Françaix Pascal

Le madri nere

Autore: 
Françaix Pascal

I went away to see an old friend of mine
His sister came over she was out of her mind
She said jesus had a twin who knew nothing about sin
She was laughing like crazy at the trouble I’m in
Her light eyes were dancing she is insane
Her brother says shes just a bitch with a golden chain
She keeps coming closer saying I can feel it in my bones
Schizophrenia is taking me home


My future is static
It’s already had it
I could tuck you in
And we can talk about it
I had a dream
And it split the scene
But I got a hunch
It’s coming back to me

(Sonic Youth, “Schizophrenia”).

Il peccato originale non è essere nati. È essere sopravvissuti alla nascita.
L’esistenza è la cicatrice della morte del tuo gemello: la responsabilità d’essere tu e non l’altro a vivere le gioie dell’amore della madre, e della confortante presenza del padre. La colpa di Maurice è questa: è nato uccidendo.
Maurice vive una vita che doveva essere condivisa. Jacques è morto un istante dopo la nascita: sua madre è impazzita di dolore, e non ha mai accettato la verità. E forse qualcosa di Jacques è rimasto a vivere nel gemello. La personalità – o l’anima.
L’anima è l’irrisolto segreto divino: la personalità il nostro laboratorio, la nostra frontiera di ricerca – medium: il linguaggio.

Maurice scrive per capire quel che non si può pronunciare, perché forse non esiste; e se esiste non è accessibile (la fonte è esausta). Cambiare mano potrà non bastare – l’altro imparerà a muoversi dentro di te, tiranno della tua coscienza. Diventerai la sua marionetta (quanto burattinaia è la schizofrenia). 

Maurice, giovane io narrante, si difende dalla madre – è un uomo colpevole d’essere – e intanto è diventato un esperto di case in lutto, di dissimulazione onesta (tavola imbandita per chi non più sederà al tuo fianco: serve negligere la pazzia materna, almeno quanto la tua propria) e tiene un diario. Segreto.
Adesso scrive con la sinistra, perché sua madre gli ha mozzato il pollice. Questo scrive, e forse sta mentendo. Montaigne e le sue cicatrici non le dimentichiamo affatto. La madre l’ha mutilato gridando, perché mentre la mannaia calava era andata a scalfire il mogano del tavolo. Il padre intanto fumava. Il padre è spesso assente. Beve e passa sopra a tutto. D’altra parte, nella sua lingua, bara è birra (“bière”). La birra del peccatore o la bara del piacere, come insegnava Landolfi.

Sei madri che hanno perduto un figlio si ritrovano e si radunano assieme: sono le nere madri del titolo, pestilenza della speranza, e della solarità. La madre dell’io narrante è convinta che Jacques, il gemello perduto, voglia comunicare servendosi del fratello come medium: “Dice che sono io, Maurice, suo fratello, il suo assassino! Io, io, io! Lui è dentro di me e io divento lui! Di notte, io sono lui mio malgrado, lui è me nonostante me, e lo faccio arrabbiare perché gli tolgo la parola da sotto i piedi, come si dice per la terra. Metto i bastoni tra le ruote della sua voce, la faccio girare al contrario con la mia lingua, la mia sporca lingua, la mia lingua putrida che stravolge tutto ciò che lui dice (…)” (p. 86) – e da una settimana, tutto a un tratto, Jacques ha deciso di abbandonarlo e di smettergli di parlare. La madre lo minaccia: vuole che il fratello torni. L’allucinazione di Maurice peggiora. Quid est veritas? Sta imbastendo il teatrino della madre o sta precipitando senza capire, scisso? 

Sente Jacques vivo dentro di sé. Come un gatto che cerca un riparo per acciambellarsi. Impaziente, e fastidioso, perché disorienta e altera il suo equilibrio. Maurice sta combattendo per la sua identità. A cos’altro serve scrivere? Scrivere i suoi diari è una strategia di resistenza. La trama la scrive la follia di sua madre, e la malattia.
Il destino è un baratro edipico. Infine, una cravatta stretta bene attorno al collo: il narcisismo della fine, l’annuncio del suo avvento. 

Scabro e crudo, “Le madri nere” è un romanzo d’una personalità dissociata e morbosa; non c’è un prometeo per liberare l’anima d’un narratore che avanza sprofondando, sino a dissolversi nelle tenebre: dell’identità, e del peccato originale mai rimosso. Una processione di nere madri t’accompagna sulla soglia: un passo, e non oltre. Un passo basta

 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Pascal Françaix (Somain, Francia, 1971), scrittore transalpino. 

Pascal Françaix, “Le madri nere”, Meridiano Zero, Padova 1999.
Nuova edizione, 2008.
Traduzione di Jacopo De Michelis. Collana Meridianero, 8.
Progetto grafico della nuova edizione: Marco Pennini & C. Illustrazione di Valerio Bindi.

Prima edizione: “Les Mères Noires”, 1998. 
Adattamento cinematografico: presto in Italia.  

In rete: Rassegna Stampa italiana (dal 2000 ad oggi) / Wiki fr.

Gianfranco Franchi, Lankelot. Luglio 2008.


ISBN/EAN: 
9788882370121

Commenti

Il peccato originale non è essere nati. È essere sopravvissuti alla nascita.

