tempi feroci della scuola di allora, l’insegnante non mi riprendeva. Era una ragazza giovane e simpatica, una colomba tra colleghe aspre e mefitiche. Quelle lezioni di disegno ebbero un significato importante nella mia vita. Mi spinsero verso una precisa direzione: si poteva, forse si doveva violare il confine.

L’immagine di copertina della raccolta poetica di Gianfranco Franchi dal titolo L’inadempienza, mi ha fatto tornare in mente la suggestione di quel primo azzardo adolescenziale. A prima vista, la faccia impubere del fanciullo che deborda dalla copertina, mi aveva infastidito. Quella faccia rotonda che tracimava da ogni ragionevole squadratura disturbava il mio gusto per la proporzione, forzava i limiti entro cui l’immagine che apre una raccolta poetica avrebbe dovuto attenersi. La faccia era quella di Franchi, quanto a questo non avevo dubbi. Era la sua faccia e allo stesso tempo un’altra cosa ancora. Mi toccò riflettere su quest’altra cosa ancora che stuzzicava la mia curiosità.

La raccolta era corposa e mi spaventava quasi più del volto tratteggiato in copertina, messo lì a guardia della raccolta. Lo sguardo poi non aveva nulla di rassicurante. Non era lo sguardo di un fanciullo quanto piuttosto quello di un mostruoso fanciullo, nell’accezione latina del termine mostruoso. Suggeriva di lasciar perdere la lettura dei versi casomai non li si volesse prendere sul serio. Avvertiva che non sarebbe stato regalato niente, che il lettore avrebbe dovuto guadagnarsi passo dopo passo il senso del messaggio che il libro custodiva. Invitava a maneggiare con cura l’oggetto che si aveva sotto gli occhi perché era di natura fragile ed esplosiva allo stesso tempo. Se, con l’immagine di copertina, l’autore o chi per lui, ha voluto offrire, con precisi tratti a carboncino, una sintesi di questa raccolta di poesie, vi è riuscito in pieno.

Ho letto con molto interesse l’ottimo lavoro d’interpretazione svolto da Marina Monego che esamina i diversi periodi nei quali la raccolta poetica si dipana: un arco di tempo lungo dieci anni. Aggiungo che me ne sono pure servita come guida per non smarrirmi nella recensione di un’opera di poesia assai corposa e tutt’altro che semplice. Prima di leggere il lavoro di Marina Monego però ho esplorato la raccolta per conto mio, come si fa con un paesaggio, allo scopo di non farmi influenzare da interpretazioni altrui per quanto limpide e tecnicamente ineccepibili.

A partire da Rivelazione, raccolta di versi con i quali l’autore scopre e fa scoprire la sua vocazione, fino agli ultimi versi dal titolo L’inadempienza, ove si coglie l’avvenuta maturità del percorso letterario di Franchi, traspaiono in filigrana, pur rimanendo distinte e inedite dalla voce narrante, le voci di altri poeti e scrittori. Gli orribili lavoratori - tanto per richiamare un’espressione cara al Rimbaud di Una stagione all’inferno - a lui affini nel cogliere e testimoniare la natura del vero. Verranno altri orribili lavoratori, scriveva Rimbaud, a raccogliere il testimone che i fratelli nella poesia, hanno lasciato sul limite del loro percorso. Fratelli antichi e moderni, tra i quali, in particolare, come scrive Marina Monego, Ungaretti Campana, Gozzano, gli artisti rock, soprattutto Ian Curtis e padri spirituali tra i quali, in primis Guido Morselli.

Sono loro la stremata legione che si accampa insieme al capitano Franchi alle soglie dell’Ade. Il giovane poeta della prima raccolta di versi (Rivelazioni), accetta la sfida. Raccoglie il testimone. Tocca a lui, ora, varcare le soglie dell’Ade.

Vestito di bianco, purificato dalle riflessioni e dal tormento che l’hanno accompagnato nel rivelarsi e svelarsi della poesia, il poeta, sposo della letteratura, ancora incerto sulla direzione da prendere ma determinato ad agire, scende nell’oscuro Unterwelt. Vi scende da sposo fanciullo, antico e moderno, allo stesso tempo, con il compito di strappare agli dei il fuoco freddo che ci hanno rubato obbligandoci in questo modo alla smemoratezza:

Sposo son io della luce perfetta…(Rivelazioni, p. 133).

L’intera raccolta di versi è segnata da una progressiva maturazione che non definirei percorso evolutivo. Il termine evoluzione mi rammenta un susseguirsi di esperienze che conducono ad un risultato grazie ad una somma di eventi. Al contrario, il percorso dell’artista, la sua maturazione, sta nello spogliarsi via via di ogni zavorra che ne rallenti il cammino, che distragga lo sguardo dall’essenziale, ovvero dal fuoco freddo del quale si deve appropriare. Dunque mi sembra più coerente parlare di un passaggio all’ombra della poetica di Franchi nel segno della sottrazione: segno meno il cui significato sta nel prendere le distanze dall’immagine compiacente di sé che lo sposo di bianco vestito si era creato.

