Sì, esiste qualcosa di diverso dalla narrativa di genere: nella nuova ondata di letteratura italiana si riconoscono tutta una serie di formidabili, giovani identità autoriali caratterizzate da un aspetto principe; questo aspetto è l'incompatibilità. Incompatibilità rispetto alle ideologie passate e presenti, incompatibilità rispetto ai manifesti e ai dogmi, incompatibilità rispetto – spesso – alla tradizione letteraria nazionale, quasi mai accettata come punto di riferimento primo e incontrovertibile; sembrano più inglesi o americani, per stile, reminiscenze e dignità autoriale. Sono artisti egoici, non egoisti; individualisti capaci di profondo e sincero altruismo, senza mai dimenticare la propria identità; cani sciolti che non riconoscono padrone, soltanto simile. Sono quei narratori che nessun regime, nessun partito e nessun movimento potrà mai annettersi, né assimilare, né assoldare. Sono quei narratori che non vogliono obbedire a niente di diverso dalla loro coscienza. Sono quei narratori che non hanno nessun interesse a diventare prigionieri d'un manifesto o d'un progetto. Sono – loro sì, davvero: altro che i feltrinellidi degli anni Settanta – franchi narratori.
Sono tutti figli del popolo, o a limite piccolo o medio borghesi: dimenticate il vecchio cliché dell'artista che si dedica alle patrie lettere perché può permettersi il lusso dell'antico, latino otium. Sono tutti costretti a vivere d'un altro mestiere, spesso decisamente distante dal loro, perché magari hanno già famiglia, oppure semplicemente sono orgogliosi della loro autonomia e della loro indipendenza. Sono tutti sinceramente innamorati della letteratura. Sono tutti estremamente portati a trasfigurare le loro esperienze professionali, esistenziali e territoriali in narrativa, senza mai cedere alle storture dogmatico-ideologiche che tanto hanno inquinato la creatività e l'intelligenza del secolo scorso.
Sono narratori che hanno esordito pubblicando per marchi piccoli e medi, non sempre popolari nelle grandi librerie italiane; man mano, stanno guadagnando consenso e apprezzamento tra i gruppi editoriali mainstream. E scommetto che quando leggeranno i loro nomi, in un articolo come questo, un po' saranno felici e un po' si risentiranno, perché in ogni caso ho creato una categoria per assimilarli tutti, sebbene questa categoria sia quella grottesca degli “incompatibili”: già, non dimenticate che spesso non sono compatibili nemmeno tra di loro, non soltanto rispetto alle linee letterarie o editoriali egemoni. Collaborano, magari, ma non fraternizzano. Sono solidali, ma non diventano amici. Ognuno va avanti per la sua strada: con le sue idee, il suo bagaglio culturale, i suoi artisti di riferimento, la “sua” letteratura.
Andrea Di Consoli, giornalista, poeta e narratore lucano classe 1976, nato a Zurigo da una famiglia di emigranti poi tornati in patria, già direttore editoriale di Avagliano, oggi di
Hacca, è – tra gli otto – l'unico letterato pienamente e orgogliosamente felice di aderire in primis alla nostra grande tradizione italiana: è uno scrittore capace di mostrare straordinaria fedeltà al suo territorio e al meridione, in generale, un poeta capace di scrivere col sangue dello spirito, parlando di tradizione, di dignità del popolo, di legami famigliari, d'appartenenza. In poesia la sua miglior pubblicazione è “
La navigazione del Po” (Aragno, 2007), in narrativa, il crudo e intenso “
La curva della notte” (Rizzoli, 2008).
Claudio Morici, psicologo pentito, copy, net artist, scrittore e viaggiatore chatwiniano, romano, classe 1972, è un narratore pop che ha già scritto un libro magnifico, “
Actarus. La vera storia di un pilota di robot” (Meridiano Zero, 2007): la più brillante, caustica e intelligente satira del nuovo mondo del lavoro e della ripetitività della vita contemporanea apparsa, ad oggi, in Italia. Ab origine, Morici ha saputo raccontare cosa significa lavorare nei centri di igiene mentale (“
Matti slegati”, Stampa Alternativa); ha cantato il precariato; infine, il turismo di massa, con splendida ferocia (“
La terra vista dalla luna”, Bompiani 2009). Morici è il
Douglas Adams italiano. Sembra uno scrittore anglosassone, ma ha un retrogusto romanesco verace niente male.
