“Per qualche anno, non lo dimentico, i sogni sono stati nemici terrificanti; credevo di non riuscire più a liberarmene. Una volta ho vinto un incubo e ho deciso di tatuare la sua antitesi. È stato forse allora che ho rotto qualcosa. Lentamente, sono svaniti sia i sogni premonitori che quelli inquisitori; sia quelli indagatori che quelli simbolici. Passo ore di sonno buio e muto. Al risveglio sono stanco.” (p. 73)
La narrazione di "Disorder" è costituita da questo tono suggestivo ed incalzante. Guido Orsini è un ventisettenne che vive un periodo carico di una certa inquietudine affettiva ed esistenziale. Probabilmente, la prima è causata dalla fine della relazione con Liliana e la seconda da una concomitanza di situazioni quali: disoccupazione; nostalgia del passato e dell’adolescenza; conflitto col padre;…
All’imprevedibilità del futuro si contrappone la lucida coscienza del passato, dell’amore che è stato e che più non sarà. L’instabilità emotiva che ne consegue, non sfocia nella fiacchezza, o nell’abbattimento, ma è sostenuta da una forza interiore che il protagonista (forse inconsapevolmente) sprigiona. Non si crogiola nel suo dolore, ma con rabbia vuole uscirne. Cerca di cancellare i segni di lei (soprattutto in “Blind pilot”). Nell’ultimo racconto, “Postilla”, Guido (il letterato, carico dell’ideale creduto assopito), si risveglia e si sostituisce a Gianfranco (l’individuo). Prende le redini della situazione, si sbarazza dei ricordi intralcianti, e fa luce lì dove Gianfranco non ne vedeva più.
Nei ventisette racconti formanti quest’opera, si è visto abilmente appagato il bisogno del protagonista di “dipingere e scolpire e scrivere questa musica che ho dentro” (p. 94). Come la musica, anche Disorder è ricco di svariate note, mostrandosi stilisticamente, temporalmente e contestualmente poliforme.
POLIFORMITÀ STILISTICA
- Voce narrante
Nel primo racconto (“Macchie”) vi è un narratore onnisciente che presenta il protagonista in stile indiretto libero, come anche in “Divano letto”, “Liliana e l’infinito”, “Postilla”, e il paragrafo iniziale di “Complemento oggetto”.
In “L’incosciente” la narrazione è impersonale; procede a mò di un’analisi medica della patologia (sintomi, evidenze, reazioni, ecc.) fino ad arrivare alla “soluzione” (“La fantasia, e l’arte per l’arte”, p. 45).
Per il resto, la narrazione è affidata al protagonista, Guido, ad eccezione di alcuni racconti in cui emerge il suo alter ego, ossia il protagonista in carne ed ossa, Gianfranco Franchi (“Il molare è sempre alto”; “Postilla”; “La finestra dei burattini” e “Via Cosmo de Torres”).
- Musicalità
Come suggerito dal titolo, esplicito omaggio ai Joy Division, e dai titoli di alcuni racconti, quest’opera non poveva essere esente da riferimenti musicali. Non vi troviamo solamente citazioni di canzoni, ma, in alcuni casi, diviene essa stessa musicale, come in “Mi chiamo Guido Orsini” (dove oltretutto Guido afferma: “sono musica - e sono quella musica che vorrei ascoltare”, p. 53).
- Tecnica espressiva
Nella maggior parte dei racconti, Gianfranco Franchi dà vita a uno degli aspetti più caratteristici dell’opera: una tecnica narrativa eccezionalmente coinvolgente e affascinante. Gianfranco la descrive in questi termini:
“Quella tecnica espressiva […] è parte di una mia ricerca linguistica - in sintesi, sto studiando (applicando) il superamento dello stream of consciousness. […] Troppa articolazione è testimonianza di finzione. Il pensiero è diverso, è un singhiozzo e un intervallo e un precipizio rapido, in non necessaria sequenza e in variabile tempo e ritmo. Io non penso al lettore, scrivo pensando al pensiero o all'immagine o alla velocità della mia mente (ispirazione - è tutto là, e non c'è definizione). Quella velocità - quei tempi, meglio - devo mantenere, se voglio scrivere letteratura, e se voglio che sia musica, e che sia fedele alla musica che sento nel sangue mentre scrivo.” (Agosto 2006)
POLIFORMITÀ TEMPORALE
Il passato ritorna spesso, poiché “sei costituito di quel passato” ed “il passato non ti dimentica” (p. 37). Gli episodi ricordati in Disorder rappresentano le origini delle passioni che continuano ad animare il ventisettenne e sembrerebbero suddivisi per decenni.
