NOTE A MARGINE DI UNA LETTURA
Ecco qua. Un titolo che capovolge. Vorrà dire qualcosa? Il primo album dei Joy Division ha come titolo Unknown Pleasures, e la sua prima canzone è Disorder. Ma qui, si rovescia contenitore e contenuto, eh. Prima di tutto, evitate di leggere la Prefazione e, se potete, anche la quarta di copertina. Non perché siano brutte, intendiamoci, fra l'altro fanno quello per cui sono state scritte, ma semmai leggetele come postfazione, ecco. Io le ho lette prima, ma arrivato in fondo avrei preferito non averlo fatto. Così si spiega questo mio consiglio.
Non è una raccolta di racconti, questo libro, ma un romanzo. Il fatto che ogni tanto appaiano dei titoli, e che ci sia un indice che numera questi vari titoli, vuol dire solamente che i capitoli sono titolati. Tutto qua. Se qualcuno vi dicesse che sono racconti, voi ditegli sì sì. In questo, dunque, romanzo, c'è un pezzo di storia di un personaggio. Non una storia, ma solo un pezzo, sì. E un personaggio, non fate caso al dettaglio insignificante che ci siano più nomi. Quei nomi non individuano alcun personaggio. Il protagonista, o la protagonista, è un altro, un'altra. Ci ho pensato un bel po', a questo. Prima di cominciarlo davvero a leggere, ne ho lette alcune pagine sparse. Mi è arrivato per posta insieme ad un altro libro, di cui per ora ho letto solo pagine sparse, ad inizio di gennaio. Ero tutto contento mentre l'aprivo. La sorpresa poi di vedere addirittura due, due, libri! Ma torno qualche riga indietro.
Dicevo, ne ho lette alcune pagine sparse. E già avevo trovato qualcosa che mi faceva dire, mavaffanculo! Alla fine però mi sono deciso, e sono partito dalla prima pagina per arrivare all'ultima. Ne ho letto buona parte in treno, fra Pistoia e Firenze, Firenze e Pistoia, usando come segnalino il biglietto del treno (così, quando arrivava il controllore, ce l'avevo a portata di mano). Un'altra parte me la sono letta a letto. Le classiche “qualche pagina prima di dormire”.
Seduto o sdraiato. In movimento o fermo. Lettura. A volte mi capitava di chiuderlo, e guardare fuori dal finestrino. Quello che ho visto, niente di particolare. O meglio, niente diverso dal solito. Non improvvise costruzioni cresciute come funghi, né foreste tropicali hanno fatto la loro comparsa in questi luoghi, se mai, io ero diverso. Anche il tempo. Un gennaio molto caldo. Mi ero messo il piumino, la prima volta che ho preso il treno quest'anno, e arrivato a parcheggiare a Pistoia ero in ritardo, così una corsa per prendere il treno. Sudato. Poi dentro anche più caldo. In somma sudato leggevo questo libro. Che pensavo fosse un libro di racconti. Invece no! Un romanzo. Il caso ha voluto che proprio nell'anno appena trascorso abbia letto due trilogie, quella di Samuel Beckett, e quella di Paul Auster. Due trilogie in cui ho trovato (o mi è sembrato di trovare) varie analogie (che possono essere dovute essenzialmente a: il caso; voluta citazione di Auster; l'inevitabile ritorno di alcuni temi in letteratura). Cosa c'entra tutto questo? Franchi come Auster come Beckett? No. Tutti fanno cose diverse, in tempi diversi, con metodi e significati diversi. Ma c'è questa cosa, che i personaggi si confondono, si inseguono a vicenda senza sapere l'un l'altro di essere seguiti, e l'inseguitore è inseguito e così via, in catene che non sembrano finire mai. Ecco, pure in Disorder ci sono questi due Io che si inseguono a vicenda, o magari uno segue l'altro, o. Entrambi lo sanno e fanno finta di non saperlo, oppure fingono di saperlo mentre non lo sanno. Fino a quando. Ma qui, c'è il titolo. Si prende il contenitore e si fa contenuto, e viceversa. Si prende Unknown Pleasures e si mette al posto di Disorder, e il rovescio. Si scambiano le posizioni. Si confondono le trame. Si gioca. Si gioca con la menzogna (che sarebbe, a quel che ho capito, una bugia più consapevole) e la scrittura. La scrittura è menzogna a voler ricreare un mondo attraverso parole, menzogna perché consapevole. Chi scrive questo romanzo, credo, sapesse, o intendesse la cosa in questo modo. Se non è così, amen. La cosa divertente di fare queste cose, dico, scrivere su di un testo, sta nel fatto che l'autore uno se lo immagina un po' come gli pare. Poi l'autore magari decide che va bene quello che ha detto uno piuttosto di un altro, anche se magari la pensa ancora in modo differente. Ma torno a dire, qualche volta l'ho mandato a quel paese. E sì, ma che si fa così? Leggevo delle parti e ci vedevo sotto un sorrisetto ironico. Mai visto Franchi Gianfranco. In foto, ma conta poco. Quel sorrisetto che sbeffeggia, sì quello. Forse mi sbaglio, ma avevo questa impressione, mentre leggevo alcune frasi, e non posso negarla ora che ho finito di leggerlo.