Paolo Mascheri, farmacista e scrittore aretino classe 1978, è un narratore che può ricordare tanto il primo
Moravia, per la sua capacità di spogliare e criticare la società borghese, quanto
Philip Roth: ha esordito pubblicando una raccolta di racconti non conformisti e ribelli, “
Poliuretano” (Pendragon, 2004), mentre il suo primo romanzo, “
Il gregario” (Minimum Fax, 2008), ha saputo rivelare contrasti e contraddizioni della provincia italiana, e tutto il trauma del passaggio di consegne tra la vecchia e la nuova generazione. Mascheri sembra un narratore americano (
Yates, la Munro, Carver,
Thom Jones) più che italiano; eppure, interpretando il Belpaese dà il massimo.
Andrea Consonni, scrittore e operaio lombardo classe 1979, è uno scrittore che sembra aver sintetizzato la rabbia e l'iconoclastia del primo
Palahniuk con la crudezza e l'irresponsabilità di
Welsh. È l'anarchico padre d'un esordio polifonico e non lineare, “
79 punti di fuga” (Besa, 2001) e di un secondo libro di un'onestà e di una disperata bellezza davvero spiazzanti, “
Wrong” (Il Foglio, 2003). Da quel momento in avanti, è stato estremamente attivo nel web, preferendo restare nell'ombra. Il suo terzo libro di narrativa è già circondato da grande attesa. Può essere, come
Tommaso Pincio, un narratore capace d'essere generazionale: soltanto, con più personalità. Vera promessa.
Luca Martello, studente e intellettuale sassarese classe 1983, è un letterato e un artista nato dall'inedito incontro tra l'onestà, la semplicità e la dignità della narrativa sarda (
Atzeni, Cambosu) e il nonsense, il grottesco, il ridicolo e l'imprevedibile (
Monty Python,
Marx Bros). Ha esordito pubblicando un'impressionante monografia dedicata a Groucho Marx e ai suoi fratelli, festeggiata da un trionfo di consensi critici piuttosto insolito per un “cinematografaro”. Il suo primo libro di narrativa uscirà a breve. E saprà spiazzare, disorientare, commuovere e divertire.
Luca Giachi è uno scrittore capitolino classe 1977, un dottorato in Psicologia di Comunità, chitarrista di una band di jazz core. Ha esordito in narrativa con un romanzo sentimentale, “
Oltre le parole” (Hacca, 2007), Premio Mondello; è stata un'opera prima molto intelligente, una sorta di romanzo di formazione leggero, mosaicale e politico, capace di mettere a confronto la vecchia e la nuova generazione, e di parlare di limiti e talenti di entrambe: Giachi ha cercato di ricordare a tutti che l'unica cosa che ha senso è quel sentimento indescrivibile, sconosciuto a tutti e che pure accade, come una 500 che vola dal cielo il 4 di agosto. L'amore.
Vanni Santoni, giornalista e scrittore toscano classe 1978, laureato in Scienze Politiche, ha esordito in narrativa con l'invenzione di tutta una serie di sketch sul precariato: i suoi “
Personaggi precari” sono sbarcati, da un piccolissimo marchio editoriale, direttamente sul Corriere della Sera di Firenze. Di lì al primo romanzo il passo è stato breve: “
Gli interessi in comune” (Feltrinelli, 2008), viziosa romantica trascinante e drogata storia di formazione d'una generazione di atipici, di inconcludenti e di goliardi.
Gianluca Morozzi, musicista e scrittore bolognese classe 1971, è il Nick Hornby italiano: le sue due grandi passioni, il calcio (
rossoblu) e il rock (Springsteen e poi il resto del mondo) sono le principali fonti di ispirazione d'una narrativa che ha saputo, a partire dai primi passi (“
Despero”, Fernandel 2001), conoscere respiro internazionale (“
Blackout”, Guanda 2004, è stato tradotto in America, Germania e Inghilterra) e periodica grandezza nazionalpopolare.
