Fröberg Idling Peter

Il sorriso di Pol Pot

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Fröberg Idling Peter

“Che cosa potranno rimproverarci le generazioni future? Di non aver protestato a sufficienza contro l'occupazione del Tibet? Di aver lasciato che la Russia devastasse indisturbata la Cecenia? Del fatto che nel mondo ogni giorno trentamila persone muoiono di fame? Che milioni di bambine e donne vengono venduti come schiavi sessuali?” – si chiede e ci chiede il giornalista e scrittore svedese Peter Fröberg Idling, classe 1972. Guardandosi indietro, infatti, Idling ha una certezza: possiamo rimproverare a gran voce, a tanti intellettuali dell'ultima generazione, d'averci mentito sulla tragedia in corso in Cambogia, la tragedia del regime “più brutale e incapace del Ventesimo secolo”. Eppure ci fu chi, come una delegazione di suoi connazionali, nel 1978 passò parecchio tempo nella terra di Pol Pot e dei khmer rossi. Nel 1978: vale a dire nel fulcro di quello che è stato definito il peggior genocidio del Novecento. Ma quella delegazione, documentando a dovere il proprio viaggio, non mostrò nemmeno una traccia di terrore, preferendo piuttosto raccontare i grandi passi avanti fatti nelle campagne locali, e nella qualità della vita, in generale, invitando gli altri intellettuali europei a considerare la rivoluzione khmer come un modello democratico credibile. La storia di quella delegazione è al centro del libro-inchiesta di Idling, “Il sorriso di Pol Pot” (Iperborea, pp. 342, euro 17).

Lo scrittore scandinavo, in un'intervista rilasciata ad AgiNews, ha così spiegato il senso del titolo: “L'uomo Pol Pot era ingannevole. Non propugnava il culto della personalità come altri dittatori, non faceva discorsi alle folle, non pubblicò opere teoriche. Molta della gente che lo incontrò, lo trovava simpatico e convincente. E molti raccontavano del suo affascinante sorriso. Dietro quel sorriso c'era il più incapace e brutale regime del Ventesimo secolo. Il titolo del libro, di conseguenza, si riferisce alla facciata seduttiva di un'orribile macchina del terrore”.
 
Orribile macchina del terrore. Quanto orribile? Non si riesce nemmeno a stabilire quante persone possano essere morte nei tre anni e mezzo passati da Pol Pot al potere. Le fosse comuni non sono state mai contate. “Si perdono nella giungla”, racconta Idling, e non si sa quante persone possano ospitare. Le stime dei caduti variano tra i 750mila e i 3 milioni. Giustiziati, a quanto pare, da alcune centinaia di migliaia a oltre un milione di persona. Per provare a immaginare cosa sia stata la Kampuchea Democratica, basta ricordare che sotto quel regime, così come sotto altri regimi comunisti, “chiunque poteva essere un nemico. Il crimine non risiedeva nel sangue o nei geni, ma nel pensiero, e dunque tutti erano potenziali controrivoluzionari. Di conseguenza a nessuno era concesso di sentirsi al sicuro” (p. 184). E così era. In un clima mostruosamente paranoico. Perché la rivoluzione, riferisce lo scrittore svedese, non s'era limitata ad abrogare la religione, la proprietà privata, la libertà personale, le vecchie divisioni tra classi sociali: aveva deciso di abrogare anche il caso. “Niente accadeva più senza una ragione. E tutto ciò che influenzava negativamente la lotta veniva ricondotto a cospirazioni. Poteva essere un aratro che si rompeva, un sacco di riso strappato, una zappa andata persa. L'assunto era che si trattasse di un sabotaggio controrivoluzionario. La conseguenza, spesso, la morte” (p. 169).
 
Insomma, strumento principe del dominio del regime di Pol Pot era la paura. La Cospirazione dei nemici doveva essere onnipotente e onnipresente come l'Organizzazione del partito, spiega Idling. Questo dava vita a un fenomeno molto russo (sovietico): vale a dire quello della delazione. Tre delatori bastavano per arrestare e torturare un innocente. A un certo punto la polizia segreta passò da tre a cinque delatori, perché il numero dei denunciati era ingestibile. Spesso i bambini denunciavano i genitori. I bambini erano le prime spugne della propaganda del regime, nelle scuole. Le famiglie erano il primo punto debole della coesione tra società e Stato. Magari in famiglia c'era qualcuno che sentiva di mettere in dubbio le verità raccontate dal sorridente Pol Pot. Una di queste era che non ci fossero più carceri, in patria. Perché “ogni genere di criminalità era cessata grazie alla rivoluzione” (p. 178), naturalmente. Peccato che nelle campagne ci fossero tante prigioni pronte a torturare e uccidere gli oppositori. E che un nome come quello di Tuol Sleng, “S-21”, viene considerato sinonimo di “Auschwitz”, o di “Gulag”, oggi.
 