Non ci sono mulini a vento, a meno di non considerare l'INPS un mulino a vento. E altre cose. C'è tanta musica, o meglio, tante frasi tratte da canzoni. E per fortuna ne conoscevo un po', altrimenti avrei dovuto farmi una dose. Di musica. Che non mi sono fatto. Alcune canzoni non le conosco, ma pazienza. Si dice così, no? Questo romanzo, con questo romanzo, mi son preso un po' a cazzotti. Ma è finita con un pari. Macché finita. Eheh. Non è finita per niente. Perché ha questa cosa, il Franchi Gianfranco, di voler. Appunto. Spezzettare. Fare a pugni. Con chi? Con il lettore. Ti invita, tu che leggi, a prendere parte al gioco. Ti offre il là, il trampolino, e ti dice, Salta! E lo fa troncando frasi. Al verbo. Cose di questo tipo. E lo dichiara, come fosse una briscola. E mente dichiarando, come ovvio. Ti spara un titolo, e finge che. Tu sei lì che dal trampolino sei saltato (potevi non farlo, ma l'hai fatto, ti sei buttato e sei partito) ma lui zac, ti comincia un altro discorso. E lo interrompe. Non ti fa godere proprio delle tue elucubrazioni da lettore. Sicché ti verrebbe voglia di prenderlo a schiaffi. Poi ti trattieni. Ma c'è che ho detto Beckett e Auster, e sarebbe cosa di poco conto, da dare poco credito, solo che ho parlato di “trilogie”, e qui no. Nel senso, non. Saranno Guido e Gianfranco? Ma anche Giorgio o Giacomo, va bene lo stesso. E Gesualdo? Goffredo? Giovanni? Sì sì, tutti quelli che vuoi. Che poi, chi ha scritto, mette sulla carta un tal fottio di cose, di rimandi, citazioni, che siano consapevoli o inconsapevoli, poco importa. Perché se tutto è stato scritto, niente è stato letto, e anche se fosse? Le combinazioni non si esauriscono in un amen come la vita dell'universo. Perché uno parte e l'altro resta, ma d'improvviso, secondo me, si ritrova a correre in una notte con una macchina dietro che perde del carburante e non lo sa, mentre fa marcia indietro a prendere la rincorsa con lui fermo davanti ai suoi fari, oppure corre, sempre corre, dentro a un tunnel e immola una macchina frattanto che si fa in croce a braccia. Per carità, per carità!! Cosa manca, cosa manca? Tutto perfetto? Per niente. Ma qui non posso che riprendere un. Fallire. Fallire meglio. Fallire ancora. Accettare il fallimento non vuol dire fermarsi. Però ora basta con Beckett!!!