Nessuno di loro può considerarsi derivativo rispetto a un'ideologia egemone; nessuno di loro sembra obbedire ai comandi di un partito o di un manifesto. In una nazione che è stata ferita dallo strapiombo d'un ultrarealismo d'accatto, a servizio del partito di riferimento, per quasi sessant'anni, la notizia ha qualcosa di straordinario. Come a dire che finalmente i nostri narratori (ri)scoprono l'indipendenza, l'autonomia, l'individualismo. Finalmente i nostri narratori prendono e raccontano le loro vite, e quelle dei loro popoli, delle loro comunità, senza sottometterle all'egida d'un dogma; finalmente i nostri narratori riscoprono gioiosamente la loro unicità.
Mi piace pensare che uno sia il padre di questo approccio estetico, politico e culturale:
Guido Morselli, il caso letterario più rappresentativo ed enigmatico della letteratura nazionale, quello d'un artista benedetto da una gloria tutta postuma, rifiutato in vita da tutta l'editoria nazionale, riscoperto da morto e considerato in mezza Europa come una delle massime espressioni della narrativa italiana. Morselli, padre di romanzi indimenticabili come “
Dissipatio Humani Generis” e “Contropassato prossimo”, tutti pubblicati da Adelphi, ha pagato la sua coerenza, la sua onestà e la sua estraneità al circo editoriale e letterario con la morte in vita; col silenzio, col nullo riconoscimento dei suoi talenti, con l'emarginazione più cattiva e ingiusta. Non aveva chiese: non aveva tessere di partito: non intendeva sottomettersi a nessun movimento e a nessuna linea. Aveva, maledizione, soltanto voglia di fare letteratura, e di essere sé stesso. Incompatibile con l'Italia delle conventicole, dei gruppetti e delle mafiette, s'è ammazzato prima di poter scoprire che un lettore d'eccezione, come
Giuseppe Pontiggia, aveva appena dato parere favorevole a una sua pubblicazione per la più grande case editrice italiana, Adelphi. Io credo che il sangue di Morselli non sia stato speso invano, se oggi – 2010 – la lezione di autonomia, indipendenza, orgogliosa estraneità ai salotti e ai giochetti è una delle ragioni d'esistenza d'una intera generazione di atipici, e di incompatibili. E mi piace pensare che questo sia, in poche parole, semplicemente l'inizio di qualcosa di nuovo; di qualcosa di vero; di qualcosa di destinato a restare nel tempo. Qualcosa di ribelle, non di rivoluzionario. Qualcosa di unico.
Provo a immaginare questo futuro. In questo futuro ideale l'editoria è stata profondamente riformata: è sparita la vanity press, per legge, e sono spariti i libri dei mostri catodici, dei calciatori, dei comici di plastica e dei giornalisti d'accatto. L'editoria è tornata a servire la letteratura, e ad onorare i letterati. Il resto s'è fatto tipografia. I lettori hanno ritrovato il desiderio e il piacere di leggere grande letteratura, e non solo letteratura di genere. In questo futuro l'editoria ha saputo evitare le concentrazioni di potere: non accade più che un gruppo editoriale abbia posizioni prepotenti rispetto ad altri; soprattutto, non accade più che la grande distribuzione sia in mano dei grandi gruppi editoriali. In questo futuro, l'arte è tornata a inorgoglire e insuperbire gli italiani, che si riconoscono più nei loro letterati che nella loro vecchia classe politica: in questo futuro, abbiamo tutti deciso di voler essere rappresentati dagli intellettuali e dai filosofi, non più dagli affaristi o dagli imprenditori. In questo futuro, s'è tornati a guardare avanti sognando di plasmare utopia nuova: una nazione – una società – civile, pienamente democratica, libertaria, tollerante, solidale, pacifica e pacifista. In questo futuro, s'è tornati a ridere dei soldi, e di chi campa per averne di più e per vivere nel vizio, sulle spalle di tanti altri. In questo futuro, siamo tutti orgogliosi delle differenze che esistono tra ognuno di noi, e abbiamo una gran voglia di confrontarci e di imparare, tutti i giorni. In questo futuro, siamo tutti riconoscenti a quella generazione di grandi scrittori incompatibili che hanno saputo rischiare sulla loro pelle pur di restare fedeli a sé stessi. Io questo futuro lo voglio salutare domani.
