Benvenuti tra le pagine di un libro che non esiste. Quantomeno; non esiste uno solo di libro. Perché questa raccolta di racconti che si annunzia dall’introduzione introspettiva e personalissima, è un tortuoso, maledetto, pernicioso labirinto. Labirinto che si snoda su tre distinte dimensioni, insinuandosi subdolamente in luoghi in cui non siamo abituati a cercare, in cui non vogliamo scrutare. In una direzione la narrazione, si snoda tortuosa e sempre più intricata. Comincia con satirici ammiccamenti e vi trascina in un inseguimento, alla ricerca del vero ritratto dell’autore. È tutto un gioco di specchi e di miraggi; dietro ogni pagina l’immagine distorta non riesce a rimandarvi che voi stessi. E se all’inizio non era che innocente satira e godibile celia, senza quasi accorgervene vi scoprirete trascinati in un gorgo che sempre più vi porta verso gli oscuri sentieri del pensiero umano, dal mondo sensibile dell’empirica e disgustata osservazione dell’Italia contemporanea, all’introspezione spietata, approdo inevitabile di uno spirito tormentato. Mediatore la seconda dimensione, il secondo romanzo. Perché tra osservato e osservatore, accovacciato e ferino si cela il nemico giurato del filosofo analitico. Il linguaggio. E quasi a voler abbracciare la prima dimensione, il linguaggio si aggroviglia sulla narrazione, rendendola, di racconto in racconto sempre più vacua e sfuggente. Così deve essere; l’osservato in fondo ci appare chiaro e nitido, ma è quando ci rivolgiamo a noi stessi, all’osservatore che il mondo si fa opaco. Franchi lo sa bene, il linguaggio crea i concetti. E allora perché No, perché non ricreare la struttura del problema del linguaggio, la sua difficoltà prima, attraverso l’uso del linguaggio stesso? Infine non può mancare in un labirinto, una guida. A tenervi la mano, non Guglielmo da Basckerville, ma un ambiguo e sfuggente Orsini, riecheggio di antica nobiltà. Vi conquista con qualche battuta di esordio, qualche scherzoso accenno a quello che non si può dire, e vi trascina con se attraverso pagine che volano frenetiche. Si sgretola l’Orsini come si sgretola il suo vissuto, come il suo linguaggio. È un avvicendarsi di pensieri frattali. Ogni racconto ricrea un dettaglio del precedente, qualcosa che si era appena accennato e rapidamente scartato in un angolo e che viene ripreso e sezionato, dalla struttura globale fino nell’intimità. A margine e a freddo il lettore, ricordando il gusto di quelle pagine, annota:
- Un uso del linguaggio singolare, selvaggio e irrispettoso, capace di dimostrare che esiste sperimentazione lessicale che non emula Bukowski e non insulta la grammatica. Deo gratias.
- Una serie interminabile di eclettismi, da Bateson ai Radiohead, da Kubrick a Kafka, tutte le lettere, tutte le arti. Pregevoli i numerosi rimandi, mezze citazioni, giochi di parole e aforismi che in altri tempi avrebbero fatto la gioia di Oscar Wilde. Tempo perso, oggi non li capisce nessuno e non dubito che la maggior parte mi sia sfuggita, ma talvolta mi sembrava di essere trasportato in un’altra epoca, quando l’erudizione aveva ancora un valore e dava colore e spessore all’arte. Hic sunt leones.
- Tentativo di gorgheggio filosofico a pagina 19 “La realtà è il rifugio dei deboli e dei segaioli. La realtà ovviamente non esiste …”. Curioso, avrei usato lo stesso argomento per sostenere la tesi opposta. Probabilmente significa che.
- Impressione a sprazzi di essere sbeffeggiato tra le righe, ma con classe. Quasi non mi offendo. Infine non può sfuggire ad un attento lettore che ogni rispettabile labirinto nasconde nel cuore un suo segreto; la perla pregevole si trova tra le pagine 39 e 42; non è Aristotele ma l’ho adorata ugualmente.
Non posso dirvi di leggerlo. Di sicuro non sarà bestseller stagionale. Non è un testo facile. Non è opera divulgativa. Questo libro è un arma e leggerlo può farvi molto male. Fatti vostri. Guido Orsini non ride e se ne frega, cammina qualche metro avanti e mostra la strada.
Poi sparisce nella nebbia.
Cura, ut valeas, Guido.
Commenti
Ecco, sono tornato con questo.
Grazie per avermene spedito una coppia, temporibus illis. Grande libro
"Si sgretola l?Orsini come si sgretola il suo vissuto, come il suo linguaggio. È un avvicendarsi di pensieri frattali"
> ah ecco, spettacolare. I pensieri frattali erano un concetto che andava insegnato alla contemporaneità - eccellente e pienamente arti & scienze. Illustralo per noi tutti, sarà totalmente interessante, credimi (sistemo l'impaginazione. Intanto: danke, scritto della madonna)
"perché non ricreare la struttura del problema del linguaggio, la sua difficoltà prima, attraverso l?uso del linguaggio stesso?"
> assolutamente: e nella ricerca di un'evoluzione del linguaggio, tramite una più fedele rappresentazione del pensiero degli esseri viventi. Centro.
Grazie, Thomas, cura ut valeas.
gran bel pezzo davvero, conserverò nel cuore e darà benzina a qualcosa da creare in futuro. Vedrai;)
Daje!
Il futuro, gran bel sogno.
Felice che ti sia piaciuto, non ero tanto sicuro che andasse a segno. L'ho letto in un momento particolare, a volte certe donne alterano la percezione del reale.
Lunedì ho finito di leggere Karlsen e a giorni ne scriverò. Piaciuto assai.