Quindi, cambiamo registro. Cambio. Dicevo del romanzo. La trama, interessante, prevede vari colpi di scene. Scene. (nel caso qualcuno pensasse che volessi scrivere “scena”). I personaggi, si mentono vicendevolmente, sapendo sempre qualcosa in più di chi legge. Chi legge, tende a fidarsi, per cui è possibile che si ritrovi in certe situazioni appena caotiche, ma che si disbrigano velocemente tagliando. Come un nodo. Si alternano momenti di pausa, a momenti di non-pausa. Il tutto è discretamente liquido, anche se la densità varia. Un buon romanzo (rischia l'ottimità, si dice così?), che corre il rischio di restare lì, ad aspettare, senza nessuno che lo caghi, ma visto che lo fa in maniera consapevole, ben venga, un po' di consapevolezza, e responsabilità di. Che è questa poi la cifra della lettura della scrittura, la consapevolezza, e la responsabilità. Possiamo giocare fino a quando vogliamo, e starci sui nervi, ma sempre consapevoli e responsabili che tutto il nostro/vostro/loro/tuo/suo/etc gioco, è tale. Così il Franchi, con questo romanzo, si dimostra consapevole e responsabile. Se pure ci sembrasse poco, guardiamoci intorno. Bene. E facciamo i nostri conti.
Fine.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE.
Gianfranco Franchi, Disorder. Unknown pleasures, Edizioni Il Foglio, Piombino 2006.
alcuni di questi link rimandano a recensioni già apparse su lankelot.eu.
http://www.ciao.it/Disorder_G_Franchi_2006__670116
http://www.kultunderground.org/index.asp?art=456
http://www.stradanove.net/news/testi/libri-06b/laaaa3011062.html
http://www.transfinito.net/article.php3?id_article=762
http://scritture.blog.kataweb.it/francescamazzucato/2006/09/disorder_di_gia.html
http://www.controluce.it/?q=node/451
http://www.booksblog.it/post/933/disorder-unknown-pleasures-di-gianfranco-franchi
Commenti
eccola qua. anche qui. si trova, infatti, anche su www.bombasicilia.it. e niente. tutto qua. probabilmente fra un mese avrei scritto diversamente.
"i personaggi si confondono, si inseguono a vicenda senza sapere l’un l’altro di essere seguiti, e l’inseguitore è inseguito e così via, in catene che non sembrano finire mai. Ecco, pure in Disorder ci sono questi due Io che si inseguono a vicenda, o magari uno segue l’altro, o. Entrambi lo sanno e fanno finta di non saperlo, oppure fingono di saperlo mentre non lo sanno." > Quest'osservazione va così in profondità che fa tremare le fondamenta della mia illusoria identità, giocata per scambi di ruolo tra autore, narratore e personaggio letterario (personaggi letterari). A ben guardare molto è qui, in questa intuizione che mi fa tornare in mente Il Lupo della Steppa di Hesse e qualcos'altro di particolarmente formativo e non solo per me. Credo che non sia uno stratagemma o un espediente, in altre parole, ma la dimostrazione di un vivo conflitto d'identità (di ruoli: di senso: di significati) che mi trascino dietro dal 1997, come "autore" di me stesso.
"La scrittura è menzogna a voler ricreare un mondo attraverso parole, menzogna perché consapevole. Chi scrive questo romanzo, credo, sapesse, o intendesse la cosa in questo modo."
La Letteratura è - Le Letterature sono - a meno di fuorvianti derive o pretese"realiste" di ogni genere, l'unico genere di comunicazione consapevole della propria estraneità alla verità. Menzogna applicata, estranea ai dogmi e alle leggi: codice di comunicazione che non vuole attestare il vero, e quindi paradossalmente riesce meglio dei generi "vincolati al vero" a testimoniarlo: da martire, in entrambe le accezioni del termine
Bene, portalo a teatro un giorno lontano, e ricrealo - mi sembra tu sia arrivato a una delle fonti prime del gioco (la fondazione della trama) e quindi sei andato a orientare il disordine. Vedrai che nel prossimo il respiro sarà meno frammentato e spezzettato, perché c'è meno flusso di coscienza, se non quando necessario, nullo neo-skaz o quasi e molta voglia di testimoniare l'esistenza di un io composto da e distante da. Mmm. Prima lo finisco, va.
Grazie ancora e un abbraccio.
"In questo, romanzo, c?è un pezzo di storia di un personaggio. Non una storia, ma solo un pezzo, sì. E un personaggio, non fate caso al dettaglio insignificante che ci siano più nomi".
Ottima osservaione.
