Fox Michael J.

Lucky man

Autore: 
Fox Michael J.

Che questo non sia un romanzo mi sembra evidente. Allo stesso modo è altrettanto chiaro dalle prime righe che l'autore non ha nessuna intenzione di sfoderare capacità narrative. Questa scrittura ha tutt'altro obbiettivo. Ecco perché 'Lucky man'non può essere analizzato come un qualsiasi libro di narrativa. L'attenzione alla struttura, lo stile e le scelte lessico-grammaticali passano in secondo piano per necessità. Il lettore non riesce a farci caso se è 'in ascolto'. Perché questa è la storia di una vita vissuta in prima persona da chi la scrive e che cerca di farne un resoconto onesto, pulito e il più possibile preciso.

Premetto che non ero una fan di Michael J.Fox neanche ai tempi della fortunata serie di film 'Ritorno al futuro', non era l'attore che da ragazzina riconoscevo tra i sex symbol per essere schietta. Non ho quindi scelto questo libro considerando 'chi' l'ha scritto. Affatto. Né avevo particolare curiosità verso la sua vita nel dorato mondo delle celebrità anche perché confesso di essere mediamente allergica ai pettegolezzi e agli elenchi di eccessi ridicoli e imbarazzanti.
Ho cercato 'Lucky man' dopo una trasmissione dove si parlava del Parkinson. Michael J.Fox ha il morbo di Parkinson. (E io non lo sapevo fino all'anno scorso). Oltre a questo che, tutto considerato, fa parte del cerchio della vita nel senso che a nessuno sono abbuonate le malattie indipendentemente dalla professione scelta o dallo stile di vita, oltre a questo dicevo sono rimasta colpita da una serie di scelte che hanno portato Fox nell'arco di una decina d'anni a modificare la propria vita nelle sue strutture fondamentali.
E questo libro è impietoso nel mostrare un Fox giovane, rampante e dedito agli stravizi dopo i primi successi. Così come diventa lucido nell'analizzare le fasi della malattia e quelle scelte che accennavo prima e che mi hanno molto impressionato.
Il punto, credo, è uno solo volendo sintetizzare: una persona come Fox (con la fama acquisita e il denaro accumulato) poteva (e forse può ancora) fare quasi tutto una volta scoperta la malattia. E una delle prime azioni che ci si aspetterebbe da qualcuno con le sue possibilità è il ritiro dalle scene (al momento opportuno) per poter gestire la malattia in privato, lontano dai riflettori e magari tentando cure (anche sperimentali e quindi precluse ai più) che potrebbero permettergli di vivere il più a lungo e bene possibile. Lui poteva (e può) farlo.
Invece no.
Fox ha scelto di lottare. Nono solo per se, ben inteso, bensì per tutti quelli malati come lui.
E' stato questo che mi ha colpito molto. Come essere umano. Non più figurina luccicante sullo schermo del cinema o della tv. Non più interprete brillante, ironico e acuto. Non più.
Fox ha una malattia degenerativa del cervello. Una malattia che non da scampo perché a tutt'oggi non esistono cure risolutive. Ci sono terapie contenitive, che rallentano la progressiva morte di talune cellule cerebrali. Il resto è affidato alla fede (per chi ce l'ha), alle cure di amici e parenti (se ci si può affidare a loro) e ai soldi (idem come sopra).
Fox avrebbe davvero potuto fare di tutto o quasi. A parte guarire poteva scegliere molte strade alternative che il malato medio non ha il diritto neanche di immaginare.
Ma lui no.
Il 28 Settembre 1999 Fox si è presentato a un'udienza del sottocomitato del Senato americano per gli stanziamenti di bilancio senza aver preso alcuna medicina. E l'effetto è stato a dir poco impressionante. Usare il termine tremori è quasi un insulto.

"Avevo volutamente deciso di presentarmi al sottocomitato OFF dai farmaci. Mi sembrava che l'occasione richiedesse che la mia testimonianza sugli effetti della malattia e che l'urgenza che sentivamo fosse VISTA oltre che sentita. " (pag.268)