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In un'intervista apparsa su “Left”, Idling ha risposto a una domanda difficile con grande chiarezza. L'intervistatrice ricordava che in Italia il Pci non aveva mai veramente discusso il caso Cambogia, limitandosi ad ammettere che se, al limite, Pol Pot era pazzo, in ogni caso non si poteva buttare via l'idea di comunismo. Idling risponde con diversa chiarezza. “C'è qualcosa di terribilmente sbagliato nel marxismo-leninismo. Ogni volta che si è cercato di metterlo in pratica si è finiti in un bagno di sangue. La sinistra più radicale deve assumersi la responsabilità di riflettere su ciò che è accaduto in Cambogia, in Cina, in Urss, in Albania, nella Corea del Nord... non possiamo ripetere sempre gli stessi errori. Mi considero una persona di sinistra, ma dopo aver vissuto in Cambogia per me la parola comunismo è morta”. Un bel respiro, e poi il resto. “Il comunismo sembra la risposta più razionale, la risposta più semplice a questioni complesse. Ma la realtà non può essere cambiata da un giorno all'altro. A meno che tu non sia disponibile a sacrificare un sacco di persone. E anche in questo caso, come Pol Pot, Stalin e Mao ci hanno dimostrato, non funziona lo stesso”. Pare proprio di no.
 
Com'era Pol Pot? Idling ce lo presenta sin da quando era ancora uno studente, un ragazzino di nome Saloth Sar. Discreto calciatore innamorato dei romantici francesi, mediocre violinista. Fu uno dei duecentocinquanta cambogiani che ebbe la fortuna di studiare all'estero, nell'arco di cinquant'anni. Un privilegiato. Diventò comunista in Francia. E in patria fu un tiranno capace di abolire tutto ciò su cui era fondata la cultura e l'essenza del suo popolo. S'ispirava a democratiche figure come Josif Stalin, Mao Zedong. Ma a differenza loro si sentiva uomo d'ombra. Non voleva inni, non voleva foto, non pubblicava scritti. Stravagante per un massacratore volersi nascondere dietro l'ombra d'un partito, o d'una ideologia. Anomalo.
 
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Com'è possibile, allora, che gli intellettuali svedesi non abbiano denunciato lo sterminio d'un popolo inerme? Idling ci racconta che in parte fu per questioni ideologiche. C'era chi credeva che tante morti potessero essere tollerate, in nome d'una causa più alta. In fin dei conti, la Rivoluzione Francese era stata un martirio. E poi c'era chi vedeva, nella “rinascita” cambogiana, la fortuna d'un paese ferito e schiacciato per troppo tempo dall'imperialismo occidentale, e voleva sognare con loro una società più giusta e più onesta. Sbagliando, certo. E poi c'era chi, come ammise altrove il Nobel islandese Laxness, parlando della Russia, non voleva mettere a nudo le miserie dei paesi socialisti, per non danneggiare il socialismo. E infine bisogna prendere atto che il regime seppe mostrare alla delegazione, per quanto possibile, che le cose andavano bene, fermo restando che ci si trovava nel cosiddetto terzo mondo. Ma non basta.
 
Per capire perché intellettuali europei sensibili ed evoluti non trovarono l'intelligenza o la disperata onestà di denunciare quel che potevano almeno intravedere, bisogna ricordare che la Cambogia, pochi anni prima, era stata ferita da 71mila bombardamenti americani. Era il 1971. L'intera zona era stata destabilizzata dall'allucinante guerra del Vietnam. E un nuovo regime, filoamericano, avrebbe sostituito il principe Sihanouk. Quel regime sarebbe caduto dopo il ritiro americano dal Vietnam del Sud. 1975.
“In totale” - ricorda Idling - “sulla Cambogia vennero sganciate 2.756.941 tonnellate di bombe: una volta e mezzo quelle lanciate dagli Alleati in tutta la Seconda Guerra Mondiale, comprese le atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Una distruzione vertiginosa, quasi inconcepibile. Centottantatre bombe di Hiroshima in quattro anni, su un paese grande due terzi dell'Italia. Inizialmente in segreto” (p. 95). Diceva Kissinger: “Noi non bombardiamo la Cambogia. Bombardiamo i nordvietnamiti in Cambogia”. Riuscì, con le sue “bombe segrete”, a far sparire un'intera città. Lumpat. Bombardamento a tappeto di un B-52. E riuscì forse a far diventare ciechi i suoi oppositori europei democratici, liberali e socialisti. Almeno per un po'. Quanto basta per avere paura tanto degli Stati Uniti quanto del comunismo, a ben guardare. Per sempre.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Peter Fröberg Idling (1972), giornalista, scrittore e critico letterario svedese. Ha vissuto a lungo in Cambogia dove ha imparato la lingua khmer.
 