Forse chi scrive è tutti i suoi personaggi.
Eppure tutti i personaggi non arrivano ad essere compiutamente colui che scrive.
4 > Il prossimo? Allora ci stai già lavorando??
Grande notizia!!
beh, per uno come me che ne dovrà parlare a breve, interessanti alcune divagazioni sul tema. Sì, anche per me romanzo. Però non ci ho trovato questa sfida al lettore che molti altri hano evidenziato. Io no. Io ci ho trovato una sfida moderna e coraggiosa, coerente al significato della poesia oggi e qui, in un mondo che parrebbe fare a meno delle parole specie se significative (e non meri "significanti"). Come ho già detto nella mia, una compatezza così grantica, nuova e aggressiva in uno scrittore di 26 anni, più o meno, nei contemporanei di oggi, non l'avevo trovata. Dovrei tornare indietro di almeno trenta anni (gli esordi di De carlo e Tondelli, per dire)
(è vero, avevo 26-27 anni; è vero, sto scrivendo il nuovo e sto andando avanti abbastanza tranquillamente; è vero, mancano ancora dei personaggi e non pochi ma devo invecchiare per completare quel che devo; infine, magari Baol, che auspicio, magari)
8. Si migliora Gianfranco, si migliora, vedrai. Con Disorder hai dimostrato che l'anarchia ha delle sue regole. Ordinare il disordine, esatto. Quando gli intellligenti sono anarchici, ne guadagna il buon gusto, di solito. E la libertà.
"Non ci sono mulini a vento, a meno di non considerare l?INPS un mulino a vento". Suggestiva questa immagine. Più in generale noto quante diverse chiavi di lettura ha generato "Disorder". Anche la tua Andrea è assolutamente originale.
Dico che il prossimo dovrà servire a risvegliare la nostra coscienza di intellettuali e artisti liberi e indipendenti. Per cominciare. E dovrà far riflettere sul rapporto tra ruolo e identità.
"Disorder" un giorno avrà un seguito, ve lo prometto.
Voglio tuttavia che serva a riscattare le persone pulite nell'italia contemporanea. Non solo gli intellettuali. Un giorno.
(per "Italia" intendo ovviamente chiunque capisca e parli la lingua letteraria di questo Stato.)
" E un personaggio, non fate caso al dettaglio insignificante che ci siano più nomi. Quei nomi non individuano alcun personaggio. Il protagonista, o la protagonista, è un altro, un?altra"
Osservazione molto notevole.
"con questo romanzo, mi son preso un po? a cazzotti" eheheheh! Franchi scatena strane reazioni, non c'é dubbio!
Comunque lettura assai originale.
11.Gf, m'intriga molto il rapporto ruolo/identità.
Adesso potrei provare a contare i miei ruoli.......
ti avevo detto un sacco di cose, gianfranco, e non ne ho fatta una.
ma questo è il 30esimo, e devo cominciare a predicare.
vediamo se riesco, eh.
A voja.
I've been waiting for a guide to come and take me by the hand,
Could these sensations make me feel the pleasures of a normal man?
These sensations barely interest me for another day,
I've got the spirit, lose the feeling, take the shock away.
It's getting faster, moving faster now, it's getting out of hand,
On the tenth floor, down the back stairs, it's a no man's land,
Lights are flashing, cars are crashing, getting frequent now,
I've got the spirit, lose the feeling, let it out somehow.
What means to you, what means to me, and we will meet again,
I'm watching you, I'm watching her, I'll take no pity from you friends,
Who is right, who can tell, and who gives a damn right now,
Until the spirit new sensation takes hold, then you know,
Until the spirit new sensation takes hold, then you know,
Until the spirit new sensation takes hold, then you know,
I've got the spirit, but lose the feeling,
I've got the spirit, but lose the feeling,
Feeling, feeling, feeling, feeling, feeling, feeling, feeling.
*
JD. Disorder.
I?ve got the spirit, but lose the feeling,
I?ve got the spirit, but lose the feeling,
Feeling, feeling, feeling, feeling, feeling, feeling, feeling.
Hai visto che il disordine è diventato ordine e guido e gianfranco è uno, come dicevo. Eh. Un romanzo. Puf.
;)