Franchi Gianfranco

Intervista su "Pagano" e non solo

Autore: 
Franchi Gianfranco

1) Se il tuo libro avesse avuto dietro una forte casa editrice - sono convinto - sarebbe stato un caso. E tu agli occhi di un critico o di un lettore poco attento o addirittura in virtù di strategie commerciali saresti passato per nostalgico o revisionista. Ci hai mai pensato?

Sì. Ma ho perso molta fiducia nei confronti dei lettori: mi interessa fondamentalmente il giudizio degli artisti e dei letterati. Che un italiano discretamente interessato alla Letteratura possa leggere e criticare i miei libri è difficile, per via della distribuzione, ma è nelle cose: italiani appena alfabetizzati scrivono, votano, fanno politica, figliano, consumano, etc. Succede. Sono loro la maggioranza e i mostri siamo noi, che addirittura riconosciamo la differenza tra uno e un altro editore, tra una e un’altra collana, tra uno e un altro movimento.
Quel che scrivo non è per loro. Non li voglio, e in ogni caso mi devono lasciare in pace. Tutto qua. Manteniamo per bene le distanze. Credo negli individui e non nelle masse. I lettori, dal punto di vista editoriale, sono massa.
Ho preferito, come in passato, affidarmi a un editore che crede in me e viene a cercarmi personalmente. Convincendomi per l’affetto e l’amore che porta alle mie creazioni, per la fede che ha nella mia scrittura: sposando io stesso lo spirito della sua collana, della sua ricerca. Contando su un rapporto umano e artistico consolidato nel tempo. Magari un giorno piacerò a editori diversi, ma la prassi dovrà restare quella. Io voglio essere desiderato e amato, altrimenti sto bene da solo e non chiedo niente a nessuno. Sono fatto così…  
 

Quanto alle nostalgie, sono pieno di nostalgie. Sono nostalgico da tanti punti di vista. Non so nemmeno da dove cominciare. Stesso discorso vale per il revisionismo. Ho rispetto per l’intelligenza, dubito di tutto… mi piace dubitare, mi piace approfondire, mi piace restituire frammenti d’essenza alle realtà. Mi approprio volentieri di entrambi gli aggettivi. Nostalgico e revisionista.

2) In tempi di fondamentalismi dirsi pagano assume un significato importante. Mi pare evidente che il termine pagano per te abbia un significato decisamente più legato alla sfera della libertà artistica che a quella religiosa. Ma spostando il discorso, credi che oggi il paganesimo potrebbe essere una buona religione politica, un buon instrumentum regni?

Il paganesimo non è mai morto, in Europa, si è solo mascherato e adattato. Siamo in epoca pagana e ne ho rivendicato le radici. Credo sia necessario restituire il paganesimo alla luce per tornare ad animare, allegoricamente, il pantheon: popoli liberati confederati all’insegna d’un’idea unica. Politicamente niente è così evoluto, niente è così fertile di coesistenza tra comunità, niente è così artisticamente suggestivo. Niente è così Romano.

3) Il cristianesimo ha assunto molti caratteri del paganesimo. Penso alla moltitudine di culti, al fatto che in definitiva non sia una religione monolitica né monoteista. Non credi che proprio in virtù di questi caratteri mutuati in parte dal paganesimo il cristianesimo sia in definitiva la religione che meglio si è adattata - o si adatta- al concetto di democrazia occidentale?

