I greci sapevano che la poesia è in primo luogo una ricerca, uno scavo alle radici dell’essere, una ricognizione degli elementi primi che fondano il nostro stare al mondo. Se la narrativa racconta e descrive, e quindi si poggia per definizione su una pretesa di oggettività, la poesia invece è parente stretta della filosofia, indaga e rivela; e pertanto, più vuole farsi strumento di avvicinamento alla totalità, più la parola del poeta, come quella del filosofo, deve attingere all’esperienza e alla realtà interiore del singolo. Chiamare in causa la categoria dell’autobiografismo, magari con atteggiamento di critica, è a quel punto del tutto fuorviante, poiché se al poeta si inibisce la necessità di pronunciarsi a proposito di se stesso, non si fa che impedire quell’osmosi dall’individuale all’universale che dà la possibilità stessa della genuina poesia.
Naturalmente non basta riferire sulla propria persona per essere poeti; anzi la netta tendenza all’autocompiacimento è la mala pianta che ha ridotto la nostra poesia a un delirio dei molti, degradandola tante volte al livello di una feticistica pedicure dell’ego. Bisogna avere la vastità di spirito, la potenza linguistica e la generosità creativa che si ritrovano nei racconti migliori presentati in Disorder. Che sono quelli nei quali l’urgenza della confessione travolge ogni residua finzione di impersonalità, e l’io dell’autore viene superato proprio grazie a un’esposizione insistita della sua individualità. È lì, in un crescendo che accompagna l’andatura del libro dall’inizio alla fine, che Franco si svela e accetta, potrei dire, di dar voce al poeta che è in lui.
La prima parte, beninteso, sta a dimostrare che gli sono presenti anche il ritmo e i registri della narrativa. Non a caso si tratta dei racconti in cui la presenza della realtà è data per assioma, e nei quali la voce del narratore, come è giusto e inevitabile che sia, si risolve a descrivere e raccontare. Ma è una situazione che dura un attimo: in Disorder i canoni della narrativa non hanno cittadinanza, pur rappresentando una strada che merita di essere battuta da Gianfranco in futuro, quando sarà tempo di prendere distanza da sé, concentrarsi sul sapere oltre che sul vivere e sull’amare.
Qui già da Complemento oggetto in poi, che è il terzo racconto della serie, prorompe l’anima poetica di Gianfranco, quella propensione alla ricerca che si assesta dapprima sulla forma, tendendo a sperimentazioni radicali e sorprendenti nell’utilizzo del linguaggio, e poi va a corrodere gradualmente la struttura del contenuto, in una dissoluzione progressiva della fiducia nella realtà. Ciò avviene perché Franco, come i filosofi e i poeti, sa bene che riflettere sul linguaggio porta a riflettere sull’essere; anzi è convinto che l’essere non sia che linguaggio, e al pari di quest’ultimo sia malleabile, interpretabile, fraintendibile. Sperimentare sull’uno equivale a una vivisezione dell’altro; contaminare la scrittura con musica rock e pop – un cardine dell’universo franchiano – piegandola e quasi rendendola schiava delle atmosfere dettate dai brani di volta in volta prescelti; smozzicare la fraseologia e la sintassi significa mettere sotto tortura e dentro una tritura la cognizione comune del reale, scarnificarlo con una fame interiore di senso che porta spasmodicamente al ritrarsi di ogni senso, cioè ad accarezzare la morte.
Si capisce come il gesto, sul piano dei contenuti, abbia qualcosa a che fare con l’audacia e l’esaltazione di Dino Campana e rimandi inoltre, come nello spettrale ma splendido (De)lucido, ai cortocircuiti tra memoria e coscienza tipici di Philip K. Dick. Sul piano stilistico, invece, mi sembra si siano fatti passi da gigante verso quella ambiziosa, e forse utopica, slatinizzazione dell’italiano vagheggiata da Bazlen, a suo dire la sola chance di fare poesia nella lingua del Paese che pur è stato di Dante.