Accidenti! Dove l'hai pescato?

Comunqe. L'esperienza del gemello morto alla nascita è abbastanza devastante, sia per i genitori che per i "sopravvissuti". Dovrebbero pensarci gli studiosi di genetica quando pensano di poter fare traqnuillamente i loro esperimenti con "materiale umano"... questa è una considerazione a parte.
L'esperienza della morte di un figlio, anche nonnato, è altrettanto devastante e può segnare l'esistenza anche dei figli che verranno dopo (e che potrebbero sviluppare qualche sindrome da "sostituto" soprattutto se la madre non riesce ad accettare la perdita).

Un tema molto pesante, se unito a quello della follia materna.La chiave è forse qui:

"Maurice scrive per capire quel che non si può pronunciare, perché forse non esiste; e se esiste non è accessibile (la fonte è esausta). "

Un'esistenza sprecata a rincorrere fantasmi, sembrerebbe questo il nucleo narrativo.
Tremendo.

"L?anima è l?irrisolto segreto divino: la personalità il nostro laboratorio, la nostra frontiera di ricerca ? medium: il linguaggio".

Due righe piane e dentro una verità enorme...

Il libro dev'essere difficile da mandar giù, sembra straziante. La sola consolazione, sta nella speranza che si tratti di finzione letteraria, perchè altrimenti è davvero uno squarcio d'inferno. Il messaggio pare voler dire che quando la fonte inaridisce nel dolore, genera follia e il frutto è tormento e colpa. Da lavar via con inchiostro. Inchiostro mancino.
Tremendo, ha ragione Ilde.

3. Nel catalogo di Meridiano Zero. Scoprendo che è in prossima ristampa, quasi dieci anni dopo, e che un film tratto dall'opera potrebbe uscire il prossimo anno in IT;).

4. Mia madre ha avuto quella sorte, e il tutto mi suona molto famigliare (mio zio è nato ed è morto, in pratica).
Sottoscrivo in toto il tuo commento. Terribile.

5. Sì. Sì.

film premiato al Festival di Salerno ma criticato altrove.
Aspettiamo che esca e sentiremo i nostri critici:
www.cinemalia.it/horror/le-madri-nere.html

(ma il libro merita, ammazza)

http://it.youtube.com/watch?v=4IZyFHG9ZJI

Such a shame
to believe in escape.
'A life on every face'
But that's a change,
until I'm finally left with an '8'.
Tell me to relax - I just stare.
Maybe I don't know
if I should change
a feeling that we share.
It's a shame

(such a shame)

Number me with rage
It's a shame (such a shame)
Number me in haste (such a shame)
This eagerness to change

It's a shame

The dice decide my fate
that's a shame
In these trembling hands my faith
tells me to react
"I don't care"
Maybe it's unkind if I should change
a feeling that we share.
It's a shame

(such a shame)

Number me with rage
It's a shame (such a shame)
Number me in haste (such a shame)
This eagerness to change

Such A shame

Tell me to relax - I just stare.
Maybe I don't know
if I should change
a feeling that we share.
It's a shame

(such a shame)

Number me with rage
It's a shame (such a shame)
Number me in haste It's a shame (such a shame)
Write across my name it's a shame (such a shame)
Number me in haste (such a shame)
This eagerness to change

Such A Shame

TALK TALK. Such A Shame.

Number me with rage

"disinfetta lo sbrego", "scapelot" per "sberla"... ma sono milanesismi?

Direi probabili tentativi di rendere lo slang, sì.

Peccato.

Beh.

Almeno Oreste Lionello usava il romanesco :)

Beh, ma prova a localizzare Somain sulla cartina francese...

Vorrà dire che lo leggerò solo in lingua originale :)

"Il peccato originale non è essere nati. È essere sopravvissuti alla nascita. "
>già l'incipit è bruciante. Mi sembra non poco morboso, un concentrato di problemi tutti molto pesanti, un inferno.
La psicoanalisi sguazzerebbe in questo libro?
Comunque, guarda, come al solito, il gusto è seguire la tua scrittura, hai la magia nelle parole, caro.

:).

Credo di sì.

I went away to see an old friend of mine
His sister came over she was out of her mind
She said jesus had a twin who knew nothing about sin
She was laughing like crazy at the trouble I?m in
Her light eyes were dancing she is insane
Her brother says shes just a bitch with a golden chain
She keeps coming closer saying I can feel it in my bones
Schizophrenia is taking me home

My future is static
It?s already had it
I could tuck you in
And we can talk about it
I had a dream
And it split the scene
But I got a hunch
It?s coming back to me

(Sonic Youth, ?Schizophrenia?).

E' un onore comunicarvi che questo articolo appare anche nell'amato Paradiso degli Orchi: da questo numero ho il privilegio di collaborare con Alfredo & c.
www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl

Pascal Françaix
Le madri nere
Meridiano Zero, Pag. 192 Euro 13,00

Con questa segnalazione inizia il contributo di Gianfranco Franchi, ideatore ed animatore del sito www.lankelot.eu (andatelo subito a spulciare se cercate qualità, informazione ed entusiasmo), al Paradiso. Certi che sarà un apporto fondamentale e cristallino, noi Orchi non possiamo non esserne soddisfatti. continua »