Inevitabilmente. Sai benissimo come la penso: non credo affatto nella coesistenza tra islamici e pagani: perché non credo sia possibile, in ogni caso, coesistenza tra popoli armati di Verità e popoli armati di dubbio e libertà d’espressione. È una tragedia inevitabile: noi siamo portati a credere che il confronto e la dialettica siano la chiave di volta per la libertà e per l’autonomia di ogni individuo, altri vivono il confronto in chiave missionaria o neocolonialista, a dispetto dell’odioso minimalismo d’accatto, della timidezza delle prime false dichiarazioni dei nostri sempre nuovi ospiti.
Le moschee hanno cominciato a disturbarmi da quando ho scoperto che gli arabi hanno – in qualche verso – vaticinato Roma islamica. Ma non scherziamo. A casa, a casa, a casa: a casa vostra. Col vostro Dio ingombrante e monolitico, onnipotente e prepotente; con le vostre liturgie, e i vostri sogni. Questa terra non sarà mai musulmana. Mio figlio non sarà musulmano. Siamo orgogliosi della nostra decadenza e non vogliamo confonderci, né intendiamo cambiare idea o distenderci sul tappeto d’un altro Giove. Grazie.
Dialogare sì, ma non dentro casa. Fuori, in piazza, volentieri. In casa entrano solo gli amici: non chi vuole convertire, né chi vuole vendere qualcosa, né chi vuole dirottare storia, tradizione, cultura ed essenza della mia nazione.
Mi oppongo e avallo l’intolleranza, quando qualcuno mi grida “Verità”. E non mi sembra di dire niente di destra. Piuttosto: condivido la posizione gandhiana che voleva che tutte le culture circolassero liberamente nelle nostre case, senza che nessuna di esse ci dominasse. 

4) Il protagonista del tuo libro è un ex-missino deluso dalla  attuale destra italiana. In Pagano fai capire al lettore che c'era un patrimonio morale della destra prima dell'alleanza con Berlusconi. A tuo avviso quale era questo patrimonio morale e in quali valori consisteva?

Onore, fedeltà, lealtà. Tradizione e desiderio di evoluzione spirituale; estraneità alla corruzione, renitenza all’opportunismo, difesa della cultura di ogni comunità, e delle arti e del territorio di ogni comunità. Orgoglio della propria identità, coscienza delle proprie radici. C’era un senso di giustizia e di trasparenza che aveva radici antiche: l’onore. Un uomo che perdeva l’onore era niente. Poi hanno venduto il dna al delfino di Craxi, e d’un tratto essere di destra ha implicato abiurare se stessi: leali a un imprenditore, fedeli alla poltrona, onorevoli senza onore. Senza tradizione, senza evoluzione: seduti al fianco dei corrotti, in prima linea a difendere l’identità di chi occupa militarmente il nostro territorio da molti decenni, e magari ad affiancarlo in nuove guerre di occupazione. Berlusconi ha distrutto tutto. Che altro dirti. Per me molte cose sono morte da un pezzo. Ma non scordo. In ogni caso, da qualche tempo mi sento piacevolmente allineato alle posizioni anarchiche di Stirner. Non ho più nessuna fiducia nei partiti di massa, né in questa repubblica parlamentare, né nella sua democrazia.

5) In Pagano e in altri tuoi lavori sono riconoscibili posizioni critiche nei confronti della politica estera americana. Soprattutto critichi il vassallaggio di Europa e Italia nei confronti degli Usa. Tuttavia oggi che l'UE è priva di valori comuni e di una politica comune e soprattutto priva di risorse energetiche e lo scenario della guerra fredda è stato sostituito da una geopolitica del caos dove la russia torna all'autoritarismo e dove Cina, India, Giappone si preparano a diventare superpotenze, oggi in questa situazione, l'Europa può davvero pensare di avere una politica autonoma, indipendente dagli Usa?

L’Europa deve avere una politica autonoma e indipendente. Che gli yankee tornino alla Dottrina Monroe e che in ogni caso abbandonino le basi Nato sparse nelle nazioni europee ormai illegalmente occupate. Noi dobbiamo tornare a guardare a quel che gli angloamericani hanno contribuito a distruggere: all’ultima eredità del Sacro Romano Impero: quella splendida patria dei popoli che era l’Austria absburgica, esempio di amministrazione illuminata e di tolleranza, di cultura e di progresso. Non so se possiamo avere fiducia negli eredi di Otto, onestamente il suo primogenito non mi sembra avere l’intelligenza e il carisma adatti. Forse basta rianimare quello spirito: che l’Europa riparta da quella Grande Guerra che l’ha distrutta e snaturata. Che ritrovi la Mitteleuropa come guida e faro; e che sappia mostrarsi consapevole, determinata e presente. Che abbia coraggio delle sue identità plurime, e del suo spirito grande. Ne riparleremo meglio.