Oltre tutto fino ad allora l'attore aveva evitato che la malattia si manifestasse in pubblico ed erano pochi mesi che lo aveva annunciato ufficialmente. Per molti anni ha continuato a lavorare tacendo gli effetti, i dolori e i compromessi con il proprio corpo a colleghi e staff. In pochi sapevano, gli altri ignoravano quanto gli costasse calibrare i movimenti e concentrarsi per non 'tremare'. Quel 28 Settembre è stato il prima di una serie di passi compiuti da Fox per sostenere la causa del Parkinson che è (statisticamente parlando) una delle quattro malattie (Alzheimer, Parkinson, diabete e malattie coronariche) di medio piccola diffusione (ma non rare) a cui vengono destinato meno fondi per la ricerca (in America). Gli scienziati sostengono che in una decina d'anni si potrebbero ottenere risultati notevoli ma mancano le risorse economiche (storia vecchia e valida per moltissime realtà mediche purtroppo e qui si potrebbe aprire un dibattito infinito ma non è questa la circostanza). Ebbene, Fox ha creato una Fondazione, ha scelto di usare alcuni dei suoi mezzi economici ma soprattutto la sua popolarità acquisita nel mondo della recitazione per dare voce alla causa. Ha scelto di esporsi in prima persona e come nel caso del '99 non si è preoccupato di mostrarsi in pubblico nella peggiore condizione, con la malattia che lo comandava pur di lanciare un messaggio. Ha accettato di distruggere quell'immagine da bravo ragazzo brillante ed energico pur di farsi ascoltare. Che Fox sia un essere umano come tutti non è in discussione, fama o non fame. Che abbia difetti idem. Ma certe scelte, come queste, secondo me meritano rispetto se non altro negli intenti. Poi, come accennavo sopra, lui fa (e ha potuto fare) cose che ai più sono negate per un fattore di popolarità e di ricchezza. Sacrosanto. Però poteva (e può) scegliere altro. Eccome. Qui ritengo doveroso riconoscergli l'impegno, la dedizione, la forza, la costanza e l'altruismo.

Tornando all'oggetto libro vorrei lasciare una considerazione personale da non esperta nel senso che non sono un critico accreditato né un addetto ai lavori in senso stretto (non maneggio manoscritti ogni giorno né li devo valutare per questo o quell'altro motivo) però credo che questo libro abbia un grosso limite nella sua edizione italiana: la traduzione. Da lettrice ho trovato varie espressioni che sono evidentemente semplice traduzioni nude e crude di modi di dire o forme espressive americane ma che in italiano non hanno un senso compiuto. Non del tutto. Insomma, senza dilungarmi troppo sono rimasta delusa dal trattamento destinato a un libro come questo che, come ho spiegato nei primi paragrafi, non nasce per colpire la narrativa. Non è un romanzo. Non è lo scritto di un futuro premio nobel della letteratura. Ma è una testimonianza. E come tale meritava quanto meno una traduzione fedele all'intento originale. Cosa che qui non mi sembra di aver trovato. Davvero un peccato.

Il libro dunque è una biografia, volendo catalogarlo, ma non in senso tradizionale a mio avviso. E' scritto in prima persona e non contiene un semplice elenco di fatti. E' pieno di pensieri, osservazioni, annotazioni dell'autore che ormai maturo e consapevole è in grado di dare agli avvenimenti un'interpretazione intensa. Coerente. Concreta.

"Nonostante tutte le mie preoccupazioni riguardo al <no> definitivo- la rovina incombente che avrebbe controbilanciato tutti i mie anni felici nel parco dei divertimenti -, non ero preparato a niente di così triste, di così assolutamente sgradevole. Perché proprio io? E perché no? E'proprio nella natura umana cercare un significato, e io ero assai tentato di vedere la mia malattia come una metafora. Il mio Parkinson rappresentava l'avverarsi del destino, era il prezzo da pagare. Era il conto presentato a un tavolo disordinato dopo un banchetto immeritato e non apprezzato a dovere. Non avevo altra scelta se non considerare questo capovolgimento come un atto di giustizia." (pag.166)

Questo libro, per come l'ho percepito io, è il tentativo di un uomo malato di farsi conoscere in quelle profondità offuscate dal passato di celebrità e in parte attenuate dalla malattia. Fox vuole svelarsi senza filtri (da qui la scelta di non avvalersi uno scrittore professionista che stendesse per lui i fatti usanto tecniche narrative più sciolte e ad effetto.). Fox vuole lanciare messaggi che meritano di essere colti. Questo libro merita almeno una riflessione.

" Non ero mai riuscito a essere così fermo finché non mi fu più possibile rimanere fermo" (pag. 268)

Qualcuno ha scritto che Michael J.Fox è un uomo fortunato ma anche intelligente. Per quello che ho visto e letto sono d'accordo.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE.