Ora vado a spulciare un progetto in sospeso per lankelot, arpa sa.
A+
a volte certe donne alterano la percezione del reale.
> allora hai capito Disorder;)
Complimenti vivissimi! Lettura ed elaborazione lucida, ordinata e congrua. Dovresti scrivere sempre di più di letteratura. Il tuo modo di metaforizzare in un lessico scientifico ha sempre avuto, così altrove in poliedrici autori, una boccata di fresca alterità. Ho mirato il tuo sulla quantistica; appena ho forze e tempo vado e saccheggio. Grazie per il regalo che non solo per me vale oro.
?Benvenuti tra le pagine di un libro che non esiste.
Quantomeno; non esiste uno solo di libro. Perché questa raccolta di racconti che si annunzia dall?introduzione introspettiva e personalissima, è un tortuoso, maledetto, pernicioso labirinto. Labirinto che si snoda su tre distinte dimensioni, insinuandosi subdolamente in luoghi in cui non siamo abituati a cercare, in cui non vogliamo scrutare?.
Perbacco, Thomas, il labirinto: è una metafora talmente bella e raffinata che mi rimprovero di non averci pensato io. E mi viene in mente naturalmente Borges con il suo labirinto sulla scacchiera?
?In una direzione la narrazione, si snoda tortuosa e sempre più intricata. Comincia con satirici ammiccamenti e vi trascina in un inseguimento, alla ricerca del vero ritratto dell?autore. È tutto un gioco di specchi e di miraggi; dietro ogni pagina l?immagine distorta non riesce a rimandarvi che voi stessi?.
Anche qui mi piace molto: appare la scenografia del Labirinto e la sua coreografia è un incastro dalle mille sporgenze, rientranze, punte, all?inseguimento ?del vero ritratto dell?autore?
?Infine non può mancare in un labirinto, una guida. A tenervi la mano, non Guglielmo da Basckerville, ma un ambiguo e sfuggente Orsini, riecheggio di antica nobiltà. Vi conquista con qualche battuta di esordio, qualche scherzoso accenno a quello che non si può dire, e vi trascina con se attraverso pagine che volano frenetiche. Si sgretola l?Orsini come si sgretola il suo vissuto, come il suo linguaggio. È un avvicendarsi di pensieri frattali?.
Perché mi viene in mente Cioran? forse perché è musica il tuo scritto? Sì è per questo, una musica geometrica, un incastro perfetto, un puzzle difficile ma entusiasmante.
Grazie Thomas: l?Orsini, ora, è più vicino.
Raffaella
Proprio bella questa lettura di "Disorder". Segno che non si vive di sola scienza :)
Annotazioni acutissime e grande chiusa, specie quando scrivi:
"Questo libro è un'arma". Quanto è vero!
"Comincia con satirici ammiccamenti e vi trascina in un inseguimento, alla ricerca del vero ritratto dell?autore. È tutto un gioco di specchi e di miraggi; dietro ogni pagina l?immagine distorta non riesce a rimandarvi che voi stessi"
Bello qui e soprattutto mi sembra sia vero!
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"Non è un testo facile. Non è opera divulgativa. Questo libro è un arma e leggerlo può farvi molto male."
Fantastica questa chiusa.
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Direi che sono ottime osservazioni, in cui si sente che provieni dal mondo scientifico, ma sai destreggiarti benissimo anche in quello letterario. Un caro saluto
Marina
Non di sola scienza vive l'uomo. Eh. Nemmeno di sola arte.
E ti dirò: vive meglio all'intersezione dove i confini sono labili e si gioca all'equilibrismo.
(Penso all'articolo che sto scrivendo e ai confini labili che sottointende, ma anche ai confini tra realtà di questo disorder).
Ave Marina, ti sei sovrapposta con il mio 11.
Provengo dal mondo scientifico e sto gentilmente scivolando in quello filosofico. A volte ho l'impressione che molti di voi abbiano fatto un percorso inverso dalla letteratura alla filosofia; penso soprattutto a Franchi e Busetta.
È un mestiere che ti ammazza, ma solo dopo anni di assuefazione e sangue alla bocca. Non smetterei per nulla al mondo.
Guarda, Mat, in una fase della mia vita ho creduto che il mio destino fosse scientifico (ho frequentato la facoltà di medicina per un anno a Padova), in verità era ed è decisamente letterario, con qualche incursione nell'arte e nella musica classica (nel senso che mi piacciono, ma non sono certo un'esperta come Raffaella.)
Forse avrei dovuto addirittura accentuare l'aspetto filologico.
La filosofia già mi prende molto meno.
:-)
Mat è mio fratello. Io sono Thomas :-)
Ops, scusa, ogni tanto vi confondo!
una delle più originali, lette in merito. A dimostrazione che il testo si offre (ed offre)una lettura dinamica ( e non statica) e a più livelli invece che monodimensionale. Vabbe, ci siamo capiti
http://www.youtube.com/watch?v=B1n5PUNpqhI
ho carpito il link per puro caso. Mi sono innamorato. Sei il oslito, eh. Chi sono, che fanno, insomma. Benché Ot sto tornando, se i mozzichi della vita non mi sbranano entro sabato :-)
;).
Meganoidi, Zeta Reticoli. Buon sottofondo di almeno un racconto di Disorder. Ci sei mancato, grande Baolo, mi aspetto i fuochi d'artificio adesso;).
bene, la recensione, per giustezza, l'avevo già commentata a modo. Torno, ho qualche cosa da pubblicare, altre spero di farle, qualche news letteraria on my own (eheh). Il lavoro lo stesso, sfruttamento progressivo, come tutti, anzi io sono un privilegiato :-)