Per concludere, ribadisco che Disorder appare come una raccolta di racconti ma è in lampante evidenza un libro di poesia. E probabilmente non c’è modo migliore di definire la ricerca letteraria di Gianfranco che quello di rifarsi alla radice del termine stesso di poesia. Dal greco, poièo – faccio, creo. In questo libro infatti vengono creati mondi e linguaggi, si distruggono significati e reinventano sensi, si annientano le illusioni e viene donata speranza come accade soltanto nelle pagine dei grandi poeti. E in una nazione nasce un poeta ogni cento anni o più – ammonivano gli urli straziati e rabbiosi di Moravia per Pasolini o di Biagio Marin per Slataper, ugualmente incapaci, quando furono espressi, di scuotere la nazione dal sonno.
A ben vedere, l’unico servigio che si deve a un poeta – il quale altrimenti non è fatto per ricevere bensì per dare senza condizioni, come una stella cadente vive bruciando di se stessa – è quello di riconoscerlo come tale. Un paese che non ascolta o non capisce i suoi poeti assomiglia a quei bambini in Peter Pan che non credono più alle fate e, così, le uccidono. Si merita di invecchiare e poi di scomparire.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE.
Gianfranco Franchi, Disorder. Unknown pleasures, Edizioni Il Foglio, Piombino 2006.
Gianfranco Franchi, triestin, altri no xe che Lankelot.
Pk-., 11-12 ottobre 2006.
Commenti
:)). O madonna che sorpresa. spetta che mi spaparanzo sulla sedia e leggo tutto.
A Te, caro.
Ecco, questo è il MASSIMO.
"riflettere sul linguaggio porta a riflettere sull?essere; anzi è convinto che l?essere non sia che linguaggio, e al pari di quest?ultimo sia malleabile, interpretabile, fraintendibile. Sperimentare sull?uno equivale a una vivisezione dell?altro; contaminare la scrittura con musica rock e pop ? un cardine dell?universo franchiano ? piegandola e quasi rendendola schiava delle atmosfere dettate dai brani di volta in volta prescelti; smozzicare la fraseologia e la sintassi significa mettere sotto tortura e dentro una tritura la cognizione comune del reale, scarnificarlo con una fame interiore di senso che porta spasmodicamente al ritrarsi di ogni senso, cioè ad accarezzare la morte."
Mi giudico definitivamente capito e posso ritirarmi:). Vado avanti nella lettura. Pezzo magnifico...
"slatinizzazione dell?italiano vagheggiata da Bazlen, a suo dire la sola chance di fare poesia nella lingua del Paese che pur è stato di Dante." > al gran Bazlen dobbiamo tanto davvero. Dovresti insegnarci molto a proposito della sua ricerca e della sua opera, Patrick. Sarebbe fondamentale ne scrivessi ancora, a parte. Apprezzo molto l'accostamento, naturalmente, è nuovissimo e mi sembra eccezionalmente indovinato.
"Per concludere, ribadisco che Disorder appare come una raccolta di racconti ma è in lampante evidenza un libro di poesia. E probabilmente non c?è modo migliore di definire la ricerca letteraria di Gianfranco che quello di rifarsi alla radice del termine stesso di poesia. Dal greco, poièo ? faccio, creo. In questo libro infatti vengono creati mondi e linguaggi, si distruggono significati e reinventano sensi, si annientano le illusioni e viene donata speranza come accade soltanto nelle pagine dei grandi poeti."
> molto bello, davvero. Molto toccante. Molto sentito. Sento tanta speranza in questo paragrafo. Bellissimo.
"Un paese che non ascolta o non capisce i suoi poeti assomiglia a quei bambini in Peter Pan che non credono più alle fate e, così, le uccidono. Si merita di invecchiare e poi di scomparire" - e allora, frater, devono per prima cosa omaggiare e salutare e ascoltare e capire te. M'inchino.
Ti abbraccio. E' un dovere.
Ma leggerti è stato un piacere. Viva!
sono assolutamente ammirata, Patrick, un lavoro magnifico, analitico e nello stesso tempo scritto con il cuore. :-)
Davvero, stupendo. All'altezza della fama del gran Karlsen. Qui c'è la componente fraterna che risplende. Magnifico.
Davvero notevole Patrick, c'è empatia e giusta "distanza" critica. E consideraszioni universali davvero condivisibili: " A ben vedere, l?unico servigio che si deve a un poeta ? il quale altrimenti non è fatto per ricevere bensì per dare senza condizioni, come una stella cadente vive bruciando di se stessa ? è quello di riconoscerlo come tale. Un paese che non ascolta o non capisce i suoi poeti assomiglia a quei bambini in Peter Pan che non credono più alle fate e, così, le uccidono. Si merita di invecchiare e poi di scomparire". Perfetto.