Peter Fröberg Idling, “Il sorriso di Pol Pot. Un viaggio svedese nella Cambogia dei khmer rossi”, Iperborea, Milano 2010. Traduzione di Laura Cangemi. In appendice, Nota dell'autore, Bibliografia selezionata.
 
Prima edizione: “Pol Pots leende”, Stoccolma, 2006.
Approfondimento in rete: Rassegna Stampa IT / Wiki sv / Wuz.
 
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Novembre 2010.

Prima pubblicazione in cartaceo: SECOLO d'italia, 9 dicembre 2010, pagine 8 e 9. Tutti i diritti appartengono al Secolo. L'articolo appare su Lanke in versione leggermente più estesa.

ISBN/EAN: 
9788870911817

Commenti

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[il sorriso di pol pot] un libro incredibile.

[tre strade diverse] a

[tre strade diverse] a partire da qui...

http://www.lankelot.eu/letteratura-svedese LETTERATURA SVEDESE.

http://www.lankelot.eu/Iperborea libri IPERBOREA in LANKELOT.

http://www.lankelot.eu/Cambogia CAMBOGIA in Lankelot.

 

(Il sorriso di Pol Pot). Devo

(Il sorriso di Pol Pot). Devo confessarti che sono entrata stasera per comunicare l'arrivo dei gadgets che un postino aveva buttato placidamente nel giardino di casa, sotto la pioggia. Tutto intatto comunque. Devo confessarti che ritengo questo un altro piccolo strano episodio legato a questo libro che ho letto 4 volte di seguito e che annovero tra i libri migliori del 2010, per quanto riguarda le mie letture, probabilmente. Era settembre e stavo visitando una libreria spettacolare a Bologna, con la promessa a me e mia sorella che ne sarei uscita a mani vuote. Ce l'avevo quasi fatta, dopo non so quanti piani di libri; prendo l'ascensore e le porte si aprono davati a questa copertina. Beh, non ce l'ho fatta a mantenere la mia promessa, ma mi sono guadagnata una delle più intense ed illuminanti letture della mia vita. E' tutta l'estate che sono di nuovo sulla Cambogia, posso dire che per me è ormai un'ossessione,mentre sono scivolata pigramente sul Vietnam. Ho una recensione qui da diversi mesi, non su questo, non era ancora il suo momento,non l'ho ancora metabolizzato dopo 4 letture e pagine e pagine piegate per riprendere e rileggere, ma un altro libro che mi ha spiazzata e che è, alla fine, quasi prodromico a questo, ma ancora quella recensione non riesco a pubblicarla e questa tua ora è stata una grande sopresa, perché le pagine in cui parla Bergstrom (pag.209) le ho lette e rilette non so più quante volte e le sento mie "e dunque non riesco a fare altro che pensarci e ripensarci continuamente". Il sorriso di Pol Pot, una maschera di morte sulla terra Khmer, sul dolce sorriso  Khmer, questo è il significato che ho voluto dare al titolo. Te lo avrei voluto regalare il libro, in verità.

[movi - sorriso] strano

[movi - sorriso] strano episodio, e a questo punto sembra proprio destino, amica mia:). Credo che verrà il momento perché tu venga a scrivere di questo libro, senza una quinta lettura. Intanto considero la lettura del "sorriso di pol pot" come un tuo regalo, allora:). E grazie.

[fantastico per i gadget. Olè! Ora dobbiamo capire perché sono arrivati, nella stessa città, a te ma non ad Angela nostra... mumble]

(Pol-Pot): Una segnalazione

(Pol-Pot): Una segnalazione strapreziosa, già annotata sul taccuino; la attribuisco ex-aequo a Franchi e Movida, visto il commento :) Non potendo da mesi girovagare per le librerie nostrane, Lankelot è in pratica la più bella vetrina libresca che io possa immaginare, ave!