Risale all’infanzia il suo interesse per la poesia: “Radiorai nel 1984 legge i miei versi di bambino. […] la poesia sulle conchiglie e sul mare è sabbia della mia infanzia” (p. 38); e per la Roma: “E ti ricordi, papà […] quando smaniavo per la domenica, che significava stadio e quindi tifare Roma assieme a te? Ma cosa pensi che sia, la Roma? Sei tu.” (p. 63).
Un decennio più tardi, nel Guido sedicenne, inizia a consolidarsi l’attrazione per le donne, “hai il sapore della vita che ruberò e dell’amore che conoscerò senza averne coscienza, dieci anni dopo” (p. 35), ed il vizio del fumo (aveva “imparato ad aspirare”, p. 33).
Dopo poco più di un ulteriore decennio da quel 1994, è situato il presente della narrazione principale (a volte deducibile da momenti storici o sociali, come ad es. la morte di Papa Wojtyla in “Silenzio-Assenzio”; “l’anno quarto dell’epoca forzista” e alcune notizie di attualità in “Macchie”).
POLIFORMITÀ CONTESTUALE
In Disorder emergono numerosi personaggi, temi, convinzioni ed anche allusioni personali di eventi non chiariti (come quello del 199* che ‘distrusse’ Guido, p. 65).
Tra i numerosi personaggi, troviamo soprattutto: ragazze; amici; familiari; Roma, i cittadini che la rappresentano (Simona in “Nightswimming”) e la rispettiva squadra di calcio.
Tra le convinzioni: l’odio verso il fisco (in “Il molare è sempre alto”); il disprezzo per le casi editrici (in “L’incosciente” - non a caso, il nome del protagonista è un omaggio a Guido Morselli) e la critica ai mass media (in “Silenzio-Assenzio”).
Tra i temi portanti risaltano soprattutto la forza dell’ideale letterario e il pensiero rivolto ai ricordi e all’adolescenza. Il bisogno di attuare il sogno è sempre vivo in Guido, sebbene non trova un riscontro occupazionale. A volte la sensibilità ferisce (“So It Goes”); a volte l’ispirazione s’assopisce (“Postilla”), ma quella forza ritorna sempre ad illuminare la strada.
“La meta è: il tempo nuovo. Dominio delle arti, e della letteratura. Rigenerazione. Evoluzione, e violazione del limite della conoscenza; scarnificare e scuoiare i mercanti di carta, e quei pallemosce dei narratori di genere.” (p.78).
EDIZIONE ESAMINATA
Gianfranco Franchi, Disorder. Unknown pleasures, Edizioni Il Foglio, Piombino 2006.
http://www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=611.0 RASSEGNA STAMPA COMPLETA
Stefania Iannella
Commenti
Stefania, intanto grazie di cuore per l'articolo! Adesso leggo con calma e commento:). Ho inserito l'archivio dei pezzi contenuti nel sito, e aggiunto il macro-tag "letteratura".
"Non si crogiola nel suo dolore, ma con rabbia vuole uscirne. Cerca di cancellare i segni di lei (soprattutto in ?Blind pilot?). Nell?ultimo racconto, ?Postilla?, Guido (il letterato, carico dell?ideale creduto assopito), si risveglia e si sostituisce a Gianfranco (l?individuo). "
> E' una chiave di lettura molto interessante, molto profonda e molto indovinata. Soprattutto per quanto concerne il discorso-sovrapposizione di identità, che in fin dei conti è uno degli aspetti più caotici e complessi di Disorder...
La questione-tecnica espressiva apparirà con minore intensità nel prossimo libro, ma rimane tenacemente centrale. E' un altro passo indovinato:).
"Tra i numerosi personaggi, troviamo soprattutto: ragazze; amici; familiari; Roma, i cittadini che la rappresentano (Simona in ?Nightswimming?) e la rispettiva squadra di calcio".
> esatto. A Roma c'è soltanto una squadra. Le altre sono una curiosità degna del calcio minore, cfr. Cisco Roma, Lazio, Astrea, etc. ;)
"?La meta è: il tempo nuovo. Dominio delle arti, e della letteratura. Rigenerazione. Evoluzione, e violazione del limite della conoscenza; scarnificare e scuoiare i mercanti di carta, e quei pallemosce dei narratori di genere.? (p.78)."
> sì, e qui il richiamo era anche al logo della vecchia casa editrice, interpretato nel significato letterale e non in quello "classico" del massacro di chi sfidò Apollo.
Un grande articolo, intenso e profondo e molto tecnico. Ottimo lavoro, danke Stefania:)
È stato un piacere. :)
Posso farti alcune domande?
Certo:). Dimmi.