Il mondo sotterraneo non fa sconti. La morte, unica madre, apre le porte del suo dominio al poeta al prezzo che egli accetti di specchiarsi nel volto tenebroso e vergine di lei, al fine di vedervi la propria anima. Anima di codardo, traditore, disertore, impostore, e in quella riconoscere la propria immagine, quella miserabile del colpevole, dell’apprendista stregone che ancora dice “io”:
Muto, / discesi nel fondo /  corvo immacolato nel grano.

Il passaggio all’ombra, Il viaggio al termine della notte nei suoi diversi momenti, esprime, a mio avviso, il battesimo del poeta nelle gelide acque del vero e del bello. Come scrive Marina Monego nella sua notevole recensione, solitudine è la sorte del capitano, che avanza in sé stesso, silenzioso, fino in fondo inesorabilmente.

Il battesimo è avvenuto e, in virtù di quello, l’artista può rivelare la natura del verso poetico e stabilirne le norme: tre segreti, tre vie, tre alleati, tre condizioni. Cito ancora Marina Monego: emergono valori (onestà, fedeltà, lealtà), ma sono necessarie anche forza, purezza, lucidità, incandescenza. Sono gli ideali del cavaliere. Un decalogo laico. Il battesimo è pure un rito alchemico che fa del poeta un sacerdote della Musa al quale è concesso di lenire il dolore del mondo: …conosco l’energia che dissolve il dolore (L’Ade, p.143).

Da qualsiasi parte si esamini questa raccolta non si può prescindere dalla percezione del furore che anima la scrittura di Franchi. La potenza di fuoco insita nei suo versi è piombo fuso colato in un calco, dal quale affiorano i tratti per nulla incerti di un’ indomabile volontà guerriera:

Caricherò legioni intere /  furioso come un orso, /  e mai potrete imprigionarmi, / e mai potrete imprigionarmi, / e mai potrete imprigionarmi. / E la morte non avrà nessun dominio (Ade; viaggio al termine della mia notte. Momento primo. P. 140).

In Lucilla delle mie ombre il poeta insegue un bisogno di unità e di consolazione. L’immagine femminile è vagheggiata fino quasi al delirio. L’amore può placare il tormento dell’anima, la fusione con la donna- domina -dea può fare il miracolo di lenire la potenza di fuoco che strazia le membra del poeta e lo fa deragliare. Le espressioni più frequenti in questa parte della raccolta rimandano al ritorno e alla nostalgia. Parole nel segno di un linguaggio romantico dal quale occorre guardarsi. Nostalgia e ritorno più che parole sono vortici dotati di potente energia entropica.

Su questi versi azzardo un’interpretazione molto soggettiva: dal lirismo romantico occorre tagliare con un colpo di spada la schiuma di superficie, il sentimentalismo sempre in agguato, il lamento di colui che vagheggia e sospira. La morte, unica madre, pietosamente ha mostrato la via. Ma non è la morte l’incarnazione della letteratura. Vi vedrei piuttosto Le cinque Lucille. Non sono forse loro le signore della luce?

Ma la letteratura, la sposa, non viene al poeta per consolarlo. Esige una completa dedizione ed è feroce tanto quanto lo è il poeta nella sua ambizione di divenirne lo sposo. L’autore è davanti alla letteratura e può dunque scordarsi di dormire appagato, non più scisso, con la testa appoggiata al suo grembo. Lei gli porge la mano in un invito alla danza: everything is broken up, and dances. Illusorio soltanto pensare che sia lei a danzare. Danzerà lui, il poeta, per acclimatarsi con il senso della parola ritorno. Infatti è nella danza, movimento rotatorio quanto quello della volta celeste, che trova piena compiutezza l’espressione ritorno.

Ad accompagnare la danza sono, di volta in volta, figure dai nomi per nulla romantici: empietà, menzogna, sozzura, noia, disincanto. Tutte maschere con le quali il poeta dovrà misurarsi senza volgere il viso per non vedere.

Allora forse potrà

Sognare di sognarti e di essere sognato”.

Ad ogni ritorno al punto di partenza, in apparenza sempre uguale, il poeta per un istante ferma il tempo. Ruba l’eternità, il fuoco freddo. Restituisce la memoria che è stata smarrita. Unisce in questo modo ciò che è scisso. L’istante d’eternità strappato agli dei è luce che esce dal tempo. Quell’istante eterno nessun demone o dio potrà sottrarre.

Dio è specchio: / silenzio e inganno, / carcere e labirinto. /  Et caelum recessit /  Sicut liber involutus: / affannosa rivelazione dell’esito. / Pretendo un rinnovato cielo, / un’infinita neoterra: / apparirà la fertile utopia, / l’insoluta soluzione (direzione del labirinto), / scoperta chiave d’ogni carcere; / io, uomo, specchio d’uomo, / riconoscerò ogni inganno / (aborrirò) silenzio (catrame d’un dio) / perché tutto, sì, suggerirà / musica: / precoce codice di Dio. / Sconquassata memoria del dolore: felicità perfetta è rinascenza. ( p. 174, L’inadempienza).