Fox Michael J. , canadese di nascita ma statunitense di adozione, nasce a Edmonton il 9 giugno del 1961. All'età di 10 anni debutta alla televisione canadese e nel 1982 in quella americana come protagonista della serie Casa Keaton, di grande successo anche in Italia. Al cinema, dopo una produzione Disney (Midnight Madness), viene scoperto e lanciato da Spielberg, nel 1985, nel ruolo di Marty McFly nel fortunato Ritorno al futuro di Robert Zemeckis. Successivamente si conferma attore brillante in Voglia di vincere e Il segreto del mio successo. Nel 1991 gli viene diagnosticato il morbo di Parkinson, notizia che renderà pubblica soltanto nel 1998. Nello stesso anno si ritira dalle scene e comincia a investire il suo tempo nella Michael J. Fox Foundation for Parkinson’s Research da lui creata. Sposato con l’attrice Tracy Pollan, ha quattro figli.

Fox Michael J. ' Lucky man' (Tea -collana esperienze) . Traduzione di Nicoletta Russo Del Santo.

APPROFONDIMENTI IN RETE.

Michael J. Fox su Internet : www.michaeljfox.org Sito della Fondazione Michael J. Fox per la ricerca sul Parkinson (in inglese).
Su You tube QUI. / Parkinson. it / Associazione Italiana Parkinsoniani (AIP) / Su wikipedia : Parkinson

ISBN/EAN: 
8850203748

Commenti

Ciao, Barbara!
Grazie per questo nuovo contributo.
A stasera per i commenti.

"Ecco perché ?Lucky man?non può essere analizzato come un qualsiasi libro di narrativa. L?attenzione alla struttura, lo stile e le scelte lessico-grammaticali passano in secondo piano per necessità. Il lettore non riesce a farci caso se è ?in ascolto?. Perché questa è la storia di una vita vissuta in prima persona da chi la scrive e che cerca di farne un resoconto onesto, pulito e il più possibile preciso."

> Qualche anno fa, nel vecchio Lankelot, un ragazzo venne a parlarci di questo libro. Lui non era uno scrittore, né un lettore forte; era un lettore debole che s'era appassionato al sito. Parlò con semplicità e grazia, di questo libro difficile e doloroso. Sono felice di poterne trovare una nuova interpretazione, argomentata ed empatica, a firma Barbara Gozzi.

"Ho cercato ?Lucky man? dopo una trasmissione dove si parlava del Parkinson. Michael J.Fox ha il morbo di Parkinson. (E io non lo sapevo fino all?anno scorso). Oltre a questo che, tutto considerato, fa parte del cerchio della vita nel senso che a nessuno sono abbuonate le malattie indipendentemente dalla professione scelta o dallo stile di vita, oltre a questo dicevo sono rimasta colpita da una serie di scelte che hanno portato Fox nell?arco di una decina d?anni a modificare la propria vita nelle sue strutture fondamentali."

> Ecco. E questa è già una scelta importante. Quel ragazzo ci parlava di Marty McFly che affrontava il male, la sua analisi era certamente differente. Complimenti quindi per il taglio della recensione.

"Fox ha una malattia degenerativa del cervello. Una malattia che non da scampo perché a tutt?oggi non esistono cure risolutive. Ci sono terapie contenitive, che rallentano la progressiva morte di talune cellule cerebrali. Il resto è affidato alla fede (per chi ce l?ha), alle cure di amici e parenti (se ci si può affidare a loro) e ai soldi (idem come sopra).
Fox avrebbe davvero potuto fare di tutto o quasi. A parte guarire poteva scegliere molte strade alternative che il malato medio non ha il diritto neanche di immaginare.
Ma lui no.
Il 28 Settembre 1999 Fox si è presentato a un?udienza del sottocomitato del Senato americano per gli stanziamenti di bilancio senza aver preso alcuna medicina. E l?effetto è stato a dir poco impressionante. Usare il termine tremori è quasi un insulto."

> Questo non lo sapevo, del 28-09-99 dico. Terribile.

"Insomma, senza dilungarmi troppo sono rimasta delusa dal trattamento destinato a un libro come questo che, come ho spiegato nei primi paragrafi, non nasce per colpire la narrativa. Non è un romanzo. Non è lo scritto di un futuro premio nobel della letteratura. Ma è una testimonianza. E come tale meritava quanto meno una traduzione fedele all?intento originale. Cosa che qui non mi sembra di aver trovato. Davvero un peccato."

> Sottoscrivo in toto.