Gianfranco Franchi
Prima pubblicazione cartacea dell'articolo: Il Secolo d'Italia, 6 giugno 2010, pagine 8, 9. © Il Secolo d'Italia. Titolo: "E' arrivato il momento dei franchi narratori"
Commenti
Sì, esiste qualcosa di
Sì, esiste qualcosa di diverso dalla narrativa di genere: nella nuova ondata di letteratura italiana si riconoscono tutta una serie di formidabili, giovani identità autoriali caratterizzate da un aspetto principe; questo aspetto è l'incompatibilità.
[gli incompatibili] Spendo
[gli incompatibili] Spendo questi nomi: Andrea Di Consoli, Claudio Morici, Paolo Mascheri, Andrea Consonni, Luca Martello, Luca Giachi, Vanni Santoni, Gianluca Morozzi....
buona lettura!
[Gli incompatibili] E
[Gli incompatibili] E tuttavia manca un nome. Il tuo. So che scrivendo di loro scrivi anche di te, ma va detto.
[incompatibili] Quoto
[incompatibili] Quoto assolutamente Ilde.
(-;Manca il tuo, già.
(-;Manca il tuo, già. D'altronde non lo potevi mettere, giusto? Ci ripenso, ogni tanto, al finale della tua Intro al saggio sui Radiohead. Dice davvero tanto, secondo me. Ciao. [mancano ragazze, umm. ma arriveranno - ne son certo]
[incompatibili] per prima
[incompatibili] per prima viene la letteratura, per primi vanno gli artisti. Non posso parlare di me scrivendo degli altri. Penso magari a ciò che mi piace, a ciò in cui credo, e magari sorrido. Però questo studio era tutto per loro:).
Quanto alle narratrici, mi sarebbe piaciuto che la Caroniti, ad esempio - sempre nata negli anni Settanta - avesse pubblicato qualcosa in questo periodo, o fosse sul punto di. Lei rientrava e rientra pienamente nel gioco dell'incompatibilità. E poi non so... è dura pizzicare qualcuno che non sia né chiesa né partito né ideologia né movimento, e tuttavia "sia", soltanto per la sua individualità, e per la sua renitenza ai generi. Però mi sembra [questa è la notizia] che chi un tempo prendeva questa strada "laterale" e molto, mooolto polverosa... oggi cominci a essere meno solo di un tempo.
(incompatibili) non so se
(incompatibili) non so se siano estranei a tutto o incompatibili, come scrivi tu. E neanche è fondamentale per me che lo siano, entro il limite della decenza. Morici sai quanto mi piace, Luca sono curioso di leggerlo in altra veste, e gli rinnovo i commplimenti per il saggio sui Marx, e poi non vedo l'ora di leggere il nuovo libro del caro Andrea Consonni (che dovrebbe mandarmene qualche stralcio a breve), a cui va tutta la mia amicizia e stima personale. Forza And!
[incompatibili] Laura, sì. Ci
[incompatibili] Laura, sì. Ci credo. Spero tanto anche in un altro paio di persone (una l'hai conosciuta come scrittrice in versi...ma scrive anche prose...). Niente, era così, giusto per provare a farti dire qualche altro nome (-:
[incompatibili] la Avallone,
[incompatibili] la Avallone, per come ha trattato la delicata materia della vita operaia nella Piombino di oggi, mi sembra possa starci. La stessa Baldanzi, decisamente politica ma non proprio partitica [già, quale partito], potrebbe rientrare in pieno, in prospettiva. Poi non so, autrici nate nei Settanta e negli Ottanta che non giochino sull'ombelico non sono così tante, mi sembra. Non posso dire di aver letto tutto, ma qualcosa più della media sì. A pelle direi che nella narrativa femminile un genere c'è, è il genere "io, donna". Emi-esistenziale, emi-diaristico, emi-sociale, sfumatura predominante drammatica o ironica. Un po' troppo ripetitivo...
[ncompatibili] bene, "in
[ncompatibili] bene,
"in questo futuro, abbiamo tutti deciso di voler essere rappresentati dagli intellettuali e dai filosofi, non più dagli affaristi o dagli imprenditori."
Ma questi intellettuali sono disposti a rappresentare un popolo simile? Potrebbe essere una bella rottura......
Comunque, in effetti manchi tu, ma del resto non potevi autorecensirti :)
[marina] io credo di sì. Non
[marina] io credo di sì. Non c'è niente di più onorevole... rappresentare e tutelare i cittadini e i lavoratori - venendo stipendiati come professori delle superiori, magari, non certo dieci o venti volte quanto loro - sarebbe il massimo per qualsiasi intellettuale.