Con l’ultima raccolta di versi che porta il titolo L’inadempienza l’autore ha decimato le illusioni. . Vede il nulla ma in quel nulla è il vuoto della luce. E’ un buon inizio dopo un’estenuante lotta. Resisterà con tutte le sue forze. Sorridendo e disobbedendo.

E adesso aspettati qualcosa che non mi pento e non mi spengo. (Scissione, da L’inadempienza).

 

RASSEGNA STAMPA COMPLETA:

www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=2452.0

 

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Gianfranco Franchi (Trieste, 1978), detto Lankelot, ha pubblicato in poesia: L’imperfezione – Opera III (2002) e Ombra della fontana. (2003; Kult, 2006), poi confluiti ne L’inadempienza (Il Foglio Letterario, 2008). In narrativa: Disorder (Il Foglio Letterario, 2006) e Pagano (Il Foglio Letterario, 2007). In saggistica, ha curato la plaquette Lettere alle tre amiche di Scipio Slataper (Alet, 2007).
È stato coordinatore di due riviste letterarie universitarie, Ouverture e Der Wunderwagen, tra 1997 e 2003. Dal 2003 è responsabile del portale indipendente di arti e scienze Lankelot.eu. Vive a Roma. Collabora con diverse testate, web o cartacee; lavora da consulente editoriale per la narrativa.

Gianfranco Franchi, “L’inadempienza”, Edizioni Il Foglio, Piombino 2008.
Prefazioni di Marco Fressura e Patrick Karlsen (I) e Nicola Vacca (II). Postfazione di Angela Migliore. Quarta di Stefano Scalich. Illustrazioni di Maurizio Ceccato.
Impaginazione e grafica di Marco Fressura.
Collana: Autori Contemporanei Poesia. Direttore Fabrizio Manini.

Renata Adamo, ottobre 2008


ISBN/EAN: 
9788876061813

Commenti

si poteva, forse si doveva violare il confine...

Renata, è una bellissima sorpresa e un grande regalo.
Rileggo e medito in nottata. a domani per i commenti.

intanto, inchino ac danke.

"Quelle lezioni di disegno ebbero un significato importante nella mia vita. Mi spinsero verso una precisa direzione: si poteva, forse si doveva violare il confine."

> Sin da questo passo ho capito che l'articolo mi sarebbe piaciuto tanto:). Bellissimo incipit.

Scrivi, della copertina: "Non era lo sguardo di un fanciullo quanto piuttosto quello di un mostruoso fanciullo, nell?accezione latina del termine mostruoso. Suggeriva di lasciar perdere la lettura dei versi casomai non li si volesse prendere sul serio".

> Probabile:). Ogni verità a proposito di quell'immagine, tratta da una foto di 6-7 anni fa, è custodita dall'art director, Marco Fressura.
A proposito di bambini mostruosi - in accezione latina - il tema mi sta molto a cuore: a partire da Kaspar Hauser:).
Ottimo rilievo.

"varcare le soglie dell?Ade".

> Ricordati di aver colto questo aspetto, tra 4-5 anni, quando finirò un lavoro che per ora nessuno ha letto...

"segno meno il cui significato sta nel prendere le distanze dall?immagine compiacente di sé che lo sposo di bianco vestito si era creato".

> "Turista per caso" insegna: il meno è quasi sempre il meglio.
http://en.wikipedia.org/wiki/The_Accidental_Tourist_(film)

Buttazzi profetizzava: la nostra è la poetica della sottrazione.
Eh...

"La potenza di fuoco insita nei suo versi è piombo fuso colato in un calco, dal quale affiorano i tratti per nulla incerti di un? indomabile volontà guerriera"

> Vero. Fino alla morte.
Sono programmato per questo.:).

"Vede il nulla ma in quel nulla è il vuoto della luce. E? un buon inizio dopo un?estenuante lotta. Resisterà con tutte le sue forze. Sorridendo e disobbedendo."

> Complimenti. E' un grandissimo atto di comprensione e amicizia, una lettura potente e libera: come la tua anima.
Disobbedire è naturale e giusto. E' quel che dobbiamo al nostro tempo. Si obbedisce solo al Logos. Al Logos dobbiamo ascolto e fedeltà, e al Logos soltanto.

Hai scritto con intelligenza, e con tanto cuore.
E tra l'altro neanche sapevo avessi il libro:). Questa è una sorpresa grande. Grazie, grazie, grazie.

intanto ti ringrazio per aver letto il mio lavoro e sono contenta che ti sia servito come guida.
Anch'io prima di leggere gli articoli altrui mi faccio una mia idea! :)
Bellissime parole, molto interessante questo spunto sulla sottrazione:"?segno meno il cui significato sta nel prendere le distanze dall?immagine compiacente di sé che lo sposo di bianco vestito si era creato?.
Mi piace molto anche la parte dedicata alle Lucille e il discorso della danza.

4 lavori lunghi all'orizzonte......

se non crepo/mi ammazzano prima, sì.
Almeno 2. Sto raccogliendo materiale e idee. E li sto scrivendo in testa...

e dai, mi ammazzano.....insomma pensa a star qua.:)