[pol pot] è la presenza dei

[pol pot] è la presenza dei tuoi scritti, amice franz, e dei tuoi commenti, a fare bella questa vetrina. Avanti così!

[il sorriso di pol pot] la

[il sorriso di pol pot] la nostra amica Spleen mi ha scritto una mail - aveva problemi d'accesso al sito - a proposito di questo articolo e dei commenti. Eccola.

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“Se il termine «genocidio» è stato generalmente accettato nel caso della Cambogia, è perché l'enormità di quanto è stato fatto in questa piccola nazione asiatica sembra inesprimibile con parole normali. Eppure, fin dal primo momento, c'era un significato politico nascosto. Il termine venne usato per la prima volta dai vietnamiti nella primavera del 1979, quando stavano per trasformare il centro per gli interrogatori di Tuol Sleng in un museo abilmente progettato per richiamare immagini di Belsen. Fece vibrare una corda di colpevolezza e di orrore nel subcosciente degli occidentali, che fu estremamente utile dal lato politico. Anche gli Stati Uniti scoprirono che il «genocidio» tornava loro comodo. L'equazione «niente guerra del Vietnam, niente khmer rossi» è troppo semplicistica, ma riflette un'innegabile verità. Il ruolo dell'America in Indocina negli anni Sessanta e Settanta fu strumentale per portare Pol Pot al potere e l'appoggio americano alla resistenza anti-vietnamita negli anni Ottanta lo aiutò a restarvi. (…) Per funzionari come Madeleine Albright, segretario di Stato del presidente Clinton, che varò il tentativo americano di portare in giudizio i dirigenti khmer rossi sopravvissuti, la loro condanna al genocidio, il più odioso dei crimini, consentirebbe agli Stati Uniti di voltare pagina in modo onorevole e di riprendere quota in campo morale.
(…) Nella politica estera americana c'è sempre stata una forte componente morale.
(…) Ma il risultato è stato quello di fare del genocidio un prodotto politico, da sfruttare da ogni istituzione esterna, da ciascuna potenza esterna, nel modo migliore che si confacesse ai suoi interessi.” (Philip Short,
Pol Pot. Anatomia di uno sterminio, Rizzoli, 2004, pp. 586-587).

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Nell'articolo scrivi: “S'ispirava a democratiche figure come Josif Stalin, Mao Zedong. Ma a differenza loro si sentiva uomo d'ombra. Non voleva inni, non voleva foto, non pubblicava scritti. Stravagante per un massacratore volersi nascondere dietro l'ombra d'un partito, o d'una ideologia. Anomalo.”

Per noi occidentali europei, italiani, può sembrare anomalo, ma dietro tutto questo c'è una rigida educazione buddista e forti credenze ataviche intrise di magia e superstizione.Il sorriso di Pol Pot e il sorriso enigmatico khmer sono la stessa cosa. Non si tratta solo di una sua semplice peculiare attitudine.
Sorridono sempre e può sembrare loro una sgradevole scortesia essere contraddetti, contraddire o assistere a un'imbarazzante discussione in pubblico; sanno nascondere ogni pensiero dietro la loro apparente bonarietà, dietro un'espressione di serena calma, riuscendo a conservare questo stato mentale ed esteriore fino all'esasperazione. Oltrepassato il limite non esiste più giustificazione, o rimedio; è una via di non ritorno.

[sorriso di pol pot] grazie

[sorriso di pol pot] grazie alla mia amica "salma" (non nel senso della mummia) per le foto che mi ha spedito in questi giorni. Valgono almeno quanto qualche ora passata a ricordare la prima visione di "Killing Fields".

http://www.imdb.com/title/tt0087553/

gf

[cambogia] Ricordate anche

[cambogia] Ricordate anche Terzani!

col suo Fantasmi (ed, Tea o Longanesi) ci ha trasmesso un reportage della Cambogia dettagliato e sentitissimo: non solo, giorno dopo giorno, ci ha fatto rivivere la storia e l'olocausto di quel paese ma ci ha anche messo a conoscenza della sua stessa trasformazione, da ideologico sostenitore della rivoluzione a suo più tenace e risoluto oppositore, arrivando perfino a scrivere alla sinistra italiana "c'eravamo sbagliati".

Vi prego, scrivetene!!