"Fox vuole svelarsi senza filtri (da qui la scelta di non avvalersi uno scrittore professionista che stendesse per lui i fatti usanto tecniche narrative più sciolte e ad effetto.). Fox vuole lanciare messaggi che meritano di essere colti. Questo libro merita almeno una riflessione."

> Grazie di cuore per la condivisione e la segnalazione.

Il libro mi ha davvero lasciato qualcosa addosso perchè si sente l'intento (nonostante la traduzione) dell'autore di raccontare senza nascondersi. Senza l'uso di tecniche narrative 'abbellitive' anzi. Delle due in taluni capitoli è spietato nel descriversi, nel mostrarsi come uno sconsiderato che godeva nel 'parco dei divertimenti' senza rendersi conto di quanto davvero era fortunato. Poi le parti in cui spiega della malattia, delle evoluzioni e del suo impegno sociale sono rigorose. Ci sono molte informazioni mediche utili (chiaramente rapportate alla situazione americana ma che possono comunque costituire un punto di partenza anche per un italiano che voglia informarsi).
Io lo consiglierei anche a chi vive del gossip delle celebrità e chi le crede delle mezze divinità e ne segue persino le visite 'ai bagni'. Assolutamente. Fox non si risparmia quando racconta cos'ha dovuto fare per farsi notare e dopo cos'ha vissuto una volta ottenuta la popolarità. Giusto per ricordare a tutti che tutto ha un prezzo e che niente è veramente regalato (con o senza talento).
Poi nell'ultima parte ci sono considerazioni legate alle ricerche scientifiche, l'etica, le cellule staminali, le destinazioni dei fondi... tutte tematiche delicate che varrebbe la pena di ricordare ogni tanto (senza che una notizia nuova le porti alla ribalta per quei minimi minuti di popolarità mediatica prima di riassorbirsi).
Senza retorica penso davvero che Fox sia un esempio, senza dimenticare la sua condizione umana intendo e senza volerlo elevare a mito o cose del genere.

Fox mi ha regalato momenti di coinvolgimento indimenticato per alcuni suoi films. E' un libro che leggerò in futuro, è un attore che non è mai stato bellissimo, ma che si è fatto strada grazie al suo talento e la sua energia, mi piace immaginare. Le ore a guardare Ritorno al futuro sono state gran belle ore, che si ripetono quando capita con rinnovata spontaneità.

"Poi nell?ultima parte ci sono considerazioni legate alle ricerche scientifiche, l?etica, le cellule staminali, le destinazioni dei fondi? tutte tematiche delicate che varrebbe la pena di ricordare ogni tanto (senza che una notizia nuova le porti alla ribalta per quei minimi minuti di popolarità mediatica prima di riassorbirsi)."

> Già. Se ti interessa il tema, abbiamo i nostri scienziati, nella sezione gemella, che qualcosa in proposito hanno pubblicato -
il tag per perfezionare la ricerca è questo:

http://www.lankelot.eu/index.php?archivione=1&k[]=scienze

michael j. fox e' il mio attore preferito e lo sara' sempre e' bellissimo e magnifico e gli auguro di guarire:( vorrei leggere il libro pekkato ke dalle mie parti non le riesco a trovare. ciao e w michael j. fox!!!

hihihihi

Eh sì :)

Sapevo della malattia di M.J. Fox - un attore simpatico anche se non bello, adatto ai ruoli che ha interpretato - ma non che ne avesse tratto un libro-testimonianza

"Ebbene, Fox ha creato una Fondazione, ha scelto di usare alcuni dei suoi mezzi economici ma soprattutto la sua popolarità acquisita nel mondo della recitazione per dare voce alla causa. Ha scelto di esporsi in prima persona e come nel caso del ?99 non si è preoccupato di mostrarsi in pubblico nella peggiore condizione, con la malattia che lo comandava pur di lanciare un messaggio. Ha accettato di distruggere quell?immagine da bravo ragazzo brillante ed energico pur di farsi ascoltare."

Onore al merito.
Purtroppo - al di là dei finanziamenti mancanti - temo che ci vorrà ancora molto tempo prima di poter sconfiggere le malattie degenerative del cervello, che hanno un peso molto forte sulla società.

Michael non guarirà, purtroppo, ma con la sua sfida al male ci insegna quanto è preziosa la vita, quanto essa vada vissuta in modo consapevole.
Questo ragazzo ha avuto coraggio, bellissima la frase che riporti alla fine, davvero commovente.

Grazie per aver recuperato autore e testo.

Interessante. Sapevo di questo libro, ma questa recensione l'avevo saltata. Grazie.

copertina!

copertina!