6) A distanza di poco tempo dall'uscita di Pagano sei pienamente soddisfatto del tuo lavoro?

No, perché qualche letterato a cui tenevo e tengo molto non ha capito fino in fondo o ha del tutto frainteso cosa significava restituire centralità a Stirner, cosa significava denunciare la fatiscenza dello Stato Moderno, cosa significava richiamare gli artisti alla causa della libertà e della ricerca, cosa significava denunciare l’occupazione americana, cosa significava ribadire il male dell’americanizzazione della cultura e della cultura politica, cosa implicava la provocazione del paganesimo. Ho sofferto come un cane per i fraintendimenti e le manipolazioni, ho smadonnato quando mi accorgevo che a volte cancellavano la politica e a volte rifiutavano la letterarietà, leggendo quando solo la prima, quando solo la seconda parte del libro. Io sono contento dell’opera ma non del tutto del suo impatto. Volevo desse disperato coraggio e tanta coscienza, volevo regalasse impertinenza e spregiudicatezza. M’accorgo a volte che se avessi scritto che preferisco le Dr Martens alle Tod’s sarei stato egualmente riconosciuto come uno che scrive bene ma parla dei cazzi suoi. Che è la vox populi, mi si dice, che sono ombelicale. Sì, infatti parlo coi tentacoli, come nel libro: faccio anche affari coi tentacoli, quando posso.
Purtroppo certi addetti ai lavori non sono letterati, e certi letterati sono diventati impiegati, s’è spento il fuoco sacro. In realtà leggendo certe recensioni ho pensato seriamente di non essere l’autore del libro. Il che è inquietante. Sarò mica uno che scrive perché ne ha bisogno? No eh?
Io ho dedicato tutta la mia vita alla Letteratura. Sono un lettore forte, per prima cosa. Se pubblicassi merda sarei un pazzo. Io pubblico qualcosa di degno, altrimenti leggo. Punto.
Quanto talvolta accaduto – parlo dei fraintendimenti – conferma certi guasti classici del linguaggio in sé, e del mio in particolare, ma mi precipita nella paura di scrivere per me stesso e per chi magicamente condivide. E quindi il pensiero si trasla nella quotidianità, nella vita reale. E se tutte le comunicazioni fossero così? (come di fatto è?)
E poi mi vengono in mente cose che non hanno molto senso, ma tanto significato. E così via. Meglio fermarsi

7) A mio avviso la scena finale del libro - la cena- è molto significativa. La generazione del protagonista è davvero destinata a essere vecchia a 30 anni? E' davvero compressa tra cambiamenti epocali e destinata ad avere meno di quella dei padri?   

Sì. Sembra di sì. Non è finita, ma sembra plausibile che finisca così. Per quello dobbiamo combattere all’ultimo sangue, da intellettuali e da artisti, per fondare un tempo nuovo: per animare una vera rivoluzione culturale. Per chi verrà dopo di noi, ché mi sembra che per noi sia un po’ tardi. Succede.

Paolo, grazie. Sei grande e io ho fede in te, e non da ieri.
Questa tua intervista è un onore e un privilegio.
Dai vita ad arte nuova, regalaci gioia e intelligenza e sentimenti e poesia. Sempre

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Gianfranco Franchi (Trieste 1978), letterato romano e mitteleuropeo. Ha pubblicato due “laboratori” di poesia: “L’imperfezione-opera III” (2002) e “Ombra della fontana” (2003). È stato coordinatore di due riviste letterarie indipendenti, “Ouverture” e “Der Wunderwagen” tra il 1997 e il 2003. Tra il 2003 e il 2006 è stato responsabile del portale di comunicazione e critica letteraria e dello spettacolo lankelot.com, dove ha scritto recensioni di libri, film e dischi e pubblicato racconti. Quindi ha rifondato il sito collettivizzato lankelot.eu. Nel 2006 ha pubblicato la raccolta di racconti “Disorder. Unknown pleasures” (ed. Il Foglio). Vive(va) a Roma.