?non sono né chiave né porta, sono colonna di terra e d?acqua? (p. 67); ?Liliana era porta che chiave unica avevo se.? (p. 60) ?lei è una porta di un mondo, io sono una marionetta rotta? (p. 86); ?Quella porta e quella facciata e quella terra erano spente, come i miei ultimi sogni? (p. 73); ?La porta rimane immobile [?] Scrivo il nome di quella ragazza sulla porta. [?] ho firmato la porta sbagliata? (p. 74); ?busso alla porta di cemento? (p. 90), ?porta di marmo tinto d?inchiostro. Infilo la chiave nella porta e aspetto. La chiave vuole girare a vuoto. Allora do un colpo alla porta, col palmo della mano ? ma tanto, tanto velleitario. La porta va giù di schianto.? (p. 91); ?apri porte? (p. 68); ?c?è una porta blu. Porta blu apriti.? (p. 99); ?batto, con le nocche delle dita, contro le gambe: e penso che sto battendo ad un portone. C?è nessuno in casa? Nessuno risponde.? (p. 98); ?Un uomo spalanca la porta? (p. 100); ecc.
C?è un preciso significato simbolico dietro l'elemento ricorrente delle porte?
Sì. In parte è "labirinto", quelli sono gli accessi ai tanti corridoi e ai microcosmi del pensiero, e quindi ai mondi del mondo, per così dire; gli esiti differenti hanno valenza simbolica e diegetica diversa, dipende dal contesto e via dicendo.
In parte è metafora della femminilità.
In parte è la reminiscenza d'un antico sogno d'infanzia d'un palazzo senza porte, solo corridoi e pareti trasparenti: ma apparteneva a un mondo che non più esiste.
(grande osservazione comunque. Questa insistenza sulle porte era sfuggita a tutti...)
Interessante.
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Sembrerebbe che quel ?noi? che non aveva più senso per designare la coppia (p.95), riacquisti un diverso vigore riferito agli amici e al loro unirsi per conseguire il sogno:
?[?] Voleva senso e sogno. Voleva noi. Tu, noi. [?] Vi ho avuto e vi ho ascoltato e siamo stati: noi. Una volta almeno. Noi. [?] Io vedo la strada e so che è nostra ? e che altri hanno inteso e capito, e presto s?uniranno ? e già ora vogliono. Noi. Tu, tu, tu, tu: noi. [?] Quella promessa che attendevo d?incarnare. Noi. (in ?Salmoni?)
La forza del sogno artistico potrebbe essere qui interpretata come rimedio/sostituto all?amore (o al male d'amore)? Così come anche ciò che avviene in Postilla?
E' il viatico al distacco da sé, alla relazione empatica con l'alterità e alla rigenerazione (pacificazione) delle identità, a dispetto dei non-ruoli, quel sogno che dici.
Il "noi" assume senso diverso quando implica legione e pretende battaglia e combattimento per l'ideale. Allora riesco a credere. Immagino sia la logica dell'iperbole; ci si deve sempre e solo avvicinare all'ideale, conquistarlo e materializzarlo non si può. Se accade "noi" perde senso. E assume significati.
stavo per scrivere "labirinto", ahahah!!!
questo romanzo è una specie, in parte, di ricerca di "noi". noi può essere tante cose. questo romanzo è un'istantanea dell'interno di un corpo. così a volte ne osservi una mano, altre il fegato, e così via. bello. grazie stefania per questa lettura;-)
(non si finirà mai di leggerlo;-)
12 - "Immagino sia la logica dell?iperbole; ci si deve sempre e solo avvicinare all?ideale, conquistarlo e materializzarlo non si può. Se accade ?noi? perde senso." I see..
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13 - ?questo romanzo è un?istantanea dell?interno di un corpo. così a volte ne osservi una mano, altre il fegato, e così via.? interpretazione originale
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?d?un tratto, finisce la giovinezza? (p. 29) e, vivendo nella ripetizione di ciò che è ?già vissuto, già conosciuto?, si ha nostalgia dei tempi andati in cui tutto era unico, eccezionale, vissuto intensamente e inconscientemente.
Forse mi sbaglio, ma sembrerebbe che il tema ricorrente dell?adolescenza, al di là della nostalgia, porti con se? anche un pizzico di rabbia, nel riscontrare un atteggiamento adolescenziale in un età che non giustifica più l?irragionevolezza:
?Ho un rimorso forse non degno di. È nato quando ho abbandonato l?amore e mi sono innamorato, come un quindicenne, dei capricci. L. è stata la compagna che avevo sempre disegnato mia, M?è bastato un vuoto per ricacciarmi nel non è. Della fanciullezza, che impone di sragionare.? (p. 52)
Giusto, sì. Rabbia e irragionevolezza sono parte della mia quotidianità, non solo della quotidianità dei miei personaggi. L'adolescenza la ricordo educata ma cattiva, sfrontata e polemica, disimpegnata e affascinata dal vizio. La ricordo libera e frenetica, piena di domande che non hanno mai trovato risposte adeguate. Probabilmente hai ragione, e vale per me e per guido orsini: non è ancora finita, e porta parecchia benzina con sé...
e ci sarà Guido o Gianfranco al volante?
tutti e tre, c'è anche Lankelot.