Grazie davvero, ragazzi, ma.
:)))))
Pezzo eccellente. Tra i migliori cinque che ho letto qui sul nuovo lankelot. Da incorniciare.
Bella, questa pagina. La sensazione è stata quella di leggere considerazioni illuminanti su cose che avevo intuito, ma non compreso fino in fondo. E'l'analisi più completa e sentita del libro. Complimenti, Patrick.
"Disorder appare come una raccolta di racconti ma è in lampante evidenza un libro di poesia. E probabilmente non c?è modo migliore di definire la ricerca letteraria di Gianfranco che quello di rifarsi alla radice del termine stesso di poesia. Dal greco, poièo ? faccio, creo. In questo libro infatti vengono creati mondi e linguaggi, si distruggono significati e reinventano sensi, si annientano le illusioni e viene donata speranza come accade soltanto nelle pagine dei grandi poeti".
Splendido pezzo.
Grande Patrick.
http://www.leg.it/editrice/leggeri/altra_questione_trieste.htm
nuovo libro di KARLSEN!
Bada! :)
Segnalo anche che i soliti mostruosi imbecilli ideologizzati che animano Indymedia hanno attaccato il libro di Karlsen. Definendolo "alla Pansa" o qualcosa del genere. Gente stupida che merita lezioni. Di storia (e non solo)
Il fatto è che a me non dà affatto fastidio essere accostato a Pansa, se il senso è quello di portare a un pubblico più vasto parti del passato prima meno o affatto note.
Bravo Patrick, vai avanti cosi. Spero di leggere prima possibile il tuo libro. E magari di scriverne, qui. I miei migliori auguri per tutto!
Su quelli di Indymedia mi associo a Franco, ogni altro commento è superfluo.
"come nello spettrale ma splendido (De)lucido, ai cortocircuiti tra memoria e coscienza tipici di Philip K. Dick". E qua la vecchia Lalla esulta scompostamente.
he played himself
didn't need me to give him hell
he could be cool and cruel to you and me
knew we'd put up with anything
I want to hurt him
I want to give him pain
I'm a roman candle
my head is full of flames
I'm hallucinating, hallucinating
I hear you cry
your tears are cheap
wet hot red swollen cheeks
fall asleep
I want to hurt him
I want to give him pain
I'm a roman candle
my head is full of flames
I want to hurt him
I want to hurt him
I want to hurt him
I want to give him pain
and make him feel this pretty burn
Elliot Smith. Roman Candle
www.youtube.com/watch?v=EmWkE0cSoZc
Bux,
prenditi 35 minuti.
http://www.youtube.com/watch?v=Ju5j4cobIrU
http://www.youtube.com/watch?v=1Qt6b8B5Bd4&feature=related
PINK FLOYD. Comfortably Numb.
Hello.
Is there anybody in there?
Just nod if you can hear me.
Is there anyone home?
Come on, now.
I hear youre feeling down.
Well I can ease your pain,
Get you on your feet again.
Relax.
I need some information first.
Just the basic facts:
Can you show me where it hurts?
There is no pain, you are receding.
A distant ships smoke on the horizon.
You are only coming through in waves.
Your lips move but I cant hear what you're sayin.
When I was a child I had a fever.
My hands felt just like two balloons.
Now I got that feeling once again.
I cant explain, you would not understand.
This is not how I am.
I have become comfortably numb.
Ok.
Just a little pinprick. [ping]
Therell be no more --aaaaaahhhhh!
But you may feel a little sick.
Can you stand up?
I do believe its working. good.
Thatll keep you going for the show.
Come on it's time to go.
There is no pain, you are receding.
A distant ships smoke on the horizon.
You are only coming through in waves.
Your lips move but I can't hear what you're sayin.
When I was a child I caught a fleeting glimpse,
Out of the corner of my eye.
I turned to look but it was gone.
I cannot put my finger on it now.
The child is grown, the dream is gone.
I have become comfortably numb.
http://www.youtube.com/watch?v=1Qt6b8B5Bd4&feature=related
The child is grown, the dream is gone.
I have become comfortably numb.
come on it's time to go.