Gianfranco Franchi,“Pagano”, Piombino, Edizioni Il Foglio 2007. Prefazione di Gordiano Lupi. Postfazioni di Francesca Mazzucato e Patrick Karlsen.

Approfondimento in rete: CS e nota di FM in Books and Other Sorrows / Letteratitudine / Rassegna Stampa (dal 9 Settembre: in progress)

Paolo Mascheri, metà novembre 2007

ISBN/EAN: 
9788876061585

Commenti

Grazie, Paul:).
Un onore.

Alme Sol, curru nitido diem qui
Promis et celas alius que et idem
Nasceris, possis nihil urbe Roma
Visere maius

"No, perché qualche letterato a cui tenevo e tengo molto non ha capito fino in fondo o ha del tutto frainteso..."
Io credo, Gianfranco, che sia normale essere fraintesi e non capiti. A volte vengono fatte critiche, appunti su cose, come se fossero difetti, mentre sono esattamente quello che volevi dire (ed evidentemente il messaggio non è arrivato) ed altre, positive, comunque mettono in luce qualcosa non nel modo che uno pensava. E più si è chiari, anzi, più si è diretti, e spesso più si viene fraintesi.
Perché a dispetto del vocabolario, non usiamo le parole allo stesso modo. "un -ciao- può avere molte valenze, a seconda di come viene detto". tu hai scritto cose, ed ognuno le ha interpretate a suo piacimento. Il lettore, per quanto ti conosca, legge nelle tue parole una proiezione di sé. Non legge te, legge le tue parole. Per questo ho preferito la seconda alla prima parte. Il letterario, a parer mio, si presta a fraintendimenti minori, si stacca dalla persona in certo modo e, per me, risulta ancora più incisivo. Opinioni personali, niente più, e spero anche di essermi riuscito a spiegare, ché non sono sicuro.
ciao;-)

a voja:)

e grazie di cuore, Andrea.
Sai che sono finito a scrivere quella tesi di laurea sulla menzogna per diverse ragioni. Anche per quelle che spieghi tu...

"Il lettore, per quanto ti conosca, legge nelle tue parole una proiezione di sé. Non legge te, legge le tue parole. "

Gianfranco, purtroppo hai ragione. Finisce così. Finisce che ci leggiamo e ci recensiamo tra di noi. Tra letterati. Che poi letterato nel mio caso è una parola grossa. Io non sono un letterato. Sono uno che scrive. Sono uno che scrive e che pubblica. Se stesso. Altri. Perchè poi? A volte me lo chiedo. E da un po' di tempo a questa parte la risposta mica la trovo...

Gordiano

Noi abbiamo cercato - io ho cercato - di dartela.
E' difficile non apprezzare le tue creazioni. E' difficile non volerti bene. Sei una delle poche persone pulite e oneste e piene di talento di questo ambiente, sei un esempio...

e non devi mollare, devi tenere la tua posizione. Sei importante.
Sei letterato e sei artista e sei scrittore. Daje Gordiano.
Io credo in te.

"Sono uno che scrive e che pubblica. Se stesso. Altri. Perchè poi? A volte me lo chiedo. E da un po? di tempo a questa parte la risposta mica la trovo?"

> Per la Rivoluzione Culturale. Per un tempo nuovo.
Per il futuro, per i tuoi figli, per una rigenerazione della nazione.