Bene. Così vi completate a vicenda..
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L?auto-presentazione di Guido Orsini è inserita a metà, e non all?inizio, di Disorder.
È una scelta casuale; è dettata dalla preferenza che il narratore introducesse Guido in terza persona e che man mano il protagonista si scoprisse da sè, o c?è qualche altro motivo?
Memorie vaghe delle lezioni di Filologia: ci sono tre posizioni fondamentali, in un testo (poesia, poema, raccolta di racconti, non sempre nei romanzi): apertura, chiusura, metà strada.
A metà - nelle mie intenzioni - era una positio princeps, per intenderci. Al contempo, mi sembrava fondamentale, proprio per il discorso della differenziazione del baricentro, o delle prospettive, partire dalla terza persona e chiudere proponendo un esito del "congiungimento" delle identità in conflitto (con esito, appunto, non chiaramente pacifico).
Chiamiamolo anche "personality disorder test", questo libro:).
?personality disorder test? :)
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Puoi già anticiparci qualcosa del prossimo libro?
Apri porte, avrei voluto così ? :D
:).
Sì, niente Guido Orsini e molta trasfigurazione diretta. E' un libro esattamente spaccato in due: la prima parte è non fiction, la seconda è fiction. I significati mi sembra siano gli stessi; è come se la seconda parte fosse una traduzione letteraria di un saggio divulgativo. E' un lavoro apparentemente "diaristico", in realtà sperimentale. La curiosità è che tre cose che avevo inventato nella seconda parte sono poi avvenute:). E' un libro politico ma non ideologico né partitico, in nessun senso; diciamo "anarchico", ma in accezione stirneriana. Uscirà in ottobre credo:)
21. Esatto:). Verso zoano carissimo:)
A Ottobre facciamo li botti de capodanno !! :D
Bella sta cosa delle porte .. Infinite inerpretazioni.
Eh. In "Pagano" c'è più di una porta, a un certo punto. C'è una voragine...:)
Davvero un bel pezzo, Stefania. Uno dei più analitici che ho letto su questo bel libro del caro Franco. I miei complimenti!
22 - Questa breve anticipazione incuriosisce molto! Evviva "Pagano"!
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26 - Grazie, Léon! Saluti.
Grazie ancora a te, Stefania, per la lettura, la qualità e la profondità dell'analisi, i buoni auspici:).
nn trovo il coraggio per dire una cosa che nel libro mi da dispiacere che manchi
dai, scrivila
non posso permetterlo è come se un paralitico criticasse la tecnica di Maradona
Beh, se l'hai accennato, vuol dire che ha senso dirlo/che volevi dirlo, quindi scrivilo. Non credo che Gf si offenda, poiché non credo possa essere vista come una critica negativa. Anzi, è una fantasia derivata dall'opera in sè, quindi ne testimonia la forza.
il fatto è che nn so quanto possa essere valida. orsù dunque:
mi sarebbe tanto piaciuto che il signor Guido Orsini rispecchiasse maggiormente il dramma della sua generazione, anche attraverso qualche sua fobia particolare, invece sembra si muove sicura su un binario comunque incerto. Ma è sicuro,quasi tronfio, non riesco a schierarmi con lui.
Finalmente! Credevo peggio :)
De gustibus. A me, invece, il personaggio affascina appunto per questo. In un certo senso, m?incoraggia.
Il problema è che Orsini non ha paura di niente. Solo del fisco, e del mal di denti, e dell'America. Quelle le fobie, magari non troppo generazionali ma piuttosto evidenti. Del resto non serve avere paura, è quel che non si può combattere che mi spaventa.
ottima pagina, forse la più tecnica e mirata della tante che ho letto, senza emotività di sorta, con tutti spunti esemplificati pienamente condivisibili.
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33. Io Orsini lo tovo molto generazionale. Racconta di sogni e di impossibilità attuali a sognarli e viverli, elencandon anche le cause con una prospettiva soggettiva ma motivata adeguatamente. Con uno stile personale e convincente. My opinion, ovvio.
bene, un articolo molto tecnico e preciso. Direi che altrettanto illuminanti sono i commenti successivi, specie l'idea delle porte e questa:
"Nell?ultimo racconto, ?Postilla?, Guido (il letterato, carico dell?ideale creduto assopito), si risveglia e si sostituisce a Gianfranco (l?individuo). Prende le redini della situazione, si sbarazza dei ricordi intralcianti, e fa luce lì dove Gianfranco non ne vedeva più."
Una recensione di alto valore tecnico, segna di Nuovi Argomenti o di un saggio universitario!
Gordiano
Grazie a tutti per gli apprezzamenti!
E pensare che io non ero neanche sicura di postarla :)