[Incompatibili] Solo una
[Incompatibili] Solo una domanda: perché tra questi non c'è nemmeno una donna?
[Incompatibili] Ma sai
[Incompatibili] Ma sai Monnalisa che...parla di "franchi narratori", de "gli incompatibili". Magari farà anche le "franche narratrici", "le incompatibili". Scherzo. Notavo anch'io la stessa cosa qualche commento sopra. (-:
(incompatibili) Semplice,
(incompatibili) Semplice, perché le donne non sanno scrivere e quello che scrivono è sostanzialmente inutile.
[incompatibili] comunque, gf,
[incompatibili] comunque, gf, mancano le donne, è vero. E non è concepibile una rappresentanza senza donne, salteranno ben fuori da qualche parte, no?
Quanto al resto, magari potesse accadere, per ora vedo l'esatto contrario.
[incompatili] sì, ma io ho
[incompatili] sì, ma io ho già risposto poco fa, qualche commento più in alto... proponendo tre nomi:)
sì, solo su sollecitazione e
sì, solo su sollecitazione e senza dedicare loro la stessa dignità dei maschietti, aspettiamo un articolo sulle "incompatibili"! :)
[incompatibili] dovendo
[incompatibili] dovendo dedicare un discorso alle narratrici immagino qualcosa di diverso, di molto meno politico. Ci penserò:).
[incompatibili] dunque si
[incompatibili] dunque si potrebbe dire, in realtà, che le donne sono più incompatibili dei maschietti, politicamente parlando. Se ho capito bene usi "incompatibili" da un punto di vista politico. In questo senso, quindi, le donne non ci sono perché la loro scrittura sembrerebbe, di norma, "incompatibile". Sembrerebbe, dai brevi commenti che fai, che in realtà le "incompatibilità" maschile e femminile siano complementari. Ma non so se ho inteso bene.
[incompatibili] è così.
[incompatibili] è così. Viviamo un'epoca storica in cui le donne, qui in europa e in italia in particolare, hanno faticosamente e giustamente terminato di conquistare la sacrosanta parità. Adesso le donne si trovano di fronte a uno scenario molto diverso, molto caotico e molto complesso. Il discorso si complica, non approfondisco:). Magari lavoro un pezzo (non ora...;) )
Gran bel pezzo! Aspetto
Gran bel pezzo!
Aspetto quello sulle donne
[Incompatibili] Lo so che
[Incompatibili] Lo so che l'han già scritto, ma in effetti il nome mancante pesa parecchio, però certo non sei il tipo da autocelebrazioni. Quanto al discorso sulle donne, ho un'idea tutta personale che mi porta a considerarle più brave come lettrici che come autrici. E non credo sia un caso la grande presenza femminile nelle case editrici, dietro il libro a curarne tutto il percorso precedente alla pubblicazione, piuttosto che nel novero dei nomi di "incompatibili" da tenere d'occhio.
[incompatibili] Non posso che
[incompatibili] Non posso che timidamente ringraziare per quanto è stato scritto sul mio conto. Non aggiungo e spiego nulla, solo il fatto che attualmente altro che operaio, sono più disoccupato che operaio.
Sulla questione delle "incompatibili", mi preme solo segnalare questo libro:
http://www.lankelot.eu/letteratura/zambon-eva-hangover.html
e non perché l'autrice mi è cara ma perché fu un evento singolare, un libro unico a mio parere. E sarebbe bello che le "donne" di Lankelot lo cercassero e magari lo commentassero.
Tutto qui.
andrea
(poi, per il mio prossimo libro: faccio la previsione che magari uscirà quando, a 75 anni, riuscirò ad andare in pensione...ah ah ah ah)
Articolone davvero e
Articolone davvero e incentivo a leggere gli autori che citi (molti dei quali conosciuti qui). Mi mancano e sicuramente rimedierò!
[incompatibili] grazie Lupo.
[incompatibili] grazie Lupo. Probabilmente - a mente fredda... - in questo articolo ho sintetizzato una decina d'anni di lavoro. A ben guardare c'è molto della mia vecchia ricerca, qui. Forse adesso è ora di fare qualcosa di diverso. Ci penso...