Fa piacere sentirselo dire. Poi leggi gente come Mascheri - che indubbiamente sa scrivere - sfiduciato, che non pubblica, che non trova stimoli. Come lui molti, purtroppo. Pure io. Per farmi leggere e comprare devo pubblicare stronzate sui serial killer o libri sulle dive sexy (che pure mi piacciono). Tengo una rubrica di giovani narratori su www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php%3Flev%3D66&cmd=v&id=3833, cerco di dar visibilità a dei giovani promettenti. Pubblico libri in cui credo. Mi faccio il culo a fare fiere da Chiari a Foggia, passando per Massa e Pisa. Vado a Imperia, Reggio Emilia Modena, Bologna, Roma... E poi incontro un cazzone di editore a Chiari (Lietocolle) che mi dice: "Lupi? Il Foglio? Ah, quello che mi riempe di mail...". Cazzo, che mondo di merda, verrebbe da dire. E invece rispondo: "No, quello che da domani non te le manda più le mail e scordati che esisto, tanto te che esistevi io manco lo sapevo...". Fiera di Chiari. Invitano Francesca Mazzucato. La fanno parlare insieme a me in uno scantinato con 5 persone davanti. Sala grande c'erano Foà, Lopez e Rizzo, tutti super personaggi. Promettono di pagare le spese e poi col cazzo che le pagano, toccano a me. Roba da chiodi. Potrei continuare, ma basta, sono affranto.

Gordiano

Gordiano

un comune maestro - Bianciardi - parlava di Vita Agra.

Dobbiamo combattere. Altro non rimane che combattere. A questo punto, ripeto, all'ultimo sangue. C'è molto da distruggere, e molto da creare.

(ma Lietocolle chi è? Uno da antologie di poeti? Su... manco devi parlarci con uno così.)

Vita agra, certo. E per noi non c'è mai niente di facile. Merda a palate e se ti avanza raccattala (mi autocito - Lupi... quale libro?). Domanda da cento milioni...

Gordiano

Nemici miei?

No. Quasi quasi faccio anch'io un corso di scrittura.
Tu sì che lo sai come si tratta con gli scrittiorio esordienti, merda a palate e se ti avanza raccattala... il simpatico epiteto è rivolto al vecchio Giulio Mozzi. Si scherza, eh Giulio? direbbe Benigni...

Gordiano

"In realtà leggendo certe recensioni ho pensato seriamente di non essere l?autore del libro"

Scusa Franco, avevo già letto tutto ieri e un paio di volte. Intanto complimenti a Mascheri per la bella intervista, e a te per le risposte esaurientissime. Perdona se estrapolo questa frase ma mi ha colpito. Dici che è inquietante. A me dà la misura dei lettori. Di Pagano ho letto recensioni molto belle, su misura, e cose strane, al limite dell'incomprensibile. La mia idea me la sono fatta, sai la stima e l'apprezzamento, ho regalato Pagano ad amici e perfino alla biblioteca, l'ho fatto leggere. Ancora non riesco a scriverne, non è un libro qualunque.

Andrea dice cose vere nel suo commento e Gordiano cose sacrosante e complimenti per i nomi e i cognomi. Questo coraggio è importante, vitale. Anch'io dico a Gordiano di tener duro, perché sta facendo un grande lavoro.

Talvolta mi occupo di libri che non hanno a che fare col diritto e l'economia e trovo ignoranza crassa sui meccanismi editoriali e di distribuzione. "Avete idea di chi stiamo pagando"? dico alle colleghe che acquistano questo e quell'altro?

Ma certo Mondadori fa cassetta e anche cassa. Ormai i libri di Mondadori se proprio ho necessità me li prendo in biblioteca. E nei loro negozi non ci metto piede.
Ma basta questo?

Quanti piccoli editori di valore muoiono ogni giorno?

Dici, rispondendo alla lucida provocazione di Mascheri

"Quel che scrivo non è per loro. Non li voglio, e in ogni caso mi devono lasciare in pace. Tutto qua. Manteniamo per bene le distanze. Credo negli individui e non nelle masse. I lettori, dal punto di vista editoriale, sono massa. "

e Gordiano - che sa - risponde

"Gianfranco, purtroppo hai ragione. Finisce così. Finisce che ci leggiamo e ci recensiamo tra di noi. Tra letterati. "

Ilde:

"Talvolta mi occupo di libri che non hanno a che fare col diritto e l?economia e trovo ignoranza crassa sui meccanismi editoriali e di distribuzione. ?Avete idea di chi stiamo pagando?? dico alle colleghe che acquistano questo e quell?altro?