[cambogia] benvenuto, Sc. E

[cambogia] benvenuto, Sc. E grazie per questa tua segnalazione. Io quasi quasi ti domanderei d'essere tu a scriverne, per Lankelot. Il format è questo: http://www.lankelot.eu/format-letteratura.html

te la senti?

qui: http://www.lankelot.eu/archivio-articoli.html trovi i nostri veci articoli... in ordine semplicemente alfabetico.

[idling, radio

[idling, radio capodistria] domenica 12 dicembre ore 14!

Amices! Come ogni 2a e 4a domenica del mese, all’interno dell’AGENDA IN ORBITA su RADIO CAPODISTRIA, ON AIR DALLE H 14 ALLE 14.30 ( www.radiocapodistria.net/ ) sarò ospite di Ricky Russo, living legend, ex calciatore del Chiarbola, speaker e spirito rock triestino, per parlare di libri. Questa volta, ho scelto IDLING e ZANDEL

BUON ASCOLTO! A DOMENICA!
E per recuperare la registrazione... http://official.fm/users/inorbita

[idling, iperborea] grande

[idling, iperborea] grande libro.

[killing

[killing fields]

http://www.youtube.com/watch?v=MbK3VTClzpw

 

 

 

[killing fields] film che

[killing fields] film che difficilmente si riesce a rimuovere.

[il sorriso di pol pot] Pensa

[il sorriso di pol pot] Pensa Gianfranco volevo recensirlo io il libro... l'ho letto ora, in occasione dell'uscita sul numero 13/14 della rivista di letteratura internazionale "Crocevia" della Besa Editrice di un mio reportage dalla Cambogia già uscito diverso tempo fa su L'Unità (fui sconvolto dalla concentrazione paradossale e tragica di miseria, orrore e bellezza di quel paese).

Comunque, hai visto bene sulla bontà del libro - credo di potertelo confermare  in virtù del fatto che sull'argomento  ne sapevo qualcosa. La rivista cui facevo riferimento in ogni numero ha una sezione monografica, questa volta è dedicata al Montenegro. Esterni, altri pezzi che hanno sempre però da fare con il viaggio e simili.

Il link per chi volesse saperne di più. http://michelelupo.blogspot.com/2011/04/splendore-e-miseria-lungofiume.html

un saluto e buone feste a te e ai lettori di Lankelot

m.

[sorriso di pol pot] se ti

[sorriso di pol pot] se ti va, scrivine, ottimo Lupo. Per un libro del genere, più articoli ospitiamo e meglio è. Saranno comunque troppo pochi. Grazie per la segnalazione del tuo reportage, e per la conferma delle sensazioni sulla qualità - sulle qualità - del libro.

Buone feste e a prestissimo.

[sc, cambogia, fantasmi,

[sc, cambogia, fantasmi, terzani] movida ti ha accontentato: http://www.lankelot.eu/letteratura/terzani-tiziano-fantasmi.html

[il sorriso di pol pot - la

[il sorriso di pol pot - la versione italiana]

Angela Terzani Staube, parlando di Tiziano Terzani: "Il 29 marzo 1985 esce su 'Repubblica' un suo lungo articolo intitolato dal giornale 'Pol Pot, tu non mi piaci più', ma più spesso ricordato come 'C'eravamo sbagliati'. Con la sua ammissione Tiziano sperava di dare il via a un dibattito anche all'interno della sinistra italiana. Ma non ci fu dibattito, al contrario. Quando quell'estate andammo a Napoli per la Festa dell'Unità, vari dirigenti del Pci, che lui conosceva e ai quali andava amichevolmente incontro, gli voltarono le spalle e si rifiutarono di stringergli la mano. 'Lei ha ragione a dire che abbiamo distrutto Pechino', gli aveva detto pochi giorni prima del suo arresto in Cina un viceministro, contemplando dall'alto della sua finestra nel ministero dell'Informazione il desolante panorama della capitale. 'Ma non doveva scriverlo'. Così pensavano allora i comunisti, anche in Italia".

[Terzani, "Fantasmi", Tea, 2009, p. 34]

[cambogia] (ANSA) - PHNOM

[cambogia] (ANSA) - PHNOM PENH, 20 MAG - Piu' di un migliaio di cambogiani hanno assistito in un clima di grande tensione emotiva alla ricostruzione di un massacro commesso dai Khmer rossi durante la dittatura in occasione della ''Giornata della rabbia'', per commemorare le vittime del regime di Pol Pot. In un'atmosfera spettrale, uomini, donne, bambini e religiosi hanno assistito alla pantomima messa in scena da alcuni studenti vestiti in nero che hanno ricreato le vessazioni commesse nel celebre '' campo del massacro''.