Ma certo Mondadori fa cassetta e anche cassa. Ormai i libri di Mondadori se proprio ho necessità me li prendo in biblioteca. E nei loro negozi non ci metto piede.
Ma basta questo? "

> E' un primo passo, e parlarne con gli altri letterati - gli altri lettori - è molto più importante di quel che possiamo credere. Si tratta di dinamiche spesso sconosciute anche dall'interno, per quanto sono poco divulgate e interiorizzate...

Non basta ma sostiene e alimenta coscienza.
E rivendica indirettamente quei piccoli editori di progetto, come potevo essere io, che non hanno fatto nemmeno in tempo a vagire per la quarta volta.

14.
Gordiano, c'è esordiente ed esordiente.
Gli esordienti mediocri, arroganti e tartassanti vanno trattati come scrivi tu. Quelli che prendono scrivono telefonano ogni 3-5 giorni per mandarti il promemoria, quelli che si sentono offesi se il loro libro non viene accettato - e magari non sanno nemmeno a chi lo hanno spedito.

Diciamo che ci sono esordienti consapevoli (pochi) ed esordienti presuntuosi e prepotenti (maggioranza assoluta). Naturale che i limiti e le debolezze strutturali del sistema invitino a scegliere la seconda strada piuttosto che la prima. Ciò non toglie che c'è modo e modo... e questo vale sia a piccolissimo e che a medio livello.

Se gli esordienti fossero anche lettori forti molti equivoci non si verificherebbero nemmeno. Perché, ad esempio, un giallista non spedirebbe mai un suo libro a un editore estraneo ai gialli. Per dire.

Sulle difficoltà degli italiani, in generale, aprirei un altro discorso. Perché quelle sì che mi stanno a cuore. Gli esordienti preferisco e preferivo e preferirei sempre andarli a puntare e stanare da solo, a questo punto...

Gordiano, per favore non mollare.
Fallo per noi giovani, per tuo figlio.
Non sai che tristezza provo nel leggere le tue parole.
Presento il mio libro a Cesena davanti a una ventina di persone, praticamente tutti amici e parenti, e la libraia mi dice che quello letterario è un mondo difficile, che il futuro è grigio.
Vado a Roma, discuto con un editore e mi dice che la situazione è drammatica, che non c'è spazio per l'editoria indipendente, che il mercato è monopolizzato.
Gli amici dei miei mi chiedono che lavoro vuoi fare "da grande", io rispondo il giornalista (per non dire scrittore o editore indipendente se no mi prenderebbero per scemo)e loro mi guardano con un'aria come dire poveretto.
Leggo su internet, sulle riviste specializzate che il mercato editoriale italiano è una vergogna.
Mia zia, commercialista, dice che il suo lavoro non è più come era vent'anni fa, non ci sono più soddisfazioni si lavora molto e si guadagna poco (ha 32 anni).
I miei, entrambi medici, dicono che la medicina è uno sfascio.
A scuola i prof. maledicono il giorno in cui scelsero di fare i professori, allora mi chiedo che aspirazioni dovrebbe avere un giovane come me?
Quali modelli dovrebbe seguire?
Davvero l'unico modo per "sfondare" (o vivere degnamente) è andare all'estero?
La situazione in Italia è così drammatica?
Non sono pessimista e non lo sarò mai, cercherò sempre di realizzare i miei sogni però la situazione mi sembra drammatica, spero di sbagliarmi.

Scusate i vari errori di punteggiatura ma ho postato il commento senza rileggerlo.

ho letto l'intervista- bella - appena è uscita e ci penso da qualche giorno....
"Quanto talvolta accaduto ? parlo dei fraintendimenti ? conferma certi guasti classici del linguaggio in sé, e del mio in particolare, ma mi precipita nella paura di scrivere per me stesso e per chi magicamente condivide. E quindi il pensiero si trasla nella quotidianità, nella vita reale. E se tutte le comunicazioni fossero così? (come di fatto è?)"
> io credo che sia nelle cose tutto questo come ti faceva notare altri prima di me, una volta scritto, il testo ha vita propria e capita chi capisce, chi capisce qualcosa e chi non capisce niente.
Quanto alle minoranze, Daniele mi dice - senza cattiveria sia chiaro, in modo bonario e un po'ironico - che "ce le facciamo e ce le diciamo", qui e alle presentazioni: ci si ritrova con chi si ha una certa affinità e si crea un certo clima, una buona parte del mondo resta fuori. Logico, non gli interessa oppure non comprende, non credo ci sia rimedio.

"Non legge te, legge le tue parole"> invece questa frase nei commenti mi fa pensare, quanto si legge dell'immagine "pubblica" che uno scrittore vuole dare di sé nell'opera e quanto, in trasparenza, si può leggere della sua perosne reale, fisica, umana? É un interrogativo che non credo abbia risposta ed è pure mooolto soggettivo. Lo lascio sospeso.

riguardo alle librerie e alle case editrici, io oscillo. Essendo la mia biblioteca fatta sia dai miei gusti personali che in vista del futuro (cioè la lascerò in eredità ai miei figli, che magari non sapranno che farsene o non lo so), cerco di inserirvi anche dei classici (o quasi) e se grosse editrici hanno una buona edizione, la prendo. Esempio qualunque: Buzzati è edito da Mondadori, volevo alcuni suoi libri e li ho trovati. Confesso di non aver molto indagato su di lui tra le editrici minori, però. Se voi siete tutti così coerenti siete molto più bravi. Oppure molti libri "di base" li avete già!:-)

"Quanto alle minoranze, Daniele mi dice - senza cattiveria sia chiaro, in modo bonario e un po?ironico - che ?ce le facciamo e ce le diciamo?, qui e alle presentazioni: ci si ritrova con chi si ha una certa affinità e si crea un certo clima, una buona parte del mondo resta fuori. Logico, non gli interessa oppure non comprende, non credo ci sia rimedio."

> La domanda è... quante volte abbiamo assistito a presentazioni di autori che non fossero amici o conoscenti, in assoluto, o - nel mio caso - non interessassero per lavoro?

La risposta la conosco. Una su...

Le ragioni sono chiare. Una presentazione raramente è un evento. Tutto dipende dalla confezione, dall'organizzazione, da fattori altri rispetto alla qualità dell'opera. Ricordo eventi di grandi autori con 10 presenze, me incluso. Perché?...

". Esempio qualunque: Buzzati è edito da Mondadori, volevo alcuni suoi libri e li ho trovati. Confesso di non aver molto indagato su di lui tra le editrici minori, però. Se voi siete tutti così coerenti siete molto più bravi. Oppure molti libri ?di base? li avete già!:-)"

> E' solo che Mondadori, allora, era Mondadori. Semplice:)

Insomma, piano ragazzi:)

Mai sentito un cristiano parlarmi della presentazione di Houellebecq o della Nothomb come fosse Roma-Juve o l'ultimo Bertolucci. Non stupitevi delle dinamiche prevedibili... fatevi le domande giuste.

ho visto la Nothomb. ma non era una vera e propria presentazione, non parlavano di libri. si limitava a firmare autografi. a quelle tre persone che avevano i suoi libri. tutto qua.
ho visto la presentazione invece di qualche persona che, più o meno, conoscevo. una interessante presentazione di Cerami, fatta insieme a Givone, a Firenze. deliziosa. e qualche altra cosa;-) (Maggiani, Lucarelli...non me ne vengono altri)
più tardi proseguo. o nei prossimi giorni. sigh...

Ma è così per tutti:).
Ecco perché serve... eh.
non lo dico.

interessante, davvero interessante. Anche leggere i commenti, dico